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trio

Il viaggio che cambiò tutto


di Audentesfortunaiuv
14.07.2026    |    1.618    |    2 6.0
"Il granturco cresceva alto ai lati della carreggiata, formando quasi delle pareti verdi che isolavano il resto del mondo..."
Ci sono giornate che nascono come tutte le altre e finiscono per trasformarsi in ricordi impossibili da cancellare.

Quel pomeriggio stavamo rientrando dal Friuli dopo diversi giorni trascorsi lontano da casa. Eravamo stanchi, ma soddisfatti. L’autostrada scorreva monotona davanti a noi mentre il sole iniziava lentamente la sua discesa. La radio trasmetteva musica quasi in sottofondo e, tra una battuta e l’altra, il viaggio sembrava destinato a concludersi senza alcuna sorpresa.

Fu allora che il telefono del mio amico squillò.

Sul display comparve il nome di una ragazza che conosceva da molti anni.

«È lei…» disse sorridendo.

Rispose immediatamente, attivando il vivavoce solo per pochi istanti, prima di riportare il telefono all’orecchio. Dal tono della conversazione capii subito che tra loro c’era molta confidenza.

Ridevano.

Si prendevano in giro.

Ogni frase sembrava contenere un doppio significato.

Io ascoltavo senza intervenire, limitandomi a guidare mentre cercavo di immaginare chi fosse quella donna capace di mettere il mio amico così di buon umore.

Dopo qualche minuto lui pronunciò una frase che attirò completamente la mia attenzione.

«Guarda che non sono da solo…»

Seguì un breve silenzio.

Poi iniziò a sorridere ancora di più.

Mi guardò.

«Dice che non è un problema.»

Continuarono a parlare ancora diversi minuti.

Io continuavo a fare finta di niente, ma dentro di me cresceva una curiosità enorme.

Quando chiuse la telefonata rimase qualche secondo in silenzio.

Poi scoppiò a ridere.

«Non ci crederai mai.»

«Sentiamo.»

«Ha detto che le andrebbe di passare la serata insieme.»

Lo guardai senza capire.

«Insieme… tutti e tre.»

Pensavo stesse scherzando.

Invece aveva un’espressione serissima.

Mi raccontò che si conoscevano da moltissimo tempo.

Negli anni avevano condiviso esperienze, confidenze, momenti importanti della loro vita e tra loro non erano mai esistiti particolari tabù.

Lei aveva sempre avuto un carattere estremamente curioso.

Le piaceva vivere nuove esperienze, lasciarsi trasportare dall’istinto e dall’imprevedibilità.

Quella sera sembrava il momento perfetto.

La proposta era arrivata con una naturalezza disarmante.

Io ero rimasto completamente spiazzato.

Da una parte la razionalità mi suggeriva che fosse una follia.

Dall’altra sentivo crescere una curiosità difficile da ignorare.

Accettai.

L’appuntamento venne fissato in un’area di servizio lungo l’autostrada.

L’adrenalina rese gli ultimi chilometri completamente diversi.

Ogni cartello sembrava avvicinarci a qualcosa di sconosciuto.

Ogni minuto aumentava l’attesa.

Arrivati nell’area di sosta aspettammo quasi mezz’ora.

Lei però telefonò.

Era bloccata nel traffico.

Ci spiegò che avrebbe accumulato parecchio ritardo.

Così decidemmo di cambiare completamente programma.

Noi avremmo continuato fino a casa.

Una doccia veloce.

Abiti puliti.

E ci saremmo rivisti poco dopo all’uscita dell’autostrada.

L’attesa rese tutto ancora più intenso.

Durante il tragitto nessuno dei due parlava molto.

Eravamo immersi nei nostri pensieri.

Arrivati a casa impiegammo pochissimi minuti.

Una doccia rapida.

Un cambio di vestiti.

Un’occhiata allo specchio.

Poi di nuovo in macchina.

Quando arrivammo all’uscita indicata lei era già lì.

Appoggiata alla propria auto.

Il sole stava iniziando a colorare il cielo di arancione.

Appena ci vide sorrise.

Un sorriso naturale.

Sicuro.

Di quelli che mettono immediatamente a proprio agio.

Ci salutammo come se ci conoscessimo da tempo.

La tensione iniziale svanì quasi subito.

Parlammo qualche minuto.

Ridemmo.

Ci prendemmo in giro.

Era una persona estremamente spontanea.

Trasmetteva sicurezza.

E quella sicurezza rendeva tutto molto più semplice.

Decidemmo di allontanarci dal traffico.

Lei seguì la nostra auto.

Lasciammo la strada principale per inoltrarci tra le campagne.

Il paesaggio cambiò rapidamente.

Campi sconfinati.

Piccole strade asfaltate.

Casolari lontani.

Il granturco cresceva alto ai lati della carreggiata, formando quasi delle pareti verdi che isolavano il resto del mondo.

Sembrava il luogo perfetto per fermarsi qualche minuto lontano da occhi indiscreti.

Parcheggiammo.

Scendemmo.

Per qualche istante nessuno parlò.

L’unico rumore era quello del vento che faceva muovere lentamente le foglie del mais.

L’aria profumava d’estate.

Il cielo era ancora chiaro.

Proprio quella luce rendeva il momento ancora più particolare.

C’era il fascino dell’imprevisto.

L’emozione di qualcosa che fino a poche ore prima nessuno avrebbe immaginato.

Ci ritrovammo semplicemente a parlare.

Di viaggi.

Di lavoro.

Di esperienze.

Di quanto fosse strano che una telefonata avesse cambiato completamente il finale di quella giornata.

Tra uno sguardo e un sorriso la distanza diminuiva naturalmente.

L’intesa cresceva.

Ogni gesto sembrava spontaneo.

Ogni parola contribuiva ad alimentare quell’atmosfera sospesa tra realtà e fantasia.

Il tempo sembrava essersi fermato.

Le campagne intorno erano completamente silenziose.

Il sole continuava lentamente a scendere.

Le ombre si allungavano.

L’aria diventava più fresca.

Nessuno aveva fretta di andare via.

Eravamo semplicemente tre persone accomunate dalla voglia di vivere qualcosa di insolito, senza programmi rigidi e senza aspettative precise.

Quando il cielo iniziò a tingersi dei colori del tramonto, ci rendemmo conto che erano passate molte più ore di quanto immaginassimo.

Ridemmo ancora.

Ci salutammo con la promessa di rivederci.

Mentre tornavo verso casa, ripensavo a quanto fosse incredibile il modo in cui gli eventi più imprevedibili riescano, a volte, a trasformare un normale viaggio di rientro in un ricordo destinato a rimanere vivo per molto tempo.
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