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Lui & Lei

Una famiglia molto complicata.


di Membro VIP di Annunci69.it CoppiaFelix2024
16.07.2026    |    427    |    0 9.3
"Altre volte Sasha raggiungeva la camera di Felicia ed Ernesto e si fermava sulla soglia, lasciando che fossero loro a invitarla..."
Ernesto incontrò Sasha davanti alla bacheca degli annunci di un supermercato, mentre lei stava leggendo uno dei biglietti che lui e Felicia avevano lasciato alcuni giorni prima.
«Cercasi aiutante per le faccende domestiche. Richiesta serietà. Regolare contratto di lavoro.»
In fondo al foglio avevano scritto il numero di telefono di Ernesto.Felicia lavorava presso una RSA e i suoi turni diventavano ogni mese più pesanti. Tornava a casa stanca, spesso senza la forza di occuparsi della spesa, del bucato e di tutte quelle incombenze che, sommate una all’altra, sembravano non finire mai. Ernesto cercava di aiutarla, ma anche lui trascorreva gran parte della giornata fuori casa. Avevano quindi deciso di assumere una persona che potesse alleggerire soprattutto il carico di Felicia.
Sasha teneva il biglietto tra le dita quando si accorse che Ernesto la stava osservando.
«È suo l’annuncio?» domandò.
Aveva una voce morbida, attraversata da una lieve inflessione che non era propriamente straniera, ma nemmeno del tutto toscana.
«Sì. Mio e della mia compagna.»
La ragazza sorrise.
Ernesto ne rimase colpito. Aveva la pelle ambrata, gli occhi chiari e una massa di capelli ricci e nerissimi che le incorniciavano il viso. La sua fisionomia delicata la faceva sembrare molto giovane. Era minuta, ma il corpo aveva forme mature e ben proporzionate, con un seno generoso che rendeva ancora più evidente il contrasto tra il viso quasi adolescenziale e la figura di donna.
Ernesto esitò.
«Posso chiederti quanti anni hai?»
Sasha scoppiò a ridere. «Lo sapevo.»
Aprì la borsa e gli mostrò la carta d’identità.
Aveva ventidue anni ed era cittadina italiana.
«Mio padre era italiano. Mia madre giamaicana. Sono nata in Centro America, ma vivo qui da quando ero piccola.»
Ernesto si scusò. «Sembravi molto più giovane. Non avrei mai parlato di lavoro con una minorenne senza la presenza dei genitori.»
Il sorriso di Sasha cambiò. Divenne meno divertito e più attento. «I miei genitori non ci sono più.» Lo disse senza cercare compassione.
Ernesto non insistette. Le propose di sedersi nel bar del supermercato e le spiegò il lavoro. Otto ore al giorno, sei giorni alla settimana, un periodo di prova e, in caso di esito positivo, un regolare contratto a tempo indeterminato. La casa disponeva inoltre di una camera indipendente con bagno privato. Se avesse desiderato trasferirsi, vitto e alloggio sarebbero stati compresi nell’accordo.
Sasha ascoltò con attenzione.
«Prima, però, devi conoscere Felicia», precisò Ernesto. «Sarai soprattutto tu ad aiutarla. La decisione deve essere anche sua.» Le diede appuntamento per il pomeriggio seguente.
Felicia la accolse con un sorriso cortese, ma inizialmente prudente. Sasha era diversa dalle altre persone che avevano risposto all’annuncio. Non soltanto per la bellezza insolita, ma per il modo in cui entrava in una stanza, guardando ogni cosa con curiosità e senza apparire intimidita.
Durante il colloquio si dimostrò precisa. Aveva già lavorato in alcune famiglie, sapeva cucinare, stirare e organizzare una casa. Parlava bene l’italiano e comprendeva anche l’inglese e lo spagnolo.
Felicia le propose una settimana di prova.
Sasha iniziò il mattino successivo.
Fin dal primo giorno dimostrò una capacità quasi istintiva di capire le abitudini degli altri. Non aveva bisogno che le venisse ripetuto ciò che doveva fare. Rimise ordine negli armadi, organizzò la dispensa, imparò in pochi giorni quali camicie Ernesto preferisse trovare già stirate e quali piatti Felicia gradisse mangiare al ritorno dal lavoro.
Non era silenziosa, ma neppure invadente. Cantava mentre cucinava, raccontava piccoli episodi della sua infanzia e riusciva a trasformare anche una mansione noiosa in qualcosa di leggero.
