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trio

Il dolce


di Membro VIP di Annunci69.it wlfct69
08.07.2026    |    591    |    0 9.4
"Si ricompose, si alzò, si girò nella stessa posizione di prima però a quattro zampe su di me con il mio amico in mano e a tu per tu con la sua bocca..."
Dopo un periodo passato all’estero e aver trovato un lavoro un po’ più stabile, sono tornato a casa.
Gli amici, però, non uscivano più la sera ed era diventato difficile organizzare qualcosa, soprattutto dopo il periodo del COVID.
Decisi quindi di ricominciare a frequentare i bar che conoscevo.
Durante uno di questi giri entrai nel bar di un amico.
Dopo esserci salutati e aver scambiato due parole, mi avvicinai al bancone.
Lì notai la cameriera, piegata a novanta gradi sui frigoriferi sotto il banco, intenta a sistemare qualcosa.
Più che guardare lei, la mia attenzione era catturata dal suo fondoschiena: piccolo, sodo e rotondo.
La ragazza non era molto alta.
All’inizio pensai fosse una delle solite studentesse che Mario assumeva per arrotondare.
Appoggiato al bancone con i gomiti, la osservavo mentre si rialzava… ma non era affatto una ragazzina.
Era una donna di circa trentacinque anni, magrolina, con un fisico molto esile.
Indossava un top le cui spalline sembravano tirate al limite per contenere un seno sorprendentemente abbondante rispetto al suo corpo, che non arrivava ai cinquanta chili.
Mentre le fissavo il seno, la sentii dire con voce squillante:
“Ciao! Da quanto tempo! Come stai?”
Alzai lo sguardo, un po’ imbarazzato, e capii che la ragazza era Silvia.
Quindici anni prima, o forse più, avevo provato ad approcciarla diverse volte: era una di quelle ragazze che il barista assumeva spesso per l’estate.
Notai subito che l’altezza e il fisico erano rimasti praticamente gli stessi di allora, ma il seno e le labbra no.
Per apparire più appariscente, Silvia era ricorsa alla chirurgia: labbra decisamente più piene e un seno molto più grande, decisamente sproporzionato rispetto al suo fisico atletico.
Dato che il bar era quasi vuoto, Silvia, mentre chiacchierava con me del più e del meno, mi preparò un cocktail.
Io non feci nulla per nascondere il mio interesse: i miei occhi passavano continuamente dal suo culetto al seno, a seconda che fosse girata verso il bancone o verso gli scaffali degli alcolici.
A quanto pare, però, i miei sguardi non le davano fastidio.
Anzi, spesso si sistemava i capelli spostandoli dal petto, come per mettere ancora più in evidenza il seno con capezzoli in rilievo dentro al top, anche se non sapevo se era eccitazione reciproca o perché Silvia era infreddolita.
Ebbi anche l’impressione che, mentre girava tra i tavoli a pulire, fosse più interessata a guardarmi il pacco che il volto.
In effetti, ero piuttosto eccitato: mi ritrovavo con il cazzo duro, ben evidente sotto i jeans.
A fine servizio di Silvia, rimasi ancora col mio amico barista che mi spiego che sì, Silvia era fidanzata, ma che non era molto fedele al suo lui.
La campanella rintocco nel mio cervello quando mi disse che il fidanzato sapeva dei tradimenti di Silvia.
Inoltre, il fidanzato è un mio coetaneo e conoscente, Alessandro.
Saputa la cosa, continuai a frequentare il bar, ma non successe più di ritrovarmi a provarci con Silvia o almeno cercai di nasconderle il fatto di avercelo completamente rigido nei pantaloni.
Una sera, al bar incontrai Alessandro al bar, mentre faceva compagnia alla sua bella e aspetta che finisse il servizio per accompagnarla a casa.
Dopo esserci salutati, abbiamo bevuto un paio di birre insieme ad un tavolino.
Silvia passo un paio di volte e notai che i suoi capezzoli rigidi sotto alla maglietta.
