Lui & Lei
L'ultima consegna
Ci_sto
20.07.2026 |
13 |
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"Marco la guardava, la sentiva, il suo corpo che si stringeva intorno al suo, il suo respiro che si mescolava al suo..."
L'aria della sera cominciava a farsi fresca, il cielo tingeva di arancione i palazzi della città. Marco spense il motore della sua auto, parcheggiata all'ombra. Dentro l'abitacolo l'aria era fresca, il climatizzatore aveva fatto un buon lavoro. Si stiracchiò sul sedile, le gambe indolenzite dopo una lunga giornata di consegne.Guardò il telefono appoggiato sul cruscotto. Un'ultima notifica, poi a casa, una doccia e il divano.
L'ordine che comparve sullo schermo lo fece esitare. Non era il solito cliente che lo aspettava davanti al cancello. Questa volta l'indirizzo indicava un appartamento in un palazzo. E poi la nota, scritta dal cliente: "Consegnare al secondo piano, appartamento 3. Grazie."
Marco sollevò un sopracciglio. Di solito i clienti scendevano, specialmente quando si trattava di palazzi. Ma quella richiesta così precisa, quel "secondo piano, appartamento 3", aveva qualcosa di diverso. Forse era solo la stanchezza che gli faceva notare dettagli insignificanti. O forse no.
Era l'ultimo ordine, la giornata era stata lunga. Accettò.
Parcheggiò davanti all'edificio, prese il sacchetto e si incamminò verso l'ingresso. L'ascensore lo portò al piano indicato con un ronzio sommesso. Il corridoio era silenzioso, l'aria profumava di pulito. Suonò il campanello dell'appartamento.
Il cuore gli batteva più forte del solito, ma lo attribuì alla lunga giornata.
La porta si aprì e Marco trattenne il fiato.
Lei era lì, in piedi sulla soglia. Capelli rossi, un fiume di rame che le scendeva sulle spalle. La pelle così bianca da sembrare illuminata dall'interno, come latte appena versato. Indossava una vestaglia di seta trasparente, un velo sottilissimo che lasciava intravedere le curve del suo corpo senza nasconderle. La luce dell'ingresso filtrava attraverso il tessuto, disegnando ombre e trasparenze.
Lei sorrise, e quel sorriso aveva qualcosa di timido e insieme di audace.
"Sei puntuale," disse con voce bassa, quasi un sussurro. "Grazie."
Marco deglutì. Il pacchetto gli sembrava improvvisamente più leggero. "Ecco... la sua consegna," disse, porgendolo.
Lei lo prese, ma i suoi occhi non si staccarono dai suoi. Lo osservò come se stesse leggendo qualcosa di scritto sul suo viso. Poi fece un passo indietro.
"Entra," disse. "Non ti preoccupare. È solo che... non ho voglia di stare sola. E mi chiedevo se tu volessi farmi compagnia. Giusto per un po'. Per rilassarti."
La sua voce era così dolce che Marco sentì il nodo alla gola sciogliersi. Non disse nulla, ma varcò la soglia.
Lei prese il sacchetto dalle sue mani e si voltò per dirigersi verso il tavolo del salotto. Marco la seguì con lo sguardo, notando il movimento fluido dei suoi fianchi sotto la seta trasparente. Mentre lei si girava per tornare verso di lui, la vestaglia, in quel gesto, si impigliò alla maniglia della porta della sala. Un movimento leggero, quasi impercettibile, ma sufficiente perché il tessuto scivolasse via dalle sue spalle come un'onda di seta.
Cadde ai suoi piedi.
Lei rimase immobile, completamente nuda davanti a lui. La pelle bianca, il corpo scolpito con una grazia naturale, i seni pieni, leggermente sollevati. Marco sentì il mondo fermarsi. Il rumore della strada, il fruscio del vento, tutto sparì. Rimase solo lei, la sua nudità, il suo sguardo che lo cercava.
Marco si chinò istintivamente per raccogliere la vestaglia. Ma quando si abbassò, i suoi occhi incontrarono il suo corpo. La distanza era minima. Poté vedere i suoi capezzoli, rosa e piccoli, che si indurivano al contatto con l'aria fresca della stanza. Poté sentire il suo profumo, un misto di vaniglia e qualcosa di più caldo, di più intimo.
Lei fece un passo verso di lui, e Marco sentì il suo cuore martellare. Si rialzò lentamente, la vestaglia ancora tra le mani, i suoi occhi che incontravano i suoi. E nei suoi occhi brillava una luce diversa, una consapevolezza.
"Non avere paura," mormorò lei, e la sua voce era un filo che si perdeva nel battito del suo cuore. "Siamo soli. E io... io ho desiderato che fosse così."
Un sorriso lento gli increspò le labbra mentre alzava lo sguardo su di lei. La osservò come si osserva un'opera d'arte che si sta per possedere, con la consapevolezza di chi sa esattamente cosa vuole e come ottenerlo. I suoi occhi percorsero il corpo nudo di lei con sicurezza, indugiando su ogni curva, su ogni linea, senza fretta, come se avesse tutto il tempo del mondo.
