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trio

La scommessa del Toro nella Suite


di maxpallini
15.06.2026    |    5    |    0 6.0
"Quando fu tutto dentro, Alessandro cominciò a sbattere forte, le palle che sbattevano contro il clitoride di lei..."
Nella lussuosa suite dell’hotel cinque stelle, con vista sulla città illuminata, l’aria era già carica di sesso.
Le luci soffuse, il letto king size con lenzuola di seta nera, un’enorme poltrona di pelle e un minibar ben fornito.
Marco e Laura erano arrivati da mezz’ora, nervosi ed eccitati.
Lui, 38 anni, magro ma con un bel culo sodo, bisex passivo da anni ma sempre più sottomesso.
Lei, 35 anni, tette grosse e sode, culo tondo, una troia nata che adorava vedere il marito umiliato.
Bussarono alla porta.
Entrò lui: Alessandro, il bull. Alto, muscoloso, 42 anni, con un pacco che già si intravedeva nei pantaloni eleganti. Sapeva di essere il re della serata.
«Cazzo, siete proprio una bella coppia di porci» disse con un ghigno, chiudendo la porta.
«Spogliatevi. Voglio vedere che merce ho stasera.»
Laura e Marco obbedirono subito.
Lei rimase con un completino di pizzo nero trasparente, capezzoli duri. Lui in slip, già mezzo duro per l’umiliazione imminente.
Alessandro si tolse la camicia, mostrando addominali scolpiti, poi abbassò i pantaloni.
Il suo cazzo schizzò fuori: un mostro di 24 centimetri, spesso come un polso, venoso, con una cappella grossa e lucida già bagnata di prespermia.
Le palle pesanti pendevano sotto.
«In ginocchio, tutti e due. Facciamo la gara che volevate. Chi succhia meglio questo cazzone vince il primo giro di scopata.»
Laura e Marco si misero in ginocchio sul tappeto morbido, uno accanto all’altra, facce a pochi centimetri da quel palo di carne pulsante.
Iniziò Laura. Afferrò la base con entrambe le mani, perché una sola non bastava, e aprì la bocca.
La sua lingua rosa leccò lentamente dalla base fino alla cappella, girando intorno al glande enorme.
«Mmm, che cazzo buono, grosso e saporito» mormorò prima di spalancare la bocca e ingoiarne metà in un colpo.
Si sentiva il rumore osceno di succhiamento: gluck gluck gluck. La saliva colava copiosa lungo l’asta, bagnandogli le palle.
Laura pompava con la testa, cercando di prenderlo sempre più in fondo, mentre con una mano gli massaggiava i testicoli pesanti.
«Brava troia, ma vediamo il maritino» disse Alessandro ridendo.
Marco, rosso in faccia per l’eccitazione e la vergogna, si avvicinò.
Prese quel cazzo ancora bagnato della saliva della moglie e lo baciò sulla cappella, poi lo leccò come un gelato, dalla punta fino alle palle, infilando la lingua sotto lo scroto.
«Cazzo… è enorme» sussurrò prima di aprire la bocca.
Era più passivo, più sottomesso.
Cercava di prenderlo in gola, soffocando, con gli occhi che lacrimavano, mentre Alessandro gli teneva la testa e spingeva piano.
Gluck gluck anche lui, più rumoroso, più disperato. La saliva gli colava sul mento.
«Cazzo, siete bravi tutti e due. Laura ha più tecnica, ma Marco ha quella faccia da troia passiva che mi fa impazzire. Continuate insieme.»
I due si misero a leccare contemporaneamente: Laura succhiava la cappella gonfia, Marco leccava l’asta e le palle, le loro lingue che si toccavano sul cazzo del bull. Alessandro gemeva, spingendo i fianchi. «Succhiatelo, puttane. Fatemi diventare di marmo.»
Dopo dieci minuti di gara feroce, Alessandro li fece alzare.
«Ora si scopa. Prima la moglie.»
Spinse Laura sul letto a quattro zampe.
Le strappò le mutandine e le infilò due dita nella fica già zuppa.
«Sei bagnata come una cagna in calore.» Poi posizionò la cappella enorme contro le labbra gonfie e spinse.
Laura urlò di piacere e dolore: «Ahhh! Me lo spacchi tutta! Che cazzo grosso di merda!» Centimetro dopo centimetro, quel palo la apriva, le pareti della fica tese al massimo.
Quando fu tutto dentro, Alessandro cominciò a sbattere forte, le palle che sbattevano contro il clitoride di lei.
Plap plap plap. Laura urlava, le tette che ballavano, mentre Marco guardava ipnotizzato, toccandosi il cazzo piccolo.
«Vieni qui, cornuto» ordinò Alessandro. «Lecca dove entro.»
Marco si mise sotto, lingua sulla fica della moglie e sull’asta del bull che entrava e usciva, leccando i succhi misti. Sapeva di fica e di cazzo insieme.
Alessandro lo schiaffeggiò piano con le palle sulla faccia.
Poi cambiò: fece sdraiare Laura sulla schiena, le gambe aperte, e continuò a fotterla in missionario, profondo, mentre Marco le succhiava le tette.
Laura venne due volte, squirtando sulla pancia del bull.
«Ora tocca al passivo» annunciò Alessandro.
Fece mettere Marco a quattro zampe accanto alla moglie.
Gli versò lubrificante sul buco del culo e cominciò a spingere con la cappella.
Marco gemette come una troia: «Piano… è troppo grosso… ahhh cazzo mi spacchi il culo!» Alessandro entrò lentamente, poi sempre più forte, fino a sbattergli le palle contro il culo.
Il cazzo di Marco gocciolava sul lenzuolo senza essere toccato.
Laura guardava, masturbandosi, e ogni tanto baciava il marito sulla bocca mentre veniva inculato.
Alessandro alternava: scopava Laura in piedi, tenendola sollevata, poi tornava su Marco, facendoglielo succhiare tra una posizione e l’altra per pulirlo.
«Leccalo, maritino. Senti il sapore della fica di tua moglie sul mio cazzo.»
Per quasi un’ora la suite fu piena di rumori osceni: schiaffi di carne, gemiti, insulti volgari.
«Prendilo tutto, troia.» «Culo di merda, stringi.» «Sborrami dentro, bull.»
Alla fine Alessandro li mise tutti e due in ginocchio davanti a sé, uno accanto all’altra, facce alzate, lingue fuori.
«Ora vi riempio, puttane.»
Si segò furiosamente quel cazzo mostruoso.
I primi schizzi potenti di sborra calda colpirono Laura in piena faccia: un getto denso sulla fronte, uno sull’occhio, uno nella bocca aperta.
Poi toccò a Marco: fiotti abbondanti sulla guancia, sul naso, sulla lingua.
Il bull continuava a venire, coprendoli entrambi di sperma spesso e bianco.
Quando finì, i due avevano il viso completamente imbrattato.
Alessandro li guardò soddisfatto: «Leccatevi, adesso.»
Laura e Marco si girarono l’uno verso l’altra, lingue che leccavano la sborra del bull dalle guance, dal naso, dalle labbra.
Si baciarono profondamente, mescolando la crema densa nella bocca, ingoiandone un po’ e facendola colare sul mento.
Ridevano, felici, sporchi e soddisfatti.
«Che serata fantastica» disse Laura, leccando l’ultimo filo di sborra dall’angolo della bocca del marito.
Marco annuì, il culo ancora pulsante e il sapore di cazzo in bocca: «Grazie, bull. Torneremo presto.»
Alessandro sorrise, già mezzo duro di nuovo. «La suite è pagata tutta la notte. Riprendiamo tra dieci minuti.»
... continua
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