trans
Desiderio e colpa
02.07.2026 |
599 |
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"Le braccia e le gambe non hanno più retto il nostro peso e mi sono accasciata in terra, con Maschio72 sempre dentro di me..."
Ho lasciato che la spazzolina dello stick del rimmel stuzzicasse delicatamente le mie ciglia.Ho chiuso le palpebre istintivamente, non riesco a mantenere l’occhio aperto, è una questione di riflesso condizionato che non posso controllare.
Ma come fanno le donne a truccarsi anche in macchina tra un semaforo e l’altro?
Non so; però ho sorriso da sola davanti allo specchio distendendo le labbra già rossissime.
Allora via, ancora mascara aprendo e chiudendo le palpebre.
L’azzurro del mio iride si esalta ancora di più se il contorno occhi è marcatamente scuro.
Matita; la tempero con cura e con la stessa cura maniacale cerco di seguire il contorno della palpebra inferiore.
Sono diventata abbastanza brava, all’inizio facevo delle righe tutte storte, adesso, non voglio esagerare, ma con i trucchi un po’ ci so fare.
L’azzurro sfumato dell’ombretto arriva quasi alle sopracciglia che ho schiarito con il fondotinta e ridisegnato con la matita.
Mi guardo allo specchio, sono io, ma non sono io.
Stringo le labbra, faccio un po’ di smorfie, sposto i capelli, della parrucca, prima da una parte, poi dall’altra in un atteggiamento civettuolo.
Gli orecchini pendenti ondeggiano in maniera sexy dai lobi delle orecchie.
Apro la bocca, voglio essere sensuale, mi avvicino allo specchio e appoggio delicatamente le labbra su quella superficie fredda e lucida.
L’impronta che rimane stampata è il simbolo stesso del piacere.
Mi guardo e sono solo Lory, bella, bellissima trav, intimamente, e adesso anche esternamente, donna.
“Voglio essere femmina!” dico da sola lasciando che il mio alito appanni leggermente il centro dello specchio dell’asettico bagno del motel.
Già il motel!
Mamma mia che batticuore quando ho chiesto una camera, che emozione quando sono entrato con il mio borsone in quella stanza profumata e pulitissima.
Arredamento essenziale, un letto, due comodini, armadio, tv e un bagno, tutto qui.
Mi tremavano le gambe, chissà cosa avrà pensato l’uomo alla reception? Bo… chissà forse niente, forse sono abituati a queste “strani” individui che prendono una stanza dicendo: “Mi raggiungerà una persona”, senza specificare null’altro.
Comunque, senza battere ciglio mi ha dato le chiavi, ma negli occhi si capiva che sapeva benissimo, “Sono una trav, adesso mi travesto per bene e divento una grande gnocca, aspetto un tipo che di fatto non conosco e che e faremo l’amore in tutte le posizioni, se vuoi venire pure tu sei il benvenuto” avrei voluto dirgli così, “grazie” è stata, invece, l’unica cosa che ho detto quando mi ha consegnato la tesserina che sblocca il meccanismo della porta.
Sono entrata con il mio borsone già eccitata, come se stessi entrando in un club privé.
Cinque minuti dopo già indossavo calze a rete, guepiere, sottanina di raso, gonna corta in pelle e i miei amati stivali fin sopra il ginocchio, che mi fanno così… così troia!!
Mi ero già depilata a dovere ma ho fatto una doccia per essere pulita e profumata fuori e una delicata pulizia interna per essere pulita e profumata dentro.
Stare sui tacchi è favoloso! Tira il polpaccio e alza un po’ il sedere che è sempre troppo piccolo di noi trav.
Le sorelline che leggeranno queste righe ben sanno cosa significhi mettere un piede davanti all’altro lasciando che la caviglia rimanga in quell’equilibrio, sempre un po’ precario, dovuto all’appoggio dei pochi millimetri di tacco.
