Lui & Lei
Un cazzo come si deve...
15.07.2026 |
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"Prendo aria con un risucchio e mi sporgo in avanti verso Mario e lo bacio col sapore di cazzo sulle labbra..."
Mario è una gran brava persona. È intelligente, simpatico e guadagna bene. È generoso e divertente. È creativo a letto, bravo ad usare sia la lingua che anche tutti i giochini di questo mondo.Ma ha un cazzino minuscolo ed è mio marito.
È anche bello e palestrato. Quando usciamo vedo le altre donne che lo desiderano, che ci provano e flirtano con lui. E lui niente, perché si vergogna di quel vivace fagiolino che gli cresce sul pube.
Certo con quel mignolino ci abbiamo fatto due figli, e non manca mai di farmi godere in altro modo, ma in questo preciso momento storico ho voglia di un cazzo grande e duro che mi riempia come si deve.
Ora Mario non è stupido, lo ha sempre saputo che sono una donna di appetito, e per quanto lui abbia fatto qualsiasi cosa per soddisfarmi, aveva previsto questo mio desiderio, d’altro canto anch’io non lo voglio tradire alle spalle: voglio solo un po’ di vero cazzo.
Ne abbiamo parlato tanto e così questa sera ci troviamo in questo locale un po’ ambiguo.
Mario mi ha vestita un po’ da troia, nel senso che devo stare attenta ad accavallare le gambe che subito si vede il velo nero che mi copre la fica. Per di più il vestitino che indosso senza reggiseno è facilissimo da sfilare e questa consapevolezza mi rende un po’ zoccola. Lui è entusiasta di questo progetto e continua a giocare con le spalline, esponendo a tratti i miei capezzoli duri.
Secondo lui dovrei guardarmi attorno, scegliere un uomo che mi piace e poi farmi scopare davanti a lui.
Mi sembra un po’ tanto per una serata sola, ma magari siamo fortunati.
Poi lo vedo: grezzo, con la camicia aperta sul petto glabro, fianchi stretti e un notevole pacco.
C’è uno scambio di sguardi, apro un poco le gambe e Mario ignaro ne approfitta che pizzicarmi il clitoride. Il tizio pare interessato.
“Mario, lo vedi quello lì al banco? Quello mi piace.”
“Va bene amore, adesso vado a parlagli.”
“Aspetta, ma come facciamo a sapere se ce l’ha davvero grosso.”
“Gli dico che lo vuoi palpare per decidere se ti va bene e se ci piace ce lo portiamo a casa. Che dici?”
Se Mario avesse un cazzo di dimensioni normali, adesso sporgerebbe dai pantaloni. Lo sento che è eccitato, non pensavo che gli piacesse così tanto questo gioco.
Vedo che si parlano, si girano a guardarmi e il tizio fa un gesto di approvazione.
Vengono verso di me e non riesco a far altro che fissare il tizio all’altezza dell’uccello. Sento aumentare la salivazione e sono anche bagnata. Nemmeno mi riconosco più. In ogni caso qualsiasi cosa nasconda quella cerniera a lampo, sarà più grossa della virgola che poggia sui coglioni di Mario.
Ci stringiamo la mano.
“Piacere Vito, a disposizione.” Dice con un sorriso invitante. Mentre rispondo “Lina”, si è già fiondato sul mio collo “Spero di avere il cazzo giusto, perché ti scoperei subito anche qui.”
Risalgo la coscia e sento questa cosa già dura, quasi la tenesse in tasca. Un cilindro solido e vivo che mi riempie la mano. Non riesco a valutare il diametro, ma mi rendo conto che per me va benissimo.
“Piano, ragazza, che altrimenti vengo nei pantaloni.”
Facciamo due parole: il tempo, gli hobby, cosa ci piace.
Ma nella mia testa come un tamburo sento solo: caz-zo-caz-zo-caz-zo-caz-zo.
Mario continua a cincischiare con le mie spalline mentre Vito per vedere meglio le tette mi bacia sul collo. Per ogni gesto chiede se può e io non so come si fa in questi casi. Gli devo dire vuoi fottermi per favore? Oppure è meglio un che ne dici di sbattermi?
“Ti piace?” mi chiede Mario salvando la situazione.
Annuisco, in qualche modo intimidita.
“Allora Vito,” gli dice “voi aspettatemi qui davanti, vado a prendere la macchina” Se ne va tutto baldanzoso, lasciandomi lì da sola con questo tizio.
Vito non ci pensa un momento e mi bacia.
Non me lo aspettavo un bacio così sensuale e maiale assieme, Mario non è nemmeno ancora uscito dal locale e ci guarda con un gran sorriso.
“Quindi hai bisogno di un vero cazzo? Ho capito bene?”
Soffio un sì, mentre adesso è lui a risalire la mia coscia approdando per direttissima alla mia fica.
“Mi piacciono quelle come te che si bagnano già all’idea di scopare.”
I suoi grattini raggiungono il clitoride attraverso il tessuto, sono a un passo dal primo orgasmo. Nascondo il viso contro la sua spalla e mi lascio andare al mio primo piacere.
Ci avviamo all’uscita mentre si annusa le dita con aria soddisfatta.
