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trans

Dall’urologo


di angietrav
03.05.2026    |    4.594    |    14 8.1
"Mi siedo davanti a lui guardandolo fisso per percepire le sue emozioni e magari chissà, un invito..."
Mi sento femmina però sono pur sempre un maschietto biologico e quindi, sui 60, ho dovuto fare una visita urologica di controllo.

Ormai il mio aspetto è sempre meno maschile. Vado con regolarità al centro estetico e qui, le gentili signorine, provvedono alla mia femminilità: depilazione, manicure, pedicure, massaggi, affinano le sopracciglia, capelli con taglio femminile molto corto e colorati di nero corvino, un po’ d’abbronzatura. Così, anche se non sempre mi vesto da femmina, si percepisce lo stesso che lo sono nell’anima. Le unghie dei piedi son sempre smaltate di rosso corallo; alle unghie delle mani, quando non sono “en femme”, metto uno smalto trasparente. Inoltre non esco mai di casa senza un minimo di fondotinta ed un po’ di rimmel sulle ciglia. Sotto porto sempre slip contenitivi a vita alta, che fanno sparire il “clitoride”, di solito neri e trasparenti.

Per evitare il problema di incrociare medici conosciuti, decisi di non andare in ospedale ma prenotare una visita in privato da un urologo. Per la visita non ero “en femme” ma ero comunque “femminile”: per me era come andare dal ginecologo. Profumata e cremosa come sempre e soprattutto la figa-anale pulita dentro e fuori e lubrificata con gel vaginale dal sapore di banana, sempre pronta all'uso. Indossavo una tuta da ginnastica color crema di cotone pesante, pantaloni e giacca con zip, sotto un top nero con spalline fini. Sotto la tuta uno slip contenitivo nero, gambaletti trasparenti e scarpe da tennis bianche. Faceva freddo quindi sopra avevo un piumino bianco ghiaccio con guanti e berretto di lana celesti. Come sempre sul viso avevo un minimo di fondotinta, rimmel sulle ciglia, labiale trasparente.

Emozionata, andai all’appuntamento con l’urologo una sera d’inverno verso le 18. Nella sala d’aspetto non c’era nessuno, solo la segretaria che, mi guardò con un sorriso che a me sembrò complice, mi fece accomodare nell’ambulatorio.

L’urologo era un medico anziano, elegante, formale e di poche parole. Mi fece sedere davanti alla sua scrivania per l’intervista di rito. Ovviamente evitai di dirgli la verità su Angie, tanto se ne sarebbe accorto da solo. Poi, “venga, si tolga il cappotto e le scarpe. Si sdrai sul lettino e tiri giù pantaloni e mutante”. Emozionata obbedii.

Il medico si mise i guanti di lattice ed apprezzò Il mio pube ben depilato e profumato, tastò il pisellino inutile ed i coglioni, tutto ben depilato, cremoso e profumato. “Bene, tiri su le gambe”. Osservò quella che per me è una figa-anale. Percepii una sua occhiata ed un sorriso mal celato: “mmm, abbiamo un po’ di prolasso, soffre di emorroidi?”, ed io “no, mai sofferto”. “Capisco, sentiamo la prostata” ed inserisce un dito nella figa-anale, il dito entra facilmente, come risucchiato, ed il medico mi guarda “molto rilassato il suo sfintere”, ed io “sì, lo so”. Penso che lui già si immagina anche perché. Entra a fondo e tasta la prostata. Al ché io non posso fare a meno, mi viene spontaneo, emettere un “ooohhh” di godimento. Il medico mi guarda sorridendo, “capisco” dice. Poi, serioso, entra con due, tre, quattro dita e le gira dentro ed io esclamo “ooooh, dottore!”. Sembra che l’urologo si stia eccitando, gira, spinge dentro quasi tutta la mano, tasta, mentre io gemo sommessamente per il piacere; però d’improvviso si ricompone, mi passa della carta: “bene, si pulisca, si vesta e venga alla mia scrivania”. Emozionata cerco di calmarmi. Mi siedo davanti a lui guardandolo fisso per percepire le sue emozioni e magari chissà, un invito.

Mi legge il referto che sta scrivendo: “Visita urologica. Genitali nei limiti. Esplorazione rettale: sfintere anale molto ipotonico con prolasso rettale, prostata nella norma”. Al consegnarmi il referto mi ha guardato dritto negli occhi dicendo: “tutto a posto, non le prescrivo niente per il prolasso ma -pausa- faccia attenzione”. Lui sa che ho capito ed io so che lui ha capito. Mi sarei aspettata un invito a tornare per un’altra visita e chiedo: “vuole rivedermi?”; ma lui, formale e freddo, “non ce n’è bisogno, ma ripeto, faccia attenzione”. “Bene dottore grazie, arrivederci”. Esco, passo dalla segretaria, pago. Quell’urologo non lo rividi più.

C’è stata una sola volta, prima di questa visita, in cui mi confessai da una assistente sociale prima di fare il test per l’HIV. Mi chiese perché volevo fare il test ed io sinceramente, ma anche eccitata, le dissi che mi sento femmina, che mi piacciono i maschi, il loro cazzo, spompinarli, farmi scopare e spesso senza preservativo e mi piace anche il fisting. La assistente, evidentemente c’era abituata, non mostrò emozioni. Feci il test che risultò negativo. Tutto bene quindi.
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