Anche Alessandro notò che fissavo Silvia, ma non mi riprese ne niente, anzi sogghignava come a pensare “hai visto bene che figa mi trombo!”
Alessandro è, ad ogni modo, una persona piacevole con cui parlare di tutto, infatti, in confidenza, gli raccontai delle mie difficoltà a incontrarmi con amici e passare serate in compagnia.
Anche lui mi raccontava del fatto che si riuscisse tranquillamente ad andare a cena in un posto, ma c’era difficoltà a terminare la serata andando a ballare o a bere una birretta in un pub per la mancanza di locali.
Tra una birretta e l’altra, Silvia reclama il suo lui avendo finito il suo lavoro.
Lasciandoci, Alessandro mi dice:
“Mettiti d’accordo con Silvia per andare a mangiare insieme una cosa una sera in settimana!”
Silvia a tale esclamazione si infiammò diventando paonazza:
“Ma ti sembra il caso??? Vi scambiate il numero di telefono e vi mettete d’accordo! Mi ha preso per la tua segretaria?”
Ovviamente risposi:
“Perché no?”
Dopo una settimana circa, ci ritrovammo in un ristorantino della nostra piccola città a mangiare frutti di mare e pesce come desiderava Silvia.
La serata trascorse velocemente e normalmente, se non per l’esagerazione di vino bianco, complice la temperatura di una serata di fine primavera.
A fine cena, proposi loro di accompagnarli fino a casa per poi proseguire per la mia.
Sotto casa loro, Alessandro mi propose di salire a casa per un digestivo.
Mi offrirono un paio di bicchieri di limoncello, le battute e le risate si sprecavano fino a quando, complice l’ebrezza, ci trovammo a parlare di sesso.
Alessandro andò in po’ oltre confidando che si era innamorato di Silvia per come lei le somministrava la fellatio.
Silvia in quel momento smise di ridere e rispose:
“io invece non mi sono innamorata di te per come la lecchi, perché è una cosa che non sei in grado di fare”.
Scoppiammo di nuovo a ridere, la conversazione continuò tra una risata e l’altra, sul fatto che Silvia fosse venuta a sapere che ero ben dotato da nostre conoscenze femminili in comune.
Alessandro propose un dolce e bisbigliò qualcosa all’orecchio di Silvia, una fetta di torta gelato che Silvia prontamente presentò sul tavolo.
Tagliò le fette di torta e ne mise una sul piatto che porto davanti a Alessandro. C’era solo un piatto, lo feci notare a Silvia.
Invece di prendere un secondo piatto, appoggio una natica sul tavolo, ruotò su quella natica e mi ritrovai Silvia seduta a gambe piegate e divaricate davanti a me.
Mentre si sollevava il vestito mostrandomi la sua patatina in un perizoma sportivo disse:
“Ti reputo abbastanza acuto per capire che il tuo dessert è un altro o potrei essere il tuo piatto. Vuoi davvero la torta?”
“Sí?”
risposi girandomi capendo poco verso Alessandro che si stava mangiando la torta e ci stava guardando con consenso, mi consigliò:
“Mangia la tua torta, fidati! Approfitta di entrambi i dessert!”
Silvia, sempre rimanendo seduta sul tavolo con le gambe divaricate, strisciò le chiappe fino al bordo del tavolo verso di me, dove ero seduto, lasciandomi tra le sue gambe inerme e con lo sguardo fisso sulla sua parte inguinale.
Si sfilò le spalline di vestito e reggiseno, scoprendo le sue bellissime tette.
Alessandro nel frattempo aveva finito il suo pezzo di torta. Silvia si girò verso di lui e chiese:
“Vuoi il bis? Penso che il nostro ospite non abbia ben capito e sia un po’ restio.”
“Certo che lo voglio, ma voglio il suo stesso piatto.”
A quel punto Silvia mi afferrò una mano, penso per farmi riprendere dallo smarrimento e dalla mancanza di sangue al cervello.
Se la portò la mano tra le gambe ed era fradicia.
Mi alzai ed ovviamente iniziai a massaggiare la patatina di Silvia anche se ovviamente attraverso il perizoma.
