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trio

La scommessa del Toro nella suite (parte2)


di maxpallini
04.11.2026    |    437    |    1 9.4
"Marco le leccò la fica fino a farla venire due volte di fila solo con la bocca, poi la scopò lentamente mentre Alessandro le faceva succhiare le palle e il cazzo..."
Dieci minuti erano passati, ma l’aria nella suite era ancora densa di sesso, saliva e sborra.
Alessandro si era versato un whisky dal minibar, il cazzo ancora semi duro che oscillava pesante tra le cosce mentre camminava nudo per la stanza.
Laura e Marco, ancora inginocchiati sul tappeto, si erano puliti a vicenda con la lingua, leccando via gli ultimi residui bianchi dalle guance e dal mento.
Il sapore salato del bull restava impresso sulle loro bocche. Marco, però, aveva qualcosa di diverso negli occhi.
Non era più solo il marito sottomesso che cercava umiliazione.
Guardava Alessandro, poi Laura, e qualcosa si era acceso.
Si alzò, si avvicinò al bull e, senza dire una parola, gli prese il cazzo ancora umido tra le mani, lo accarezzò lentamente, poi lo portò alla bocca e lo succhiò a fondo, pulendolo con cura.
Alessandro lo guardò divertito.
«Cazzo, cornuto… ti sei già rimesso in ginocchio?», Marco staccò le labbra, una filo di saliva che collegava ancora la sua lingua al glande lucido.
«No. Stasera cambio. Voglio vedere mia moglie distrutta. Voglio aiutarla a prenderlo tutto, finché non regge più. Voglio sentire la sua fica stretta mentre la scopiamo insieme.», Laura alzò lo sguardo, sorpresa, le tette ancora pesanti e i capezzoli duri.
«Marco…?», non fece in tempo a finire la frase.
Alessandro sorrise, un sorriso da predatore, e spinse Marco verso il letto.
«Bravo. Allora lavoriamo insieme. Questa troia stasera non camminerà dritta.»
Presero Laura e la scaraventarono sul materasso di seta nera.
Lei rise nervosamente, ancora convinta che il marito sarebbe rimasto il solito passivo.
Si sbagliava di grosso, Alessandro si mise dietro di lei, le sollevò il culo e le aprì le natiche con le mani grosse.
Marco, invece, si infilò sotto, tra le sue cosce, e cominciò a leccarle la fica ancora gonfia e sporca di sborra e lubrificante.
La lingua del marito entrava e usciva, succhiava il clitoride, mentre Alessandro le spingeva due dita nel culo e le apriva lentamente.
«Guarda come è bagnata» mormorò Marco, la voce roca.
«La fica di mia moglie sta già colando. Vuole cazzi, tanti.», Laura gemette, confusa e eccitata.
«Cazzo… Marco, cosa stai combinando… ahhh…», Alessandro le diede uno schiaffo sonoro sul sedere.
«Sta zitta e godi, troia. Stasera sei nostra.»
Si posizionò e spinse il suo mostro di 24 centimetri dentro la fica di Laura in un colpo solo.
Lei urlò, le unghie che si conficcavano nel lenzuolo.
Il cazzo del bull la riempiva completamente, le pareti tese fino al limite.
Marco non si tirò indietro: mentre Alessandro scopava forte, lui restò sotto e leccava il clitoride e l’asta che entrava e usciva, bagnandosi la faccia di succhi misti.
Le palle di Alessandro sbattevano contro il mento di Marco.
Laura urlava, il corpo scosso da ogni spinta.
«Più forte… cazzo, più forte!», Marco si alzò, si mise di fianco e le infilò due dita in bocca.
«Succhia. Prepara questa bocca, perché tra poco ci entrerò anch’io.», Alessandro la voltò a quattro zampe e continuò a sfondarla da dietro.
Marco si inginocchiò davanti al suo viso e le spinse il cazzo in gola.
Non era più il piccolo cazzo timido di prima: era duro, pulsante, e lo faceva entrare a fondo, tenendole i capelli mentre lei soffocava e gocciolava saliva.
«Guarda che faccia da puttana» disse Alessandro, sbattendola ancora più forte.
«Tuo marito ti sta scopando la gola mentre io ti spacco la fica. Ti piace, vero?», Laura riuscì solo a fare un suono gorgogliante, gli occhi pieni di lacrime di piacere.
Venne di botto, squirtando contro le cosce del bull, il corpo che trema va in modo incontrollabile.
Non le diedero tregua.
Alessandro si sfilò e si sdraiò sulla schiena.
«Sali, troia. Cavalcalo.», Laura obbedì, si infilò il cazzo enorme fino in fondo e cominciò a saltare.
Marco si mise dietro di lei.
Con le mani le aprì le natiche e le spinse la lingua nel culo, leccando e umettando mentre lei cavalcava il bull.
Poi, quando fu abbastanza bagnata, si alzò, si allineò e cominciò a spingere il suo cazzo nel suo buco stretto.
Laura si bloccò, gli occhi sgranati.
«Marco… aspetta… i due insieme… ahhh cazzo è troppo…!», ma Marco non si fermò.
Entrò lentamente, centimetro dopo centimetro, finché non fu completamente dentro.
Ora Laura era piena di entrambi: il mostro di Alessandro nella fica e il cazzo del marito nel culo.
I due uomini cominciarono a muoversi in sincronia, spingendo alternati, poi insieme, la doppia penetrazione la distrusse.
Ogni spinta faceva uscire un urlo rauco dalla sua gola.
