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Un carnevale… bestiale


di Membro VIP di Annunci69.it Sweet_Sara
17.07.2025    |    3.872    |    13 9.8
"A quel punto sentii toccarmi le spalle, facendomi sdraiare con la testa che si trovò fuori dal letto e che lui approfittò per mettermelo in bocca..."
E anche Carnevale arrivò. Sono Sara da un paio di mesi ormai e mi sento sempre più donna. Non faccio più l’amore con la mia compagna, ho solo voglia di Luigi. Beh, a dire il vero, ho solo voglia del membro di Luigi. Oramai siamo amanti da quella mia prima volta. Lui è la mia perdizione. Ogni volta che riesco ad averlo dentro, un brivido mi pervade tutto il corpo. Non ho mai provato tanto piacere con nessuna delle mie ragazze in passato.

E Carnevale è una nuova scusa per osare ed essere ancora più sfacciata. Decidemmo di partecipare a una festa in maschera a tema “Angeli e Demoni”. Ero impaziente. Nei giorni precedenti, Luigi mi comprò cosa indossare: una sottoveste in raso bianco senza spalline e due autoreggenti bianche velate. Capelli biondi e niente collane o orecchini.

Io però non avevo idea di come sarebbe arrivato lui. Ero eccitatissima. Mentre mi dirigevo all’appuntamento, mi sarei fatta anche il lampione stradale o l’eventuale vigile che mi avesse fermato per (sua) malaugurata sorte.

Arrivai davanti a un palazzo nobiliare. Era imponente come molti in quella zona, sicuramente di qualche vecchia famiglia illustre. Mandai un messaggio a Luigi per avvisarlo che ero arrivata davanti al portone.

Un click e la porta pedonale, ricavata dentro al portone ben più grande, si aprì. Entrai in un androne con due candelai da terra illuminati da una dozzina di candele. All’ingresso, due camerieri vestiti con solo una cravatta su petto nudo e un tanga bianco e nero. Entrambi muscolosi, uno dalla pelle d’ebano e l’altro dalla pelle cangiante. In mezzo, una ragazza mascherata dai capelli fulvi e molto prosperosa, con un vestito interamente aderente e coprente.
Diedi il mio nominativo e mi indicò la sala a me riservata, la 5A. Praticamente era una stanza all’ultimo piano dell’edificio. Superato il comitato di accoglienza, entrai in un cortile maestoso. Da lì potevo vedere i vari piani, in particolare il piano nobile, aperto verso il cortile con delle arcate su doppie colonne. Da lì potevo vedere molte donne e uomini mascherati ansimare e godere tra di loro, sotto gli occhi impassibili di altri camerieri e cameriere pronti a offrire vivande e spuntini.

Presi una rampa di scala con gradini molto bassi, probabilmente usata anche da cavalli in epoca antica. La scalinata mi portò al piano nobile, che da sotto osservavo con vivo interesse. E lì vidi da vicino quelle dame e quei signori molto ben vestiti intricarsi tra loro. Ero molto eccitata e per un attimo mi dimenticai di Luigi. Rimasi lì a guardare quella scena imbambolata per pochi secondi che mi sembrarono infiniti, finché una coppia di sessantenni non iniziò a puntarmi e ad avvicinarsi. Ero impietrita, bloccata dall’eccitazione e dal non sapere più cosa fare. Avvicinatosi, il signore iniziò a prendermi per la vita e a spingermi verso il lato della sala, mentre la sua compagna iniziò a palparmi il sedere.

Ma dopo aver fatto solo due passi, arrivò uno squillo di Luigi che mi risvegliò da quella situazione. Mi sgridò perentorio: “Ti sto aspettando!”. Ma come faceva a vedermi lì? Mi guardai attorno e lui non era tra la folla. Poi guardai oltre le arcate che davano sul cortile e notai le finestre dei piani superiori. Mi stava forse seguendo da una di quelle finestre?

Non persi tempo. Mi sciolsi con vergogna dall’abbraccio di quella coppia e continuai la salita verso la mia camera. Superai un altro piano. Dal pianerottolo vidi solo un corridoio che portava a diverse camere con porte chiuse. I movimenti baccanali del piano di sotto qui avevano lasciato spazio solo a suoni e rumori di piacere.
Ma la mia stanza era ancora più in alto. Salii velocemente, colta oramai da curiosità e voglia immensa, raggiungendo finalmente la porta della mia camera. La porta era a doppia anta di colore bianco, entrambe decorate in vecchio stile di fine Ottocento. Aprii un’anta e entrai in una stanza semibuia. L’unica luce proveniva da una lunga candela posta su una consolle davanti a uno specchio rococò. Luigi non c’era però.

