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I miei anni androgini


di Jovanna
14.03.2026    |    1.551    |    5 9.5
"Si guardarono con aria complice e nei minuti successivi vidi il mio Daniel trasformarsi in una passiva sottomessa avida di cazzo..."
Appena arrivato nella Capitale: giovanissimo, diciannovenne, fisico minuto e tratti androgini. All'epoca avevo capelli lunghi castani, grossi occhi da cerbiatto e ricordo benissimo che mi capitava spesso di attirare indistintamente sguardi di uomini e donne. Sguardi erotici che ti spogliavano con gli occhi. Ero ancora un po' ingenuo e il più delle volte non prestavo attenzione a quei segnali.
Ero giunto nella Capitale per studiare e per me si apriva un mondo nuovo, inesplorato, tanto diverso dalla provincia.
Ovviamente, come tutti i giovani, avvertivo la necessità di fare amicizie anche al di fuori del contesto universitario e pertanto iniziai a darmi da fare con tutta la curiosità, la spensieratezza e la voglia che si possono avere a quell'età.
Sarà forse banale, ma il primo locale in cui decisi di mettere piede fu il "Mucca" visto che la sua fama riecheggiava anche in provincia. Il locale della perdizione, che veniva fintamente sbeffeggiato da quegli uomini che poi in realtà erano i primi habitué del locale.
Quel venerdì di tanti anni fa, mi recai da solo in discoteca perché non avevo ancora instaurato amicizie gay. All'epoca ero davvero molto istintivo e non mi spaventava cimentarmi in nuove esperienze da solo.
Fu quella sera, tra decibel di musica techno, luci psichedeliche, drag queen, petti nudi, bicchieri di alcolici a go-go, che conobbi Daniel. Si avvicinò a me senza troppi preamboli mentre ero in fila per ordinare il mio cocktail. Mi guardò negli occhi, mi mise le braccia attorno alla vita e mi disse "Che bella femmina...".
Rimasi impietrito, e senza avere neanche il tempo di reagire mi ritrovai con la sua lingua attorcigliata in bocca. Fu una sensazione indescrivibile fatta di paura, desiderio e abbandono.
Fu in quel preciso momento che ebbe inizio la storia che avrebbe determinato una buona parte di quello che sono oggi.
Daniel era un ragazzo romano di venticinque anni, bello, moro, sportivo, il classico tipo per cui perdere la testa. Inutile dire che era corteggiato da tante passivelle e non solo!
Daniel aveva un debole per gli effeminati, almeno così mi era parso di capire, e di me lo intrigava tantissimo l'aspetto androgino dal quale voleva estrapolare la componente più femminile e sensuale. Gradualmente ebbe inizio la nostra frequentazione e Daniel iniziò a riempirmi di regali e attenzioni. Inutile dire, senza nessuna ipocrisia, che la storia con lui diede una svolta alla mia vita da studente fuori sede anche da un punto di vista economico. Daniel, infatti, nonostante la giovane età, era un imprenditore molto affermato e proveniva da una famiglia benestante. Appena arrivato a Roma, trovai una sistemazione in un appartamento con altri quattro studenti, ma Daniel volle assolutamente che mi trasferissi in un piccolo monolocale di sua proprietà (a titolo gratuito). Mi mise anche a disposizione uno scooter per muovermi meglio nella Capitale e man mano fece tante altre cose che resero la mia vita decisamente più agiata.
Non mancava, inoltre, di farmi tanti regalini finalizzati ad enfatizzare la mia femminilità. Nella vita di tutti giorni, il mio essere androgino gli bastava e lo appagava, ma nell'intimità mi voleva donna completa: tacchi a spillo, autoreggenti, trucchi, profumi e parrucche di ogni genere.
Il nostro era un rapporto di pura passione, una passione sincera e molto carnale, ma divenne anche un mutuo dare e ricevere: io gli davo la donna che era in me, lui mi viziava e si prendeva cura della mia persona.
Daniel era molto impegnato con il lavoro e spesso era fuori città in giro per mezza Italia alle prese con contratti e gare di appalto. Era talmente impegnato e immerso nel suo lavoro che alla fine i suoi migliori amici erano niente di meno che gli operai che lavoravano alle sue dipendenze. Da questo punto di vista Daniel era una persona molto buona, empatica, generosa, non si vantava mai del suo alto status sociale e preferiva circondarsi di persone semplici. Uno dei suoi operai in particolare lo seguiva sempre, facendogli da autista e da tuttofare. Il suo nome era Dimitri ed era con lui anche la sera che ci incontrammo per la prima volta al Mucca. Dimitri era un uomo rumeno sui trentadue anni. Alto, massiccio, fanatico del bodybuilding, un po' zoticone ma tanto simpatico. Dimitri era etero, con tanto di moglie in Romania, ma mentalmente era aperto, e non si scandalizzava affatto per le scelte sessuali "alternative" del suo capo. Tra l'altro Daniel era molto generoso con Dimitri che riceveva laute ricompense per tutte le mansioni extra che gli venivano richieste in veste di tuttofare.
Dimitri divenne anche mio amico, essendo costantemente presente nelle uscite goliardiche che io e Daniel organizzavamo costantemente: locali, ristoranti, Spa, villeggiature.
