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Lui & Lei

Rotta senza porto.


di Blackjack26
08.07.2026    |    1.362    |    7 9.8
"Mauro afferrò Elena per i capelli, tirandole indietro la testa, e aumentò il ritmo, spingendo con una forza primitiva..."
​Il sole di luglio stava calando dietro la sagoma del porto di Pescara, tingendo il mare di un rosso denso, quasi elettrico. Mauro diede un’ultima passata di straccio alla tuga in teak del Wild, il suo cinquantapiedi. Una barca solida, filante, nata per macinare miglia ma rifinita con quel lusso discreto che solo gli scafi d’alta fascia sanno offrire.
​Quella che stava per iniziare, però, non era la solita crociera.
​Il contratto, firmato tramite agenzia e pagato in anticipo senza battere ciglio, parlava chiaro: una settimana tra le isole della Croazia, da Lussino giù fino alle Incoronate. Ma c’era una clausola tassativa, quasi maniacale, inserita dalla coppia che aveva prenotato:
​"Nessun ormeggio in porto. Mai. Solo rade isolate, boe o rada libera. Massima privacy."
​Mauro aveva sorriso tra sé mentre finiva di stivare la cambusa. La barca era letteralmente stracolma. I frigoriferi erano pronti a scoppiare, le casse di vino pregiato bloccate nei gavoni, i serbatoi di gasolio e d'acqua dolce rasati fino all'ultimo litro, e il dissalatore revisionato a dovere. Una richiesta strana, certo. Di solito chi spende certe cifre vuole il tavolo prenotato nei ristoranti esclusivi di Hvar o Spalato. Ma nel suo lavoro c’era una regola d'oro: i clienti sono clienti, e finché pagano, i loro desideri sono ordini.
​Alle otto di sera, i passi sul pontile annunciarono il loro arrivo. Mauro si affacciò dal passauomo e rimase un attimo in silenzio. Elena ed Edoardo. Lui, sulla cinquantina, un uomo d’affari dall'aria atletica e lo sguardo di chi è abituato a comandare. Lei, una trentina d’anni, di una bellezza magnetica e sfrontata. Indossava un abito di lino bianco, leggerissimo, che il vento dell'Adriatico incollava alle curve morbide dei fianchi e del seno, privo di reggiseno. I suoi occhi, grandi e scuri, incrociarono subito quelli di Mauro. Non fu uno sguardo di cortesia; fu una lenta, deliberata scansione che gli partì dalle spalle larghe, temprate dal mare, fino alle mani nodose da skipper.
​— Benvenuti a bordo del Wild — disse Mauro, porgendo la mano per aiutarli a salire.
​La pelle di Elena era calda, e nel momento in cui tese la mano, le dita sfiorarono il polso di Mauro un secondo più del dovuto.
​— Grazie, comandante — rispose lei con una voce bassa, leggermente roca. — Spero che la barca sia pronta a isolarsi dal mondo.
​— Siamo completamente autonomi per due settimane, non vi mancherà nulla — rassicurò Mauro, mentre Edoardo annuiva, già distratto a guardare lo skyline che si allontanava.
​Mollati gli ormeggi, il Wild scivolò fuori dal porto, prua a Est-Nord-Est, verso il mare aperto. La traversata notturna fu tranquilla. Con il pilota automatico inserito e un vento leggero al traverso, la barca filava stabile a otto nodi.
​Intorno alle due di notte, mentre Edoardo dormiva profondamente nella cabina di prua, provato dal viaggio, Elena salì in pozzetto. Aveva sostituito l'abito con una camicia da uomo di seta nera, aperta fino all'ombelico, che lasciava intravedere la pelle ambrata e le gambe lunghe, nude.
​— Non riesci a dormire? — chiese Mauro, tenendo lo sguardo fisso sulla bussola ma avvertendo ogni singolo movimento di lei.
​— Il mare mi eccita. Troppo movimento per stare ferma a letto — disse lei, avvicinandosi alla timoneria.
​Si appoggiò alla colonnina dei comandi, a pochissimi centimetri da lui. Il profumo di vaniglia e sale che emanava era quasi intossicante.
​— E poi, volevo vedere come comandi la tua creatura.
​— Fa quasi tutto il pilota stasera — rispose Mauro, cercando di mantenere il tono professionale, anche se il calore del corpo di Elena stava alterando i suoi battiti.
​— Allora puoi occuparti di altro — sussurrò lei.
​Fece un passo avanti, annullando la distanza. Portò una mano, fredda per la brezza notturna, sul petto nudo di Mauro, infilando le dita tra i peli corti, accarezzando la pelle tesa dai muscoli. Mauro sentì una scossa vulcanica.
​— Elena, tuo marito...
​— Mio marito sta dormendo. E sa benissimo perché abbiamo voluto una barca tutta per noi, senza scali, senza testimoni... tranne te — disse lei, sollevando lo sguardo, gli occhi lucidi di sfida e desiderio.
​Con un movimento fluido, si sedette sulla tuga, proprio davanti a lui, aprendo leggermente le gambe. Sotto la camicia non indossava nulla. La luna piena illuminava il triangolo perfetto della sua intimità, umida e lucida.
​Mauro non si trattenne più. Lasciò i comandi. Si inginocchiò tra le sue gambe, lisce e morbide. Davanti a lui si parò la sua figa umida, completamente rasata, un fiore da sfogliare lentamente. Con la lingua iniziò a leccarla, per poi passare sul clitoride. I sospiri di Elena si fecero sempre più concitati. Mauro infilò due dita nella figa con un movimento lento, ma consapevole di quello che stava facendo.