Alla fine della settimana, Ernesto e Felicia decisero di assumerla.
Sasha accettò anche la proposta di trasferirsi nella camera al piano superiore. Arrivò con due valigie, una fotografia dei genitori e una piccola scatola di legno che sistemò sul comodino.
La convivenza rese il rapporto sempre meno formale.
Sasha cenava spesso con loro. Felicia si accorse presto che la ragazza non aveva bisogno soltanto di un lavoro. Aveva bisogno di stabilità, di una casa nella quale non sentirsi provvisoria. Da quando erano morti i genitori, aveva cambiato diverse sistemazioni, ospitata da amici o conoscenti, senza mai trovare un luogo che sentisse davvero suo.
Felicia cominciò a trattarla con una premura che andava oltre quella dovuta a una dipendente. Sasha, da parte sua, la aspettava quando rientrava dalla RSA, le preparava una tisana e la ascoltava raccontare le difficoltà della giornata.
Ernesto osservava quella crescente confidenza con piacere, ma anche con una inquietudine che non voleva ammettere.
Sasha lo attraeva.
Non era soltanto la sua bellezza. Era il modo in cui lo guardava, come se volesse comprendere cosa si nascondesse dietro le sue parole. Era il sorriso che gli rivolgeva quando lo sorprendeva a osservarla. Era la naturalezza con cui si muoveva per casa, spesso scalza, con i capelli sciolti e abiti semplici che sembravano accentuare le sue forme.
Ernesto sapeva, tuttavia, che non poteva permettere all’attrazione di diventare un equivoco. Sasha lavorava per loro e viveva nella loro casa. Qualunque iniziativa da parte sua avrebbe potuto essere percepita come una pressione.
Per questo mantenne le distanze.
Fu Sasha ad accorciarle.
Una sera Felicia era impegnata nel turno notturno. Ernesto rientrò poco prima delle undici e trovò Sasha seduta in cucina con una tazza di tè. Indossava una maglia ampia e un paio di pantaloncini. I capelli erano raccolti sopra la testa e alcune ciocche ricadevano sul viso.
«Perché sei ancora sveglia?» domandò Ernesto. «Ti aspettavo.» disse risoluta lei
«È successo qualcosa?» domandò Ernesto
Sasha scosse la testa. «Volevo parlarti.»
Ernesto si sedette dall’altra parte del tavolo. «Dimmi.» Lei lo fissò in silenzio.
«Perché fai finta di non accorgerti quando ti guardo?» Ernesto rimase immobile. Ma poi disse: «Perché tu lavori qui.»
«Non ti ho chiesto perché non fai nulla. Ti ho chiesto perché fingi di non accorgertene.» aggiunse lei.
«Perché non voglio approfittare della situazione.»
Sasha si alzò lentamente e gli si avvicinò.
«E se fossi io a volerlo?»
Ernesto avvertì il suo profumo. Sasha gli posò una mano sulla spalla, ma lui non si mosse.
«Volere qualcosa non significa che la situazione sia giusta.»
«Hai paura di Felicia?»
«No. La rispetto. E rispetto te.»
Sasha si chinò appena.
«Anche quando mi guardi?»
Ernesto sollevò gli occhi verso di lei.
«Soprattutto quando ti guardo.»
Per alcuni secondi rimasero così, vicinissimi. Poi Sasha gli sfiorò le labbra con le proprie.
Il bacio fu leggero e breve, ma sufficiente a spezzare l’equilibrio che Ernesto aveva cercato di mantenere.
Lui le prese delicatamente i polsi.
«Dobbiamo fermarci.» Sasha non si ritrasse. «Non ti è piaciuto?»
«Proprio perché mi è piaciuto.» Ernesto si alzò. «Domani ne parleremo con Felicia.»
Il volto di Sasha si fece incerto. «Vuoi raccontarglielo?»
«Non voglio avere segreti con lei. E non voglio che tu diventi un segreto.» disse Ernesto
Il mattino successivo Ernesto raccontò tutto a Felicia. Lei ascoltò in silenzio, con le braccia incrociate e un’espressione difficile da interpretare. Non si infuriò, ma gli fece domande precise: chi aveva iniziato, quanto fosse durato il bacio, cosa provasse per Sasha.
Ernesto rispose senza nascondere nulla.
«Mi attrae. Ma non voglio ferire te e non voglio usare la posizione che abbiamo nei suoi confronti.»