Nella camera c’era solo un letto matrimoniale con lenzuola bianche, una vecchia panca ottomano posta davanti al letto e un armadio guardaroba al lato della porta. Il soffitto era alto e la camera aveva due finestre sul lato opposto alla porta, entrambe chiuse ma con gli scuri aperti. Da lì potevo vedere il cortile in basso e, in alto, un cielo notturno limpido rischiarato da una luna calante non più piena. Mi sdraiai sul letto nella semi-oscurità. Avevo il membro in erezione che scoppiava dalla mutandina rigorosamente bianca e di pizzo che mi aveva comprato. Presi il telefono per scrivere a Luigi. Appena lo presi in mano, però, Luigi mi precedette e trovai un suo messaggio: “Stai calma, sto arrivando! Spegni o silenzia il telefono!”.

Nel silenzio più assoluto, Luigi arrivò. Quasi mi spaventai nel vederlo. Era totalmente nudo, con solo una specie di bracciale attorno al suo membro. Ma la cosa che mi spaventò, ma che poi mi eccitò, fu la sua maschera. Era una maschera da demone con lunghe corna e la pelle squamata da serpente. Tutta la sua faccia era coperta da essa, tranne un taglio a U capovolta per lasciare spazio alla bocca. Gli occhi erano visibili da due buchi, così come il naso. Il suo corpo robusto e peloso si sposava perfettamente con il tutto.

Rimasi a bocca aperta, senza muovere un muscolo. Luigi arrivò al bordo del letto, dalla parte opposta a dove ero sdraiata. Immobile, quindi, Luigi si posizionò dietro di me, sparendo alla mia vista.
A quel punto sentii toccarmi le spalle, facendomi sdraiare con la testa che si trovò fuori dal letto e che lui approfittò per mettermelo in bocca. Feci fatica ad aprire tutta la bocca per il suo cazzo ma quella posizione lo aiutò a spingermelo tutto fino in gola. Quasi soffocai ma nessuna parola quella sera uscì da nessuno dei due.
Continuò a spingermelo in gola più e più volte. La sua cappella era oramai rossa quasi viola e seppur senza riuscire a vederlo in viso capii quanto stava godendo. Improvvisamente si staccò dalla mia bocca e grugnendo sparse il suo seme sul mio corpo con uno schizzo che arrivò fin sopra le mie mutandine.
Andò a ripulirsi con dei fazzoletti messi sopra a una sedia accanto all’armadio.
A me lasciò così… sporca del suo latte sui vestiti.
Tornò da me e iniziò a baciarmi. Le nostre lingue si contorcevano come se l’uno stesse leccando una pesca matura nella bocca dell’altra. La maschera non aiutava al bacio. Così passò al collo mentre con un dito iniziò a entrarmi dentro. Con sua sorpresa notò che ero umida … bagnata come una vera donna. Il che impazzì a sentirlo.
Probabilmente ero talmente eccitata e surriscaldata che lì sotto stavo sudando.
Il suo membro era di nuovo pronto. Molto pronto.
Al che dal collo passò ai miei seni. Succhiandomeli con avidità e facendomi gemere di piacere. Io non potevo muovermi perché avevo la sua testa con la maschera cornuta davanti. Ero totalmente sottomessa volente o nolente. Le dita erano intanto diventate due e con movimenti rotatori cercava di prepararmi. Arrivati a tre si staccò dal mio seno e si prese il pisello per scoparmi.
Però lo frenai. Lui capì e mi rispettò con le regole che ci eravamo dati.
Ora che anche il suo membro era incappucciato poté finalmente entrare dentro di me. Piano piano. Aprendo le porte del mio corpo un colpo dopo l’altro finché tutto non entrò. Davanti a me avevo un mostro con corpo peloso che mi stava dentro. E che avanti e indietro grugnava mentre violentava il mio corpo bianco e ancora sporco del suo primo seme.
Si fermò solo per girarmi e prendermi da dietro con me a quattro zampe. Davanti allo specchio della console potei vedere questo animale eccitato montarmi con desiderio. Finché impazzita anche io dalla situazione, lo fermai. Lo feci uscire da me con riluttanza e con una spinta gli feci capire di buttarsi sul letto. Era disteso con il membro eretto. Andai sopra di lui e iniziai a mettermelo dentro e a calcarlo. Lui era mio! Impazziva ad ogni mio movimento e le sue mani dai seni arrivarono presto ai fianchi per dirigere il ritmo dei miei movimenti. Finché non esplose dentro di me ed io in contemporanea esplosi sulla sua maschera.
Ma non finì qui, miei cari lettori. Il seguito un’altra volta.
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