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Lui & Lei

Il Compromesso della Carne


di WarmEmbrace
03.07.2026    |    726    |    0 8.0
"Restiamo così per alcuni minuti, uniti, ascoltando i nostri respiri che, finita la tempesta, si stanno regolarizzando in una dolce melodia..."
Capitolo 1: Rabbia cieca

Quando la sera, ormai tardi, rientro in casa, tu sei seduta sul divano. Stai scorrendo velocemente col dito sullo schermo del tuo cellulare immagini senza contorni che poco catturano la tua attenzione.

Ti bastano cinque secondi per capire come sto; ormai mi conosci troppo bene e non ti serve neppure guardarmi in faccia. Già da come apro e chiudo la porta alle mie spalle, dal mio “ciao” monocorde, dal mio respiro pesante, sai esattamente i brividi che mi percorrono dentro. La mia espressione fissa il vuoto, il sorriso l’ho dimenticato, la razionalità è lontana. Sono nervoso, arrabbiato, reduce da una giornata di merda come poche ne capitano.

Quando mi vedi ti alzi e mi vieni incontro, mi abbracci, mi baci. Allora il mio corpo reagisce al tuo, ma non con la dolcezza che meriteresti. In questo momento non voglio baci, voglio morsi. Non voglio passione, voglio lividi. Voglio solo allontanarmi da tutto, essere istintivo, scopare e dimenticarmi di tutto il resto. Solo sesso, nessun sorriso: solo la rabbia brutale di godere, di buttare fuori tutta la frustrazione in una di quelle sottomissioni reciproche in cui i “no” diventano “sì”.

Ti stringo forte, ti bacio, ti mordo le labbra fino quasi a farti male. La mia mano scivola sicura sotto la tua maglietta, ti afferra un capezzolo tra le dita e lo stringe con forza. Hai un brivido immediato, la tua bocca ha un sussulto. Ti guardo, ma dalla mia bocca non esce una parola. Ti prendo di peso e ti spingo contro la parete. Tu ti lasci scivolare a terra, con la schiena e la testa ben salde contro il muro.

Mi apro i pantaloni, tiro fuori il cazzo e tu sei già pronta ad accoglierlo nella tua bocca. Lo spingo dentro, forse troppo, con troppa foga. La tua gola si contrae e io esco subito. Vedo i tuoi occhi umidi per lo sforzo. Mi chino sul tuo volto, ti prendo il mento tra le dita e ti do un bacio che sa di me, del mio umore. È un bacio dolce, ma dura solo un secondo.

Ti prendo e ti spingo distesa sul tappeto che copre il pavimento. Non ti muovi, non reagisci, mi guardi solo per un secondo con quegli occhi che mi dicono “fammi quello che vuoi, sono tua”: mi lasci salire sopra di te col mio sesso eccitato che punta la tua carne, in cerca della sua unica soddisfazione. Entro dentro di te. In quel momento non penso al tuo piacere, solo al mio. Incomincio a spingere sempre più forte, assestando colpi veloci e profondi mentre mi tengo in equilibrio con le braccia ben salde a terra.

Tu resti ferma, con gli occhi chiusi, ti mordi il labbro. Do ancora qualche colpo violento e poi vengo. Vengo dentro di te con un'esplosione cieca, mentre dalla mia bocca esce un ultimo respiro affannato. Mi sento svuotato, finalmente. La rabbia se ne è andata.

Capitolo 2: La vulnerabilità e il controllo

Mi rialzo, lasciandoti distesa sul tappeto. Mentre finisco di togliermi gli indumenti che mi erano rimasti addosso, vado a sedermi sul divano. Sono esausto, svuotato dalla rabbia. Appoggio la testa all'indietro e chiudo gli occhi. Sento solo il battito del mio cuore che pian piano rallenta.

Tu ti rialzi lentamente dal tappeto. Tra le tue cosce si intravede una scia lucida e calda: è il mio seme che cola, mischiato ai tuoi umori. Ti avvicini al divano con passi leggeri, quasi silenziosi. Ti inginocchi tra le mie gambe aperte e, con un gesto che sa di una dolcezza dimenticata in quei minuti, mi prendi il sesso in bocca. È stanco, semieretto, ma tu lo avvolgi con la lingua, ripulendomi con calma, assaporando fino in fondo il sapore del mio sfogo. Poi ti sollevi, mi sali in braccio, appoggi l'orecchio sul mio petto per ascoltare il mio respiro che torna regolare. Mi accarezzi i capelli. Mi sussurri che mi ami.

Poi, d'un tratto, quella dolcezza svanisce.

Ti raddrizzi con la schiena, mi guardi dritto negli occhi e mi tiri una sberla in pieno viso. Il rumore secco riempie la stanza e la guancia inizia a bruciarmi. Non me l’aspettavo; mi volto cercando una risposta nei tuoi occhi, fino a che non spezzi il silenzio.

