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SONO MAGGIORENNE ESCI
trio

Relax


di Naturista888
03.03.2026    |    48    |    0 6.0
"Andrea incrociò lo sguardo di lui che guardò nella direzione della mano di lei, poi negli occhi di Andrea, e sorrise..."
La mano di Andrea compì la solita strage.
Le vittime della mattina furono l’orologio, che continuava a suonare in modo ostinato, un pacchetto di fazzoletti, la bottiglia d’acqua, che ovviamente aveva chiuso male e un libro, che, neanche a dirlo, cadde sulla pozza di acqua appena creata.
Le prime volte Andrea si adoperava come un pompiere di fronte ad un principio di incendio, si buttava giù dal letto, rialzava, asciugava, sistemava, cercando di minimizzare gli effetti di quanto avvenuto e promettendosi maggiore ordine nei giorni successivi.
Solo dopo il passaggio in bagno, e a volte anche dopo il caffè, dedicava tempo alla valutazione di quanto accaduto e alla sua sistemazione.
In fondo, l’orologio era subacqueo, la carta del libro si asciuga e comunque dava un che di vissuto alle pagine e la bottiglia, quanto meno, era sempre di plastica.
Andrea andò dritto sotto la doccia e avvolto in un accappatoio puntò la cucina, mise su il caffè, recuperò due biscotti e mentre il profumo della moka cominciava ad inondare cucina e casa si dedicò alla lettura di inutili notizie.
Inutili, soprattutto quella mattina, visto che l’unico impegno in calendario era immergersi in vasche calde, ambienti pieni di profumi e vapore e rilassare ogni muscolo del corpo.
Andrea posò la tazza del caffè e recuperò uno straccio, asciugo’ l’orologio e lo mise al polso, il libro finì sul davanzale della finestra, in attesa che il sole salisse a fare il suo dovere, il pavimento venne velocemente asciugato e la bottiglia rimessa sul tavolino.
Camicia, maglione, pantalone comodo, asics da corsa e giù in macchina, ad un ora dal relax.
Il viaggio andò liscio, poco traffico e nessun intoppo, i chilometri passavano tra un brano alla radio e qualche considerazione di una noia mortale sulla finanziaria in discussione.
Parcheggiò, recuperò il borsone sul sedile passeggero, entrò e dopo aver sbrigato le formalità di rito si ritrovò in acqua.
La grande piscina interna, aveva deciso di iniziare così, mettendosi in una sdraio idromassaggio per abituare il suo corpo alla giornata.
Andrea guardava, con la lentezza di chi ha tante ore davanti, gli altri ospiti che come lui avevano scelto questi piaceri.
Vide tre ragazze, due more e una rossa, chiacchierare rumorosamente alla sua destra, carina, soprattutto la rossa, giovani e chiassose, provo’ ad identificarle, avrebbe scommesso in universitarie che festeggiano un esame andato bene.
Alla sua sinistra una coppia giovane, con lui sorridente immerso fino al collo e lei attaccata al suo braccio.
Ogni volta che andava trovava le stesse situazioni in corpi diversi, questa routine lo rassicurava e lo aiutava a rilassarsi ancora di più.
Decise che era tempo di fare un salto nella sauna e scelse la stanza blu.
Amava quella suana, amava i materiali utilizzati, i profumi che gli si evocavano nella testa, l’ambiente che si creava.
Si mise a sedere, gambe incrociate, in posizione di meditazione, occhi chiusi, pori aperti e staccò da ogni preoccupazione.
Era talmente concentrato su sé stesso che quasi non si accorse dei due ragazzi che entrarono.
Lui, due passi davanti a lei, la guidava verso le panche e si sedettero esattamente di fronte ad Andrea, che aprì appena gli occhi e accennò un cordiale sorriso di circostanza, ma appena gli occhi si aprirono del tutto il suo sorriso si spense.
Andrea guardò la ragazza, il suo occhio nero, i capelli corti, le gambe lunghe, il tatuaggio sulle costole.
Guardò il fisico asciutto e tonico e la immaginò in palestra a lavorare con bilancieri e macchine, guardò la linea perfetta del suo corpo, la pelle nuda, interrotta solo dai pezzi del costume e immaginò il rumore della stoffa quando i nodi venivano sciolti.
Guardò il collo nudo e immaginò il sapore salato che doveva avere la pelle leggermente sudata.
La guardò con la lentezza con cui si gusta un vino rosso invecchiato, cercando di cogliere ogni sfumatura di gusto, di profumo e di colore.
Lei si accorse di come gli occhi del ragazzo che aveva difronte la stessero studiando e accennò un sorriso, contenuto, consapevole e libero.
Sapeva di essere bella, desiderabile, eccitante, e le piaceva.
Si allungò verso il suo uomo e gli sussurrò qualcosa all’orecchio, prima di baciarlo.
