trio
La maestra di sci
23.05.2026 |
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"Mi guardarono entrambi, stupiti dalle mie parole, ad occhi sgranati, come se avessero visto un fantasma, mentre mi stavo interrogando anche io da solo su quello che avevo appena detto..."
Odio l’ultimo dell’anno.Ma un odio forte, fin da quando ero un ragazzo.
Col passare degli anni questo sentimento si sta affievolendo, ma rimane ancora ben presente in me, ed ogni anno cerco motivi nuovi per sfuggire a questo evento.
Elisa, mia moglie lo sa e cerca di assecondarmi il più possibile.
Abbiamo fatto viaggi un po’ dappertutto, mete esotiche, calde, ogni cosa che potesse farmi dimenticare che giorno fosse.
Quell’anno però a causa del pochissimo tempo concessoci dai rispettivi impegni lavorativi non eravamo potuti andare molto lontano, quindi avevamo deciso per la classica settimana bianca.
Dopo vari "questo si... quello no", decidemmo per un hotel in Alto Adige, molto bello con spa interna e vicinissimo alle piste da sci.
A dire il vero, eravamo un pochino arrugginiti sulle piste e dopo una prima giornata, diciamo, molto intensa, decidemmo per il giorno seguente di prendere un maestro di sci per rispolverare la tecnica giusta e stancarci il meno possibile cercando di divertirci di più.
Per lenire le fatiche del giorno, nel tardo pomeriggio ci concedemmo una sauna che, come tradizione altoatesina vuole, facemmo nudi.
Sarò anche di parte, ma mia moglie è veramente bellissima.
E’ bionda, ha i capelli appena sotto le spalle, occhi verdi, una bella quarta piena e soprattutto sostenuta, un bel fisico da quarantenne in piena forma con un culo meraviglioso.
Tiene moltissimo al suo corpo ed al suo aspetto, motivo per cui è anche perfettamente depilata.
Gli sguardi degli uomini presenti in sauna si concentrarono su di lei quando si tolse il telo bianco di dosso e un paio di loro si dovettero coprire le zone intime per evidenti principi di erezione.
Un occhietto ed un sorriso complice appena accennato verso di me e poi si sdraiò a godersi il calore forte e penetrante della sauna, e gli sguardi degli astanti.
Alla reception dell’hotel ci dissero che, se avessimo voluto, non sarebbe stato necessario andare presso qualche scuola di sci perché l’albergo disponeva di una sua insegnante convenzionata e potevamo prenotare la lezione direttamente li, e così facemmo.
La neve compatta brillava sotto il sole, i luccichii dei brillantini sulla neve colpivano direttamente gli occhi. Intorno a noi gente che andava e veniva sugli sci e poco più in la, seduti comodamente nel dehor del bar sulle piste, in ogni tavolino varie persone erano alle prese con una tarda colazione o con un aperitivo, ma tutti rivolti verso il sole a bearsi dei suoi raggi e del suo calore freddo.
L’appuntamento era alle 11, noi eravamo li già qualche minuto prima quando arrivò lei.
Allora, diciamo che la tuta da sci maschera abbastanza bene le forme, ma quando ci sono ci sono, ed io da bravo maschietto le stavo facendo i raggi x man mano che si avvicinava a noi.
Una bella bocca, begli occhi, capelli castani tenuti fermi da una fascia termica e con una bella coda di cavallo.
“Siete Elisa e Claudio… immagino… io sono la vostra maestra per oggi, piacere Silvia” disse dopo un live sussulto iniziale.
Era una maestra brava e paziente e le due ore con lei trascorsero molto velocemente, ci piacque tanto, così che prenotammo una lezione anche per l’indomani.
Aveva un nonsochè di conosciuto, sia io che Elisa avevamo avuto un dejà vu, quando si era presentata.
Quell’”immagino” e poi quell’incertezza nella sua presentazione, era come fosse stato buttato li all’improvviso per evitare di dire qualcos’altro.
Comunque continuammo la giornata seguendo i suoi insegnamenti ed effettivamente la sera eravamo molto meno stanchi della precedente.
La mattina dopo, al successivo appuntamento, la sensazione di averla già vista da qualche parte oltre che confermarsi si era anche rafforzata, quegli occhi… avevano un taglio particolare, entrambi concordavamo sul fatto di averli già visti, ma dove ?
