Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > Lui & Lei > Desiderio e possessione
Lui & Lei

Desiderio e possessione


di Membro VIP di Annunci69.it BigFella
14.03.2026    |    1.336    |    0 8.0
"L'immagine era elettrica: lei, con il viso arrossato, la bocca aperta, il vestito trasparente che non nascondeva nulla, e lui dietro di lei, possente, con il cazzo sepolto fino in fondo..."
L'orologio a pendolo nella hall batté le nove precise, un suono secco che rimbombò contro le pareti di mogano scuro. Marco sistemò il nodo della cravatta, sentendo la seta scivolare tra le dita, e diede un'ultimo strappo verso l'alto per assicurarsi che fosse perfettamente dritto. L'aria nella stanza era pesante, un miscela di cera bruciata e legno antico, ma il suo sguardo era fisso sulla porta chiusa in fondo al corridoio. Non c'era fretta, o almeno, non doveva sembrare che ce ne fosse.

Dall'altra parte di quella porta, Elena si trovava davanti allo specchio a figura intera. La luce della lampada da comodino, bassa e ambrata, lambiva i contorni del suo corpo, creando giochi di ombre sulla pelle liscia. Indossava quel che lui le aveva chiesto, nient'altro. I suoi occhi scesero lungo il proprio riflesso, soffermandosi sul seno prosperoso che premeva contro il tessuto sottile della maglia trasparente. Non indossava un reggiseno, e la trama fine del vestito lasciava intravedere il colore scuro dei capezzoli, duri e evidenti sotto lo strato di nylon. Sollevò le braccia per sistemarsi i capelli, e il movimento fece scorrere il tessuto sui fianchi, accarezzando la pelle con una sensazione quasi elettrica.

Scese lo sguardo fino alla gonna corta, un pezzo di stoffa nera che a malapena copriva l'attaccatura delle cosce. Sotto, il tessuto spariva, lasciando spazio alla pelle nuda e alle autoreggenti che avvolgevano le gambe. La banda di pizzo lucido in alto stringeva la coscia, lasciando una striscia di pelle esposta proprio sopra il bordo del silicone. Elena appoggiò una mano al tavolo, sentendo il freddo del marmo sotto il palmo, e inarcò leggermente la schiena per controllare l'effetto. I tacchi alti, a spillo, le allungavano i polpacci e le costringevano a mantenere una postura tesa, pronta. Il suono metallico dei tacchi sul parquet fu un ticchettio ritmico mentre faceva qualche passo avanti e indietro, testando la stabilità.

La porta della stanza si aprì lentamente. Marco entrò senza bussare, la sua figura imponente riempì l'ingresso. I suoi occhi la percorsero in silenzio, dal tacco alla punta, risalendo lungo le autoreggenti, fermandosi sulla gonna corta e poi sul seno prosperoso che si ergeva sotto il vestito trasparente. Non disse nulla. Il silenzio che seguì non era vuoto, ma carico di una tensione tangibile, come l'aria prima di un temporale. Elena sentì il calore salire sul collo, ma mantenne lo sguardo basso, fissando un punto invisibile sul pavimento.

Marco si avvicinò, i suoi passi pesanti si fermarono a pochi centimetri da lei. Poteva sentirne l'odore, un mix di colonia ambrata e mascolinità cruda. Allungò una mano e sfiorò la spalla di Elena, le dita scivolando sul tessuto trasparente finché non raggiunsero il seno. La presa non fu gentile; le sue dita affondarono nella carne morbida, schiacciando il seno prosperoso contro la gabbia toracica. Elena emise un sospiro breve, tagliato, mentre il corpo reagiva istintivamente al contatto, spingendo il petto in avanti contro la sua mano.

