Lui & Lei
A occhi chiusi
Wairua
06.01.2026 |
691 |
0
"Le mani indugiavano, tornavano indietro, scendevano più in basso, poi risalivano ancora..."
Non lo aveva mai visto.Quando entrò, la casa la accolse con un silenzio quasi vivo. La luce era bassa, calda, e nell’aria c’era un odore che non riconosceva subito: qualcosa di speziato, intimo. Le aveva detto di prendersi il suo tempo. Quelle parole le rimasero addosso mentre si spogliava, lentamente, come se ogni gesto fosse già parte di ciò che sarebbe venuto dopo.
Il tessuto scivolava dalla pelle, lasciandola scoperta, più sensibile. Sentiva l’aria sulle braccia, sulle cosce, sul ventre.
Quando si distese sul divano, il corpo si abbandonò con un piccolo sospiro che non aveva previsto. Chiuse gli occhi. Il buio dietro le palpebre la rese immediatamente più attenta a tutto il resto.
All’inizio fu solo un suono. Un passo leggero, misurato. Il rumore di qualcuno che si muove con cautela, come se non volesse spezzare qualcosa di fragile. Il cuore le batté più forte ...
Non era paura. Era anticipazione. La consapevolezza netta di non essere sola.
Lo sentì vicino prima ancora di essere toccata. Il calore di un corpo che si avvicina, l’aria che cambia. Poi il rumore lento dell’olio versato tra le mani, il fruscio dei palmi che si sfregano, che si scaldano. Quel suono, così semplice, le fece contrarre lo stomaco.
Il primo tocco arrivò deciso e lento insieme. Le mani si posarono sulla schiena con una pressione piena, reale. Lei trattenne il respiro senza rendersene conto. La pelle reagì subito, come se aspettasse solo quello: un brivido le attraversò la schiena, scese lungo i fianchi. L’olio rendeva ogni movimento più fluido, più scivoloso, e le mani sembravano sapere esattamente dove andare.
Non lo vedeva, ma lo sentiva in ogni dettaglio: il peso che cambiava, le dita che affondavano leggermente, poi risalivano. Il calore delle mani si diffondeva, lasciando dietro di sé una scia viva, pulsante. Ogni passaggio la rendeva più consapevole del proprio corpo, delle zone che si tendevano, di quelle che si rilassavano, del respiro che diventava più profondo, più irregolare.
Le mani indugiavano, tornavano indietro, scendevano più in basso, poi risalivano ancora. A volte la sfioravano appena, abbastanza da farla desiderare di più. Altre volte la presa era più ferma, più sicura, e lei sentiva il corpo rispondere senza chiedere permesso: un movimento impercettibile dei fianchi, un gemito breve che le sfuggì dalle labbra.
Il fatto di non poterlo vedere rendeva tutto più intenso. Ogni sensazione era amplificata. Il respiro vicino al suo collo, la presenza così prossima da farle percepire il calore, senza mai concederle un volto. Era un controllo sottile, eccitante. Lei si lasciava guidare, completamente ...
Quando il massaggio rallentò, il corpo restò in attesa, come se non volesse che finisse. Lui rimase lì ancora un momento, così vicino che lei avrebbe potuto allungare una mano e toccarlo. Sentiva la tentazione crescere, forte, quasi insopportabile. Ma non aprì gli occhi.
Quando infine si allontanò, il vuoto lasciato dal suo corpo fu quasi fisico. Solo allora capì che il piacere più profondo non era stato il contatto, ma l’essersi lasciata sentire, desiderare, senza mai vedere.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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