A fine lezione le chiesi se non ci fossimo già visti da qualche parte, e lei con un sorrisetto malizioso rispose “…forse…”
Non smettevamo di pensarci, soprattutto Elisa.
Dopocena al bar dell’hotel ci venne incontro sorridendo, alloggiava li anche lei, nelle stanzette del sottotetto riservate al personale di servizio, e tra un drink e l’altro la serata passò in modo molto piacevole,.
Vederla vestita da sera era tutta un’altra cosa rispetto alla tuta da sci; se mia moglie è bellissima anche Silvia non scherzava, un pezzo di figa della madonna, aveva un vestito scuro con uno spacco laterale che metteva in mostra una gamba fino alla coscia, capelli sciolti, lisci, tenuti dietro un’orecchio da una parte e un filo di trucco che metteva in risalto i suoi bellissimi lineamenti.
Mi stava facendo effetto ed Elisa se ne era accorta.
Ma dove ci fossimo conosciuti, perché ormai era certo che era così, non riuscivamo a farcelo venire in mente.
Nel bel mezzo della notte, dopo la fantastica scopata che ci eravamo appena fatti fantasticando un po’ sui tipi in sauna e un po’ su Silvia, sentì Elisa che si alzò di scatto seduta sul letto gridando “Silvanooo”
“Claudio, Claudioo, Clà… Silvia è Silvano, ne sono certa, è lui, è lui.. gli occhi non mentono”.
Silvano era stato un mio carissimo amico, il migliore amico, fino circa a vent’anni.
Cresciuti insieme fin da piccolissimi, a scuola insieme, le prime cazzate insieme, tutto sempre insieme, inseparabili.
Non so se chiamarle esperienze gay o tempeste ormonali dovute all’adolescenza ma verso i 13-14 anni ci facemmo anche qualche sega a vicenda guardando le riviste porno dell’epoca.
Ricordo seduti sul divano di casa sua, quando i suoi non erano a casa, con la rivista sul tavolino io segavo lui e lui me.
Poi questa cosa finì quando ci concentrammo sulle ragazze; anzi, io mi concentrai sulle ragazze, lui continuò a frequentare ragazzi scegliendo una strada diversa, anche se non disdegnava qualche ragazza a spot.
A me ne piaceva una in particolare, ne ero innamorato, ma innamorato cotto, vedevo solo lei.
La sera di un ultimo dell’anno, Silvano ed io andammo ad una festa dove c’era anche lei, Elisa.
Non mi pareva vero, la ragazza dei miei sogni era li, avevo il cuore a mille.
Avevo fatto di tutto per piacerle e stare con lei, purtroppo inutilmente, mi considerava si, ma solo come amico.
E adesso lei era li, alla stessa festa dove ero io, non mi sembrava possibile, tanto era bello.
Poi… ad un certo punto della serata non la vidi più, cercai Silvano per chiedere se l’avesse vista ma nulla…era sparito anche lui.
Tornai a casa solo verso le 4 di mattina.
Il giorno stesso, il pomeriggio del primo dell’anno, Silvano ed io ci vedemmo, mi confidò che l’aveva portata a casa sua ed avevano fatto l’amore, che lei era vergine e che era stata la sua prima volta, credendo di farmi piacere, scese perfino nei particolari.
Mi salì un calore nelle vene indescrivibile, il sangue agli occhi… la “mia” Elisa… ti sei scopato la “mia” Elisa… era vergine… ti rendi conto… vergine… avrei voluto tanto essere stato io il primo, e l’unico…avrei voluto essere io il suo momento magico, il nostro momento magico…lo sognavo da sempre… me l’hai portata via… e sei pure finocchio… sparisci da qui non farti più vedere, mai più, mai più.
Non ti perdonerò mai.
Ero troppo innamorato per passare sopra ad una cosa del genere, purtroppo poi la cosa non finì li, ed Elisa e Silvano si misero anche insieme per qualche tempo, nonostante l’attrazione di lui per il suo stesso sesso.
La cosa durò cinque o sei mesi circa, poi Silvano di punto in bianco sparì, nel nulla.