I miei passi poi sono quasi pudici, ho quasi paura di sentire il rumore di quei tacchi così inusuale sul pavimento, sempre il solito miscuglio esplosivo dentro me, paura ed eccitazione.
Poi mi guardo allo specchio, mi piace la mia immagine riflessa!
Una volta truccata ho indossato una camicia nera trasparente e poi collane, bracciale e anelli e qualche spruzzo di Hypnotic Poison Dior.
Una forza sconosciuta si impossessa di me, non voglio essere donna, non mi basta, voglio essere femmina!
Frugo nella borsa tra mille cianfrusaglie, una cosa che ho visto fare a tutte le signore che conosco, frugo e alla fine lo riconosco al tatto, un piccolo plug di acciaio lucido con una perla azzurra in testa.
Dopo averlo sciacquato e lubrificato un po’, mi sono messa carponi davanti allo specchio e guardandomi negli occhi, ho alzato la gonna, spostato il perizoma e lasciato che quel piccolo oggetto di piacere facesse il suo dovere.
Ho aperto la bocca gustando quella sensazione sempre uguale e sempre diversa, poi mi sono voltata e, impreziosito dal filo del perizoma, la testa azzurra del mio giocattolino brillava.
Fatto, rimetto a posto tutto, sono pronta!
Mi siedo, accendo una sigaretta; il fumo sale lento e si spande per la stanza, appoggio la sigaretta sul posacenere apprezzando il filtro macchiato con il rossetto.
Sono leggermente e meravigliosamente stordita.
Aspetto Maschio72.
“Maschio attivissimo e ben fornito di cervello e non solo cerca femmine, trans e trav femminili per fare sesso sfrenato e senza tabù. Io solo attivo cerco solo passiva, sono pulitissimo e faccio solo rapporti protetti. Mi piacciono le persone dirette e semplici, senza caffè o pizze conoscitive, mi piace scopare e basta! Ah dimenticavo sono un gran porco!”
Il suo annuncio era più o meno così, ci siamo scambiati qualche messaggio e adesso sono qui, trepidante, bella, tutta vestita e truccata in attesa di un perfetto sconosciuto.
Ma in realtà non è lui che cerco, ma è il mio sentirmi femmina che voglio.
Maschio72 è solo un nome, poteva essere Mister75 o Pincopallino70, non sarebbe cambiato nulla, io voglio provare quella sensazione fantastica di scavalcare i confini di genere e guardare il mondo, almeno per un po’, dall’altra parte del cielo.
Sono femmina e basta!
Il cellulare mi rimanda un bip, il cuore batte forte.
Faccio scorrere il dito sullo schermo sensibile al tatto, sul mio dito brilla il rosso acceso dello smalto.
Apro click, è lui!
“Ciao io sono qui” messaggio semplice ed inequivoco.
“Stanza 025, sono quelle con ingresso indipendente al piano terra” rispondo con le mani un po’ tremanti.
“Arrivo”.
Bussa piano, ma io sto praticamente dietro la porta e sblocco immediatamente il meccanismo di chiusura.
In un attimo lui è dentro e ci guardiamo negli occhi per la prima volta.
Non è alto come credevo ma ha spalle grandi ed è ben proporzionato.
Il suo volto tradisce l’emozione, ha occhi vispi marroni, zigomi marcati e barba leggermente lunga.
Sorrido e capisco che sono stata io a scrivergli che mi piaceva così e lui mi ha accontentata, ha capelli neri cortissimi, tutto sommato proprio un bel tipo.
Tenta di fare una galanteria facendomi un baciamano, ma il gesto risulta goffo, poi mi fa fare un giro su me stessa per ammirarmi, certo è che con i tacchi sono decisamente più alta di lui.
Qualche convenevole e ci sediamo sulla sponda del letto.
“Sei bellissima!” dice, e se non avesse pronunciato quelle parole lo avrei cacciato a calci dicendogli che era un cafone, ma non è stato così.
