trio
Un weekend inaspettato parte 1
Matte0678
10.07.2026 |
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"Rimanemmo per qualche minuto così, ansimanti, avvolti dall'odore del sesso e dal silenzio che tornava lentamente nella stanza 204..."
Era giugno di due anni fa. Dopo aver passato un periodo di forte stress lavorativo e familiare, ebbi l’idea di pernottare per un weekend in un hotel molto bello di Abano Terme; volevo passare dei giorni in completo relax, senza pensare a nulla se non a riposarmi. Scelsi questa location perché aveva le piscine aperte fino a tarda sera, cosa che mi piaceva molto.Arrivato in hotel il venerdì, parcheggiai la macchina e presi i bagagli; mi recai alla reception per la registrazione e la consegna delle chiavi. Salii in camera e rimasi affascinato dalla bellezza e dalla pulizia; sistemai la valigia, riposi tutto nell’armadio, feci una doccia e mi preparai a esplorare le piscine e la spa dell’hotel. Una delle cose più belle della struttura erano indubbiamente le piscine: una esterna grande e una, altrettanto grande, interna, entrambe dotate di idromassaggio e getti di ogni tipo. Passai lì qualche ora, prima di risalire in camera per prepararmi per la cena.
Salito in camera, entrai e sentii dalla stanza confinante delle risate, come due persone che stavano giocando. All’inizio pensai fosse la televisione o la radio accesa, di conseguenza non ci feci molto caso. Entrai in doccia e, appena uscii, sentii quei rumori farsi sempre più insistenti, a volte con tonalità abbastanza spiccate e con dei gemiti sempre più accentuati.
«Cazzo, ma questi stanno scopando! Lui ci dà dentro e lei sta godendo come una porca», esclamai. Tirai fuori il cazzo, era già duro e cominciai a masturbarmi immaginando la bocca di lei che avidamente lo succhiava, intanto che lui se la sbatteva a pecorina.
«Dai, dai, scopala… così, più forte… falla godere come una troia…», esclamai a voce contenuta, pensando di non essere sentito. Ma evidentemente non fu così, perché dall’altra parte sentii lei dire: «Stiamo esagerando, ci sentono... ma mi piace, anzi, vorrei un altro cazzo!».
Non me lo lasciai scappare quell’invito e dissi: «Vuoi un altro cazzo?».
Rispose: «Sììì! Vieni subito alla stanza 204, dai, sto godendo come una troia!».
Mi misi un costume al volo e l’accappatoio per non dare nell’occhio, ma visto il cazzo bello in tiro non sarei passato molto inosservato. Arrivai alla stanza, bussai e mi aprì lui: Paolo, un bell’uomo sulla cinquantina, moro, alto 1,80 m, depilato, con un fisico normale più o meno come il mio e un cazzo notevole. Capii subito da cosa derivassero quei gemiti.
Entrai, mi avvicinai al letto e vidi lei: Monica, una ragazza sui 35 anni, magra, con una quarta di seno rifatto, labbra carnose da vera pompinara e capelli lunghi castano chiaro. Era stesa sul letto a gambe aperte e raccolte, la fica completamente rasata e molto bagnata; con una mano si passava il clitoride allargandosi le labbra con le dita, con l’altra mano teneva un vibratore vaginale che si fece passare per la bocca, bagnandolo con la saliva.
Monica mi disse: «Vieni e puliscimi la figa! Dai, ho voglia che mi infili la lingua per sentire il mio sapore».
Mi fiondai lì in mezzo alle gambe e cominciai a leccarle il clitoride, ed entrai dentro con un dito.
«Ah sì, così, bravo, bravo, lecca, dai! Voglio che assaggi la mia sborra», esclamò.
Nel frattempo Paolo le mise il cazzo in bocca; lei se lo leccava avida, facendolo sparire con affondi profondi. La voglia di noi tre era davvero tanta; l’obiettivo mio e di Paolo era ormai quello di mettere Monica al centro dell’attenzione. Aveva una figa succosa e, dopo averla leccata per bene, si abbandonò a uno squirt molto copioso, tanto da allagarmi la bocca.