Le tette ballavano pesanti, la saliva le colava dal mento, gli occhi rivoltati all’indietro.
«Senti come è stretta» ringhiò Alessandro a Marco.
«Stringe tutti e due. È una macchina da sborra.», Marco le morse la spalla, le mani che le stringevano i fianchi.
«Vieni ancora. Vieni sul nostro cazzo, puttana.
Voglio sentire la tua fica che mi spreme mentre ti scopiamo.», Laura venne di nuovo, più forte della prima volta.
Il corpo le si contrasse violentemente, stringendo entrambi i cazzi al massimo.
Squirtò ancora, bagnando il ventre di Alessandro.
Non ebbe tempo di riprendere fiato: i due uomini continuarono, più veloci, più duri.
Alessandro la sollevò come se non pesasse niente e la tenne sospesa, mentre Marco le entrava ancora nel culo da dietro.
La scoparono in piedi, poi la buttarono di nuovo sul letto a gambe divaricate.
Alessandro le piantò il cazzo in gola fino a farle venire le lacrime, mentre Marco le leccava e le succhiava la fica gonfia e rossa.
Per quasi mezz’ora la suite fu un caos di carne, sudore e insulti.
«Apri di più le gambe, troia.»
«Stringi quel culo, voglio sentirti venire di nuovo.»
«Ingoia tutto, non sprecarne nemmeno una goccia.»
Laura era ridotta a un guazzabuglio di gemiti e convulsioni.
Ogni orgasmo era più forte del precedente.
Le gambe le tremavano in modo incontrollabile.
A un certo punto cercò di chiedere una pausa, ma Marco le tappò la bocca con il cazzo e Alessandro le diede uno schiaffo leggero sulla guancia.
«Niente pause. Stasera ti sfondiamo.»
La misero di nuovo a quattro zampe.
Alessandro le entrò nel culo questa volta, lento e profondo, mentre Marco le scopava la fica dall’altra parte.
La doppia penetrazione li faceva toccare quasi all’interno del suo corpo.
Laura urlava contro il lenzuolo, il viso sfigurato dal piacere.
Quando Alessandro cominciò a gemere più forte, si sfilò e si mise in ginocchio davanti a lei.
Marco la tenne ferma mentre il bull le sborrava in faccia e in bocca, fiotti densi e caldi che le coprivano lingua, guance e fronte.
Subito dopo fu il turno di Marco: si tirò fuori dalla fica di lei e le sparò la sborra sulla lingua già piena, mescolandosi a quella del bull.
Laura li leccò tutti e due, ingoiando, facendola colare sul mento e sulle tette.
Era completamente imbrattata, sudata, il corpo che ancora trema va per gli spasmi.
Ma non era finita.
Alessandro si guardò il cazzo, già di nuovo duro.
«Dieci minuti non bastano.
La suite è nostra fino a domani mattina.», Marco annuì, gli occhi lucidi di lussuria.
Prese Laura tra le braccia e la adagiò di nuovo sul letto, le gambe aperte.
«Ancora. Voglio vederti squirtare finché non reggi più.»
E ricominciarono.
Questa volta furono più metodici, più crudeli nel piacere.
Alessandro le legò i polsi con la cintura dei pantaloni alla testata del letto.
Marco le leccò la fica fino a farla venire due volte di fila solo con la bocca, poi la scopò lentamente mentre Alessandro le faceva succhiare le palle e il cazzo.
La voltarono, la misero a cavalcioni sul viso di Marco perché le leccasse il culo e la fica mentre Alessandro la sfondava da dietro.
Ogni posizione era pensata per farle perdere il controllo.
Laura piangeva di piacere, chiedeva di più e allo stesso tempo di fermarsi, ma i due uomini non ascoltavano.
La scoparono in ogni buco, la costrinsero a venire finché le cosce non le si chiusero da sole per lo sfinimento.
Il suo corpo era un disastro meraviglioso: fica gonfia e rossa, culo aperto e lucido di lubrificante e sborra, viso coperto di saliva e sperma, tette segnate dalle mani e dai morsi.
Verso le tre del mattino, dopo l’ennesimo orgasmo che la lasciò quasi svenuta, Alessandro e Marco si sfilarono e si sedettero ai lati del letto.
Laura era distesa, respirando a fatica, gli occhi socchiusi, un filo di sborra che le colava ancora dall’angolo della bocca.
Marco le accarezzò i capelli, tenero e allo stesso tempo ancora eccitato.
«Hai retto bene, amore.»
Lei riuscì solo a sorridere debolmente.
«Bastardi… tutti e due… non camminerò per una settimana.»
Alessandro rise, basso e soddisfatto, e si versò un altro whisky.
«Allora abbiamo fatto un buon lavoro.»
Si alzò, si avvicinò e le passò il cazzo ancora umido sulle labbra.
«Leccalo. Puliscilo. Poi riposiamo un po’. Ma tra un’ora ricominciamo. Questa notte non è ancora finita.»
Laura obbedì, aprì la bocca e succhiò lentamente, mentre Marco le baciava il collo e le massaggiava i seni.
Fuori dalla vetrata la città continuava a brillare, indifferente.
Dentro la suite, i tre corpi sudati e sazi di sesso si preparavano già al prossimo round.
Marco non era più solo il passivo della prima parte.
Era diventato l’alleato perfetto del bull, e insieme avevano trasformato Laura in una massa tremante di orgasmi e sottomissione volontaria.
E la notte, lunga e nera come le lenzuola, era ancora piena di possibilità.
… continua
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