Il caffè delle intenzioni
SingoloOpenmind
Niente di particolarmente impegnativo, almeno all’inizio. Una coppia mi aveva scritto su una piattaforma di incontri. Lui sembrava diretto, lei più riservata, ma entrambi davano l’impressione di sapere bene cosa cercavano.
Le prime conversazioni erano state quasi normali: qualche battuta, domande reciproche, curiosità, piccoli dettagli per capire chi ci fosse dall’altra parte dello schermo.
Poi, con il passare dei giorni, i messaggi erano diventati più personali.
Dalla piattaforma eravamo passati a un’altra applicazione, quasi naturalmente. Era cambiato anche il tono. Meno formalità, più confidenza.
Si parlava di fantasie, di attrazione, di quello che sarebbe potuto succedere incontrandosi. Senza fretta, ma con quella curiosità che cresce quando tre persone cominciano a immaginare qualcosa ancora prima di essersi mai guardate negli occhi.
Io ero stato chiaro. Essendo bisessuale, non avevo problemi con la presenza di entrambi e, anzi, era proprio la dinamica di coppia ad attirarmi.
Dopo parecchi messaggi, finalmente arrivò il momento di conoscerci.
Un semplice caffè.
Niente aspettative particolari. Solo il primo passo per capire se quella complicità costruita attraverso uno schermo esistesse anche dal vivo.
Arrivato al bar, però, trovai soltanto lui.
«Lei non è potuta venire», disse, accompagnando la frase con qualche spiegazione e una scusa.
Nessun problema.
Ci sedemmo e cominciammo a parlare.
La conversazione fu piacevole. Parlammo di noi, delle esperienze, delle fantasie che avevamo condiviso nei giorni precedenti. Poi arrivammo inevitabilmente alla domanda più interessante: quando e come avremmo potuto incontrarci tutti e tre.
Era quello, dopotutto, il motivo per cui ci eravamo conosciuti.
Mentre parlavamo, però, cominciai ad avere la sensazione che qualcosa non tornasse.
Poi arrivò la proposta.
«E se intanto ci vedessimo solo noi due?»
Lo disse con naturalezza, quasi fosse la cosa più ovvia del mondo.
Io lo guardai per qualche secondo.
In realtà avevo già sospettato qualcosa.
Non perché ci fosse nulla di male nell’idea di incontrare un uomo da solo. Anzi. Essendo bisessuale, quella possibilità non mi avrebbe creato alcun problema.
Il problema era un altro.
Lui si era presentato come parte di una coppia.
Avevamo parlato come coppia.
Le fantasie erano state costruite come coppia.
E adesso, davanti a un caffè, quella coppia sembrava improvvisamente diventata un dettaglio secondario.
Gli risposi senza girarci troppo intorno:
«Guarda, se mi avessi detto fin dall’inizio che cercavi un incontro tra me e te, non ci sarebbe stato nessun problema. Ma sei arrivato presentandoti come coppia, e io ho conosciuto voi due per quello. Adesso cambiare le carte in tavola non mi interessa.»
Silenzio.
Un due di picche netto.
Non per il fatto che fosse un uomo.
Ma perché la sincerità, quando si comincia, vale molto più di qualsiasi fantasia.
Forse, se fosse stato chiaro fin dall’inizio, sarebbe andata diversamente.
Ma quello non era più il punto.
Il caffè era finito.
E con lui, anche quell’incontro.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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