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Piano Bar
03.07.2026 |
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Man mano che Marco aumentava la foga, tirandole i capelli più forte i gemiti di Sara diventarono più prolungati, a tratti disperati..."
La luce viola avvolgeva il palco mentre Elena concludeva la sua canzone più sensuale; la voce calda scivolava letteralmente sulla pelle degli spettatori. Il vestito nero corto le aderiva al corpo, la profonda scollatura che si muoveva a ogni respiro. Lei era la cantante che intratteneva i clienti del lussuoso Hotel accompagnata dal fido pianista Lucio, tutta musica eseguita dal vivo eseguita da due professionisti.Al tavolo proprio sotto il palco, una coppia la stava fissando. Lei, Sara, capelli biondi e sguardo intenso, le sorrideva. Accanto a lei, il marito — un uomo elegante sulla quarantina — la osservava con evidente apprezzamento.
Quando Elena scese dal palco, Sara non perse tempo, le si avvicinò.
«Sei stata bravissima,» disse. «Sono Sara, lui è mio marito Marco. Ti va di bere qualcosa con noi?»
Elena la guardò dall’alto in basso per un istante, poi rispose con tono freddo ma educato:
«Di solito non mi siedo con gli ospiti dopo lo spettacolo.»
Sara non si fece scoraggiare. «Lo capisco. Però stasera è il nostro anniversario… e la tua voce ci ha davvero colpiti. Solo un bicchiere, promesso.»
Elena sospirò, come se stesse facendo un grande favore. «Va bene. Ma solo pochi minuti.»
Al tavolo, Sara cercò di essere affascinante, mentre Elena rispondeva con distacco, quasi annoiata. Quando Sara propose lo show privato, Elena alzò un sopracciglio.
«Una suite? Solo per voi due?» disse con un mezzo sorriso sprezzante. «E cosa vi aspettate esattamente?»
«Solo una canzone eseguita per noi due, a cappella, uno show privato,» rispose Sara. «Pagheremmo bene.»
Elena li guardò entrambi per qualche secondo, poi rispose con tono superiore:
«Di solito non faccio queste cose. Ma se proprio ci tenete, mille per una canzoni. E non canto se non vedo i soldi prima, in contanti.»
Elena si aspettava una negoziazione o un rifiuto, aveva sparato un cifra piuttosto alta, ma i due accettarono senza batter ciglio.
Una volta arrivati nella suite, Elena cantò “ Wicked Game”, con voce sensuale ma mantenendo un’espressione distaccata e algida. Quando finì, Sara si avvicinò, visibilmente eccitata.
«Sei magnifica…» mormorò, cercando di sfiorarle il viso.
Elena le bloccò la mano con fermezza.
«Non toccarmi. Non bacio e non scopo. Se volete qualcosa di più, dovete pagare extra.»
Sara deglutì, eccitata dal tono sprezzante. «Quanto? E cosa potresti fare per noi?»
La richiesta prese Elena in contropiede.
«Altri mille. E posso permettervi solo di leccarmi i piedi. Niente di più.»
Sara guardò il marito, che annuì immediatamente. Pagò senza discutere. Elena contò i soldi con calma, poi si sedette sul bordo del letto, accavallando le gambe con eleganza.
«In ginocchio,» ordinò con voce fredda.
Sara si inginocchiò senza dire una parola. La sua figura elegante, il suo corpo abbronzato e tonico, contrastava con la posizione di totale sottomissione. Elena la guardò dall’alto per qualche secondo, poi accavallò lentamente le gambe, si sfilo’ il sandalo elegante e porse il piede destro, con le unghie nere lucide e la pelle curata.
«Inizia,» disse con voce bassa e gelida. «E sbrigati.»
Sara si avvicinò con reverenza, le mani leggermente tremanti. Prima baciò la punta delle dita, poi il dorso del piede. La sua lingua calda e umida scivolò lentamente sulla pianta, risalendo con cura verso l’arco. Elena sentì il respiro caldo della donna e una leggera pressione della lingua che premeva, quasi volesse assaporare ogni centimetro.
Elena emise un un sospiro annoiato.
«Una donna come te… in ginocchio a leccare i piedi di una che hai appena conosciuto. Sei patetica.»
Sara gemette contro la pelle di Elena, come se quelle parole invece di offenderla la eccitassero ancora di più. La lingua divenne più insistente, avvolgendo ogni dito, succhiando delicatamente il mignolo, poi l’alluce. La saliva rendeva la pelle di Elena lucida. Sara passava da un piede all’altro con devozione quasi religiosa, leccando tra le dita, premendo la lingua nell’arco plantare.
Elena la osservava con un sorriso freddo e superiore, la testa leggermente inclinata.
« Sei qui per adorarli. Leccali come se fosse la cosa più importante della tua vita.»
Marco, seduto poco distante, non resistette più. Si aprì i pantaloni e tirò fuori il cazzo già durissimo, grosso e venato. Iniziò a masturbarsi lentamente, gli occhi fissi sulla moglie che leccava i piedi di Elena.