Non era certo quell’uomo spigliato e intraprendente che diceva di essere, ma si sa, tra il dire e il fare….
Così la prima mossa la faccio io appoggiando la mia mano sulla sua coscia dura e muscolosa.
“Ti piaccio davvero?” domanda retorica ma utile per sciogliere il ghiaccio.
“Da impazzire!” ha risposto, ovviamente non avrebbe potuto dire altro.
“Dai continua prendimi, dai tu sei il maschio io la femmina, dai prendimi, toccami, palpami tutta, non stare lì impalato” penso tra me e me.
Maschio72 deve avermi letto nel pensiero e si è scosso dal torpore iniziale, mi ha abbracciata per la vita e ha cominciato a baciarmi sul collo.
I brividi sono partiti dalle gambe fin su dritti al cervello, “No no fermo mi fai il solletico” ho detto cercando di scansarlo, mentre ero pervasa dal quel miscuglio di sensazioni tra fastidio ed eccitazione.
Si allontana un poco ma mi tiene stretta a lui, sorridiamo entrambi come due ragazzini.
“Dimmi che oggi sei la mia donna”, “Sono la tua donna”, “Dimmi che sei la mia donna e sei un po’ maialina”, “Sono la tua donna e sono un po’ troietta”, “Ah sei una troietta?”, “Si”, “E a me quanto mi piacciono le troiette!”, “Quanto?”, “Tanto!”, “Quanto tanto?” e dicendo il così ho appoggiato una mano sui suoi pantaloni, “Quanto?” ho ripetuto ancora, “Lo senti da sola troietta” ha detto sorridendo poggiando la mano sulla mia.
Lo so, sono discussioni da ragazzini al primo appuntamento, lo so sembravamo due emeriti imbecilli, ma lì, in quella sperduta stanza di quello sperduto motel eravamo solo Maschio72 e la sua troietta Lory, il resto del mondo lontano anni luce.
Da sopra i jeans sentivo la sua erezione, era eccitatissimo, potevo percepire attraverso quel contato la voglia incontenibile che solo il testosterone sa dare.
Animali che si annusano e si desiderano, ecco cosa eravamo.
Lo volevo fare impazzire di desiderio, così l’ho fatto sedere appoggiato alla spalliera del letto, ho preso le sue braccia e le ho allargate pretendendo che non le muovesse per nessuna ragione al mondo “Fermo, faccio io”.
Maschio72 si è immobilizzato mentre io lentissimamente sbottonavo la sua camicia, un bottone, una leccatina al petto e uno sguardo, il più malizioso possibile, dritto negli occhi.
Il mio uomo ansimava e mi incoraggiava ma rimaneva immobile, mentre io poco alla volta lo spogliavo.
Quando è rimasto a petto nudo ho morso, forse con un po’ troppa foga, un capezzolo, lui ha reagito solo a parole restando sempre fermo “Questa me la paghi troietta!” ha detto sorridendo.
“Si e quanto?”, “Tanto!”, “Tanto quanto?”, “Non preoccuparti quando verrà il momento te ne accorgerai, adesso, però, fammi vedere quanto sei brava troia!”.
Il fatto che fossi passata da troietta a troia era già il preludio di quello che sarebbe stato il nostro rapporto di lì a poco.
Comunque io brava e ubbidiente, ho slacciato la cinta e il bottone, giù la lampo, con molta attenzione, e il suo arnese è praticamente saltato fuori da solo.
Sono rimasta un attimo interdetta prima di tuffarmi letteralmente sul suo sesso durissimo.
Veramente bello, nulla da eccepire, lungo una ventina di centimetri, largo da essere impugnato bene con una mano e con una bellissima cappella lucida, una meraviglia.
Maschio72 era pulitissimo e super-docciato, come si suol dire, ma per quanto uno si possa lavare, quell’odore, anche latente di maschio selvatico, resta sempre.