Silvia iniziò a mugolare, ma ebbe la forza per appoggiare una mano dietro la schiena e prendere le due fette di torta gelato con l’altra mano e se le spalmò sul petto, poco sopra alle tette, e ci disse:
“Eccovi serviti!”.
Dunque scostai le mutandine di Silvia e strapazzai ancora di più quella patatina iniziando ad infilarci le dita.
La torta gelato intanto iniziò a sciogliersi: la crema iniziò a colare verso i capezzoli di Silvia, ma non fece in tempo ad arrivarci poiché io e Alessandro avevamo già divorato la torta leccandola dal corpo di Silvia.
Approfittammo della situazione ed Alessandro iniziò a limonare con Silvia, mentre le stringevamo le tette.
Io, mentre Alessandro e Silvia limonavano, ne approfittai per scoprire ancora di più Silvia che rimase con il vestito in vita e il perizoma scostato e per palparle quelle tette sproporzionate rispetto al suo corpicino skinny e a torturargli i capezzoli succhiandoglieli e leccandoli.
Ebbi qualche difficoltà, ma Silvia mi aiutò pur rimanendo con la lingua di Alessandro in bocca e godendosi il mio dito nella patatina.
Alessandro riuscì a denudarsi, rimanendo a limonarsi Silvia e menandosi il cazzo in tiro.
Continuammo così per parecchi minuti, io ero l’unico vestito ed avevo il cazzo nelle mutande che pulsava e che voleva uscire.
Non ero imbarazzato dal gioco, ma non avevo ancora capito a che punto saremmo arrivati: non sapevo se Alessandro e Silvia mi avessero riservato una cosa soft o un rapporto completo.
Avevo ovviamente intuito che al momento ero un in più e che dovevo solamente esaudire quanto mi sarebbe stato chiesto.
Ad un certo punto, Silvia si stancò della meccanica del preliminare o molto probabilmente era ancora più eccitata: si coricò sul tavolo occupandolo da parte a parte, i tacchi delle sue zeppe erano sul bordo del tavolo.
Mi guardò e mi disse:
“Il tuo dessert è pronto!”
Mi chinai e iniziai a leccarle la patatina risedendomi sulla sedia.
Con sollievo, almeno iniziai a tastarmi il cazzo attraverso i pantaloni.
Non sapendo quale sarebbe stato il mio destino da lì a poco, mi impegnai al massimo a leccarla: durante il mio lavoro le tolsi le mutandine e volevo farla venire prima del resto… ed eccola!
Silvia mi spinse da in mezzo alle gambe, ma io senza pietà continuavo a torturarla con un dito per prolungarle il più possibile l’orgasmo.
Spinto via, notai che Alessandro non aveva perso tempo e aveva già ingozzato Silvia che gli stringeva le palle con una mano; una volta ripresa, Silvia diede un paio di succhiate ad Alessandro appoggiando la nuca sul bordo opposto del tavolo portando la gola in posizione orizzontale: praticamente fece scomparire il cazzo di Alessandro, che si aiutava con una sedia per arrivare all’altezza della bocca di Silvia, inghiottendolo fino alle palle.
Lo spettacolo durò giusto 2 pompate di Alessandro che mi disse:
“Vedrai adesso!”
Silvia si rialzo, mi fece alzare e mi disse:
“Mettiamoci più comodi”
Ed intanto mi diede una bella palpata ai coglioni e al cazzo.
Mi spinse verso una poltrona del salotto, io nel mentre non avevo smesso di palparle il culo e le tette.
Prima di farmi sedere sulla poltrona, mi abbracciò e si fece infilare la lingua in bocca, intanto lei tastava il contenuto dei pantaloni.
Mi fece sfilare la maglietta e mi lanciò seduto sulla poltrona: si tolse del tutto il vestito e si inginocchiò davanti a me e alla poltrona, si legò i capelli con un elastico a formare una coda di capelli.
Mi slacciò i pantaloni appoggiandomi i gomiti alle ginocchia e andò con una mano alla ricerca del cazzo che era tutto piegato verso il basso nella gamba dei pantaloni.
