Lui & Lei
fine estate
27.08.2025 |
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"La sua mano girava dalla nuca, tirando verso di lei, quando voleva che affondassi tra le sue labbra e la fronte, spingendomi via, quando voleva meno pressione, poi, mentre sulle sue gambe..."
Dopo ferragosto la spiaggia torna ad essere un posto dove rilassarsi.Spariscono le carovane di stranieri, i teli mare non sono più uno attaccato all'altro e puoi goderti un sole meno forte, con un vento leggero addosso che ti rinfresca la pelle mentre aspetti il tramonto.
Nudo, ancora meglio.
A sinistra qualche ragazzo troppo timido per spogliarsi, una coppia giovane, con lei vestita solo di una cintura, tra un piercing all'ombelico e un tribale sull'osso sacro, un paio di anziani con la pelle color bronzo e una donna più addormentata che sveglia.
A destra, una coppia non giovanissima con entrambi immersi nella lettura, due ragazzi ricoperti di tatuaggi mano nella mano e una coppia, giovane, lui alto, occhiali da sole, fisico atletico, lei più bassa, minuta, asciutta.
Sdraiati uno accanto all'altra, nudi, sorridenti, rilassati.
Lui completamente depilato, lei con un filo nero, stretto, curatissimo, che segna un sentiero dal clitoride a metà monte di venere, sei centimetri neri, stretti, cortissimi.
Li guardo, con la curiosità che si confonde al desiderio, che in ogni maschio si accende quando gli occhi gli cadono su un corpo bello, armonioso e curato.
Lui resta estremamente disinvolto e distaccato, lei no, lei ama farsi guardare e sa che non ha solo i miei di occhi addosso.
Sorride a tutti, alternando una parola al compagno, uno sgurdo al mare e un cambio di posizione.
Poi si alzano e vanno in acqua.
Il loro bagno è coerente con il loro comportamente fuori dall'acqua, vicini ma senza troppo contatto, belli ma non erotici, non facevano nulla per attirare attenzioni particolari, anche se inevitabilmente il loro aspetto li portava al centro della scena.
Io non avevo voglia di fare un bagno, l'acqua non era pulita, il caldo non era eccessivo, si stava bene anche senza.
I ragazzi escono e lei mi guarda passando, prima negli occhi, poi in basso, poi di nuovo negli occhi.
Si siedono e lui comincia ad asciugarla, non avvolgendola nell'accappatoio, ma tamponandola, con delicatezza, punto per punto e lei, sempre più centro di gravità della spiaggia, tirava la testa indietro per farsi asciugare il collo, allargava le ginocchia per fare spazio sull'interno coscia, inarcava la schiena per aiutare le operazioni.
Il ragazzo, una volta terminata questa danza a metà tra il prendersi cura di qualcuno e il prendersi un antipasto del suo corpo, si alza dirigendosi verso la pineta.
Lei, rimasta sola, asciutta e in posa, gira lo sguardo verso di me e sorride.
Sorride compiaciuta vedendo un principio di erezione, segno inequivocabile di un apprezzamento, quasi incoscio, animalesco, incontrollato.
Non mi piace, trovo poco rispettoso, inadatto alla sitazione, avere un erezione in un luogo pubblico, però non riuscivo a controllare e il sorriso malizioso di lei non ha sicuramente aiutato.
Il ragazzo torna, si siede, lei si volta verso di lui, gli sussurra qualcosa, si girano entrambi verso di me, sorridono e ricominciano a parlare tra di loro.
Il solo scendeva verso un tramonto rosso, fresco e ventilato, era tempo di andare e i ragazzi si alzarono, si vestirono e presero la via del parcheggio.
Io seguii il loro esempio, attratti magneticamente da lei e mi incamminai verso la macchina.
Tra il parcheggio e la spiaggia corre una pineta, non molto larga ma sufficentemente spaziosa e fitta per poter fare tre cose, camminare con un pò di fresco e di ombra, perdersi e imboscarsi.
A circa metà cammino i ragazzi si voltarono, videro che oltre a me non c'era nessuno e sterzarono bruscamente dietro degli arbusti, sparendo dalla mia visuale.
Pochi metri dopo li sentii, più che vederli, gemiti e baci alternati a sospiri, girai la testa nella direzione del suono e incrociai gli occhiali da sole del ragazzo che fece segno di avvicinarmi.
Appena li raggiunsi lei mi fece inginocchiare e si appoggiò a lui, che la sosteneva standole dietro.
In quella posizione, con me in ginocchio, allungò la sua mano sulla mia testa e la spinse tra le sue gambe, aperte e leggermente piegate.
Lui, da dietro, la abbracciava, dandole sostegno, come fosse sdraiata e aiutandola a muoversi.
Il suo sesso era salato, bagnato di mare e di lei, il filo nero era a un centimetro dalle mie labbra e lo sfioravo ogni volta che la mia lingua finiva il percorso dalle labbra al clitoride.
La sua mano girava dalla nuca, tirando verso di lei, quando voleva che affondassi tra le sue labbra e la fronte, spingendomi via, quando voleva meno pressione, poi, mentre sulle sue gambe cominciavano a formarsi piccole righe bagnate che si perdevano fino a terra, mi spinse via e mi fece alzare.
Lei si girò, piegandosi in avanti, non più appoggiata ma rivolta verso il suo ragazzo e cominciò a succhiarlo, mentre con l'altra mano prese il mio cazzo e se lo portò dentro di lei.
Me lo stringeva con la mano quasi a dettarmi il ritmo, a volte piano, soprattutto quando la sua bocca era completamente piena del cazzo del suo ragazzo, a volte velocemente, quando se lo levava dalla bocca e lo menava violentemente.
Lui non parlava, non gemeva e dietro ai suoi occhiali da sole non faceva trapelare nulla, lei quando aveva la bocca vuota accompagnava ogni affondo con un sospiro forte.
Io stavo perdendo il controllo, le strinsi il culo con le mani e le mie spinte si facevano sempre più profonde e forti, volevo possederla, farle sentire il peso del mio corpo, così più grande rispetto al mio, farle sentire la penetrazione più profonda, più intensa.
Lei si accorse della maggiore forza, della frequenza e dell'intensità e mi lasciò spingere per qualche minuto e poi uscì, scivolò fuori, verso il suo ragazzo.
Ancora una volta si girò, dando la schiena a lui, che però non la sorreggeva, anzi, si piego e cominciò a toccarla, con due, tre dita.
Lei si allungò su di me e lo prese in bocca, tenendomi con una mano le palle e toccandosi il seno con l'altra.
Lui cominciò a toccarle anche il culo e infilò due dita anche li, portandole via il fiato, lei ansimò e smise di succhiarmi, ma fu solo per un secondo, si ricompose e riprese, più forte, alternando alle labbra su e giù lungo l'asta la lingua intorno alla mia cappella.
Lui spingeva dentro di lei con entrambe le mani, lei, sempre più persa nel piacere, aumentava la velocità e appena capì che stavo per venire smise di succhiarmi e me lo cominciò a menare verso le sue tette, urlando di piacere alla mia esplosione.
Le schizzai due volte sulle tette, poi lei abbassò e i successivi schizzi andaro sulla sua pancia, mi strinse fino all'ultima goccia accompagnando ogni volta con un gemito compiaciuto.
Poi si girò verso di lui, lo baciò ed andarono via.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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