Lui & Lei
Camilla 1
13.07.2026 |
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"“Auguro a sua maestà una ricca giornata di emozioni e solerti accompagnatori per esaudire i suoi peccaminosi pensieri”
Vittoria si zittì..."
Estate. Sole, caldo, noia.Chiuso nella bolla dell’aria condizionata di un centro commerciale, Peppino guardava la gente passargli accanto, mentre lui, seduto al tavolino di un Bar interno, beveva il suo caffè doppio con ghiaccio. Passava così le sue giornate libere. Non era in pensione, non aveva ancora l’età. Certo avrebbe smesso di lavorare se avesse potuto, ma non era ancora tempo. Amava soffermarsi sui particolari del corpo delle donne che incontrava. A volte le persone evitavano il suo sguardo, altre lo sostenevano, chi con aria di sfida, di schifo e alcune di interesse. A furia di trovarlo allo stesso tavolo, aveva persino instaurato un dialogo da presenza attiva con il personale del bar. Mai una parola di troppo, sempre gentile e con quel sorriso venato di una piccola tristezza.
Il fine mattinata era un via vai di persone che cercavano un ristorante, un bar, per mangiare e Peppino, lasciando il tavolo ad altri avventori, si sedeva sulle sotto le scale mobili, leggendo il giornale.
“Mamma mia quanta figa Peppì” si ripeteva quando lo sguardo andava su un bel seno o un fondo schiena evidenziato da pantaloncini aderentissimi.
Lui adorava i piedi delle donne. Un vero cultore. Piedini curati, dalle unghie smaltate e caviglie sottili. Ci perdeva la testa.
Mentre era di passeggio nella galleria del centro commerciale, davanti ad un negozio che vendeva trucchi e cosmetici, notò nel riflesso della vetrina , un paio di gambe ben fatte, dei piedi perfetti che calzano un paio di sandali aperti, neri, molto eleganti. Si girò e il quadro era paradisiaco. Forse aveva venticinque anni, mora, magra ma dal copro sodo, un piccolo seno abbozzato chiuso in un vestitino a fiorellini e motivi Kashmir.
La guardò dalla testa ai piedi e poi vide i suoi occhi. Azzurri come un lago di montagna.
“Beh, finito l’esame visivo? Posso entrare nel negozio o vuoi ancora farmi le radiografie?”
Peppino si sentì fuori posto e chiese scusa, cedendo il passo alla ragazza.
“Non ci faccia caso. Mia sorella è sempre così, stronza e scostante.”
Peppino si voltò e vide una copia e una figura della ragazza che ora era entrata nel negozio. Il suo viso doveva essere dipinto di stupore perché chi gli aveva appena parlato si mise a ridere divertita.
“Mi chiamo Camilla e la stronza è Vittoria”
“Peppino. Piacere”
La ragazza sorrise e Peppino notò che questa aveva gli occhi nocciola, profondi e lucenti.
“Siamo gemelle, ma completamente diverse “
Peppino la invitò a bere qualcosa. Non era un’avance, era come un chiedere scusa per aver creato una situazione di imbarazzo.
Camilla accettò e facendo un segno alla sorella, gli indicò un bar di fronte.
Sorseggiando un thè freddo, fecero conoscenza. Camilla era a suo agio, parlava senza sosta, mentre Peppino rimaneva incantato a guardarla.
Aveva sbagliato l’età, erano due trentenni. E rimase sorpreso di sapere che entrambi erano dichiaratamente gay.
Il tempo passò e nessuno dei due aveva più calcolato Vittoria.
Spuntò dopo due ore, con due borse piene.
“Stai ancora parlando con questo qui? Dai muoviti prima che gli venga duro il pipino a furia di guardare i miei piedi”
Camilla guardò Peppino con un attimo di vergogna. Peppino, respirò profondamente, guardo Vittoria negli occhi.
“Auguro a sua maestà una ricca giornata di emozioni e solerti accompagnatori per esaudire i suoi peccaminosi pensieri”
Vittoria si zittì. Camilla rideva.
Peppino si alzò in piedi, salutò Camilla e si risedette al tavolino guardandole andare via.
Camilla aveva un culo magnifico, più bello di quello della sorella. Per il resto erano identiche nella fisionomia e nella fisicità.
Mentre stava per andare via, il barista lo chiamò da parte.
“Peppino, guarda che ti ha lasciato il suo numero di telefono. Lo ha scritto su questo tovagliolo di carta. E bravo Peppino “
Ridendo se andò e tornò a casa. L’appartamento, sul fiume, era fresco solo grazie all’aria condizionata. Il posto era molto carino, ma se si aprivano le finestre, sarebbe dovuta intervenire la contraerea per eliminare le zanzare,
Amava stare in quel posto. Leggeva, scriveva. Volutamente era rimasto solo dopo la morte della sua compagna. Non se la sentiva di dividere la sua oasi. Certo, se trovava qualche occasione per del sesso, non diceva di no, ma mai in casa sua. O motel o casa della girl di turno.
Si era chiesto più volte se fosse il caso di chiamare Camilla. Si era dichiarata gay come la sorella. Forse era bisessuale? Di sicuro, aveva un gran bel culo e dei bei piedi.
Aspettò due giorni e poi le scrisse.
“Ciao bei piedini. Come stai?”
Dopo dieci minuti sentì il bip della notifica.
“Ciao Peppino. Sono a casa, nuda, i piedini nella bacinella di acqua fresca”
A Peppino si rizzò il cazzo leggendo la risposta !
“Beh, un peccato che nessuno te li massaggi e te li coccoli mentre sei in libertà”
Camilla scrisse quasi subito.
“Me li accarezzo fra di loro e mi tocco il clitoride. Ho voglia.”
Peppino prese un bel respiro e poi scrisse.
“Puoi parlare?”
Il telefono squillò. Peppino rispose.
La voce di Camilla, bassa, quasi roca, sensuale, piena di vero desiderio:
“Peppino, ho il clitoride gonfio, ho voglia. Lo so che ti sei eccitato quando mi guardavi andare via. Ho sculettato volutamente di più per farti vedere il mio culo ballare. Guardavo le tue mani e le immaginavo stringermi i capezzoli, accarezzare la mia pelle, sentirle scendere sul mio inguine, fra le mie mele, sfiorami il buco del culo, le cosce, i piedi.”
“Camilla, ho il cazzo duro. Immagina quello che vuoi, dove vuoi, come vuoi, ma desso toccati, sfiorati, penetrati, godi. Fammi sentire quanto godi al pensiero del mio cazzo fra le labbra, fra i tuoi piedi mentre mi fai una sega e ti strapazzi il clitoride e i capezzoli”
“Sei uno splendido porco, siiii, siii, vengooo, vengooooo”
Si sentìrono altri rauchi lamenti gutturali, poi affievoliti da una voce che sembrava ritornare da lontano.
“Mi hai fatto godere Peppino. Voglio la tua sborra”
-----segue-----
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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Commenti per Camilla 1:

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