Lei sentì quello sguardo e un brivido le attraversò la schiena.
"Sai," sussurrò lei, la voce tremante di desiderio, "io ho aspettato questo momento. Che arrivasse qualcuno come te."
Marco fece un passo verso di lei, la vestaglia ancora tra le mani, ma i suoi occhi non si staccarono mai dal suo corpo. Appoggiò il tessuto su una sedia, con un gesto lento e deliberato, come per dire che non ne avrebbe più avuto bisogno.
"Allora," disse lui, la voce bassa e calda, "facciamo in modo che non sia un'attesa vana."
Le sue mani trovarono i fianchi di lei, scivolando lungo la pelle bianca e liscia. La sentì fremere sotto il suo tocco, sentì il suo respiro che si faceva più corto. La guidò verso il divano, con un movimento deciso ma delicato, e lei si abbandonò tra i cuscini con un sospiro.
Marco rimase un istante a guardarla, i capelli rossi sparsi sul tessuto chiaro, il corpo che si offriva a lui come un dono. Poi si chinò, e le sue labbra toccarono la sua pelle, prima sul collo, poi sulle spalle, scendendo lentamente verso il petto. La sua lingua tracciò un percorso umido e caldo, disegnando cerchi intorno ai suoi seni, sfiorando i capezzoli che si indurivano al suo passaggio, fino a prenderli uno a uno tra le labbra, giocandoci con lentezza, sentendo il suo respiro accelerare e i suoi gemiti diventare più profondi.
Lei affondò le dita nei suoi capelli, stringendo, guidandolo, chiedendo senza parole.
Lui continuò a scendere, la lingua che scivolava sul suo ventre, disegnando linee umide sulla pelle che tremava sotto di lui. Ogni bacio, ogni leccata, era un'esplorazione, un tributo. Scese ancora, fino a incontrare il calore umido tra le sue cosce. Si fermò un momento, sollevò lo sguardo su di lei, incrociò i suoi occhi socchiusi per il piacere.
Poi si chinò.
La sua lingua incontrò la sua pelle più intima, e Marco sentì il gemito di lei vibrare nell'aria. Cominciò con un movimento lento, circolare, la lingua che esplorava ogni piega, ogni segreto. Le sue mani tenevano le sue cosce aperte, ferme, mentre lei si contorceva sotto di lui, le dita che si stringevano sempre più forte tra i suoi capelli.
Lei gemette forte, e lui sentì il suo corpo rispondere, il suo respiro che si faceva sempre più corto. La sua lingua si muoveva ora veloce, ora lenta, un alternarsi di carezze che la facevano impazzire, le sue dita che si muovevano insieme alla lingua, trovando il ritmo giusto, il punto esatto.
Marco la guardava mentre lei si inarcava, mentre il piacere la attraversava come un'onda. I suoi occhi erano persi, la sua bocca aperta in un gemito silenzioso. Lui non si fermò, continuò a leccarla, a sfiorarla, a tormentarla con la lingua e con le dita, sentendola vibrare sempre più forte.
E quando lei esplose, quando il suo corpo si scosse tutto, lui non si fermò. Continuò a leccarla dolcemente, sentendo i suoi spasmi, il suo respiro che faticava a tornare normale. Alzò lo sguardo su di lei, il viso bagnato, gli occhi che ridevano.
Lei lo tirò a sé, lo baciò, e in quel bacio c'era tutta la gratitudine e il desiderio che ancora bruciava.
Il divano li accolse di nuovo, e Marco sentì il suo corpo rispondere al suo, il calore che si faceva più intenso. Lei si sollevò su di lui, lo guidò dentro di sé con un movimento lento, quasi sacro. I loro occhi non si staccarono mai.
Lei si muoveva su di lui con grazia, il ritmo che cresceva, il piacere che si faceva più denso. Marco la guardava, la sentiva, il suo corpo che si stringeva intorno al suo, il suo respiro che si mescolava al suo.
Il divano scricchiolava sotto di loro, i cuscini si spostavano, ma loro non lo notavano. C'erano solo loro, i loro corpi, il calore che li avvolgeva.
Lei inarcò la schiena, un movimento profondo, e lasciò andare un gemito che era liberazione. Il suo corpo tremò, e Marco sentì il suo piacere esplodere intorno a lui. Lei si fermò, gli occhi sgranati, il respiro spezzato.
"Scusa," mormorò, ridendo. "Non è mai successo... così."
Marco sorrise, la accarezzò. "Non chiedere scusa."
Si sdraiarono uno accanto all'altra, i loro corpi che ancora si cercavano, le loro labbra che si sfioravano. Il silenzio era caldo, pieno.
Quando lui si alzò per andarsene, lei lo accompagnò alla porta. "Alla prossima consegna," mormorò, posandogli una mano sul petto.
Marco si voltò, la guardò. "Alla prossima."
E mentre scendeva le scale, sapeva che alcune consegne cambiano tutto.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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