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QUEL GIORNO A CATANIA…L’EPILOGO


di Membro VIP di Annunci69.it CTGENTLEMAN
23.10.2026    |    263    |    1 4.0
"Ero partito da casa con la curiosità di conoscere una donna con la quale avevo trascorso settimane a conversare..."
Ecco il continuo ma anche la conclusione dell’esperienza vissuta alcuni anni fa.


Il parcheggio delle Capannine

Seconda parte – Quando la trasgressione incontra l’imprevisto

Ci eravamo lasciati alle spalle il Lido Le Piramidi.

Mario continuava a guidare il mio SUV con una disinvoltura crescente. Ormai aveva preso confidenza con il cambio automatico, anche se sospettavo che la sua attenzione fosse rivolta soprattutto a ciò che accadeva sul sedile posteriore.

Sua moglie era accanto a me.

I nostri baci si facevano sempre più appassionati e le ultime tracce dell’imbarazzo iniziale erano ormai un lontano ricordo.

«Amore, dove ci porti?» gli domandò improvvisamente.

Mario sorrise, osservandoci attraverso lo specchietto retrovisore.

«Conosco un posto abbastanza tranquillo, dalle parti delle Capannine.»

«Allora cosa aspetti?» rispose lei, scoppiando a ridere.

Quella donna aveva una spontaneità disarmante. Riusciva a trasformare ogni frase in una provocazione, ogni sguardo in un invito.

E Mario, dal canto suo, sembrava godersi ogni istante di quel viaggio decisamente fuori dall’ordinario.

L’arrivo alle Capannine

Pochi minuti dopo raggiungemmo il parcheggio delle Capannine, alla Playa di Catania.

Il litorale era ancora frequentato, ma nelle zone meno illuminate del parcheggio regnava una tranquillità quasi surreale.

Mario percorse lentamente il piazzale, poi individuò uno spazio appartato.

«Qui può andare?» domandò.

Lei guardò fuori dal finestrino.

«Direi proprio di sì.»

Il motore si spense.

Per qualche secondo rimanemmo in silenzio. Si sentiva soltanto il rumore lontano del traffico e, a tratti, il vento che arrivava dal mare.

Mario si sistemò comodamente sul sedile anteriore, voltandosi verso di noi.

Sua moglie mi prese il viso tra le mani.

«Finalmente siamo arrivati» sussurrò.

Ci baciammo.

Dopo settimane di conversazioni e desideri confessati, quel momento aveva un sapore particolare. Non c’erano più schermi, fotografie o messaggi. Eravamo lì, insieme, a vivere ciò che fino a poche ore prima avevamo soltanto immaginato.

Mario ci osservava, talvolta attraverso lo specchietto, altre volte voltandosi direttamente.

Lei, di tanto in tanto, gli rivolgeva un sorriso malizioso.

La serata stava procedendo esattamente come avevamo sperato.

O almeno così credevamo.

Tre ombre nel parcheggio

Non saprei dire quanto tempo fosse trascorso quando notai un movimento all’esterno.

Inizialmente non vi prestai attenzione.

Poi vidi una sagoma fermarsi a qualche metro dall’automobile.

Subito dopo ne comparve una seconda.

E infine una terza.

Erano tre uomini.

Probabilmente incuriositi dalla presenza del SUV in quella zona appartata, si erano avvicinati cercando di capire cosa stesse accadendo all’interno.

Uno di loro fece qualche passo avanti.

«Mario…» dissi sottovoce.

Lui si voltò.

«Che succede?»

«Mi sa che abbiamo compagnia.»

Guardò attraverso il finestrino e sorrise incredulo.

«Addirittura tre spettatori!»

Sua moglie sollevò lo sguardo.

«Tre?»

«Proprio tre» risposi.

Lei si sistemò i capelli e scoppiò a ridere.

«Ma guarda un po’ che situazione!»

I tre sconosciuti, intanto, erano rimasti a pochi metri dall’automobile. Sembravano indecisi se avvicinarsi ulteriormente oppure allontanarsi.

La situazione era decisamente curiosa.

Eravamo partiti da un bar di Catania per un incontro a tre e adesso, nel parcheggio delle Capannine, ci ritrovavamo con altrettanti spettatori inattesi.

Il marito e gli spettatori inattesi

Fu Mario a prendere l’iniziativa.

Abbassò leggermente il finestrino.

«Buonasera, signori. Cercate qualcuno?»

I tre si guardarono tra loro, evidentemente sorpresi di essere stati notati.

Uno, il più intraprendente, rispose con un sorriso imbarazzato:

«No, niente… stavamo soltanto passando.»

Mario rise.

«E vi siete fermati tutti e tre proprio qui?»

La battuta provocò una risata generale.

Sua moglie si sporse appena in avanti.

«Amore, non metterli in imbarazzo!»

«Io? Ma figurati!»

Mi voltai verso di lei.

«Devo ammettere che tuo marito ha un senso dell’umorismo davvero particolare.»

«Non immagini quanto!» rispose divertita.

A quel punto Mario tornò a rivolgersi agli sconosciuti.

«Signori, nessun problema, ma siamo qui per trascorrere una serata privata. Vi chiederei soltanto di rispettare la nostra tranquillità.»

I tre annuirono.

Uno si scusò, un altro accennò un saluto.

Prima di allontanarsi, il più giovane disse sorridendo:

«Beh, almeno ci avete fatto fare quattro risate!»

«E voi a noi!» replicò Mario.

Li osservammo allontanarsi lentamente verso la parte illuminata del parcheggio.

Una serata da ricordare

Quando tornammo soli, scoppiammo tutti e tre a ridere.

«Questa non me l’aspettavo proprio!» esclamai.

Lei guardò il marito.

«Amore, sei stato fantastico.»

Mario si voltò verso di noi.

«L’importante è che vi siate divertiti. Però, la prossima volta, scegliamo un posto con meno curiosi!»

La sua battuta ci fece ridere nuovamente.

Lei gli tese la mano tra i due sedili anteriori.

Lui gliela strinse, sorridendo.

Poi tornò a guardarmi.

«Allora, Luca… dove eravamo rimasti?»

«Credo che ci abbiano interrotti sul più bello.»

«Già» rispose, avvicinandosi nuovamente.

Fuori, il parcheggio aveva ritrovato la sua tranquillità.

Dentro il SUV, invece, l’atmosfera era tutt’altro che tranquilla.

L’arrivo dei tre sconosciuti aveva aggiunto un episodio imprevedibile a una serata già decisamente particolare.

Ero partito da casa con la curiosità di conoscere una donna con la quale avevo trascorso settimane a conversare.

Mi ero ritrovato, poche ore dopo, sul sedile posteriore della mia automobile, con suo marito davanti e tre perfetti sconosciuti che avevano rischiato di trasformare il nostro incontro privato in uno spettacolo improvvisato.

Ancora oggi, ripensando a quella sera, mi torna in mente soprattutto l’espressione divertita di Mario quando si accorse dei tre guardoni.

E naturalmente quella frase pronunciata da lei, con un sorriso che difficilmente avrei dimenticato:

«Allora, Luca… dove eravamo rimasti?»

Perché, in fondo, la notte alle Capannine non era ancora finita.

E le sorprese, evidentemente, non erano mancate.
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