Mi sono sdraiata e stando sempre ben attenta che lui mi guardasse ho cominciato il mio lavoretto di bocca.
Prima solo con la lingua sul buchetto, poi tutta la cappella per assaporarne la rotondità.
Sempre lentamente e sempre guardandolo dritto negli occhi, ho lasciato che le mie labbra avviluppassero quel bastone di carne turgida.
Strisciate di rossetto a suggellare quel contatto pieno di voglia, “Leccale!” mi ha ordinato sempre con le braccia incollate alla spalliera.
Con la punta della lingua ho iniziato ad eseguire l’ordine, e mentre ero intenta alla pulizia, ho sentito le sue mani posarsi sulla mia testa, spingendomi.
Non ha detto una parola, ma io sapevo che dovevo andare fino in fondo, zitta e buona, come fanno le lavoratrici di strada, ma solo quelle brave.
Ha cominciato il su e giù, sincronizzando i movimenti del bacino e delle mani.
Dentro, fuori, dentro, fuori, fino in gola, poi si ferma un attimo tenendomi schiacciata e ricomincia, dentro, fuori.
Alzo lo sguardo verso di lui, “Bella! così mi piaci, tutta impiastricciata di rossetto e saliva!”.
Mi sentivo lusingata, stavo facendo un buon lavoro.
“Adesso voglio che lo prendi ancora una volta fino in gola, e poi ferma, capito?”, ho fatto solo un cenno con la testa e lui ha cominciato a spingere lentamente.
Piano, lento e inesorabile il suo grosso arnese è penetrato il mio cavo orale, ho alzato gli occhi sperando che capisse che era arrivato fino in fondo, ma non è stato così.
Ha continuato a spingere, mentre io emettevo solo dei versi gutturali, “Brava, dai, così, in fondo, dai!”, ho cercato di respingerlo, mi sentivo soffocare ma lui mi teneva stretta.
“No tesoro ancora un po’!”.
Quando mi ha lasciata ho preso una boccata d’aria profonda, lui mi ha guardata “Ne vuoi ancora così?”, ho scosso la testa, “Ma sono io a decidere, lo sai? E se lo volessi ancora?”, “Lo farei ancora anche se stavo per soffocare”.
La risposta da femminuccia sottomessa è piaciuta, così Maschio72 si è tirato su con il busto e dalla sua bocca ha fatto colare un po’ di saliva sulla sua cappella gonfia, “Leccalo, leccalo adesso!”.
Potevo vedere distintamente la sua saliva biancastra, sono rimasta un attimo ferma, “Hai capito cosa ho detto troia?” ho fatto sì con la testa, “E cosa fa una troia ubbidiente? E’ dimmelo!”.
Mi sono chinata ma lui mi ha tirata su, “Dimmelo!”.
“Lecca”, “Dimmelo bene, cosa fa una troia ubbidiente quando il suo uomo le ordina di leccare?”, “Una troia ubbidiente si inchina e lecca”, “E perché non lo hai fatto subito?”, “Scusa”.
Mi sono chinata nuovamente su lui e questa volta non mi ha fermata.
A dire il vero il sapore della saliva non l’ho proprio sentito ed ho continuato a spompinarlo alla grande come so fare.
Dopo circa dieci minuti lui si è spogliato completamente e mi ha portata davanti allo specchio dell’armadio, lui in piedi io in ginocchio, potevo vedere la mia immagine riflessa mentre lo succhiavo.
Ero la protagonista di un film porno, ero io, ma non ero io quella che vedevo.
A Maschio72 piaceva moltissimo sentirmi parlale, dirgli in continuazione che mi piaceva e che ero una troia, è il gioco ancora una volta sempre uguale e sempre differente dei ruoli.
In quella immagine riflessa c’era la nostra voglia di trasgressione, di oltrepassare i limiti.
Da sotto ho alzato gli occhi per incontrare i suoi “Scopami ti prego, scopami adesso!”.