Felicia volle parlare con Sasha da sola.
La ragazza entrò nel salotto visibilmente tesa. «Ernesto mi ha raccontato tutto», disse Felicia.
Sasha annuì. «È stata colpa mia.» «Non sto cercando un colpevole.» Felicia le indicò la poltrona di fronte. «Sei attratta da lui?» chiese «Sì.» rispise Sasha «Da quanto tempo?» «Non lo so. Forse quasi dall’inizio.» Felicia la osservò.
«E da me?» Sasha alzò lentamente lo sguardo. Quella domanda non se l’aspettava. «Perché me lo chiedi?»
«Perché ti accorgi di Ernesto quando ti guarda, ma io mi accorgo di te quando guardi me.» Sasha arrossì. «Mi piaci.» disse.
Felicia non sorrise, ma il suo tono divenne più morbido. «Quanto?» «Abbastanza da non sapere cosa fare.»
Per la prima volta tra loro si creò un silenzio che non aveva nulla a che vedere con il lavoro.
Felicia si avvicinò.
«Quello che provi non mi spaventa. Mi preoccupa, invece, la posizione nella quale ti trovi. Tu dipendi da noi per il lavoro e per la casa. Non voglio che il desiderio si confonda con la gratitudine o con la paura di perdere qualcosa.» Sasha scosse la testa. «Non ho paura.»
«Forse no. Ma dobbiamo comunque fare le cose nel modo giusto.»
Nei giorni successivi parlarono a lungo.
Sasha ribadì di non voler lasciare la casa, ma Felicia ed Ernesto stabilirono che la relazione professionale dovesse cessare prima che fra loro potesse accadere altro. La aiutarono quindi a trovare un impiego presso una struttura ricettiva della zona. Quando Sasha firmò il nuovo contratto, smise formalmente di lavorare per loro e rimase nella casa come ospite, contribuendo alle spese.
Il cambiamento non eliminò la tensione. La rese più evidente.
La prima sera dopo l’inizio del nuovo lavoro, cenarono tutti e tre in giardino. Sasha indossava un abito leggero color crema. Felicia aveva scelto una camicetta scura e una gonna che lasciava scoperte le gambe. Ernesto, seduto di fronte a loro, si accorse che le due donne si cercavano continuamente con lo sguardo.
Dopo cena si spostarono in salotto.
Nessuno sembrava sapere come cominciare.nFu Sasha a rompere il silenzio. «Adesso non lavoro più per voi.»
Felicia sorrise.b«È vero.»
«Quindi possiamo smettere di fingere?»
Ernesto si appoggiò allo schienale del divano. «Non abbiamo mai finto.»
«Avete soltanto evitato di fare ciò che volevate.»nFelicia si sedette accanto a Sasha. «E tu cosa vorresti?»
La ragazza la fissò. «Baciarti.»
Felicia non rispose subito. Le prese una mano e la portò lentamente verso di sé.
Sasha si avvicinò con cautela, come se temesse che un movimento troppo rapido potesse dissolvere quell’istante. Il loro primo bacio fu delicato. Felicia le accarezzò una guancia, poi lasciò che fosse Sasha a decidere quanto prolungarlo.
Ernesto le osservava.
Quando le due donne si separarono, Felicia tese una mano verso di lui.n«Non restare così lontano.»
Ernesto si avvicinò. Sasha si voltò verso di lui e lo baciò di nuovo, questa volta senza l’incertezza della cucina. Felicia rimase accanto a loro, sfiorandole i capelli e il collo.
Da quella sera nacque una complicità che nessuno dei tre aveva saputo prevedere.
Non si trasformò subito in una relazione definita. Procedettero lentamente, scoprendo limiti e desideri. Sasha sembrava affascinata dalla sicurezza di Ernesto e dalla femminilità di Felicia. Con lui cercava protezione e intensità; con lei una tenerezza sensuale, fatta di confidenze, carezze e sguardi prolungati.
Felicia, inizialmente, temette di provare gelosia. Accadde invece qualcosa di diverso. Vedere Ernesto desiderare Sasha non la faceva sentire esclusa, purché lui continuasse a cercare anche lei. E la presenza della ragazza risvegliava in Felicia una parte di sé che il lavoro e la routine avevano lentamente addormentato.
Sasha imparò a muoversi fra loro senza competere.
Non voleva occupare il posto di Felicia né diventare l’avventura segreta di Ernesto. Desiderava entrambi e, soprattutto, desiderava essere scelta da entrambi.