Lei disse che i suoi genitori sapevano dov’era ma Silvano aveva chiesto di non dire niente a nessuno, solamente che stava bene e di non preoccuparsi più per lui.
Essendo stato il suo migliore amico fino a pochi mesi prima, Elisa venne a chiedere anche a me, era triste, piangeva, si era innamorata di Silvano.
Forse approfittandomene, forse perché il mio amore per lei non era mai passato, le seppi dare conforto nel modo giusto e un passo dopo l’altro arrivammo a fidanzarci e poi a sposarci.
Credo comunque che il mio odio per l’ultimo dell’anno dipenda dagli eventi di quella sera.
Dovrei farmi vedere da uno bravo.
Nel dormiveglia le risposi “Silvano ? Eli, ma cosa stai dicendo ?”
“Silvia è Silvano ti dico, è lei… è lui.. sono passati vent’anni ma ne sono certa, è lui, è lui…vieni che andiamo nella sua stanza”
Era di un agitato che non stava più nella pelle, quasi tremava.
“Eli.. ma ragiona.. sono le due e mezza, non possiamo andare nel cuore della notte a svegliare una donna in camera sua dicendole che vent’anni fa era un nostro amico.. dai…su”
“Senti Clà, io ci vado e la sveglio, devo risolvere questa cosa”
Non si vestì neanche, si infilò l’accappatoio ancora mezzo bagnato dalla doccia della sera prima e uscì, non potei fare altro che fare la stessa cosa e seguirla.
La sera precedente l’avevamo vista prendere la chiave della sua stanza, quindi sapevamo dove andare.
Giunti davanti alla sua porta sentimmo dei passi, quando Elisa bussò, Silvia era già li pronta ad aprire.
“Ce ne avete messo di tempo, venite, vi stavo aspettand..”
Elisa non la fece finire di parlare che le mollò uno schiaffone all’improvviso, così forte da fare eco nel corridoio.
Silvia per tutta risposta l’abbracciò, stretta, e mia moglie ricambiò l’abbraccio tremando come una foglia.
Poi Silvia si rivolse a me con un semplice “Ciao Clà”
Il sereno del giorno prima aveva lasciato il posto ad un tempo ben più brutto, aveva iniziato a nevicare già mentre stavamo cenando e poi si era alzato il vento, forte, poi sempre più forte, si stava scatenando una vera tormenta.
I rumori sul tetto erano fortissimi, il vento fischiava all’impazzata, sembrava ululasse, e la neve scendeva in modo incontrollato seguendo vorticosamente le correnti.
Nella stanza, attrezzata con un piccolo cucinino, invece c’era un bel tepore.
“Metto su un caffè” ci disse “ che ne abbiamo di cose da raccontarci”
Ci parlò della sua fuga dell’epoca, non si sentiva più in armonia con se stesso, con il proprio corpo, sentiva qualcosa dentro che gli faceva capire di non essere quello che era.
Il suo rimorso per avermi soffiato la ragazza, lo stare con lei lo faceva sentire ancor più strano, inadeguato, le sue sensazioni, aveva chiesto ai suoi genitori di non dire nulla proprio per far si che Elisa non lo cercasse, per fare in modo di darmi una seconda possibilità con lei.
Ci raccontò del lungo e difficile percorso fisico e psicologico che aveva dovuto sostenere per arrivare fin li, e non era ancora finita.
Fino ad allora non se l’era sentita di subire l’asportazione del pene, ma ora si era decisa.
Da li ad un paio di mesi avrebbe dovuto sostenere l’operazione per diventare una donna a tutti gli effetti.
Silvia continuò “Ho combinato proprio un bel casino eh quella sera, Clà lo so cosa pensi e mi dispiace tantissimo; Eli Vogli che tu sappia che sei stata l’ultima donna con cui sono stato, non è più successo da vent’anni a questa parte.”
Elisa la interruppe “Casino ? Tu non hai combinato proprio nessun casino Silvano”.
“Silvia” lo corresse lei “ora sono Silvia”
“Senti Silvia, quella sera se non avessi voluto non ci sarei venuta con te, lo sapevo fin da quando siamo usciti dalla festa cosa sarebbe successo, io ero innamorata di te anche se non te ne eri reso conto; la tua dolcezza, i tuoi modi gentili, il tuo essere, sono stata io a voler perdere la verginità con te, non devi sentirti responsabile di nulla”
Dicendo queste parole mi guardò arrossendo, ma erano cose che io già sapevo perché ai tempi si era confidata con me.
“Adesso amo mio marito più di ogni altra cosa al mondo, ma all’epoca il mio sentimento era per te” disse quasi tutta d’un fiato in tono vagamente stizzoso, poi la sua voce si addolcì “ma davvero dopo di me non sei stata con nessun’altra donna ?”
Mi sentivo un po’ come una persona di troppo in quel frangente, una strana sensazione.
“Pensa invece che io ero innamorato di Claudio all’epoca” disse Silvia “ già dai tempi delle superiori, ma non avevo mai trovato il coraggio di dirglielo” mentre diceva queste cose ad Elisa guardava me dritto negli occhi.
“Oh ! questo si che adesso è un bel casino” dicemmo quasi all’unisono tutti e tre
“Mi toglieranno il pisello tra meno di un mese, si è vero Eli, dopo di te più nessuna, e se dovessi stare l’ultima volta con una donna vorrei tanto che fossi tu”
“E sia” dissi intervenendo nel discorso “almeno questa volta ci sarò anche io, magari in tre è anche divertente”
No, correggo quello che ho detto prima, non mi serve uno bravo, me ne serve uno bravissimo; però questo pensiero del sesso a tre e vedere mia moglie scopata da un suo ex lo trovavo eccitantissimo.
Mi guardarono entrambi, stupiti dalle mie parole, ad occhi sgranati, come se avessero visto un fantasma, mentre mi stavo interrogando anche io da solo su quello che avevo appena detto.
Era sceso il silenzio in un istante, i loro occhi fissi su di me, si era creato uno stato di impasse che nessuno osava infrangere.
Dopo alcuni lunghissimi secondi, presi io l’iniziativa e mi alzai dalla poltroncina dove ero stato seduto fino ad allora e mi tolsi l’accappatoio.
“Clà, ma sei sicuro di quello che fai” disse mia moglie mentre guardava il mio cazzo che stava cominciando ad indurirsi
Non risposi e mi avvicinai a lei che si alzò e mi venne incontro, quando fu davanti a me le aprì l’accappatoio e lo lasciai scivolare sul pavimento.
Eravamo entrambi nudi “Ora tocca a te, Silvia”
SIlvia si aprì la camicia da notte e si sfilò il babydoll nero che usava per dormire, poi venne verso di me, si girò di spalle e, spostandosi i capelli da una parte, mi chiese si slacciarle il reggiseno.
Mentre facevo questo i suoi occhi erano in quelli di mia moglie.
Si sfilò le mutandine e le fece scivolare sul pavimento
Aveva un culo davvero bello, il cazzo era come lo ricordavo dai tempi delle seghe a vicenda, piccolino ma fatto bene.
Elisa sicuramente lo ricordava meglio di me.
Si avvicinò a mia moglie, la prese per mano e la condusse sul letto, con l’altra mano prese la mia e mi avvicinò a loro.
Elisa si sdraiò, il lenzuolo candido, faceva odore di buono di fresco di bucato, Silvia si distese accanto a lei, le due si misero su un fianco guardandosi negli occhi.
La stanza era illuminata solo dalla luce fioca dell’abat-jour sul comodino.
L'aria era pervasa dall'aroma del caffè bevuto poco prima.
Le mani di una scorrevano sulla pelle dell’altra, gli occhi negli occhi, si baciarono.
Prima delicatamente solo con le labbra, poi lingua a lingua.
Le mani di Silvia continuavano ad accarezzare mia moglie, scivolavano su tutto il suo corpo, lungo i fianchi, le cosce, poi di nuovo i fianchi.
Elisa invece aveva portato le mani tra le gambe di lei cercando il suo cazzo, era più piccolo del mio, ma liscio e depilato e aveva cominciato a far scorrere le sue mani su e giù.
Stava facendo effetto, evidentemente una parte di lui, una piccolissima parte, era ancora attratta delle donne, o forse solo da Elisa.
I baci si erano fatti decisamente più profondi, le lingue erano prepotentemente una nella bocca dell’altra, mulinavano, si cercavano, si scambiavano saliva e lingua in modo voglioso.
