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Lui & Lei

Il turno della passione


di La-mandria
16.07.2026    |    310    |    0 8.0
"«Vieni con me, amore mio» rispose lui, accelerando il ritmo, incurante del sudore che gli imperlava la fronte..."
Il reparto di una grande clinica privata nel cuore della città, alle tre del mattino, era avvolto da un silenzio quasi irreale. Le luci dei corridoi erano abbassate, ridotte a una penombra azzurrina che rendeva l'atmosfera ovattata, lontana dal caos frenetico del giorno.
Afrodite camminava a passi leggeri, il fruscio della sua divisa azzurra era l'unico suono a interrompere la quiete.
Era un'infermiera esperta, ma quella notte il suo battito era accelerato per un motivo che nulla aveva a che fare con le emergenze mediche.
Il dottor Leon, stimato professionista e suo compagno di vita, era di guardia con lei. Condividere il turno di notte era sempre un gioco pericoloso: la professionalità impeccabile che mostravano davanti ai pazienti si caricava, dietro le porte chiuse, di una tensione erotica quasi palpabile.
Leon era nel suo studio privato, intento a ricontrollare alcune cartelle. La porta era socchiusa.
Afrodite si avvicinò lentamente, osservando la sua figura attraverso lo spiraglio.
Leon aveva la camicia sbottonata sul collo, le maniche arrotolate sugli avambracci forti e lo sguardo concentrato sullo schermo del computer.
Sentendo la presenza della donna, sollevò gli occhi. Un sorriso complice e magnetico gli illuminò il volto.
«Ancora sveglia, Afrodite?» chiese con una voce bassa, profonda, che le fece correre un brivido lungo la schiena.
«Il reparto è tranquillo, dottore» rispose lei, accentuando volutamente il titolo formale per dare inizio al loro gioco preferito. Entrò nello studio, chiudendosi la porta alle spalle con un leggero scatto della serratura.
Leon si alzò lentamente dalla sedia, aggirando la scrivania.
La sua imponente statura sovrastava quella di Afrodite.
Le si fece vicino, abbastanza da farle sentire il calore del suo corpo e il profumo muschiato che emanava la sua pelle.
«Allora possiamo occuparci di un'altra urgenza» sussurrò, facendole scivolare una mano dietro la nuca, affondando le dita nei suoi capelli castani.
Il bacio che seguì fu urgente e profondo.
Le loro labbra si cercarono con la fame di chi ha dovuto trattenersi per ore.
Leon spinse delicatamente Afrodite contro la parete, premendo il proprio corpo contro quello di lei, mentre le mani dell'infermiera risalivano sotto il camice, accarezzandogli la schiena calda.
Mentre la passione tra i due cominciava a scaldarsi, un rumore improvviso lungo il corridoio li costrinse a separarsi di colpo, con il fiato corto.
Era il passo pesante e trascinato di Carmela, l'anziana e arzilla addetta alle pulizie del piano, famosa per il suo tempismo imperfetto e per la sua parlantina incessante.
Il rumore del suo carrello risuonava come un campanello d'allarme.
«Dottor Leon? C'è nessuno?» chiamò Carmela, avvicinandosi alla porta dello studio.
Leon si ricompose in un istante, abbottonandosi la camicia con gesti rapidi e precisi, mentre Afrodite si sistemò i capelli e la divisa, fingendo di consultare un faldone di esami.
«Avanti, Carmela,» disse Leon con tono calmo e professionale, aprendo la porta.
La donna entrò, trascinando il mocio. «Ah, dottore, scusate il disturbo. Volevo solo dare una passata al pavimento prima del cambio turno delle sei. Buonasera, infermiera Afrodite, sempre al lavoro voi due, eh? Siete una coppia d'oro per questa struttura.»
«Grazie, Carmela. Fai pure, noi abbiamo quasi finito qui» rispose Afrodite con un sorriso di circostanza, cercando di nascondere il rossore sulle guance e il respiro ancora leggermente affannato.
Carmela iniziò a lavare il pavimento dello studio, muovendosi lentamente e chiacchierando del più e del meno. Per Leon e Afrodite, quei minuti furono una tortura squisita.
Sotto lo sguardo ignaro della donna, i loro occhi continuavano a cercarsi, carichi di promesse.
Leon, seduto alla scrivania, accarezzava con lo sguardo le curve di Afrodite, che era rimasta in piedi vicino alla finestra. Il brivido del rischio di essere scoperti non faceva che aumentare il desiderio reciproco.
Una volta che Carmela si fu allontanata lungo il corridoio, il silenzio tornò a regnare, ma lo studio era ormai "compromesso" dal passaggio della donna.
«Dobbiamo spostarci» sussurrò Leon, gli occhi lucidi di lussuria.