Il colloquio che ne è seguito rispecchiava i cliché di genere, ma a lui piacevano tanto, “Gli uomini si accontentano di poco, lo so” pensavo, e a me piaceva dar loro piacere.
Così mi ha alzata, via camicetta e gonna, e la sua mano si è insinuata per la prima volta tra le mie cosce.
Maschio72 ansimava forte era decisamente infoiato, mi toccava ovunque nel tentativo di soddisfare la sua incontenibile voglia.
Quando si è accorto che avevo un plug a impreziosire il mio fondoschiena è andato ancora più su di giri, assumendo un’espressione fantozziana con mezza lingua di fuori e gote gonfie “Fammi vedere, mettiti a pecora, giù le spalle, giù”.
“Fammi vedere dai, dai forza…”
Se non fossimo stati accecati da quella assurda e spasmodica ricerca del piacere, avremo trovato, almeno io, la scena piuttosto grottesca.
Io mugolavo di piacere mentre lui giocava con il giocattolino anale.
Lo sfilava lentamente, poi lo lasciava ed io emettevo solo gemiti.
“Guarda, guarda come se lo riprende…. Ti piace vero?”.
Così continuava su e giù, e poi sonori schiaffi sulle chiappe, più rumorosi che dolorosi, mentre io rimanevo in quella posizione assurda offrendogli il sedere.
Finalmente, poi, si è deciso, si è infilato il preservativo, mi ha presa per i fianchi e in un attimo è entrato.
Abbiamo scopato in tutte le posizioni, in tutti i modi, lui sopra di fianco, alla pecorina, a smorza candela e poi in piedi davanti allo specchio, lui entrava e usciva con forza, i suoi colpi erano potenti e ritmati, quando stava per venire rallentava per poi riprendere qualche istante dopo.
Alla fine mi ha messa a quattro zampe, mi ha presa bene per i fianchi e ha cominciato a dare colpi potenti.
Lo vedevo sudato e ansimante nell’immagine rifessa dello specchio.
“Godi tesoro!” dicevo ansimando, “Masturbati, voglio che vieni anche tu!”.
Ho preso la sua mano e l’ho condotta tra le mie gambe.
“Ma sei già venuta?”, “No, solo un po’”.
La sua stretta è stata piuttosto ruvida, ho provato dolore e piacere, piacere e dolore, tutto meravigliosamente mescolato.
Il mio sesso minuto non è rimasto insensibile a quella maschia presa.
Lui se ne è accorto e ha continuato con più vigore.
La mia eccitazione è andata alle stelle.
“Toccati da sola, e quando vengo io vieni anche tu, insieme”, “Va bene” ho detto.
Così mentre lui mi scopava io mi masturbavo con energia.
Maschioo72 ha spinto con forza poi si è fermato di colpo.
“Sta godendo, sta godendo adesso!” ho pensato, così ho aumentato il ritmo anche io.
Lava! Rovente come lava nelle vene, un orgasmo devastante, abbiamo urlato e ansimato insieme.
Lui ha riempito il preservativo, io ho imbrattato il pavimento.
Le braccia e le gambe non hanno più retto il nostro peso e mi sono accasciata in terra, con Maschio72 sempre dentro di me.
Il respiro si è fatto lento poi è rimasto solo il silenzio.
Siamo rimasti così, senza muoverci per un tempo imprecisato.
In quei momenti qualcosa succede di tremendo e irreparabile, in quei momenti la libido si spegne come una lampadina fulminata, così, improvvisamente.
Dove sono finite le passioni sfrenate e selvagge di prima?
Chi è questo tipo su di me?
Maschio72 si sposta, sfila il suo membro ancora turgido da dentro facendo molta attenzione che il preservativo venisse via e si sdraia supino sul pavimento.
Chi diavolo è questo tizio nudo?
Desiderio e disgusto, perché la soglia è così sottile?
“Vado in bagno” dice lui alzandosi, così rimango sola con me stessa.
