Lui & Lei
Un cazzo come si deve... Mario e Lina pt. 2
18.07.2026 |
601 |
6
"”
E così faccio, premo bene le sue labbra sul pube, ben consapevole che c’è ancora un sacco di spazio per la lingua dardeggiante della mia succhiacazzi..."
Oggi andiamo a pranzo sul lago assieme ai miei. Mentre osservo Lina che apparecchia la tavola per la colazione, mi sorge il dubbio di aver fatto un errore di valutazione.Si allunga sul tavolo e il vestito le disegna il culo perfetto.
Da quando abbiamo passato la serata con Vito, non posso dire che sia cambiata.
È affettuosa come sempre, facciamo sesso, anche se il mio microcazzetto non è di grande aiuto. Fra vibratori, plug, dildo e giochetti vari la faccio sempre godere come si deve, recentemente poi ho iniziato a legarla e sottoporla a sessioni di spanking, come se avesse bisogno di essere punita.
In effetti posso capire qualche senso di colpa perché ha goduto davvero come una troia in calore con il cazzone di Vito. Eravamo d’accordo così, e ammetto che vederla sbattuta in quel modo è stato molto appagante anche per me. Tanto che il Vito lo abbiamo invitato altre volte. Poveretto, nemmeno fa in tempo ad entrare in casa che la Lina come un’indemoniata lo prende per il pacco e si fa infilzare in ogni dove relegando me al ruolo di spettatore cornuto.
Mi ha pure detto che desidererebbe prenderne due di quelle gran nerchie, cosa che a me non dispiacerebbe; mi ha anche rassicurato che ci sarebbe sempre spazio per il mio bottocino, dato che ne vuole uno in figa e l’altro in culo e quindi la bocca la riserverebbe a me.
Guardo come si alza e si abbassa il suo seno mentre concentrata versa il caffè nelle tazzine e mi rendo conto che è da un po’ che gira più scollata. Oltre al fatto che sono sparite tutte le mutande tristi e nel suo cassetto ci sono solo perizomi e brasiliane che si mette anche al lavoro.
Mica che si scopi qualcuno in ufficio?
Quando gliel’ho chiesto ha negato, dicendomi che non ha bisogno di fare le cose di nascosto visto che a me piace essere cornuto. Non nego che anche solo a parlarne mi sono eccitato e lei se n’è accorta. “Dai cornutone, vieni qui col tuo stuzzichino, che te lo succhio un po’.” È bastato quello ad arraparmi come un toro per sborrarle in bocca in un lampo.
Le do una palpatina al culo mentre beviamo il caffè. “Non è che hai voglia di invitare Vito stasera per quando torniamo dal lago, amore?” le chiedo
“Un po’ mi ha annoiato, sempre la stessa minestra.”
Ecco, mi sta diventando irrequieta.
In macchina ha l’orlo del vestitino che risale le cosce. In autostrada affianco apposta i camionisti e nella mia fantasia mi immagino che dall’alto della cabina guardino giù.
“Dai Lina, tirati un po’ su il vestito e falla vedere ai camionisti.”
“Ma no, Mario, mi vergogno. E poi mi scappa la pipì, magari si vede pure una chiazzetta.”
Mi fermo all’autogrill e, parcheggiato all’ombra, rimango in macchina ad aspettarla.
Ma la mia Lina dov’è? Non può impiegarci così tanto per andare in bagno. Decido di bermi un caffè e dare un’occhiata.
Non la trovo da nessuna parte. Fuori dal bagno delle donne la chiamo ma non mi risponde nessuno. Forse non l’ho vista e mi aspetta mi vicino alla macchina.
Esco di fretta e lei non è lí.
Mi guardo attorno, forse è voluta andare in quelle aiuole per prendere un po’ di fresco.
Non la vedo nemmeno lí, ma dietro a un camion noto un furgone con i portelloni posteriori aperti e un gruppo di uomini che guardano dentro. Il furgone ondeggia violentemente e sembra quasi che questi incitino qualcuno.
Mi incuriosisco e vado a vedere. Tanto al massimo la Lina mi aspetta dieci minuti vicino alla macchina, mica può scappare.
Man mano che mi avvicino mi sembra che alcuni di questi uomini abbiano il cazzo in mano. Ma sono cosí stretti, spalla a spalla che non si capisce bene, anche se il movimento delle braccia ricorda tanto quella della sega.
“Dai di piú!”
Mi faccio largo per vedere cosa succede.
È una donna a gambe divaricate che viene scopata violentemente da un omone villoso e enorme. Le deve piacere parecchio da come geme mentre succhia i coglioni di un uomo a cavalcioni sul suo viso. Quello che scopa viene con un grugnito, sfila un enorme uccello gocciolante dalla fica rossa e fradicia. A questo punto l’uomo seduto sul viso, impugnando la sua enorme pertica grida come un imbonitore.” A chi tocca fica e culo? La signora ha detto che il marito l’aspetta non possiamo perdere tempo!”