«E dove?» rispose Afrodite, con un sorriso provocante. «Tutte le stanze sono controllate.»
«L'ambulatorio numero 3. È fuori servizio per manutenzione fino a domattina. Nessuno entrerà lì» propose lui.
Prendendosi per mano, si avventurarono lungo il corridoio semibuio, muovendosi come ombre. Entrati nell'ambulatorio, Leon bloccò la porta dall'interno.
La stanza era illuminata solo dalla debole luce della luna che filtrava dalle veneziane. Al centro troneggiava il lettino da visita in pelle nera.
Leon non perse tempo. Afferrò Afrodite per i fianchi e la sollevò, facendola sedere sul bordo del lettino. La divisa azzurra di lei offriva un contrasto eccitante con la pelle scura dell'arredo.
«Sei bellissima in questa luce,» mormorò Leon, mentre le sue mani grandi e calde risalivano lungo le cosce sode di Afrodite, sollevandole l'orlo del camice.
La scoperta che la donna non indossava calze, ma solo un paio di autoreggenti di pizzo nero sotto la divisa da lavoro, gli strappò un gemito di sorpresa e ammirazione.
«Sapevo che avremmo fatto il turno di notte insieme» sussurrò lei, gettando la testa all'indietro quando le dita di Leon accarezzarono l'interno della sua coscia, risalendo verso il pizzo dello slip coordinato.
Leon si posizionò tra le gambe di Afrodite, che si aprirono naturalmente per accoglierlo.
Il ruolo professionale del medico si fuse con la passione dell'amante.
Con dita delicate e attente, iniziò ad accarezzarla attraverso il pizzo bagnato dello slip, trovando subito il punto più sensibile della donna.
Afrodite sussurrò il suo nome, stringendo le spalle di Leon, mentre un calore intenso si diffondeva nel suo bacino.
«Leon... ti prego...»
«Voglio prendermi cura di te, Afrodite,» mormorò lui con voce roca, sfilandole lentamente lo slip nero e lasciandolo cadere sul pavimento.
Con consumata abilità, Leon usò le dita per esplorarla, stimolandola con carezze profonde che la fecero sussultare sul lettino.
Afrodite stringeva il lenzuolino monouso, che produceva un fruscio erotico a ogni suo movimento. Il contrasto tra la fredda precisione dell'ambiente e il calore bruciante del loro incontro rendeva tutto incredibilmente intenso.
Leon si liberò rapidamente dei pantaloni. La sua erezione era vigorosa, pronta.
Sollevò le gambe di Afrodite, sistemandole sui supporti del lettino.
La posizione esposta ed estremamente intima fece sussultare la donna, che si sentì completamente alla mercé del suo uomo.
«Guardami» le ordinò dolcemente Leon.
Afrodite aprì gli occhi, incrociando lo sguardo penetrante del compagno mentre lui si spingeva dentro di lei con un unico, fluido e profondo movimento.
Un gemito d'estasi si liberò nell'aria della stanza silenziosa.
Il ritmo divenne presto serrato.
Leon si muoveva dentro di lei con spinte decise, tenendole i fianchi saldi con le mani. Afrodite assecondava ogni movimento, stringendo le gambe attorno alla vita di lui per farlo penetrare ancora più a fondo.
Il suono dei loro corpi che si univano, unito ai respiri affannati e ai gemiti soffocati per non farsi sentire, riempiva la stanza.
Ogni spinta di Leon portava Afrodite sempre più vicina al limite.
La sensazione del metallo freddo dei supporti contro le sue gambe e il calore immenso del corpo di Leon creavano un contrasto sensoriale travolgente.
«Leon... sto per...» ansimò lei, stringendo i pugni sul petto di lui.
«Vieni con me, amore mio» rispose lui, accelerando il ritmo, incurante del sudore che gli imperlava la fronte.
L'orgasmo travolse Afrodite come un'onda di piena, facendola contrarre ripetutamente attorno a lui. Quel feedback mandò Leon oltre il punto di non ritorno: con un ultimo, profondo affondo, il medico rilasciò il suo seme dentro di lei, abbandonandosi contro il suo petto mentre entrambi cercavano di riprendere fiato.
Rimasero abbracciati sul lettino per diversi minuti, cullati dal battito dei loro cuori all'unisono.
Poi, con la stessa complicità di sempre, si aiutarono a rivestirsi e a riordinare la stanza, cancellando ogni traccia del loro passaggio.
Quando alle sei del mattino arrivò il collega per il cambio turno, trovò Leon e Afrodite seduti al bancone dell'accettazione, impeccabili e professionali, intenti a compilare i registri.
Solo un piccolo, impercettibile sorriso d'intesa scambiato tra i due rivelava il segreto bruciante della notte appena trascorsa.

Vacca 24
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