Finalmente libero e tra le mani di Silvia, il mio pisello raggiunse la massima erezione.
Soddisfatta, Silvia rise e disse:
“Ale! Finalmente un ospite educato che si presenta con un regalo di tutto rispetto!”
E rivolta a me:
“Finalmente con questo cannolo ho il mio pezzo di dolce e ti posso mostrare perché Ale si è innamorata di me!”
Stringendo il cazzo a 2 mani inghiottì il cazzo, provando a deglutirlo subito come aveva fatto ad Alessandro poco prima: non riuscì ad arrivare alle palle, complice la posizione sfavorevole e la dimensione differente, ma per il calore della sua bocca, la quantità di saliva, io rimasi senza fiato ed inconsciamente la afferrai per la coda di capelli aiutandola nel pompino.
Alessandro si stava godendo il lavoro di Silvia in piedi, menandoselo e fissando anche le parti intime di Silvia che era inginocchio con il viso sul mio pube.
Aveva in mano un pacco di preservativi, ne indossò uno e ne appoggiò uno al bracciolo della poltrona.
Lì capii che avevo il consenso di Alessandro ad arrivare in fondo.
Silvia stava facendo un lavoro spettacolare ingoiando e sputando il mio amico, leccandolo palle comprese.
Dopo qualche minuto si girò verso Alessandro e disse:
“Ci diamo da fare o procedo con lui?”
Lasciò perdere il lavoro di bocca si sollevò un pochino e mi cinse il cazzo con le sue tettone.
Alessandro, ubbidiente alle parole di Silvia, si propose da dietro inginocchiandosi e la penetrò: Silvia iniziò a genere.
Il mio amico scivolava tra quelle tettone e dopo poco Silvia tento di afferrarne la cappella con le labbra: ci riuscì e, mugolando, ad ogni colpo assestato di Alessandro succhiava un po’ più forte.
Eccitato dalle azioni di Silvia e dal fatto fosse ben bagnata, Alessandro afferrò Silvia per la coda e le disse:
“Io non reggo ancora molto…”
Silvia gli rispose:
“Resisti e fai il tuo dovere! Ti riposerai dopo!”
Si staccò da Alessandro, con una mano si allargò la natica e con l’altra e la bocca mi afferrò il cazzo per un altro pompino: io non ero messo meglio di Alessandro.
Ale prima le infilò un dito nel culetto e poi infilò il suo amico.
Silvia più veniva spinta nel buchetto più stringeva il mio amico con la bocca.
Fortunatamente la penetrazione di Alessandro duro pochi colpi e si staccò buttandosi su un'altra poltrona, ma ancora col cazzo in tiro.
Silvia mi torturò il cazzo ancora per un po’, ma si rese conto che non c’è la facevo più e dovevo riprendere fiato: mi fece alzare e coricare sul divano.
A quel punto, la volevo far sedere a cavalcioni sul mio viso, Silvia gradiva intuendo cosa volevo fare e mi appoggiò il culo sul petto facendomi rimanere con la testa tra le sue gambe.
Si girò verso l’esausto Alessandro dicendo:
“Hai visto che ospiti gentili che abbiamo! Portano i dolci che piacciono a me e se li tratti bene sono molto riconoscenti!”
Mentre parlavano, ammiravo e palpavo estasiato entrambe le sue tette che erano esattamente sopra di me.
Silvia però si alzo, si appoggiò con un braccio e sulla spalliera e mi posizionò con l’altra mano la testa sulla sua patatina; io non smisi assolutamente di toccarle le tette.
Silvia era molto più eccitata dopo la mia leccata precedente probabilmente per il fatto che Alessandro gli avesse trattato entrambi i canali poco prima: si dimenava e contorceva come se la stessi scopando con la lingua.
Inoltre ancheggiava come a mimare la scopata.
Dopo poco esplose in un secondo orgasmo: si lasciò andare senza remore ansimando e coricandosi completamente su di me.
Si ricompose, si alzò, si girò nella stessa posizione di prima però a quattro zampe su di me con il mio amico in mano e a tu per tu con la sua bocca.