“Sei uno stronzo”, mi dici, con gli occhi che bruciano di una luce feroce. “Non pensare di cavartela così… ora tocca a me godere”.

Prima che io possa reagire, mi baci con una rabbia speculare alla mia di poco fa. Mi mordi il labbro inferiore così forte che per il dolore tento di spingerti via, ma tu mi pianti una mano sul petto, artigliando la pelle. Ti sposti, mi spingi indietro contro i cuscini e mi ordini: “Non devi toccarmi stavolta, non te lo concedo. Devi stare fermo”.

Mi tiri per le cosce costringendomi a scivolare con la schiena sul divano, ancorandomi a terra con le ginocchia piegate e i muscoli tesi, esponendo completamente il mio bacino alla tua mercé. Con le dita della mano destra raccogli il fluido denso e lucido che ti cola ancora lungo l'interno coscia e lo usi per bagnarmi l'ano.

Sono fermo, immobile, mentre la tua mano è desiderosa di esplorarmi. Mi irrigidisco quando sento la tua prima falange forzare il muscolo, spingendo a fondo. Poi entra un secondo dito. Un brivido forte e primordiale mi attraversa la spina dorsale, strappandomi una serie di respiri strozzati e sincopati. La tua mano lavora dentro di me con movimenti ritmici, profondi, andando a massaggiare con precisione chirurgica il mio punto più nascosto e vulnerabile.

La stimolazione della prostata spezza all'istante il mio blocco biologico: contro ogni logica, il mio sesso reagisce a quel comando ruvido, gonfiandosi e tornando prepotentemente turgido, duro come il marmo. Per darmi il colpo di grazia, ti chini e mi fai sentire i denti sull'asta, un avvertimento chiaro. Non vuoi scopare me, stasera vuoi solo usare un oggetto di carne alle tue precise condizioni.

Capitolo 3: il ritmo del piacere

Tra le tue labbra senti che il mio sesso ha raggiunto la consistenza perfetta che volevi. Allora ti sollevi, lasciando finalmente vuoto il mio ano, e ti metti a cavalcioni su di me. Mi guardi dall’alto e, muovendo le spalle, sfreghi i tuoi seni contro la mia bocca. Sei talmente intrisa dei nostri umori che non appena scendi, avvicinando la tua intimità alla punta del mio cazzo, questo scivola subito dentro senza trovare la minima resistenza. Lo fai entrare tutto, in un solo movimento profondo e deciso, fino alla radice.

D'istinto provo ad allungare le mani per afferrarti i fianchi e assecondare il tuo movimento, ma il mio desiderio viene bloccato sul nascere. Mi spingi indietro le spalle con forza contro i cuscini del divano: “Ti ho detto di stare fermo. Non sei altro che uno stronzo, ora decido io per entrambi come e quando godere”.

Così inizi a muoverti. Appoggi le palme delle mani sul mio petto per avere un equilibrio migliore e cominci a spingere. Cazzo, se ti muovi. Hai una voglia matta di scopare, di sentirti piena fino allo stomaco. Mi cavalchi con una ferocia e un ritmo implacabile, come se io fossi solo un oggetto, un dildo fatto di carne ancorato al divano a tua completa disposizione.

Urli. Sento le tue unghie che si conficcano nella pelle del mio petto, graffiandomi, ma il dolore si perde nell'eccitazione che è ormai oltre il limite. A quel punto non ce la faccio più a rispettare il tuo divieto: le mie mani scattano involontariamente in avanti, ti afferrano il culo nudo con violenza, stringendo la carne e tirandoti verso il basso a ogni tua risalita, costringendoti ad affondare ancora di più, fino in fondo. Ti stringo come se volessi strapparti la carne.

Ormai sei al limite come me; i tuoi colpi di bacino si fanno frenetici, disordinati, guidati solo dalla voglia di venire. Ti sollevi sulle ginocchia e ti lasci cadere con tutto il tuo peso su di me, schiacciando il tuo pube contro il mio. Ti sento emettere un ultimo respiro profondo, convulso, e in quel preciso momento, mentre il tuo sesso si contrae impazzito in un orgasmo violentissimo che ti fa tremare tutto il corpo, esplodo ancora una volta anch'io, svuotandomi del tutto dentro di te con un ultimo rantolo violento.

Terminato l’orgasmo, le forze ti abbandonano all'istante. Ti accasci sopra di me, sfinita, lasciando andare il tuo peso sul mio petto ancora dolorante per i tuoi graffi. Restiamo così per alcuni minuti, uniti, ascoltando i nostri respiri che, finita la tempesta, si stanno regolarizzando in una dolce melodia.

Mi ripeti ancora una volta, con il fiato corto e la voce soffocata contro il mio collo, che sono uno stronzo. Poi ti sposti un ciuffo di capelli bagnati dal viso, mi guardi dritto negli occhi con un sorriso stanco ma vittorioso e mi sussurri:

“Ma cosa aspettavi a scoparmi così?”
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