trio
Il piacere condiviso capitolo finale
Sfumaturedisesso
06.06.2026 |
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"Era una visione di puro sfacelo erotico, una bomba biologica: lo sperma denso, mescolato al fluido del suo squirt violento, le colava da ogni parte, uscendo a fiotti densi dalla fica e dall'ano, ..."
...Il tragitto in auto verso la villa di Marco fu un concentrato di tensione erotica pura, quasi asfissiante. Erika non si era pulita; il seme di Marco, denso e vischioso, si era asciugato sul suo collo e sul décolleté come un marchio d'infamia invisibile per gli estranei, ma fin troppo eccitante per i tre uomini che la circondavano. Leo guidava con una mano sul volante e l'altra infilata direttamente tra le gambe della moglie, affondando le dita nelle sue mutandine: era letteralmente inzuppata, un fiume di succhi caldi che testimoniava la sua sottomissione.Appena arrivati Marco fece strada e, senza preavviso, sferrò un rumoroso e violentissimo ceffone sulla natica nuda di Erika, facendola sussultare. Lei emise un gemito compiaciuto, accettando quel battesimo della carne che gridava agli altri che oramai era una sua proprietà. Appena varcata la soglia, l'atmosfera della casa confermò la prima impressione: il tipico covo di un single d'alto bordo, un vero e proprio santuario profano adibito all'uso e al consumo delle proprie troie.
Non ci fu nemmeno il tempo di versare il vino promesso. Marco e Stefano la spinsero senza tanti complimenti sul grande divano in pelle al centro del salone. Leo si posizionò sulla poltrona di fronte, accendendo un sigaro; lo sguardo fisso sul sesso della moglie, si preparò a godersi lo spettacolo della sua donna, ormai completamente consegnata e ridotta a carne da macello per i suoi due stalloni.
Stefano e Marco si avventarono ai lati di Erika, schiacciandola in una morsa di muscoli, calore e odore di maschio. Senza dire una parola, quattro mani grandi e impazienti le strapparono quasi l'abito verde smeraldo, tirandolo su fin sopra la vita. Stefano le artigliava le cosce con forza, lasciando i segni delle dita, mentre la mano esperta di Marco andò dritta al centro della sua intimità, trovandola spalancata, bollente e pulsante di brama. Erika cacciò un urlo acuto quando Marco le conficcò due dita dentro fino alle nocche, iniziando a pomparla con un ritmo brutale, mentre Stefano le afferrava i capelli, tirandole la testa all'indietro per stamparle sulla bocca un bacio selvaggio e viscido, che sapeva ancora del seme del suo socio.
I due uomini si alternavano sul suo corpo con una coordinazione animalesca. Mentre Stefano le divorava il collo lasciandole lividi violacei, Marco le lacerò la scollatura per liberare i seni turgidi. Con le labbra e i denti, i due iniziarono a morderle e torturarle i capezzoli durissimi, prima con foga e poi con una violenza che fece inarcare la schiena a Erika, persa in un delirio diviso tra il dolore delizioso e il piacere più cieco.
Poi, mentre Stefano la teneva bloccata per le spalle schiacciandole la bocca con le proprie dita per soffocarne i gridi, Marco scivolò giù dal divano. Si inginocchiò sul tappeto, le aprì le gambe a compasso fino al limite dell'articolazione e affondò la faccia direttamente nella sua fica bagnata. La lingua di Marco era implacabile, dura: frustava il clitoride con colpi rapidi, bagnati e rumorosi, sollevando il bacino di Erika dal divano a ogni guizzo, mentre i succhi gastrici e umori di lei gli colavano a fiumi sul mento e sul collo. Oramai Erika non era più una donna: era un puro oggetto sessuale sacrificato ai desideri dei due amici.
"Portiamola a letto, sta troia, che la sfondo," ringhiò Stefano, con la voce roca e il cazzo che ormai premeva contro i pantaloni.
I due la sollevarono di peso, come carne da macello. Erika, completamente nuda, bagnata di bava e umori, con la testa che le girava per l'estasi e l'iperventilazione, si ritrovò sul King Size della camera padronale. Leo li seguì a passo lento, posizionandosi ai piedi del letto, tenendo in mano il suo sesso durissimo, venato e pulsante, che aspettava solo il colpo di grazia.
Sul letto fu un'orgia di posizioni estreme. Erika fu girata, piegata, messa carponi con il sedere alto, sollevata a peso morto. Ma il culmine della perversione si raggiunse quando Stefano e Marco decisero di prenderla contemporaneamente nei due buchi.