Mi guardo, il trucco rovinato, il rossetto sparito, mi guardo negli occhi neri di matita e mascara.
Sento in bagno l’acqua scorrere, mentre io rimango immobile persa nel fondo dello specchio.
Mi siedo, afferro le ginocchia con le mani e stringo forte, lo so, una valanga di sensi di colpa mi sta per travolgere, lo so.
Lui esce, è completamente vestito, mentre io sono ancora lì con la mia sotttanina macchiata di sperma, e i capelli della parrucca arruffati.
“Grazie, sei stata fantastica”, ma le sue parole sono senza entusiasmo, lui vuole andare via, lo so, ed io voglio solo che lui vada via.
“Grazie”, riesco a dire, provo a sorridere ma non è facile.
Sto precipitando in un burrone senza appigli, vattene, voglio rimanere sola, “Anche per me è stato bellissimo”, vattene stronzo, sparisci dalla mia vita.
Mi alzo, mi sento sporca, ci salutiamo con un pudico bacio sulla guancia, Maschio72 apre la porta del motel, stanza 025, quelle al piano terra, e scompare.
Sono sola!
Mi sento sporca, tolgo tutto ciò che ho indosso, via calze, via perizoma, guepiere, via la parrucca.
Sono nuda adesso, ma il mio corpo è quello di un uomo, dove sta Lory?
Mi infilo sotto la doccia, una cascata rovente nel tentativo di purificare anima e corpo.
Lascio che l’acqua scorra bollente su di me, strofino forte il volto con il sapone per togliere ogni traccia di trucco.
Gli occhi mi bruciano e quel dolore è quasi piacevole, devo infliggere al mio corpo una punizione per quella voglia irresistibile di provare piacere.
Finisco di togliere i rimasugli di matita con il latte detergente e lo smalto con l’acetone, alla fine sono solo io.
Lory è lontana, ma tanto so che tornerà, come tante volte è stata cacciata e tante volte è tornata, ma adesso davanti allo specchio ci sono solo io, io con le mie paure.
Mi vesto lentamente, questa volta con camicia e pantaloni, mentre tutto ciò che riguardava quell’altra parte di me, è già finito alla rinfusa nel borsone segreto.
Perché, mi chiedo, anzi non me lo chiedo più, tanto so che non ci sono risposte.
Vorrei sparire, essere ingoiato dal nulla, ma non è possibile, e il peggio deve ancora venire.
Prendo il cellulare, lo guado, lo schermo è spento.
Lo guardo senza riuscire a trovare il coraggio di accenderlo, lo devo fare, chiudo gli occhi, non voglio vedere, appoggio il dito dalla parte posteriore e un leggera vibrazione mi fa capire che mi ha riconosciuto.
Ma quanto sono bravi i cellulari, loro riconoscono il padrone, è il padrone che non si riconosce.
“Chiama Monica cellulare viva voce!” scandisco con chiarezza, “Va bene, chiamata in corso Monica cellulare in viva voce” risponde la voce metallica del sintetizzatore vocale.
Sento squillare, mi siedo, respiro, cerco di racimolare le forze, “Ciao tesoro! Come va? Come è andata la riunione? Stai tornando?”.
Monica, mia moglie mi sommerge completamente di parole e di domande, lei è entusiasta, è felice della vita, crede nella forza del sorriso.
Provo a rispondere ma non ci riesco.
“Pronto? Ci sei?”, respiro apro gli occhi, “Si ciao tesoro eccomi”.
“Mamma mia che voce? Tutto bene?”, “Si adesso arrivo, poi ti racconto”, “Dai ti aspettiamo!”, “Si arrivo”.
Ti aspettiamo, quel plurale mi terrorizza ancora di più.
Lascio il motel silenzioso e furtivo come fossi un ladro e come per incanto mi ritrovo proiettato nella terribile quotidianità della mia.