A quel punto, con un dito chiamò a se Alessandro che era rimasto sulla poltrona a menarselo:
“Dai vieni! Non ho mai fatto distinzioni tra cannolo e cannoncino! Mi piacciono entrambi!”
E gioioso Alessandro si avvicinò.
Io mi avvicino al suo pube, succhiandola e sentendola ansimare le infilo il dito medio nel buchetto e l’indice a scandagliare la passerina.
A quel punto mi morse il cazzo e mi strinse le palle:
“Piano! Va bene prepararmi, ma le voglie di cannolo e cannoncino devono venirmi dopo!”
Allora la leccai solamente, però capii che i giochi li conduceva lei e i giochi sarebbero stati ancora lunghi.
Mentre la leccavo, Silvia alternava succhiate al mio amico e a quello di Ale. Ero abbastanza stanco dei preliminari e avrei preferito scopare Silvia.
Rallentai il ritmo della leccata.
Silvia capì che mi stavo staccando e che volevo passare ad altro.
Chiese ad Alessandro di prenderle il preservativo, Ale glielo passò, Silvia mi diede una bella succhiata con tanta saliva e mi calzò il guanto.
Per non fare perdermi niente a livello di erezione, mi succhiò ancora con energia seppur con il preservativo.
Alessandro reclamava la sua parte, sbattendole il pisello sulla faccia.
Silvia rise e quasi irritata gli disse:
“Ale! Sii educato! Gli ospiti gentili vanno trattati bene perché altrimenti non tornano più! Siediti sulla poltrona, tieni caldo il cannoncino e guardami fare gli onori di casa!!!”
Ale obbedì e Silvia, ritenendo che le mie palle fossero piene abbastanza e che il mio cazzo fosse duro come non mai, si alzò facendomi guardare nella sua interezza il suo culetto, e pensai, probabilmente a voce alta:
“Che paradiso quel culetto!”
Sentendo queste parole, Silvia si girò verso di me e non feci altro che guardarla mentre si abbassava, rimanendo sui talloni, inflettendo le ginocchia, una mano sulle spalliera del divano, porto il suo pube vicino al mio, e prendendomi la cappella del cazzo tra le dita, guardò Alessandro:
“Essendo così gentili, poi gli ospiti si sentono a casa e diventano pretenziosi!”
Mi sorrise e mi disse:
“Adesso ti darò tante ragioni per voler ritornare a casa nostra.”
Si abbasso e fece scivolare pian piano il mio amico nella sua umida patatina: stentava ad entrare, Silvia era bella stretta e realizzai che la donna nana non è così tana come si dice.
Quando il mio amico arrivò in fondo, sollevai leggermente Silvia mettendole le mani sotto al culo ed iniziai a pompare. Silvia ansimava, ma rimase abbastanza composta.
Quando non ce la faceva più, si portò il talloni sotto al culetto appoggiando e mani sul mio petto e diventando padrona della situazione e decidendo lei il ritmo della scopata.
Le tettone si muovevano ovunque, quindi le afferrai e le stuzzicai i capezzoli. Chiese: “Ti piace?” Le risposi: “Ovvio! Ho tutte le ragioni per tornare!” “Ma io voglio che torni spesso! Ed anche Alessandro lo vuole!” Continuo per un po’, poi fu esausta fisicamente.
La feci alzare e sedere sul bracciolo e la accompagnai a coricarsi sul divano, in modo da farla ritrovare con il bacino più alto del busto: la penetrai così, gustandomi col mio amichetto ogni cm della sua patatina.
Portandosi le ginocchia al volto, Silvia apprezza e gemeva di ogni colpo ricevuto.
Arrivò di nuovo all’orgasmo, gridando e gemendo.
Le diedi gli ultimi colpi, mi spinse via rimanendo nella stessa posizione: si allargò le natiche e mi disse:
“Un’altra ragione per tornare…”
Estasiato, mi avvicinai e lo spinsi dentro al buchetto delicatamente e a fatica e mano a mano aumentai il ritmo: Silvia era una maestra a succhiare, ma non si rendeva conto di cosa faceva con quel culetto che era come un risucchio continuo per come era stretto ed elastico.