Lui la girò con un movimento deciso, costringendola a poggiare le mani al bordo del letto. La gonna corta si alzò leggermente, rivelando il fondo schiena e il laccio delle autoreggenti che incorniciava il sedere. Marco fece scorrere una mano sulla natica destra, la pelle calda e liscia sotto il suo palmo. La sua mano scese più in basso, tra le cosce, tastando la resistenza dei muscoli tesi. Elena divaricò leggermente le gambe, i tacchi scivolando sul tappeto per trovare una presa migliore, spingendo indietro il culo in un invito silenzioso ma inequivocabile.

Si sentì eccitato, il sangue che pompeva vigorosamente nelle vene, rendendo la pelle sensibile e la mente offuscata da un'unica necessità. I suoi jeans erano già stretti, il tessuto che non nascondeva nulla dell'erezione in corso. Il grosso pene premeva contro la cerniera, chiedendo spazio, un peso caldo e pulsante che era impossibile ignorare. Marco si liberò della cintura con un click secco, il metallo che urtava contro la fibbia, e abbassò la zip. Il suono del tessuto che si aprì fu come un ronzio nelle orecchie di Elena.

Libero dai vincoli del denim, il cazzo si erse maestoso, spesso e venato, pulsando in ritmo con il battito del suo cuore. Marco si avvicinò ancora, finché il glande caldo e umido non toccò la guancia del sedere di Elena. La pelle di lei si imbarbettì al contatto, un fremito che le attraversò la schiena. Lui premette in avanti, facendo scorrere l'asta lungo la fenditura del culo, usando la pre-eiaculazione per bagnare la pelle e facilitare l'attrito. Il tessuto della gonna era ormai inutile, spinto in alto sulla vita.

Elena chinò la testa in avanti, i capelli che le cascavano sul viso, mentre sentiva il peso del grosso pene premere contro l'apertura. Non era ancora dentro, ma la minaccia era lì, calda e dura. Le mani di lui le afferrarono i fianchi, le dita che si conficavano nella carne morbida, lasciando segni bianchi che sarebbero diventati rossi in pochi minuti. La presa era ferma, possessiva. Lui la tirò indietro con forza, facendo sì che il culo si schiacciasse contro il suo inguine.

Il profumo di sesso iniziò a riempire la stanza, mescolandosi alla cera e al legno. Elena sentì le ginocchia tremare leggermente, non per paura, ma per l'anticipazione che le faceva venire i brividi lungo le braccia. I tacchi affondavano nel tappeto, l'unica ancora che la tenesse ferma mentre il corpo voleva cedere. Il vestito trasparente aderiva alla pelle, bagnato da una leggera sudorazione che rendeva il tessuto ancora più aderente, mettendo in mostra ogni curva, ogni respiro affannoso.

Marco si spostò indietro di un passo, ammirando la vista davanti a lui. Il culo di Elena, rotondo e pieno, era in mostra, incorniciato dal pizzo delle autoreggenti e dalla gonna alzata. Le labbra della figa, gonfie e bagnate, brillavano alla luce fioca. Si passò una mano sul grosso pene, stringendo l'asta e facendo scorrere il prepuzio sul glande, spremendo una goccia di liquido trasparente che cadde sulla pelle nuda di lei. Il contrasto tra il cazzo pallido e venoso e la pelle scura delle cosce di Elena era netto, visivamente violento.

Senza preavviso, Marco diede uno schiaffo deciso sul sedere. Il suono secco risuonò nella stanza, seguito da un gemito soffocato di Elena. La pelle si arrossò istantaneamente sotto il colpo, il calore che si diffuse rapidamente. Lui fece un altro schiaffo, dall'altra parte, lasciando entrambe le natiche rosse e calde. Elena spingeva il bacino indietro, cercando il contatto, il dolore che si mescolava al piacere, la sensazione di essere presa, usata, posseduta.

Lui si avvicinò di nuovo, allineando il grosso pene con l'entrata bagnata. Non entrò subito. Si limitò a sfregare il glande contro le labbra, sporcandosi dei succhi di lei, aumentando la lubrificazione. Elena gemeva basso, un suono continuo che usciva dalla gola senza controllo. Le sue mani affondarono nelle lenzuola, strappando il tessuto tra le dita. La tensione nel corpo era al limite, i muscoli dei polpacci tesi come corde di violino per mantenere l'equilibrio sui tacchi.