​Il silenzio della notte adriatica venne spezzato solo dal respiro affannato di Elena e dal ritmico sciacquio dello scafo del Wild che tagliava l'acqua. Mauro si abbandonò completamente a quel contrasto primordiale: le sue mani grandi e indurite dal vento stringevano la carne morbida delle sue cosce, tenendole spalancate, mentre la bocca cercava il centro di quel calore.
​La sfiorò prima con delicatezza, un assaggio leggero per raccogliere i succhi umidi che lei già produceva in abbondanza. Elena vibrò a quel primo contatto, le dita inchiodate nel teak della tuga. Poi, con precisione, la lingua di Mauro trovò il clitoride, rigido e pulsante sotto i piccoli colpi esperti. Un sussulto violento scosse il corpo della donna, che inarcò il bacino verso l'alto, offrendosi ancora di più, senza più alcun freno.
​— Sì... così, ti prego... — sussurrò lei, la voce ridotta a un anito spezzato.
​Senza interrompere il ritmo della bocca, Mauro spinse lentamente l'indice e il medio all'interno della sua intimità. Le pareti interne erano caldissime, strette, e lo accolsero stringendosi intorno alle dita come una morsa liquida. Iniziò un movimento profondo, regolare, un'altalena che assecondava las spinte del bacino di Elena, che ormai si muoveva a tempo, completamente persa in quel piacere isolato in mezzo al mare. Ogni volta che le dita entravano profonde, la lingua premeva sul clitoride, mandandola letteralmente fuori di testa. I sospiri di lei si fecero lamenti acuti, trattenuti a stento per il timore di svegliare il marito sottocoperta, aggiungendo al piacere la scossa pura del proibito.
​Mauro ormai non resisteva più. L'adrenalina gli bruciava nelle vene, amplificata dal brivido del rischio. Girò Elena e la mise a novanta gradi, appoggiata saldamente alla colonnina della ruota del timone. In un attimo si abbassò il costume; il suo cazzo era duro, teso al limite, spinto unicamente dalla voglia matta di scoparla così, con l'adrenalina a mille nel sapere il marito addormentato a pochi passi.
​Elena assecondò il movimento senza opporre la minima resistenza, anzi, emise un gemito roco di pura anticipazione. Si appoggiò con le mani e i gomiti alla struttura d'acciaio, offrendogli la curva perfetta del suo fondoschiena, illuminato dal riflesso argenteo della luna sulla tuga del Wild. Mauro si premette contro di lei, sentendo il calore umido che bagnava l'interno delle sue cosce lisce. Le mani di lui corsero ai suoi fianchi, stringendoli per trovare la presa perfetta, e con un colpo secco si spinse dentro di lei, profondo, riempiendola completamente. Un brivido violento scosse entrambi mentre la barca continuava la sua corsa silenziosa sul mare aperto.
​Ma le sorprese non erano finite. Mauro, con il ritmo ormai serrato e i muscoli tesi nello sforzo, sollevò lo sguardo oltre la tuga. Lì, appoggiato sulla scaletta che porta all'interno, nella dinette, c'era Edoardo.
​Il marito era lì, sveglio, e si stava godendo l'intera scena. Guardava la moglie scopata con forza da Mauro, immerso nel silenzio interrotto solo dai gemiti di piacere di Elena. Edoardo era un cuckold: godeva immensamente nel vedere un altro uomo possedere sua moglie.
​Quel quadro assurdo trovò finalmente il suo pezzo mancante. Quella richiesta maniacale di isolamento, la cambusa stracolma per non toccare mai terra, la totale apparente indifferenza dell'uomo... tutto tornò al proprio posto. Edoardo era immobile, con il respiro pesante e gli occhi sbarrati, ipnotizzati dal movimento dei corpi in pozzetto. La luna illuminava il suo volto, contratto in una smorfia di puro, torbido piacere. Si gustava ogni singolo dettaglio: la carne tesa di sua moglie, la violenza dei colpi di Mauro, il rumore umido e ritmico della carne.
​Elena lo sapeva. Sentendo la spinta di Mauro farsi ancora più profonda, tese il collo in avanti e guardò dritto negli occhi il marito, reggendo lo sguardo con una sfida carica di perversione.
​— Guarda... Edoardo... guarda come mi scopa il comandante — ansimò lei, rompendo definitivamente il silenzio della notte, mentre il brivido di essere guardata la faceva stringere ancora di più attorno al membro di Mauro.
​L'adrenalina dello skipper toccò il punto di non ritorno. Sapere che l'uomo che lo pagava era lì a godere di quel momento distrusse qualsiasi freno inibitore. Mauro afferrò Elena per i capelli, tirandole indietro la testa, e aumentò il ritmo, spingendo con una forza primitiva.
​Poi, con una presa ferma, la guidò a inginocchiarsi sul teak del pozzetto. Le sbatté il cazzo sulle guance, una, due, tre volte, un gesto di possesso assoluto. Elena aprì la bocca, umida e desiderosa, e accolse il cazzo di Mauro che vi si infilò dentro. Iniziò a fargli un pompino intenso, frenetico. Ma durò poco. L'eccitazione era troppa, l'intensità insostenibile. Sentendo il culmine arrivare, Mauro si scaricò generosamente e Elena ingoiò lo sperma copioso, senza esitare, fino all'ultima goccia.
​Mauro si scostò leggermente, il respiro pesante che si fondeva con il sibilo del vento tra le sartie. Elena rimase inginocchiata ai suoi piedi, pulendosi le labbra con il dorso della mano e offrendo un sorriso stravolto e soddisfatto verso la sagoma di Edoardo. Il marito, dalla scaletta, non si era mosso di un millimetro, ancora stregato da quanto aveva appena visto. Il Wild continuava la sua corsa solitaria nel nero dell'Adriatico, custode silenzioso del loro segreto.
​Scritto da Daniela
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