Lui sorrise e accolse le labbra di lei nelle sue, le due bocche prima si sfiorarono, come si sfiorano le guance degli amici ai saluti, poi si staccarono, incerte, prima di ritrovarsi, premute, come si bacia la fronte di una persona cara.
Lei gli mise una mano sulla guancia e si staccò, prima di baciarlo nuovamente, prendendo il suo labbro tra i denti e spingendo la lingua dentro la sua bocca.
Lui la accolse, pronto a gustarne il sapore, i movimenti e la pressione.
Il bacio fu lungo, appassionato, bagnato e accompagnato dal resto del corpo, che si muoveva con la naturalezza di chi cosa fare.
Le mani di lei scesero dal viso al collo, la destra proseguì verso il petto, con le dita che ne seguivano il contorno, la sinistra si aprì e tirò verso di lui il suo uomo, come se la sua bocca avesse fame, volesse mangiarlo con l’ingordigia del desiderio.
Le mani di lui invece salivano, dai fianchi alle spalle, esplorando la pelle, solleticandola, sfiorandola, con la leggerezza di chi sa fare eccitare con un sospiro, una parola, un gesto, senza dover stringere troppo.
Le bocche si staccarono e lei sospirò, gettando la testa indietro, lui affondò la bocca sul collo e nel farlo guardò davanti a sé, guardò Andrea che ricambiava in silenzio e gli sorrise.
Andrea era una statua di sale i cui unici movimenti erano le gocce di sudore che scorrevano sul suo corpo.
I ragazzi davanti a lui stavano ballando su una melodia di respiri e bocche, di mani e corpi, un cercarsi, avvicinarsi, staccarsi e ritrovarsi.
Le mani di lei si unirono, entrambe sul petto di lui ed entrambe cominciarono a scendere, lungo gli addominali, fino all’altezza del costume. Andrea seguiva il percorso e si accorse dell’erezione che veniva sfiorata dalle dita.
Le dita di lui, invece, erano più audaci e dirette e scorrevano lungo il corpo di lei senza fermarsi al bordo del costume, ma proseguendo la loro corsa, sopra la stoffa, scendendo più in basso, scendo sul sesso, accarezzandolo, lasciandolo e ritrovandolo.
Ad ogni tocco di questa danza lei stringeva la mano sul corpo di lui, lui invece sorrideva e non si capiva se sorridesse a se stesso, a lei o ad Andrea.
Andrea, a pochi metri da loro, diede un altro segno nella immobilità che lo aveva colpito da qualche minuto.
In quel preciso momento, i due maschi davano segni fisici inequivocabili della loro eccitazione.
Sul livello di eccitazione di lei, invece, non potendo vedere segni di quel tipo, si poteva facilmente immaginare che i movimenti con cui abbandonava la testa indietro, il modo in cui inarcava la schiena e i mugolii di piacere che con sempre maggiore insistenza regalava, si poteva pensare che se le dita di lui non avessero avuto la stoffa del costume a dividerle dal sesso di lei, avrebbero trovato un lago.
Il ballo si interruppe di colpo, appena lui sussurrò qualcosa a lei, che annuì.
Si alzarono, nel farlo lui guardò sorridendo Andrea, dritto negli occhi, lei invece si attaccò a lui, con una urgenza di contatto , una voglia, di sentire il corpo contro un altro corpo, che profumava di sesso.
Fecero dei passi verso la porta e quando furono sul punto di uscire lei si girò verso Andrea e prima gli sorrise, poi alzò un dito nella sua direzione e lo ritrasse, con una lentezza infinita e tutta la sensualità del mondo.
I due si lasciarono dietro alle spalle, Andrea, eccitato, confuso e turbato, si alzò e li seguì, lo fece senza una ragione, guidato dall’istinto, dalla voglia e dall’occhio di lei.
I ragazzi proseguivano adagio, rallentati dai baci che non riuscivano a non darsi, dalle pause che si concedevano per premersi l’uno sull’altra, dalle mani che cercavano di esplorare, scoprire e dare piacere.
Andrea invece proseguiva più deciso e si ritrovò in poco tempo a pochi passi da loro…. Loro, che appena lo sentirono arrivare, appena lo videro vicino, si girarono entrambi e sorrisero.
I ragazzi presero la via degli spogliatoi e da lì entrarono in un bagno.
Andrea, come legato ad un filo, come se la stoffa che legava il costume di lei fosse legata a lui, gli andò dietro e si fermò subito fuori dalla porta del bagno.
Andrea rimase immobile, eccitato e in ascolto, tra lui e loro ci saranno stati circa 40 centimetri e un porta di legno tra loro.
Sentì gemiti e sospiri, sentì il piacere che prendeva forma e si faceva suono, sentì gli sguardi che pochi minuti prima si cercavano farsi corpo e sesso, sentì l’erezione di lui contro il sesso bagnato di lei, sentì tutto fino a che non sentì la porta aprirsi, davanti a lui, e vedette quello che fino a poco prima sentiva.