Le serate divennero sempre più intime. A volte restavano sul divano fino a notte fonda, stretti l’uno all’altra. Altre volte Sasha raggiungeva la camera di Felicia ed Ernesto e si fermava sulla soglia, lasciando che fossero loro a invitarla.
Il desiderio cresceva senza bisogno di essere spiegato.
Ma Sasha aveva un fidanzato.
Si chiamava Matteo, aveva venticinque anni e lavorava come meccanico in una grande officina automobilistica di Siena. Erano insieme da alcuni mesi. Sasha gli voleva bene, ma la loro relazione era rimasta leggera, priva di progetti precisi. Con il passare delle settimane, tuttavia, capì che continuare a nascondergli ciò che accadeva nella casa sarebbe stato ingiusto.
Glielo raccontò una domenica pomeriggio.
Matteo rimase a lungo in silenzio.
«Vai a letto con loro?» le domandò infine.
Sasha non abbassò lo sguardo. «Sì.»
Matteo si passò una mano fra i capelli.
«Con tutti e due?» «Con entrambi.»
«E io cosa sarei?».«Il mio ragazzo. Se vuoi ancora esserlo.»
Matteo si alzò e cominciò a camminare per la stanza. «Sei innamorata di loro?»
Sasha esitò.b«Provo qualcosa. Non so ancora come chiamarlo.»
«E di me?»
«Ti voglio bene. Ti desidero. Non voglio perderti.»
Matteo avrebbe potuto andarsene. Invece le chiese di incontrarli.
La cena ebbe luogo il venerdì successivo.
Matteo arrivò con una bottiglia di vino e l’aria di chi si era preparato a sostenere un confronto. Era un ragazzo alto, robusto, con le mani segnate dal lavoro e un modo diretto di guardare le persone.
Ernesto lo accolse senza ostentare sicurezza. Felicia si mostrò cordiale, ma evitò qualunque atteggiamento che potesse essere interpretato come provocatorio.
Durante la cena parlarono soprattutto di Sasha.
Matteo volle sapere se l’avessero mai spinta a fare qualcosa, se la relazione fosse nata mentre lavorava ancora per loro e quali intenzioni avessero.
Ernesto rispose con franchezza.
«Non vogliamo portartela via. E non vogliamo convincerti ad accettare qualcosa che ti ferisce.»
«Però state con la mia ragazza.»
«Sì», ammise Felicia. «Perché lo desidera e perché lo desideriamo anche noi.»
Matteo guardò Sasha. «E tu vuoi continuare?» «Sì.» La risposta era troppo netta per lasciare spazio alle illusioni.
Matteo abbassò gli occhi sul bicchiere.
«Non so se posso accettarlo.»
«Non devi decidere stasera», disse Felicia.
«E se volessi capire?» Ernesto lo osservò.
«Capire cosa?»
«Cosa trovate in tutto questo. Cosa trova lei.»
Nelle settimane seguenti Matteo tornò più volte.
All’inizio partecipava soltanto alle cene. Poi cominciò a fermarsi dopo che Sasha era salita in camera. Parlavano di gelosia, di libertà e della paura di non essere abbastanza. Ernesto non cercò di istruirlo né di convincerlo. Gli raccontò semplicemente che anche lui, in passato, aveva provato le stesse insicurezze.
Tra i due uomini nacque una forma di rispetto.
Matteo apprezzava il fatto che Ernesto non tentasse di imporsi. Ernesto riconosceva nel ragazzo una sincerità ruvida, ma autentica. Felicia, invece, si accorse che Matteo la osservava con una curiosità crescente, pur evitando accuratamente di mostrarlo.
Una sera Sasha propose che restassero tutti insieme.
«Senza decidere prima cosa deve accadere», disse. «Soltanto insieme.»
Si sistemarono nel salotto. La luce era bassa e dalle finestre entrava l’aria tiepida della notte.
Sasha si sedette fra Felicia e Matteo. Ernesto rimase di fronte a loro.
Per diversi minuti parlarono normalmente, ma ogni gesto sembrava assumere un significato diverso. Sasha appoggiò la testa sulla spalla di Matteo e allungò una mano verso Felicia. Le loro dita si intrecciarono. Matteo osservò le due donne.
«Baciala», gli disse Sasha.
«Chi?» «Felicia.» Matteo la guardò, sorpreso. «Se vuoi», precisò Felicia.