Traffico, semafori e poi il portone del palazzo, l’ascensore e la porta di casa, di casa mia.
“Papà, papà ho fatto un disegno guarda che bello!” Giulia, la mia figlia più piccola di tre anni mi corre incontro con un foglio in mano.
La sollevo da terra con leggerezza, il mio braccio non è più quello delicato e morbido di Lory, ma quello forte e solido di un buon padre di famiglia.
“Papà perché hai il rossetto?”, “Cosà?”, “Il rospetto che ho disegnato ti piace?”, “si bellissimo”, ma non lo guardo.
“Lascia stare papà che è stanco morto, adesso mangi qualcosa e vai a dormire, va bene?”, interviene Monica.
“Stanco di cazzo lo so!”, “Cosa?”, no, non può aver detto questo, i pensieri si sovrappongono.
Correre, devo correre, devo andare veloce, non devo lasciare che la valanga dei sensi di colpa mi raggiunga, devo fingere, ho mal di testa, devo scappare.
Ho quasi paura a toccare mia figlia, non sono degno del suo amore, della sua innocenza, non io, non Lory la troia.
Lascio Giulia e chiedo di Matteo, mio figlio maggiore.
“Sta in camera sua sempre con il telefonino, devi dirgli qualcosa, fai il padre!” sentenzia Monica mentre con uno straccio asciuga il coperchio di una pentola.
Io non posso fare il padre, il padre non si mette le calze a rete, non si fa scopare come una cagna davanti allo specchio!
Fai il padre! Fai il padre! Fai il padre!
“Non oggi, ho troppo mal di testa”, non oggi! Non posso fare il padre, non oggi.
Dal salone si affaccia pigramente Lapo il can, nome che ho dato io ad un grosso e sedentario labrador, lui mi scodinzola e mi copre la mano di saliva.
Lecca troia!
Anche lui riconosce il suo padrone, sono io che continuo a non riconoscermi.
In bagno mi faccio un’altra doccia, tanto so che non serve a nulla, l’odore di sesso è ancora lì, sotto le unghie, non va via.
La notte con il suo silenzio mi viene incontro.
Sono le tre e tutto tace, io non riesco a dormire.
I miei occhi fissano un punto non ben identificato del soffitto, mentre con il naso respiro il buio che è intorno a me e che poi si deposita nel buio che ho nell’anima.
Nero su nero, paura su paura.
Monica è profondamente addormentata al mio fianco, nella penombra della stanza posso intravedere la sua siluette.
Accarezzo l’aria su di lei lasciando scorrere le mie dita a pochi centimetri dai suoi fianchi di donna per poi scivolare lungo la sua vita sottile.
I cappelli sono sparsi sul cuscino, mi avvicino e sento il suo profumo, quel meraviglioso profumo di femmina.
Basta mi alzo.
Con i piedi nudi giro per casa, tutti dormono.
Apro piano la porta della camera di Giulia.
Sento il suo respiro profondo, vorrei carezzarla ma poi rinuncio, le tiro su bene le coperte e raccolgo da terra Bruno, l’orsacchiotto di peluche e glielo metto vicino.
La mia bambina, mossa da chissà quale istinto, si gira dormendo, afferra l’orso e continua il suo sonno.
Matteo dorme in posizioni assurde.
Ha una gamba di fuori e le braccia larghe, ha 16 anni Matteo, è quasi un uomo.
Quasi, come quasi è un uomo suo padre, ma lui questo non lo sa, non lo dovrà mai sapere.
Mi siedo in salone e anche Lapo il can, si alza fa un giro su se stesso e si rimette a dormire sul suo cuscino.
Così finalmente, alle tre di notte con la casa profondamente addormentata, così finalmente da solo nel buio sono riuscito a piangere.
Dedicata a tutti quelli che combattono ogni giorno con la propria coscienza.
p.s. tutti i miei racconti sono solo fantasia, con un pizzico di me.
Grazie
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Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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