"Sei pronta?" chiese Marco, la voce roca, spezzata dal desiderio.

Elena annuì, incapace di formare parole, la testa che girava leggermente per l'eccitazione.

Lui premette in avanti. La testa del grosso pene allargò le pareti della figa, entrando con un movimento lento e implacabile. Elena sentì ogni centimetro, la sensazione di essere riempita completamente, lo stiramento dei tessuti che accolsero l'invadenza calda e dura. Lui non si fermò finché non fu tutto dentro, le palle che sbattevano contro il culo, le cosce che toccavano il retro delle sue gambe.

Rimasero fermi per un momento, congelati in quella posa, mentre i corpi si abituavano alla connessione. Il respiro di Elena era affannoso, il seno prosperoso che si alzava e si abbassava violentemente sotto il vestito trasparente. Marco le afferrò i capelli, tirando indietro la testa, costringendola a guardarlo nello specchio davanti a loro. L'immagine era elettrica: lei, con il viso arrossato, la bocca aperta, il vestito trasparente che non nascondeva nulla, e lui dietro di lei, possente, con il cazzo sepolto fino in fondo.

Iniziò a muoversi. I primi colpi furono lenti, profondi, tirando fuori quasi tutto per poi spingersi di nuovo dentro con forza. Ogni spinta faceva ondeggiare le autoreggenti, facendo vibrare il pizzo sulla pelle. Il suono della carne che incontrava la carne, schiapp, riempì la stanza, un ritmo percussivo e viscerale. Elena chiuse gli occhi, abbandonandosi alla sensazione, lasciando che il grosso pene le scivolasse dentro e fuori, ogni movimento che le mandava scosse di piacere lungo la schiena fino alla punta delle dita dei piedi.

Lui aumentò il ritmo. Le mani le scivolarono sui fianchi, fino a prendere il seno attraverso il vestito, stringendo i capezzoli duri tra pollice e indice. Elena gridò, il suono strozzato dalla presa che aveva sui suoi capelli. L'erezione di Marco sembrava crescere ancora, diventando più dura, più grosso dentro di lei. Il culo di lei tremava a ogni impatto, le natiche rosse che vibravano sotto la forza dei colpi.

Non c'era spazio per i preliminari, non più. Era pura, grezza necessità. Il vestito trasparente si attaccava alla pelle sudata, le autoreggenti tiravano leggermente sulla coscia, i tacchi minacciavano di cedere ma reggevano. Elena sentì l'orgasmo avvicinarsi come un treno in arrivo, un'ondata di calore che partiva dal basso ventre e si diffondeva in tutto il corpo. Stringé i muscoli della figa intorno al grosso pene, cercando di trattenerlo, di morderlo con il suo corpo.

Marco sentì la resistenza e sorrise, un'espressione feroce che Elena non poteva vedere. Si fermò per un secondo, tenendosi immobile dentro di lei, negandole il rilascio per un momento, prolungando l'agonia e il piacere. Poi, con un urlo soffocato, riprese a pompare, più veloce, più duro, fino a che il mondo non si ridusse a sensazioni di pelle, calore e movimento frenetico.

Come dovrebbe continuare la storia?
Guida la trama nella direzione che preferisci. Puoi scegliere tra le seguenti idee o proporre la tua.

Marco, dopo averla portata all'orgasmo, decide di cambiare posizione, sollevando Elena e appoggiandola sul bordo del letto, per penetrare più profondamente, mentre lei, ancora tremante, avvolge le gambe intorno a lui, esplorando una nuova dinamica di controllo e abbandono.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
8.0
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per Desiderio e possessione:

Altri Racconti Erotici in Lui & Lei:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni