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Il Giardino Segreto


di Membro VIP di Annunci69.it Andrea72
22.05.2026    |    1.995    |    3 8.0
"Riccardo intanto aveva abbassato la cerniera dei pantaloni di Marco, e con una mano lenta, sicura, cominciò a masturbarlo..."
Era una sera di fine giugno, calda e profumata di gelsomino. Marco, quarantotto anni, avvocato divorziato da poco, si era lasciato convincere da un vecchio amico a partecipare a una cena in una villa sulle colline romane. Non sapeva quasi nulla degli altri ospiti, solo che sarebbero state persone “interessanti”.

La villa era splendida, con un ampio giardino terrazzato illuminato da luci soffuse. Gli ospiti erano una decina, ma subito i suoi occhi furono catturati da una coppia: lei, Viola, un caschetto di capelli rossi, vestito lungo color smeraldo che lasciava intravedere le spalle perfette; lui, Riccardo, alto, capelli argentati, camicia di lino e un’aria da gentiluomo inglese. Si muovevano come due persone abituate a essere guardate, eppure senza alcuna ostentazione.

Nel corso della cena, Marco si ritrovò seduto accanto a Viola. Parlarono di viaggi, di libri, di tutto e di nulla. Lei aveva una voce calda, un po’ rauca, e rideva mostrando denti bianchi e perfetti. Ogni volta che incrociava lo sguardo di Riccardo, dall’altro capo del tavolo, c’era un lampo di intesa che Marco non riusciva a decifrare.

Dopo il caffè, gli ospiti cominciarono a congedarsi. Marco stava per fare altrettanto, quando Viola gli posò una mano sul braccio.

“Resta ancora un po’”, disse. “Il giardino dietro la villa è bellissimo di notte. Te lo mostriamo, io e Riccardo.”

Ancora una volta, Marco colse quello scambio di sguardi tra loro. Stavolta capì.

“Volentieri”, rispose, e la voce gli uscì più roca del solito.

Attraversarono la villa ed uscirono sul retro. Il giardino era un labirinto di siepi e aiuole, con una piccola fontana al centro. La luna era alta e piena, e tutto sembrava immerso in una luce d’argento. Riccardo si mise a camminare accanto a Marco, mentre Viola li precedeva di qualche passo, sfiorando con la mano le foglie degli oleandri.

“Ti piace il giardino?”, chiese Riccardo, la voce bassa e calma.

“Molto. Non me lo aspettavo”, rispose Marco, ancora un po’ teso.

“I giardini nascondono sempre angoli segreti”, disse Riccardo, e la frase suonò come un invito.

Si fermarono davanti a una panchina di pietra, nascosta da un pergolato di glicine. Il profumo era intenso, quasi oppiaceo. Viola si voltò, si avvicinò a Marco e, senza una parola, gli prese il viso tra le mani e lo baciò. Un bacio lento, profondo, come se avessero tutto il tempo del mondo.

Marco sentì le ginocchia molli. Non era timido, ma quella sicurezza, quella naturalezza, lo disorientava e lo eccitava allo stesso tempo. Riccardo intanto si era seduto sulla panchina, e li guardava con gli occhi che brillavano al chiaro di luna.

“Ti piace? Lei è bravissima, vero?” sussurrò Riccardo.

Marco annuì, senza staccare le labbra da quelle di Viola. Sentiva le mani di lei che gli slacciavano la camicia, che gli accarezzavano il petto, i capezzoli. Poi Viola si staccò, si abbassò la cerniera del vestito, e lo lasciò cadere a terra. Il suo corpo era perfetto: seni pieni, vita stretta, fianchi larghi. La luna le disegnava ombre morbide sulla pelle.

Riccardo si alzò, si avvicinò a Viola da dietro, le accarezzò i seni mentre lei guardava Marco. “Toccala”, disse Riccardo. “È permesso.”

Marco si fece coraggio, allungò una mano e toccò un seno di Viola. La pelle era calda, il capezzolo già duro sotto il palmo. Lei emise un piccolo gemito, si abbandonò contro Riccardo, e Marco si chinò a baciare l’altro seno, succhiando dolcemente il capezzolo.

Riccardo intanto aveva abbassato la cerniera dei pantaloni di Marco, e con una mano lenta, sicura, cominciò a masturbarlo. Marco sussultò. Non era abituato a essere toccato da un uomo, ma la situazione, il profumo del giardino, la luna, il corpo di Viola… tutto sembrava sospeso in una dimensione diversa, dove le regole non contavano.

“Chiudi gli occhi”, gli sussurrò Riccardo all’orecchio.

Marco obbedì. Sentì le mani di Viola che lo accarezzavano, le labbra di Riccardo che gli baciavano la nuca, poi la schiena, poi i fianchi. Fu un turbine di sensazioni: bocche, mani, lingue che si alternavano sul suo corpo, senza che lui riuscisse più a distinguere chi faceva cosa.

Quando riaprì gli occhi, Viola era inginocchiata davanti a lui, e lo stava prendendo in bocca con una lentezza sublime. Dietro di lei, Riccardo la possedeva da dietro, muovendosi con ritmo pacato, e intanto le mani di lui carezzavano i seni di lei, che ancora una volta guardava Marco con quelli occhi verdi pieni di malizia.

Marco sentiva il piacere montare, inarrestabile. Guardava i loro corpi intrecciati, il movimento ondulatorio, il luccichio della pelle sudata al chiaro di luna. Non sapeva se fosse la scena più erotica che avesse mai visto, di sicuro era la più intensa.

Viola accelerò, Riccardo accelerò, e Marco sentì l’orgasmo esplodere mentre la bocca di lei lo accoglieva tutto, mentre alle sue spalle Riccardo emetteva un gemito soffocato, e Viola, con la bocca ancora piena, vibrava a sua volta in un lungo brivido.

Rimasero così, fermi, nel silenzio rotto solo dal canto dei grilli e dal gorgoglio della fontana.

Poi Riccardo si staccò, si sedette sulla panchina, tirò su i pantaloni e accese una sigaretta. “Vieni, siediti”, disse a Marco.

Marco si lasciò cadere accanto a lui, ancora senza fiato. Viola si raccolse il vestito addosso, si sedette sull’erba, appoggiando la testa sulle ginocchia di Marco.

“Allora”, disse Riccardo, soffiando un anello di fumo, “cosa ne pensi del nostro giardino segreto?”

Marco guardò la luna, il profilo di Viola, il sorriso calmo di Riccardo. “Penso”, rispose, “che dovrei venire a cena più spesso.”

Risero tutti e tre, e la notte sembrò allungarsi, piena ancora di promesse.
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