Lui si avvicinò con esitazione. Il loro bacio fu breve, quasi casto, ma quando Matteo si ritrasse il suo sguardo era cambiato.
Sasha sorrise.
Ernesto si alzò e raggiunse il divano. Nessuno diede ordini, nessuno stabilì ruoli. Furono i gesti a creare lentamente un’intesa: una mano sulla nuca, un bacio cercato, un corpo che si avvicinava per essere accolto.
Matteo scoprì di non provare il dolore che aveva temuto vedendo Sasha fra le braccia di Felicia. La osservava con stupore, come se scoprisse una parte di lei che non aveva mai conosciuto. Quando Ernesto gli posò una mano sulla spalla, non si ritrasse. Non c’era sfida tra loro, ma la consapevolezza di essere entrambi coinvolti nello stesso desiderio.
Quella notte il confine fra coppie e ospiti smise di avere importanza.
Rimasero insieme fino all’alba, guidati da una curiosità che non aveva nulla di frettoloso. Ognuno poteva avvicinarsi o allontanarsi. Ogni gesto trovava risposta prima di proseguire. La sensualità nacque dalla fiducia, dal sentirsi guardati senza giudizio e dal sapere che nessuno avrebbe preteso più di quanto l’altro fosse disposto a offrire.
Quando la luce del mattino entrò nella stanza, Sasha era distesa fra Felicia e Matteo. Ernesto li osservava dalla poltrona, con un sorriso stanco.
«Sembra tutto molto strano», disse Matteo.
Felicia gli accarezzò un braccio. «Lo è.»
«E domani?» «Domani parleremo.»
Parlarono davvero.
Stabilirono che nessuno avrebbe dovuto sentirsi obbligato a partecipare ogni volta. Matteo e Sasha sarebbero rimasti una coppia, così come Felicia ed Ernesto. Ciò che accadeva fra i quattro non avrebbe cancellato quei legami, ma li avrebbe ampliati.
La convivenza si trasformò lentamente.
Matteo cominciò a fermarsi nei fine settimana. La camera di Sasha divenne anche la sua. Il sabato mattina lui ed Ernesto si occupavano delle riparazioni della casa, mentre Felicia e Sasha andavano al mercato o preparavano il pranzo.
Non tutte le giornate erano perfette.
Matteo provò gelosia quando vide Sasha cercare Ernesto con una intensità che non usava con lui. Felicia si sentì esclusa una sera in cui Ernesto e Sasha si erano appartati senza coinvolgerla. Sasha temette più volte che gli altri tre potessero stancarsi di lei e considerarla soltanto una presenza passeggera.
Ogni volta, però, parlarono.
Impararono che una relazione fra quattro persone non poteva reggersi soltanto sull’eccitazione. Aveva bisogno di attenzione, parole e responsabilità. Il desiderio li aveva avvicinati, ma fu l’affetto a permettere loro di restare.
Sasha smise gradualmente di sentirsi un’ospite.
La fotografia dei genitori non rimase più sul comodino della camera. La sistemò nel salotto, sopra una mensola. Fu un gesto semplice, ma per lei significava che quella casa non era più soltanto il luogo nel quale dormiva.
Una sera d’estate cenarono tutti insieme in giardino.
Matteo aveva portato del vino. Felicia aveva preparato la cena. Ernesto raccontava un episodio divertente accaduto durante la giornata. Sasha li osservava in silenzio.
«Cosa c’è?» le chiese Felicia.
«Stavo pensando al giorno in cui ho trovato il vostro annuncio.»nErnesto sorrise.
«Cercavi un lavoro.»
«Pensavo di cercare soltanto quello.»
Matteo le prese una mano.
«E cosa hai trovato?»
Sasha guardò prima lui, poi Ernesto e infine Felicia.
«Una famiglia molto complicata.»
Risero.
Sasha appoggiò la testa sulla spalla di Matteo e allungò la mano verso Felicia. Ernesto si chinò a baciarle i capelli.
Non sapevano quanto sarebbe durata quella storia. Non avevano bisogno di promettersi l’eternità né di trovare una definizione che spiegasse agli altri ciò che erano diventati.
Avevano costruito un equilibrio insolito, fatto di sensualità, libertà e affetto.
E Sasha, che per anni aveva cercato un posto nel quale non sentirsi di passaggio, aveva finalmente trovato una casa in cui poter restare senza appartenere a nessuno e, nello stesso tempo, sentirsi profondamente parte di tutti loro.
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