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trio

Tra Le Sue Lingue


di Membro VIP di Annunci69.it CpMamo33
18.05.2025    |    493    |    9 9.8
"Guascone la prendeva per i fianchi, la guardava negli occhi, le parlava sottovoce come un amante antico..."
L’atmosfera della stanza era impregnata di quella strana elettricità che precede i momenti più intensi. La luce era morbida, dorata, e disegnava i profili dei corpi come un pennello su una tela ancora umida. Lucia era sdraiata sul letto, con addosso solo un accenno di seta nera che lasciava poco all'immaginazione. I suoi occhi, pur stanchi, brillavano di quella lucida impazienza che conoscevo bene: era pronta, anche se non se lo aspettava.

Io ero seduto accanto a lei, con il cuore che batteva in sincronia col suo respiro. Le sfioravo il fianco lentamente, come per dirle "ci sono". E lei mi rispondeva con piccoli movimenti, con un sussurro nel respiro, con quella voglia di abbandonarsi che avevamo coltivato per giorni.

Quando Guascone varcò la soglia, l’aria cambiò. La sua presenza era sicura, intensa, ma mai invadente. Il suo sguardo si posò su Lucia con una naturalezza disarmante, e subito dopo si rivolse a me, come a chiedere il consenso silenzioso che già gli avevamo accordato. Non servivano parole. Il gioco era iniziato.

Guascone si avvicinò a lei con la grazia di chi sa usare le parole anche quando non parla. Le mani iniziarono a esplorarla, lente, precise. Le sue labbra trovarono il collo di Lucia, mentre io le accarezzavo il ventre, la guardavo sciogliersi tra due attenzioni così diverse ma perfettamente sincronizzate. Era come se il suo corpo avesse atteso da sempre quel momento. Lei si inarcava piano, lasciandosi guidare, respirando profondamente come per trattenere dentro ogni sensazione.

La prima lingua fu la sua. Quella reale, umida, calda. Si posò tra le cosce di Lucia con lentezza crudele, alternando circoli, pressione, attese. Lucia emise un primo gemito – uno di quelli bassi, profondi, quasi sorpresi. La sua mano cercò la mia, e io gliela strinsi mentre guardavo ogni muscolo del suo corpo vibrare.

Guascone la stava leggendo come un poema erotico: ogni parola era un tocco, ogni verso una carezza, ogni strofa un’onda che si infrangeva tra le sue gambe. Lucia gemeva più forte ora, e io sentivo crescere dentro di me un misto di desiderio e orgoglio. Vederla godere così – così completamente – era un’esperienza inebriante. La stavo offrendo e al tempo stesso custodendo.

Quando mi posizionai dietro di lei, la presi con dolce fermezza, sentendo il suo corpo aprirsi al mio. Lei mi accolse con un gemito spezzato e un fremito che la attraversò da capo a piedi. Guascone era davanti, le baciava i seni, il collo, la guardava con occhi carichi di lussuria e adorazione. E poi, lentamente, entrò anche lui.

La doppia. La nostra prima volta.

Lucia era lì, tra noi due, sospesa in uno spazio in cui il tempo non esisteva. Le nostre spinte erano un’onda alternata, calibrata, profonda. Lei urlava, piangeva quasi, rideva tra un orgasmo e l’altro. Le sue mani ci cercavano, ci graffiavano, ci accarezzavano. Il suo corpo si tendeva, si apriva, si contraeva, come se stesse scoprendo nuovi confini del piacere.

Io le baciavo la schiena, le dicevo parole che solo lei poteva capire. Guascone la prendeva per i fianchi, la guardava negli occhi, le parlava sottovoce come un amante antico. E lei godeva. Come mai prima. Senza filtri, senza barriere, senza più pudore.

Veniva. Una, due, tre volte. E ogni volta il suo corpo cedeva e poi si riprendeva, come un'onda che non vuole mai spegnersi. Le sue lacrime si mescolavano al sudore, ai respiri, al nostro seme. Era nostra, eppure libera.

Quando finalmente ci lasciammo cadere accanto a lei, Lucia era distesa tra i nostri corpi esausti. I suoi occhi erano chiusi, il sorriso aperto. Le accarezzai i capelli, la baciai sulla fronte. Guascone le prese la mano e la baciò anche lui, con dolcezza.

In quel momento non c’era nessuna gelosia, nessuna insicurezza. Solo amore. Solo complicità. Solo la consapevolezza che insieme avevamo vissuto qualcosa di irripetibile. Un rito, un’offerta, un dono.

Lucia si voltò verso di me e sussurrò: “Non mi sono mai sentita così viva.”

Ed era vero.
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