Vito mi fa sedere sui sedili posteriori assieme a lui.
“Mario che dici, le faccio prendere un po’ di confidenza? Tanto per essere sicuri.”
“Lina, apri il pacco regalo.” Risponde mio marito, con un tono comandino che un po`mi irrita.
Adesso gli faccio vedere.
Vito si stravacca, in men che non si dica apro cintura, bottone e zip e mi viene incontro una nerchia grossa e dura con la punta tutta bagnata. Rimango a bocca aperta davanti a questa meraviglia.
Con un gesto rapido me la riempie di cazzo e dice:” Mario, la misura è giusta ci sta tutto in gola.”
Mi tiene lì un po’ prima di liberarmi, palleggiando la mia testa su e giù lungo quell’asta.
Prendo aria con un risucchio e mi sporgo in avanti verso Mario e lo bacio col sapore di cazzo sulle labbra.
Ha appena parcheggiato sotto casa.
Ci guardiamo negli occhi ed è tutto chiaro.
“Lina, sei un po’ zoccola.”
“Colpa tua che hai quel mezzo grissino.” Lo tocco mentre parlo ed è durissimo, la situazione lo arrapa.
In ascensore Vito e io limoniamo duro davanti a lui, io aggrappata a questo cazzo di cui voglio sentire ogni gobba, ogni nervatura.
“Senti com’è bagnata tua moglie, non vede proprio l’ora.”
Se Mario non si spiccia con la porta di casa questo cazzone me lo prendo in corridoio alla faccia sua.
Non facciamo in tempo ad entrare che Vito mi prende alle spalle. Una mano sguazza nella fica, l’altra mi strazia un seno, mentre il cazzo duro preme sul mio culo.
“Vediamolo” dice “questo cazzino che non basta alla signora.”
Mario lascia cadere pantaloni e boxer.
“Ahi!” commenta Vito “proprio un pennino.”
Realizzo solo la metà di quello che vedo perché intanto godo di quelle vivaci dita.
Mario ribatte con un “Scopala” e Vito risponde con un “Offrimela”.
Si spogliano tutti e due, e non c’è storia.
Vito ha un pitone fra le cosce, grosso e vibrante. Mario è affascinato dal contrasto fra quel palo di carne e il chiodino ritto che si ritrova lui.
Mi prende, sfila il mio abito palpando per bene il mio seno. Vito guarda segandosi piano quella gran mazza. Con uno strattone Mario mi posiziona a novanta sul tavolo del salotto, divarica le mie natiche separate da un filo di tessuto fradicio. Tira quello che avanza delle mie mutandine che si infilano nella fessura riducendomi ad un grondante e voglioso pezzo di carne. Ho bisogno di godere, ma Mario stronzissimo perde tempo a calarmi il tanga fradicio. Mi apre la fica con le dita aggiungendo solo un “Sfiniscila!”
Questo siluro mi sta squartando, nemmeno è entrato bene che già godo urlando.
Non sono abituata a questi calibri, ma la mia fica esulta mentre Vito mi pompa tirandomi i capelli.
Mario mi mette davanti agli occhi le foto che sta facendo.
“Guardati che troia! Quanto cazzo prendi!”
Interviene Vito “Ma le apriamo anche il culo?”
Vorrei tanto dire no a quell’enormità che mi sta sbattendo, dire no, nel culo no, ma proprio in quel momento con una stoccata memorabile mi esplode un orgasmo fotonico che sottolineo con un sì.
“La signora ha parlato!” ribatte mio marito ben consapevole che da lì non era passato nulla che non fosse il suo miserabile antennino.
Sputano in due, sculacciano in due.
“Aprila bene!” ordina Vito “e adesso guarda come un vero cazzo spacca un culo!”
Sento ogni millimetro di questo bastone ardente, ogni increspatura della carne che mi dilata l’ano. È un dentro fuori costante, un pieno vuoto che si alternano lasciandomi senza fiato per ogni volta che godo.
Vito è instancabile, mi massacra di affondi.
Mario dal canto suo non ce la fa più. Mi alza la testa prendendola per i capelli e mi sbatte in bocca la sua mentuccia che nemmeno mi sfiora l’ugola.
Vito, d’altro canto, in un passaggio fica culo ruggisce il suo piacere sborrandomi tutta la schiena.
Sento il pistolino del Mario come si contrae a questa vista e frenetico mi riempie la bocca della sua cremina.
E ora?
Rimango esausta dove sono con l’aria fresca sulle cosce divaricate. Mario ispeziona il mio culo e la mia fica commentando che secondo lui non ne avevo abbastanza.
Vito invece si defila, deve aver dato il massimo e non averne più.
A letto sotto alle coperte Mario mi appoggia un vibratore sul clitoride, per l’orgasmino della buona notte, ma si ferma sempre un istante prima.
“Dimmi, zoccola, quello che hai pensato.” aumentando l’intensità.
Non so se posso confessargli che ne avrei voluti due di cazzi, che mi sarebbe piaciuto che li succhiasse assieme a me.
Mi sfugge tutto in un lamento pur di ottenere quest’ultimo orgasmo.
“Ah Lina, quanto vorrei un cazzo come si deve per una troia come te!”
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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