«Sì, vengo, vengo, vengo ancora, ahhh sììì!». E un altro squirt arrivò ancora nella mia bocca.
Ci scambiammo. Monica volle provare il mio cazzo, in evidente rigidità e durezza. Se lo mise in bocca mentre Paolo teneva impegnata la fica.
«Mmmmm, che cazzo grosso e duro, non vedo l’ora di prepararmelo per scoparmelo».
Fu entusiasmante vedere la sua lingua scorrere sulla cappella con dei colpetti e dei baci prima di farselo sparire in gola. Le presi i capelli e feci una sorta di coda, la afferrai con forza e le diedi il ritmo, spingendola sempre più dentro per qualche secondo; poi la spinsi fuori e la saliva le colava lungo la bocca, pronta per altri affondi.
«Golosa, ti piace il mio cazzo?», le dissi.
«Sì, è duro come il marmo, mi piace così», rispose. «Adesso scopami, scopami forte, e Paolo guarda segnandosi, mi voglio concentrare su di te».
Presi il preservativo dall’accappatoio (cerco di essere sempre pronto per ogni evenienza) e lo diedi a lei che, con maestria, se lo mise in bocca incappucciando il cazzo; qualche affondo per sistemarlo e bagnarlo, e via dritto in fica.
«Ooo sììì, cazzo, com’è grosso, ahh!».
Un gemito di piacere le uscì. Partii lentamente, facendo movimenti circolari per aumentare il ritmo sempre di più, fino a sentire i nostri corpi unirsi.
«Sì, sbattila la troia, dai che le piace», disse Paolo mentre agitava il suo cazzo.
La situazione stava diventando sempre più intensa, amplificata dall'eccitazione di Paolo che continuava a incitarmi e dal calore della stanza. Monica inarcò la schiena, stringendo le lenzuola con le mani mentre il ritmo aumentava. Ogni spinta creava un rumore umido e ritmico che riempiva lo spazio, spezzato solo dai suoi gemiti sempre più acuti e spudorati.
«Sì, così... più a fondo... mi stai spaccando!», gridava lei, girando la testa di lato, con i capelli castani sparsi sul cuscino e lo sguardo perso nel piacere.
Paolo, ormai incapace di restare solo a guardare, si avvicinò di nuovo al letto. Si posizionò davanti al viso di Monica, accarezzandole le labbra con la punta del suo cazzo ancora bagnato di saliva. Lei non se lo fece ripetere due volte: aprì la bocca con avidità, accogliendolo di nuovo fino in fondo alla gola, continuando a muovere il bacino contro il mio in una sincronia perfetta.
Eravamo un incastro perfetto di corpi e respiri affannati. Sentivo la morsa della sua fica stringersi sempre di più intorno al mio cazzo, un calore e una pressione quasi insostenibili che mi stavano portando rapidamente al limite.
«Sto per venire, Monica...», le sussurrai all'orecchio, stringendole i fianchi con forza per imprimere le ultime, profonde spinte.
Lei sgranò gli occhi, staccandosi per un attimo dal cazzo di Paolo, e urlò: «Sì, vieni! Sborrami dentro, riempimi! Paolo, guardaci!».
A quelle parole, il controllo saltò completamente. Diedi gli ultimi colpi rabbiosi e profondi, mentre sentivo il seme partire e riempire il preservativo in una scarica di piacere puro che mi fece tremare le gambe. Monica contrasse i muscoli vaginali in un ultimo orgasmo simultaneo, gridando forte, mentre Paolo, stimolandosi velocemente a pochi centimetri da noi, venne un attimo dopo, bagnando il seno rifatto e il collo di lei con schizzi densi e caldi.
Rimanemmo per qualche minuto così, ansimanti, avvolti dall'odore del sesso e dal silenzio che tornava lentamente nella stanza 204. Sfilai il preservativo con cura, mentre Monica, con un sorriso stampato sulle labbra carnose e ancora sporca della sborra di Paolo, si ripuliva pigramente con la mano, guardandoci entrambi con totale gratitudine.
Il mio weekend di relax ad Abano Terme aveva decisamente preso una piega diversa da quella che avevo programmato, ma senza dubbio indimenticabile.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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