Marco si posizionò dietro di lei. Senza usare lubrificanti se non la bava e gli stessi umori della fica di lei, puntò all'anello stretto e rosa del suo culo; nel frattempo Stefano si mise davanti, premendo la testa del suo cazzo contro la fica già dilatata. Con una spinta simultanea, brutale e profonda, la penetrarono insieme. Erika lanciò un urlo disperato, un verso puramente animale che squarciò la stanza: era letteralmente spaccata in due, riempita fino all'inverosimile. Il cazzo enorme di Stefano le arava la fica, mentre quello di Marco le devastava il culo con colpi implacabili e sordi. La carne sbatteva contro la carne in un ritmo assordante di schiaffi e gemiti.
In quel momento di sottomissione totale e degradante, Leo si tese sul letto, portando la sua verga pulsante a pochi centimetri dalle labbra di sua moglie. Erika, nonostante fosse posseduta e lacerata in ogni orifizio inferiore, cercò gli occhi del marito per trovare un punto di ancoraggio. Aprì la bocca e inghiottì interamente il cazzo di Leo fino in gola, iniziando a succhiarlo con una foga disperata, quasi soffocando, trovando in quell'atto la forza per sopportare la doppia penetrazione. Era il quadro perfetto della depravazione: la bocca occupata a dare piacere al marito, mentre il resto del corpo veniva violentemente diviso e violentato dai due soci.
Il calore nella stanza era diventato soffocante, l'aria sapeva solo di sesso, sudore e sperma. Erika era completamente aperta, ridotta a un involucro di carne, con le pareti dei suoi canali che stringevano i tre membri in una morsa frenetica e involontaria. I tre uomini erano ormai al limite del non ritorno.
"Sto venendo! PUTTANA! Ti riempio di sborra!" urlò uno di loro, ma per Erika, nel delirio dei sensi e con la faccia schiacciata sul materasso, era impossibile capire chi stesse parlando. Un secondo dopo, l'altro, con la voce rotta dal piacere, esclamò: "Sto per svuotarmi le palle nel tuo culo, troia!"
Fu un’esecuzione simultanea e spietata. Leo si sfilò dalla sua bocca all'ultimo millisecondo, inondandole il viso, gli occhi, le guance e le labbra di fiotti caldi, densi e biancastri. Nello stesso istante, i due uomini dentro di lei esplosero. Uno scaricò un fiume di seme bollente nel profondo dell'utero, mentre l'altro riempì il suo retto fino all'orlo, facendola sussultare e contrarre a ogni pulsazione della venata.
Quando finalmente si scostarono, Erika rimase immobile, supina sul letto, con le gambe ancora spalancate, tremanti e incapaci di chiudersi. Era una visione di puro sfacelo erotico, una bomba biologica: lo sperma denso, mescolato al fluido del suo squirt violento, le colava da ogni parte, uscendo a fiotti densi dalla fica e dall'ano, creando una pozza viscida sul lenzuolo, mentre sul viso aveva la maschera bianca e appiccicosa del seme di suo marito che le colava fin dentro i capelli.
A quel punto, tutti e tre si misero in fila con il cazzo moscio e sporco vicino alla sua bocca, ordinandole di pulirli. Erika, con totale devozione, finì in modo impeccabile e minuzioso di leccare ogni singolo membro, ripulendoli da tutti gli umori, inghiottendo ogni rimasuglio. Finalmente si accasciò, sentendosi distrutta, svuotata, ma soprattutto fiera... Fiera di aver fatto godere il suo uomo oltre ogni limite, ma fiera anche che Stefano e Marco l'avessero usata come una vera cagna, rendendola — se mai ce ne fosse stato ancora bisogno — la loro puttana preferita.
Leo si sdraiò accanto a lei, accarezzandole il ventre visibilmente gonfio, teso e pieno del seme caldo dei tre uomini, mentre Stefano e Marco, ansimanti e nudi, guardavano quel corpo abusato con orgoglio maschile.
"Marco — disse Stefano, pulendosi il sudore — di' la verità... quante troie ti sei girato in questa casa? Sarai felice di aggiungere Erika alla tua collezione di cagne."
"Assolutamente, Stefano, hai ragione... Ma una troia così sottomessa e vogliosa le batte tutte!" E rivolgendosi a Leo invece disse "Ogni tanto la tua puttana però me la devi prestare" E giù grosse risate di trionfo.
La serata continuó così come era iniziata e li convinse, marchiandoli a fuoco, che il confine tra amore, possesso e sottomissione totale era stato cancellato per sempre in quella notte di pura perversione senza regole.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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