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Lui & Lei

Lascia spazio all’immaginazione…


di Namaste
03.07.2026    |    496    |    0 6.0
"Solo il tempo che sembrò rallentare mentre il rumore della città svaniva sullo sfondo..."
La sera era scesa lentamente sulla città, tingendo le strade di riflessi dorati e ombre morbide. Le vetrine illuminate sembravano galleggiare nella pioggia appena caduta, mentre un vento leggero portava con sé il profumo dell'asfalto bagnato e dei tigli in fiore.

Luca arrivò davanti al piccolo bistrot con qualche minuto d'anticipo. Non era da lui. Di solito era il tipo che faceva attendere gli altri, senza fretta, convinto che ogni incontro trovasse il proprio momento. Quella sera, invece, aveva sentito il bisogno di esserci prima, come se il tempo trascorso ad aspettare avesse già un valore.

Quando la vide attraversare la strada, capì il perché.

Non era soltanto bella. Era il modo in cui camminava, con una sicurezza tranquilla, senza ostentazione. Aveva uno sguardo capace di soffermarsi sulle cose, come se ogni dettaglio meritasse attenzione.

«Credevo fossi già dentro», disse lei, raggiungendolo.

«Preferivo aspettarti.»

Lei sorrise. Non un sorriso largo, ma uno di quelli appena accennati che sembrano custodire un segreto.

Sedettero vicino a una finestra. Il locale era silenzioso; un vecchio disco jazz riempiva l'aria senza imporsi sulle conversazioni. Ordinarono un calice di vino e iniziarono a parlare.

All'inizio gli argomenti erano semplici: il lavoro, un viaggio rimandato, un libro appena finito. Poi, quasi senza accorgersene, le parole cambiarono profondità.

«Qual è la cosa che ti affascina di più in una persona?» domandò lei.

Luca rimase in silenzio qualche secondo.

«La capacità di farmi dimenticare il telefono.»

Lei rise.

«È una risposta sorprendentemente moderna.»

«È sincera.»

Posò il bicchiere sul tavolo.

«Quando qualcuno riesce a catturare tutta la mia attenzione... allora so che sta succedendo qualcosa di raro.»

Lei abbassò lo sguardo per un istante, osservando il riflesso del vino nel calice.

«E sta succedendo adesso?»

Luca non rispose subito.

«Sì.»

Tra loro calò un silenzio diverso da tutti quelli precedenti. Non era imbarazzo. Era quella pausa che nasce quando due persone comprendono di aver oltrepassato una soglia invisibile.

Continuarono a parlare ancora a lungo. Di paure. Di occasioni perdute. Delle persone incontrate troppo presto o troppo tardi.

Più il tempo passava, più le distanze sembravano sciogliersi.

Quando uscirono, la città era quasi deserta. Le luci dei lampioni disegnavano cerchi dorati sul marciapiede umido.

Camminavano lentamente, uno accanto all'altra.

A un certo punto lei si fermò davanti a una libreria ormai chiusa. Nella vetrina c'era una vecchia macchina da scrivere.

«Mi piace immaginare quante storie siano nate così», disse.

«Forse anche questa.»

Lei lo guardò incuriosita.

«La nostra?»

«Sì.»

«E come pensi che finisca?»

Luca sorrise.

«Spero che non finisca troppo in fretta.»

Per qualche istante rimasero semplicemente a osservarsi.

Non servivano parole.

C'era qualcosa nei loro sguardi che rendeva il resto della città lontano, quasi sfocato. Lui notò una ciocca di capelli sfuggita dietro l'orecchio e, con un gesto lento, le chiese silenziosamente il permesso di sistemarla. Lei non si mosse.

Le sue dita sfiorarono appena il viso di lei.

Fu un contatto lieve, quasi impercettibile, ma sufficiente a far rallentare il respiro di entrambi.

Lei sorrise con gli occhi.

«Sai una cosa?» disse a bassa voce.

«Dimmi.»

«Credo che le persone abbiano dimenticato quanto possa essere intenso aspettare.»

«Aspettare cosa?»

«Il momento giusto.»

Luca annuì.

Per tutta la sera avevano costruito quell'istante senza fretta, lasciando che ogni parola, ogni sorriso e ogni silenzio aggiungessero qualcosa.

Quando finalmente si avvicinarono, il loro primo bacio fu semplice.

Niente teatralità.

Solo il tempo che sembrò rallentare mentre il rumore della città svaniva sullo sfondo.

Si separarono dopo pochi secondi, quasi con riluttanza.

Lei abbassò lo sguardo e sorrise.

«Adesso capisco.»

«Cosa?»

«Che a volte l'immaginazione rende ogni momento ancora più prezioso.»

Ripresero a camminare, senza sapere dove sarebbero arrivati. Dove sono arrivati? …
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