Una volta passati i dolorini iniziali, Silvia iniziò di nuovo a genere ed io, aumentando frequenza e forza dei colpi, le dissi:
“Beh, per come sono stato trattato finora, devo guadagnarmi un invito nel minor tempo possibile!”
Iniziai a stuzzicarle la patatina mentre ci davo dentro al culetto e feci un cenno ad Alessandro, che si era abbastanza ringalluzzito.
Ale le pose il pisello sulla guancia e Silvia ingorda ingoiò.
Continuammo per un po’, ma una volta che Silvia capì che Alessandro era bello duro e che io riuscivo a reggerle, chiese ovviamente ridendo:
“Ma se inzuppiamo cannolo e cannoncino insieme cosa succede?”
Alessandro non aspettava altro, ci staccammo e la aiutammo ad alzarsi, Silvia preferì fare stare Alessandro seduto, si sedette su di lui e si mise l’amico di Ale tra le natiche e lo fece sparire tra le chiappe e subito scherzando: “
Senti quanto il tuo ospite è stato gentile: ti ha spianato la strada…”
Alessandro:
“Adesso ridi stronza ma tra poco ti faremo urlare di nuovo…”
Lei mi guardò a gambe larghe con la patatina che grondava e mi disse scocciata:
“Allora? Mi farete urlare dal piacere??? Ancora?”
Mi avvicinai e iniziai a pompare la patatina, dettavo il ritmo in maniera da farle sentire tutto il “cannoncino” nel culetto o tutto il “cannolo” nella patatina o tutti e due i suoi dolci preferiti insieme.
Ebbe un altro orgasmo… ancora più forte degli altri, gridava, le lacrimavano gli occhi e il mascara e l’ombretto colavano dagli occhi.
Così ci fermammo, lei si girò a cavalcioni verso Alessandro, si impalò la patatina con l’amico di Alessandro, lo abbracciò e mi chiese:
“Inculami!”
Stando a cavalcioni su Alessandro replicammo a parti invertite ciò che era stato fatto prima, ma Silvia, oltre a grondare, iniziò una bella parte di turpiloquio con Alessandro:
“Senti come il tuo ospite mi scopa! Voglio farmi scopare così sempre! Non ne basta uno!”
Dicendo così, Alessandro iniziò a rantolare, ma non feci in tempo a togliermi che venne dentro al preservativo e dentro alla patatina di Silvia.
Silvia nella sua foga, continuava ad ancheggiare e lo lasciava lí sgonfio.
Non era ancora il mio momento però, a furia di mordermi le labbra e di interrompermi, avevo qualche difficoltà.
Quindi Alessandro si tolse dal divano, Silvia era inginocchiata sul tappeto e notando che la mia erezione c’era ancora:
“Fortunatamente gli ospiti gentili se ne vanno sempre all’ultimo!”
Si girò, si mise a quattro zampe e mi disse:
“quanto reggerai ancora?”
Estasiato le feci nuovamente il culetto, ma passato a darle due colpi alla patatina, totalmente deciso a darle un altro orgasmo.
Ci misi un po’, scopandola forte e veloce, cercando un po’ su fianco, un po’ sull’altro, ma alla fine arrivò ancora più forte con la faccia di Silvia affondata sul tappeto.
Oramai esausti e io anche con le palle gonfie che facevano male, Silvia mi disse:
“E la crema??? O c’è qualche altro gusto?”
Inginocchiata, mi prese il cazzo tra le mani e succhiando e segandomi si fece riempire la bocca e le tette di sperma.
Non ancora felice, si tenne il cazzo in bocca pulendolo…
Col cazzo in mano, non più in tiro e l’altra mano a toccarsi il seno, raccogliendo lo sperma e portandoselo alla bocca mi disse sorridendo:
“Giovedì finisco alle 20:00, ceno poi mi servire il dolce alle 21:00. Lo porti tu???”


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