Andrea entrò, richiudendo la porta dietro di sé e vide lei, in ginocchio, che succhiava lui, in piedi, appoggiato a una parete.
Il cazzo spariva nella bocca, che si appoggiava sulla cappella, come a baciarla, per poi allargarsi mentre avanzava fino a che non lo abbracciava tutto con le sua labbra, mentre una mano accompagnava il movimento della bocca.
Andrea, eccitatissimo e paralizzato, fu svegliato dalla mano libera di lei, che si allungò verso il costume.
Lo vuoi….
Disse lui guardandola dall’alto
Lei annuì senza smettere di succhiarlo.
Lo vuoi da quando lo hai visto nella sauna, l’ho visto che gli guardavi il costume.
A sentire quelle parole il ritmo di lei aumentò, mentre le dita si allungavano verso il costume di Andrea.
Lei cominciò a percorrere anche l’altra erezione, a studiarla, sentirla.
Cominciò ad assaporare un altro maschio prima di possederlo, cercandone le forme e la durezza, sempre più eccitata, sempre più rapita.
Andrea incrociò lo sguardo di lui che guardò nella direzione della mano di lei, poi negli occhi di Andrea, e sorrise.
Andrea si spogliò, liberandosi dal costume che lo comprimeva, lasciando che la mano di lei lo prendesse.
Lei lo strinse e lo avvicinò a sé, tirandolo come si tira un guinzaglio, padrona del suo regno di piacere.
I due maschi si trovarono vicini, entrambi nudi, con il cazzo duro in una mano della ragazza in ginocchio tra di loro, che li guardava, con desiderio, adorazione e complicità.
Lei accolse in bocca Andrea, che sussulto’ al contattato della lingua sulla sua cappella.
Sentì un brivido lungo la schiena mentre lei lo faceva entrare sempre di più in bocca e le gambe stavano per cedergli quando vide lui che si allontanò per mettersi dietro di lei e penetrarla.
Lei lanciò un grido soffocato, costretto a toni minimi dal contesto pubblico.
Avrebbe voluto gridare, urlare di piacere, dare un suono a quanto sentiva ma non poteva , solo il suo corpo, le sue espressioni, potevano esprimere il piacere.
Orgasmi ovattati, silenziosi e forti.
Lei inarco’ leggermente la schiena e oscillava tra i due maschi, ogni colpo che le entrava la spingeva verso Andrea, faceva affondare ancora di più lui nella sua bocca, per poi tornare indietro e assecondare il movimento del suo corpo, del suo bacino, del suo culo, del suo sesso che voleva, pretendeva, pienezza.
Era iniziato un altro ballo, stavolta a tre.
Lui grugniva di piacere a vederla godere, lei gocciolava, sudore, umore, desiderio, lungo le gambe, Andrea chiudeva e apriva gli occhi, tra voglia di venire e voglia di non venire mai.
Poi lui affondò deciso, rimanendo dentro, fermo, tenendola per la vita, piegandosi su di lei, arrivando al suo orecchio, dicendole in un sibilo
…vuoi sentirlo dentro…
Lei non rispose
Vuoi essere scopata dal ragazzo….quanto è che ci pensi
Lei rimase ferma, piena, immobile e in silenzio.
Vuoi sentirlo dentro, tutto, come ora faccio io…
Stavolta lei non resistette, non ebbe la forza di trattenere i decibel del si, che esplose dentro il bagno.
Lui uscì, la fece girare e la tirò a sé, tenendola per il viso e baciandola, poi fece scorrere la bocca di lei , la lingua di lei, lungo il suo corpo, fino a che non raggiunse il sesso e non riprese a succhiarlo.
Lei si piegò in avanti, aprendo le gambe e offrendo se stessa ad Andrea, che appoggiò entrambe le mani sul sedere e la prese.
La penetrò con una voglia animalesca, lasciando ogni inibizione che sino ad allora lo aveva frenato.
Voleva sentire ogni centimetro di lei, del suo corpo, del suo sesso, voleva averla, possederla, godere di questo meraviglioso momento.
Lei gemeva, trattenendo a stento le urla, lui chiudeva gli occhi e Andrea sentiva l’orgasmo salire.
Lei se ne accorse, dal ritmo sempre meno controllato, dalla mani che le scivolavano ovunque, dalla profondità sempre maggiore che cercava, voleva tenerlo dentro fino all’ultimo secondo e farlo esplodere fuori …. Si inarcò, assorbì ancora uno, due, tre volte quel sesso che aveva appena conosciuto e poi lo lasciò fuori, per prenderlo, con una mano, mentre succhiava il suo uomo, e farli venire entrambi.
Sentì il caldo del seme che le cadeva sul petto, sul seno, sul collo, sentì le sue gambe vacillare mentre ondate di piacere la scuotevano dal basso, sentì i ritmi calare, mentre stringeva entrambi con le mani, si godette gli ultimi momenti, gli ultimi attimi, poi lui apri’ la porta, Andrea recuperò il costume, e uscì.
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