Le cose tra me e Daniel andavano a gonfie vele e oltre all'intesa fisica iniziò a subentrare anche un bene sincero e più maturo. Gli anni passarono come mesi, io riuscii a laurearmi con un anno di ritardo e nell'aria iniziavo ad avvertire un sentore di cambiamento. Io stesso non ero più esattamente lo scricciolo androgino di sette anni addietro e sapevo che presto o tardi Daniel non mi avrebbe più guardato con gli stessi occhi almeno sotto il profilo sessuale. Nonostante ciò, la cosa mi spaventava fino ad un certo punto, perché avevo già preventivato che dopo la laurea tante cose sarebbero inevitabilmente cambiate. Era giunto il momento di diventare adulto, lavorare e seguire la mia strada. Da parte di Daniel in realtà non avvertivo nulla di strano, ma dentro di me, sapevo che nelle sue mille trasferte sicuramente coglieva tante occasioni di evasione e trasgressione. D'altronde nel corso degli anni si era fatto ancora più bello, divenendo un magnifico trentenne che veniva divorato con gli occhi ovunque andassimo. Ero gelosa, ma lui riusciva sempre a tranquillizzarmi, giurandomi che ero la sua unica femmina.
Una sera come tante altre, io e Daniel organizzammo una cenetta intima nel famoso monolocale che mi aveva concesso a titolo gratuito tanti anni prima (se penso a quanti soldi mi ha fatto risparmiare, dovrei fargli una statua). Quella sera Daniel mi chiese se mi avrebbe fatto piacere avere a cena anche Dimitri che era appena rientrato dalla Romania dove era andato a trovare moglie e figli.
Anche per Dimitri, come per tutti noi, gli anni erano passati, ma aveva conservato il culto per la palestra e si teneva alla grande. Un po' più rugoso e stempiato, ma ciò lo rendeva ancora più maschio e virile.
Quella sera ci sedemmo a tavola tutti e tre: io, Daniel e Dimitri. Mangiammo e bevemmo come tante altre volte, ridendo e scherzando di piccoli aneddoti di vita quotidiana. Dimitri raccontava del suo viaggio in Romania, di come si era trombato la moglie in tutte le posizioni facendola squirtare fino al soffitto. Ridevamo come i matti, forse anche a causa del vino bello forte. Daniel era un cultore del buon vino. Finita la cena, Daniel e Dimitri si spostarono in soggiorno per guardare una partita di calcio (ricordo ancora che si trattava di una partita molto importante, forse i Mondiali, ma non ne ho l'esatta certezza). Io rimasi in cucina per sistemare un po' di cose e avviare la lavastoviglie.
Dopo circa venti minuti mi spostai in soggiorno. Mi sembrò di entrare in un mondo parallelo e per un attimo ebbi la sensazione di avere un'allucinazione.
Daniel e Dimitri erano nudi. Daniel indossava un paio delle mie mutandine di raso e calze a rete. Dimitri, invece, completamente nudo, con petto, braccia e gambe villose ed un membro enorme che inizialmente avevo quasi faticato a mettere a fuoco talmente era grosso e nodoso. Daniel mi guardò con occhi quasi spiritati, poi li chiuse, si sdraiò accanto a Dimitri e iniziò a succhiargli il membro con molta fatica toccandogli le palle enormi che poggiavano pesantemente sul divano. Dimitri gemeva e con le sue grosse dita stuzzicava il buchetto di Daniel.
Ero impietrito...ma riuscii a mantenere il controllo. Mi sedetti sulla poltrona difronte al divano e iniziai a godermi uno spettacolo inaspettato. Daniel mi fece segno di unirmi a loro, ma io risposi prontamente "No, adesso voglio godermi lo spettacolo!". Si guardarono con aria complice e nei minuti successivi vidi il mio Daniel trasformarsi in una passiva sottomessa avida di cazzo. Dimitri dopo essersi fatto leccare cazzo, palle e buco, lo mise a pecora, gli abbassò le mutandine di raso e iniziò a leccargli il buco come una fica. Dopo un po', Dimitri iniziò a farsi strada nel buchetto stretto di Daniel con il suo grosso membro nerboruto dal quale pendevano delle palle grosse e pesanti. Per un attimo ebbi il timore che gli avrebbe squarciato il buco talmente sembrava stretto. Daniel invece lo accolse tutto e si lasciò scopare come una donna emettendo gemiti di piacere. L' ultimo gemito rumoroso, animalesco e agghiacciante fu quello di Dimitri che si era svuotato completamente nelle interiora di Daniel.
Quella sera, come la famosa sera del Mucca, fu l'inizio di una nuova storia...di una nuova vita. La storia fra me e Daniel durò per un altro paio di anni tra alti e bassi. Nelle nostre scopate coinvolgevamo spesso Dimitri che ci montava entrambe come due sgualdrine. Daniel riuscì a coinvolgere anche qualcun altro dei suoi operai dietro lauti compensi.
Alla fine, io dovetti trasferirmi a Milano per un'offerta di lavoro imperdibile. Io e Daniel decidemmo di restare amici ma di considerare definitivamente conclusa la nostra relazione.
Ogni tanto ancora ci sentiamo telefonicamente e mi racconta delle sue avventure.
Ad oggi Daniel non cerca più una giovane androgina come lo ero io all'epoca, ma è sempre in cerca di maschioni come Dimitri che riescano ad appagare le sue voglie.
Da questa storia ho imparato che prima o poi la nostra vera natura è destinata a venire a galla e non ha senso reprimerla.
Nei confronti di Daniel nutro molta gratitudine per quegli anni di agio, passione, spensieratezza, e non gliene faccio una colpa per avermi nascosto una parte di sé per molto tempo. Fondamentalmente temeva di deludermi e non voleva che io uscissi dalla sua vita a causa della sua sessualità istrionica.



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