Francia, lo sciopero di Pornhub è un grido d’allarme
news 06.06.2025
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Dalla mezzanotte del 4 giugno, in Francia, i principali siti porno — Pornhub, YouPorn, RedTube — hanno oscurato volontariamente i loro contenuti. Non è un attacco hacker né un problema tecnico: è uno sciopero, una forma estrema di protesta contro l’assurda legge che impone l’identificazione degli utenti per accedere a contenuti per adulti. Un sistema che obbliga a caricare i documenti o usare la carta di credito per dimostrare la maggiore età.
E indovinate? È esattamente la stessa direzione che sta prendendo l’Italia, grazie alla famigerata delibera AGCOM 96/25/CONS, di cui ci siamo già occupati approfonditamente nel nostro blog. Anche da noi, tra sei mesi, per vedere un porno si dovrà passare da un ente certificatore terzo, non si sa bene chi, non si sa come.
Una protesta più che simbolica
Visitando queste piattaforme dalla Francia, gli utenti si trovano di fronte a un'immagine della celebre opera "La Libertà che guida il popolo" di Eugène Delacroix, accompagnata dal messaggio:
Questo gesto sottolinea la percezione di un attacco alla libertà individuale e alla privacy degli utenti.

Le reazioni istituzionali
La ministra francese per le pari opportunità, Aurore Bergé, in maniera del tutto miope ha accolto con favore il blocco dei siti, dichiarando: "In Francia ci saranno meno contenuti violenti, degradanti e umilianti accessibili ai minori", chiosando con un laconico "adieau!".
Tuttavia, questa posizione ignora le potenziali conseguenze negative di tali restrizioni.
Conseguenze indesiderate
Imporre restrizioni severe ai siti regolamentati potrebbe avere l'effetto opposto a quello desiderato. I minori potrebbero cercare contenuti pornografici su piattaforme non controllate, come gruppi Telegram o siti pirata, dove l'accesso è più facile e i contenuti spesso più espliciti e meno sicuri. Questo spostamento potrebbe esporli a rischi ancora maggiori, vanificando l'obiettivo iniziale della legge.
I proibizionismi del passato ci dovrebbero ricordare qualcosa, no?
Responsabilità genitoriale: la grande assente
Affidare esclusivamente alle piattaforme la responsabilità di impedire l'accesso dei minori ai contenuti per adulti equivale a delegare ad altri un compito che spetta innanzitutto ai genitori. È come consegnare le chiavi dell'auto a un bambino di dieci anni e poi incolpare il costruttore se qualcosa va storto. Oppure lasciare un coltello affilato sul tavolo della cucina e aspettarsi che sia il produttore a impedire che venga usato impropriamente.
Eppure, con Internet, questo è esattamente ciò che accade. I genitori mettono in mano ai figli dispositivi connessi alla rete senza la minima supervisione. Perchè non si fa informazione partendo dai genitori?
Le soluzioni già ci sono
Invece di imporre misure invasive, sarebbe più opportuno sviluppare sistemi di verifica dell'età integrati a livello di sistema operativo. Google, Apple e Microsoft hanno già le capacità tecniche per implementare tali controlli, offrendo una soluzione che protegge sia i minori che la privacy degli adulti.
Sia i dispositivi IOS che Android già dispongono di ottimi sistemi di Parental Control praticamente impossibili da aggirare e facilissimi da impostare. Noi italiani passiamo in media 5 ore al giorno sul Web, di cui 2 sui Social. Eppure non si trovano 2 minuti per mettere "la cintura" digitale ai propri bambini sul cellulare?
Lo diciamo sempre: la protezione dei minori è una priorità, ma non dovrebbe avvenire a scapito dei diritti fondamentali degli adulti.
È necessario un approccio equilibrato che coinvolga famiglie, istituzioni e aziende tecnologiche per creare un ambiente digitale sicuro e rispettoso per tutti, per i bambini si, ma anche per gli adulti.
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