Siccome tutti i guardoni intorno si segano, lo tiro fuori anch’io che quasi non ci vedo piú dall’eccitazione.
Si fa avanti un marcantonio in canottiera con un palo della luce che gli spunta dalla patta. Quanto piacerebbe alla mia Lina.
Con una pacca sulle cosce le dice: “Metti a pecora, io sotto e il mio amico ti apre culo.” In effetti subito dietro un uomo basso e largo si fa avanti, anche lui con il cazzo già pronto, che solo a vederlo mi dava i brividi. Devo muoverla piano la mano, altrimenti schizzo subito e non voglio perdermi la scena.
La donna si gira per ingoiare il gran cazzone che ha davanti e… “Lina!”
Mi guarda con gli occhi trasognati mentre quello da sotto la infilza.
“Amore, scusa, è tutto un malinteso!”
Quello di fianco a me, mi da di gomito “Tu sei il cornutone! Complimenti proprio una gran zoccola tua moglie!”
Con il cazzo che quasi mi scoppia in mano, mentre la verga nervosa del tracagnotto si fa strada nel culo della mia amata, riesco solo a dire:” Ma Lina?”
Fra un sospiro e un gemito, con le vocali tutte spezzate riesce a dirmi che, entrata per sbaglio nel bagno degli uomini, ha visto questa gran nerchia. Ha pensato che un pompino non avrebbe fatto male a nessuno, ma una volta nel retro del furgone sono arrivati anche gli altri. Difficile resistere a tutti questi cazzi vogliosi, dritti e storti, con e senza gobbe, ma tutti grossi e durissimi.
Conclude dicendo che ne ha presi solo cinque.
“Mi devi capire, cornuto mio, quando mai mi sarebbe ricapitato, e col tuo cazzino…” Non termina la frase perché deve ingoiare almeno un litro di sborra.
“Ma siamo in ritardo per il pranzo con i miei, Lina? Come facciamo?” chiedo.
“No te preocupe” ribatte l’altro di fianco a me. “Appena Lothar è via, noi schizza a mano, tutto veloce, tutto assieme.”
Lothar deve essere quello che alberga nel suo culo sento un atavico “Ich fick dich!” che sottolinea il suo ultimo colpo di reni. Quando si allontana si vede solo l’ano dilatato da cui cola la crema bianca. Ci avviciniamo tutti come tarme alla luce. Chi ci infila le dita, chi tira uno sculaccione, mani che la palpano ovunque mentre lei cavalca il tizio come una valchiria indemoniata, il volto lucido degli umori di chissà chi. Parte il primo schizzo che la centra in mezzo alla schiena, subito un secondo per diventare un fuoco d’artificio di sperma che ricopre completamente la mia fantastica troia insaziabile.
Ma adesso come faccio?
È tutta sborrata, il trucco sbavato.
Sento una voce, è Lothar che ci chiama. A gesti fa segno di avvicinarci al suo camion. Ha in mano un tubo dell’acqua collegato al suo camion. La sciacqua, aiutata dal suo amico. La lavano per bene, anche in mezzo alle gambe facendola godere ancora una volta. Infine, ridendo le baciano la mano e me la restituiscono completa di vestito commentando con il loro pesante accento nordico “Grande troia! Grazie, cornuto fortunato.”
Arrivati in macchina, beve un sorso d’acqua e si addormenta di un botto a gambe divaricate.
Mentre chiamo i miei per avvisarli di un ingorgo immaginario le ispeziono la fica gonfia e rossa. A spintarelle riesco anche a guardarle il culo ancora dilatato, mi sa che il nerchione di Lothar non è stato l’unico a sfondarla. Riesco a passarci la lingua e a infilarla per bene senza fatica, risalgo lungo la fica di questa zoccola tutta mia. È talmente aperta che potrei infilarle il cambio per traverso.
“Fagiolino, cosa fai?” mi chiede tutta rilassata e sazia di cazzi.
“Mi sono dovuto far una sega assieme agli altri. Ti pare bello? E poi dimmi la verità, non è mica la prima volta che lo fai?”
A occhi bassi inizia una litania di nomi che partono dal portinaio, passando per i negozianti del quartiere, il commercialista, qualche sconosciuto in tram, uno al parco, il nuovo vicino di casa. A ogni nome divento sempre più duro, pur essendo basito dai chilometri di cazzo che si è presa a mia insaputa.
“Ti piace essere cornuto” commenta maliziosa “Mettimi in bocca la tua caramellina che i tuoi ci aspettano.”
E così faccio, premo bene le sue labbra sul pube, ben consapevole che c’è ancora un sacco di spazio per la lingua dardeggiante della mia succhiacazzi.
E mi basta pensare che stasera posso suonare al vicino di casa per chiedergli se mi impresta un po’ di cazzo per mia moglie, per esploderle in bocca.
“Lina, ricomponiti che partiamo.”
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Un cazzo come si deve... Mario e Lina pt. 2:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