I capelli di entrambe sciolti sul cuscino facevano da corollario ad un'immagine bellissima.
Le Mani di Silvia nel frattempo erano arrivate tra le gambe di Elisa e le stavano accarezzando la figa.
Faceva scorrere la mano su e giù col dito medio che ad ogni passaggio cercava il suo bagnato, che però tardava ad arrivare.
Mi avvicinai e delicatamente girai Elisa sulla schiena, senza peraltro che staccasse la lingua da quella di Silvia.
Le allargai le cosce alzandole un po’ le ginocchia e le misi la testa tra le gambe.
Cominciai a leccarle le cosce, la parte interna, era morbida e vellutata come sempre, poi mi avvicinai alla figa e iniziai a leccargliela.
Sapeva ancora di sperma dalla scopata di un paio di ore prima, le ero venuto dentro due volte.
Leccai tutto intorno e poi le infilai la lingua penetrandola fino in fondo.
Sentivo la sua mano sulla mia testa per tenermi li e non farmi allontanare, mentre con l’altra mano accarezzava il viso di SIlvia che la stava baciando ininterrottamente.
Leccavo, le stavo leccando la figa tutto intorno e poi dentro, giravo la lingua in tondo dentro di lei per cercare di toccare tutti i punti, questo le piaceva da morire.
Poi le presi il clitoride tra le labbra e iniziai a succhiarlo.
Era eccitatissima, tra mia lingua e quella di Silvia si era tutta bagnata, aveva un lago tra le gambe.
Nel frattempo posai anche io una mano sul cazzo di Silvia che era diventato bello duro.
Mi staccai dalla sua figa e salendo con la lingua arrivai al suo seno, aveva i capezzoli durissimi, leccarli e succhiarli era un piacere, per me e per lei.
LI succhiai, li leccai, li mordicchiai, mentre Silvia aveva iniziato e penetrarla con un dito.
Mi alzai e mi misi in piedi ai bordi del letto.
“Silvia, vai, è tutta tua” mormorai.
Lei staccò la lingua da quella di mia moglie e le montò sopra, Elisa allargò ancora di più le gambe vogliosa, e Silvia la penetrò.
Vedere il suo cazzo entrare in mia moglie mi procurò un misto di eccitazione e brivido di terrore.
Si guardavano intensamente negli occhi, stavano rivivendo lo stesso momento di venti anni prima.
Mi stava dando meno fastidio di quello che pensavo, anzi, lo trovavo estremamente eccitante e il mio cazzo si indurì di brutto.
La bocca di Silvia era a pochi centimetri dalla mia cappella, ci appoggiò le labbra e lo fece scivolare dentro la sua bocca, cominciando un pompino spettacolare.
Sapeva esattamente dove mettere la lingua e come fare per eccitare e fare ingrossare la cappella.
I suoi colpi tra le gambe di mia moglie continuavano incessanti, così come il movimento della sua testa sul mio cazzo.
Se lo faceva arrivare fino in fondo alla gola, mentre con una mano sul mio culo mi tirava a se per farlo entrare ancora di più.
Elisa mi guardò, mi prese una mano la baciò e la strinse forte, mentre le sue tette ondeggiavano al ritmo delle spinte che le dava Silvia che devo ammetterlo, era davvero brava con la bocca, non stavo venendo solo perché ne avevamo fatte due poco prima.
Glielo tolsi di bocca e mi abbassai a darle un bacio.
Silvia si illuminò e, dall’espressione di mia moglie, il suo cazzo dentro di lei doveva essere diventato ancora più duro.
Mi prese la testa tra le mani e mi infilò la lingua in bocca di prepotenza.
Continuava a scoparsi Elisa, spinta dopo spinta, mentre le nostre lingue si cercavano vogliosamente.
Poi d’un tratto lo tirò fuori dalla figa di mia moglie e si sdraiò su un fianco, accompagnando con le mani Elisa nella posizione per un 69 tra loro due.
La bocca di Elisa aveva il cazzo di Silvia tutto dentro, mentre lei stava ricambiando infilandole tutta la lingua nella figa.
Le teste di entrambe si stavano muovendo in modo lento e cadenzato per provare, e darsi, piacere a vicenda.
