Titolo: La Troia del Canale – Sborra e Umilia
Arrivata alla stradina sterrata, mi fermai, abbassai i pantaloncini fino a metà culo e li tirai su davanti fino all’inguine, lasciando il mio piccolo cazzetto mezzo esposto. Il cuore mi batteva forte per l’eccitazione e la paura. «Che troia che sono…» pensai pedalando, il culo nudo che ondeggiava a ogni colpo di pedale.
Dopo un paio di chilometri lo vidi: un uomo sulla quarantina, appoggiato a un albero, che si segava lentamente un cazzone grosso e venoso.
«Guarda guarda… ma che puttanella in bici» disse con un ghigno appena mi vide. «Hai voglia di cazzo, eh? Si vede da come ti sei vestita, mezza nuda come una baldracca.»
Mi fermai, le guance rosse.
«Sì… lo voglio tanto» risposi con voce bassa e sottomessa.
«Allora scendi da quella bici, troia. Appartiamoci tra gli alberi.»
Lasciammo le bici e ci infilammo tra i cespugli fitti. Appena nascosti mi ordinò:
«Togliti tutto, tranne quelle ridicole scarpette da donna. Voglio vederti nuda come la cagna che sei.»
Obbedii subito. Nuda davanti a lui, mi inginocchiai e gli presi il cazzone in bocca.
«Brava, succhialo bene… più profondo, puttana. Guarda come ciuccia, sembra che non mangi cazzo da una settimana!»
Lo succhiavo con avidità, sbavando, mentre lui mi teneva la testa e spingeva.
«Hai i preservativi, baldracca?»
«Sì… ne ho tre» mormorai tirandone fuori uno.
Se lo infilò e mi fece alzare. Mi prese prima in piedi contro un tronco, penetrandomi il culo con forza.
«Ahhh sì… che culo stretto da troia» ringhiò. «Dimmi quanto ti piace essere inculata come una puttana di strada.»
«Mi piace… mi piace da morire essere usata…» gemetti.
Poi mi buttò a pecorina sull’erba, le mani sui fianchi, martellandomi forte.
«Guarda che cagna… culo per aria che chiede cazzo. Sei proprio una schifosa baldracca, lo sai?»
«Sì… sono una schifosa troia… ahh!»
Cambiammo posizione: di nuovo in piedi, io incrociai le gambe dietro la sua schiena per stringerlo dentro di me.
«Stringi di più, puttana. Fammi sentire quanto vuoi questo cazzo nel tuo buco da baldracca.»
Mentre mi scopava con violenza notò un movimento. Un ciclista si era fermato tra i cespugli e ci guardava segandosi.
«Ehi tu! Vieni qui» gridò il primo. «Guarda che troia ho trovato. Ha fame di cazzi. Mettiglielo in bocca.»
Il secondo si avvicinò subito.
«Cazzo che bella troietta… apri quella bocca, puttana.»
Mi ritrovai con due cazzi: uno che mi spaccava il culo e l’altro che mi fotteva la gola. Urlavo di piacere intorno al cazzo, la saliva che colava sul mento.
«Guardala come gode… è proprio una cagna in calore!» rise il primo.
«Succhialo bene, baldracca. Si vede che sei nata per fare la troia» aggiunse il secondo mentre mi schiaffeggiava le guance con il cazzo.
Mi sentivo totalmente umiliata e eccitatissima. Ero una cagna, una troia senza dignità, una baldracca che si faceva usare da due sconosciuti in mezzo al nulla. Il pensiero di essere lì nuda, con il culo e la bocca pieni, mi faceva impazzire. Mi sentivo sporca, degradata, ridotta a un buco da scopare. E questo mi faceva bagnare ancora di più.
Si diedero il cambio più volte. Mi presero a cavalcioni su uno mentre l’altro mi teneva la testa e mi usava la bocca come una figa. Poi mi sdraiarono sulla schiena con le gambe alzate alte, penetrandomi profondamente.
«Apri bene le gambe, troia. Fatti vedere il buco mentre ti spacchiamo.»
«Urla più forte, che tutti sentano che razza di puttana sei!»
Alla fine implorai con voce rotta:
«Vi prego… voglio la sborra in faccia… tutti e due… marchiatemi come la troia che sono.»
Mi misi in ginocchio, bocca aperta, lingua fuori, occhi da cagna in calore. Loro mi segarono sui miei lineamenti.
«Prendi, puttana!»
«Ecco la tua merenda, baldracca!»
Schizzarono potenti getti caldi sulla mia faccia, sugli occhi, sulle labbra, sul mento e tra i capelli. Ero completamente imbrattata, il loro sperma che colava dappertutto.
Ci salutammo ridendo.
«Brava troia, torna pure la prossima volta» mi disse uno.
Risalii in bici con la faccia piena di sborra, i pantaloncini abbassati, e percorsi la ciclabile alla luce del sole. Qualcuno mi guardò scioccato, ma io mi sentivo viva, umiliata e felice di essere quella baldracca.
Arrivata alla macchina mi spalmasti tutta quella sborra sul petto, sulla pancia, sulle cosce e sul cazzetto, massaggiandola lentamente mentre mi guardavo nello specchietto: una troia con la faccia segnata dal sesso.
Tornai a casa così, il culo pulsante e l’odore di depravazione addosso, già bagnata al pensiero della prossima volta che sarei uscita a caccia di cazzi.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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