Elena se ne accorse subito. Un sorrisetto sprezzante le curvò le labbra. Lo guardò dritto negli occhi mentre Sara continuava a venerare il suo piede sinistro, passando la lingua tra le dita.
«Guarda come ti sei ridotto,» disse Elena con voce bassa e provocatoria. «Tua moglie è lì che mi lecca i piedi come una cagna in calore, e tu ti tocchi il cazzo come un ragazzino che non riesce a controllarsi.»
Marco accelerò il movimento della mano, respirando più forte. Il suo sguardo era famelico.
Elena inclinò leggermente la testa, continuando a parlare con tono freddo e superiore:
«Quanto sei patetico… eccitato a vedere tua moglie umiliarsi così. Scommetto che ce l’hai duro da quando mi hai vista sul palco.»
Fece una pausa, godendosi il potere della situazione, mentre Sara succhiava con più passione, eccitata dalle parole di Elena.
Poi Elena lo guardò dritto negli occhi e, con voce calma ma autoritaria, disse:
«Smettila di segarti come un disperato. Scopati tua moglie. Secondo me non aspetta altro… guardala, è fradicia solo a leccarmi i piedi.»
Marco non resistette più. Si alzò, abbassò i pantaloni e si mise dietro la moglie. Le tirò su il vestito e la penetrò con una spinta energica. Sara gemette contro il piede di Elena.
Iniziò a scoparla con ritmo crescente. Più passava il tempo, più diventava brutale: le afferrò i capelli, tirandoli indietro con forza mentre la martellava. Le mani forti calavano sonore sculacciate sulle natiche di Sara, che diventavano sempre più rosse.
«Ahh… cazzo…» ansimava Sara, persa nel piacere.
«Ecco, così,» mormorò Elena con tono di superiorità. «Scopala bene. Se lo merita.»
Man mano che Marco aumentava la foga, tirandole i capelli più forte i gemiti di Sara diventarono più prolungati, a tratti disperati.
Sara era completamente in sua balia. Gli occhi semi-chiusi, la bocca aperta in gemiti continui, ogni colpo del marito la faceva sobbalzare, i seni che ondeggiavano, il corpo sudato e scosso.
«Più forte…» supplicò con voce implorante, completamente persa. «Ti prego… sfondami…»
Marco, quel signore apparentemente così distinto, ringhiò come un animale. Le afferrò entrambi i polsi, tirandoli indietro come redini, e aumentò il ritmo. La scopava con rabbia primitiva, il bacino che sbatteva contro le sue natiche con violenza. Ogni tanto si chinava su di lei, mordendole la spalla o il collo, mentre continuava a tirarle i capelli.
«Così,» lo incitò Elena con voce fredda e sprezzante, ancora seduta sul bordo del letto. «Sfondala bene come ti sta chiedendo. Falle sentire chi comanda.»
Le parole di Elena fecero perdere a Sara il controllo. Non pensava più ai piedi di Elena. Non pensava più a niente. Era solo un corpo in balia del marito: tremava, urlava, contraeva i muscoli intorno al cazzo di Marco, sull’orlo di un orgasmo devastante.
«Più forte,» disse Elena con voce tagliente. «Falla urlare. Voglio sentirla urlare mentre la sfondi.»
Marco la scopava come se volesse punirla per essersi umiliata davanti a un’altra donna. Le sculacciate si susseguivano, sempre più forti, mentre la riempiva con affondi brutali e profondi.
«Oh cazzo… sto venendo!» urlò lei con voce rotta, gli occhi rovesciati all’indietro. Il suo corpo si irrigidì, i muscoli della schiena che si contraevano, le cosce che tremavano. Un orgasmo la travolse: il suo sesso si strinse spasmodicamente intorno al cazzo del marito, mentre un fiotto caldo di umori le colava lungo le cosce.
Marco non si fermò. Continuò a martellarla con forza ancora maggiore, prolungando l’orgasmo di Sara finché lei non cominciò a singhiozzare di piacere, completamente sopraffatta. Solo allora Marco diede gli ultimi, affondi e venne riversando fiotti abbondanti di sperma dentro di lei.
Quando si sfilò, il cazzo ancora pulsante, un denso rivolo di sperma cominciò a colare dalla figa di Sara, scendendo lentamente lungo l’interno coscia.
Sara, esausta, si accasciò sul tappeto con un gemito debole. Il corpo sudato, i capelli biondi appiccicati al viso, le natiche rosse per le sculacciate, rimase lì, ansimante e distrutta, con lo sperma del marito che continuava a uscire in piccoli rivoli.
Elena rimaneva distaccata spettatrice, come se stesse assistendo a uno spettacolo noioso ma necessario, poi si rimise i sandali e si alzò.
Prese tutti i soldi dal tavolino, li infilò con cura nella borsa e si diresse verso la porta senza dire una parola. Prima di uscire si voltò un’ultima volta per osservare la scena che lei aveva innescato.
«io qui ho finito. Godetevi il resto della vostra serata.»
Poi sorrise ironica e chiuse la porta dietro di sé.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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