Il culo di Elisa era meraviglioso ma poteva essere mio in qualsiasi momento, quello di Silvia era diventato veramente bello, tondo e sodo, paragonabile in tutto e per tutto a quello di una donna.
MI sdraiai dietro di lei, mi sputai su una mano e le bagnai il buco, Silvia mugolò, le appoggiai la cappella e spinsi.
Il mio cazzo entrò in lei senza nessuna fatica, la stavo inculando mentre leccava la figa a mia moglie, era una sensazione bellissima, ero eccitato a mille.
Continuammo così per un po’, Elisa dal canto suo si stava gustando l’uccello del suo ex in modo magistrale, le leccava la cappella da sotto e al contempo le accarezzava le palle, da brividi.
Poi Silvia si sdraiò di schiena ed Elisa le salì sopra a smorzacandela, prese con una mano il cazzo di Silvia e se lo portò tra le gambe scendendo poi dolcemente facendolo entrare tutto dentro di se. Il suo corpo si muoveva avanti ed indietro su di lei, mentre ora ero io a baciare mia moglie e le mani di Silvia giocavano col mio cazzo mentre mi leccava le palle da sotto.
Non sapevo quali tette toccare, un po’ quelle di una un po’ quelle dell’altra, stavo perdendo quel po’ di lucidità che mi era rimasta.
Eravamo comunque tutti e tre al limite, il corpo di Elisa fremeva e Silvia emetteva gemiti e gridolini.
Elisa scese e si distese a gambe aperte prendendo le mani di Silvia per farla entrare nuovamente in lei.
Il suo cazzo riprese a scopare mia moglie in modo ancora più deciso, mi misi dietro di lei e le infilai nuovamente l’uccello nel culo spingendo con tutto il vigore possibile, fino in fondo.
Mentre con una mano le tenevo i fianchi con l’altra le presi i capelli e tirandoli le feci inarcare la schiena, le diedi un bel paio di schiaffi sul culo fino a farlo diventare rosso, e ad ogni schiaffo che le davo stringeva le chiappe regalandomi ancora più piacere.
Mi stavo godendo quell’inculata come poche altre cose al mondo.
Stavo spingendo forte, le infilavo il cazzo nel culo ogni volta con un colpo più deciso, colpi secchi e forti, il mio corpo sbatteva contro il suo vigorosamente, mentre lei faceva la stessa cosa con Elisa.
I mugolii di entrambe aumentarono, i corpi vibravano sotto le rispettive spinte, la pelle aveva i brividi, le gambe di Elisa fremevano, vidi le sue mani stringere prepotentemente le braccia di Silvia e venne; lo fece squirtandole addosso mentre il cazzo di lei era ancora dentro.
Pochi secondi dopo anche Silvia venne dentro mia moglie riempiendole la figa di sperma per la terza volta quella notte, accadde quasi all’unisono con me.
Venni dentro Silvia svuotando le palle da tutto lo sperma che avevo, riversandolo all’interno del suo culo con un getto caldo e potente come poche altre volte mi era successo.
Raramente mi era capitato di eccitarmi in questo modo e godere così.
E credo che lo stesso valesse anche per Elisa.
Fuori il vento continuava impetuoso a sbattere le imposte ed ogni cosa che si trovasse sul suo cammino, la neve scendeva copiosa.
Per un attimo regnò il silenzio.
Solamente il rumore del vento e l’ansimare dei nostri respiri.
Ci lasciammo cadere sul letto tutti e tre abbracciati, consci e consapevoli di quanto appena successo.
Guardavamo da dietro i vetri dell’abbaino lo spettacolo che la notte ci stava offrendo.
“Non credo che stamattina si possa far lezione con una tormenta così, possiamo prendercela con calma” disse Silvia
Si erano fatte quasi le cinque ed eravamo ancora svegli, le palpebre però cominciavano a sentire il peso della nottata appena trascorsa, stavamo lentamente cadendo tra le braccia di Morfeo, nello stesso letto, avevamo deciso di rimanere li a dormire, tutti e tre, abbracciati.
Verso mezzogiorno ci svegliammo e vedemmo Silvia al fornellino che stava preparando la colazione per tutti.
Guardai Elisa che mi sorrise baciandomi, riguardai Silvia e mi venne spontaneo un “Senti Silvia, ma a Pasqua dove sei ?”
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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