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Lui & Lei

Fantasie a ripetizioni 2


di RoBy_RoBy
26.03.2026    |    1.373    |    12 9.9
"Mi afferrò nuovamente il vestito, per sollevarlo, fino a scoprire il mio tanga umido per l'eccitazione..."
Di Caprio nel film Inception diceva: "Un'idea è come un virus. Una volta che s'impianta nella mente continua a crescere".
Temo che valga lo stesso per le fantasie. Una volta che ti entra in testa, cresce come una pianta rampicante, avvolge i tuoi pensieri e se non puoi soddisfarla, essa resta là, infestante, a stuzzicare ogni momento che possa ricondurti a sé.
Una volta che le mie fantasie sul professore di matematica che mi dava ripetizioni si erano materializzate nella mia testa, non avevo più alcun modo di estirparle.
Ogni sua frase, ogni suo gesto, erano per me un'allusione, un invito implicito, un sussurro all'orecchio che mi procurava un brivido lungo la schiena.
In quel periodo chiaramente la mia attenzione alle sue lezioni ebbe un notevole arresto e questo inevitabilmente andò a ripercuotersi anche sul mio rendimento. Presi 5 ad un'interrogazione di matematica e con profonda umiliazione fui costretta a dirglielo. Vidi una leggera espressione di delusione sul suo volto, accompagnato da un lento scuotere del capo. "Non ci siamo così" disse quasi tra sé. Durò solo un attimo, poi riprese la sua consueta gentilezza distaccata e aprì il libro per cercare di recuperare gli argomenti incriminati.
Ma tanto era bastato per aprire le porte alla mia fantasia e lasciar che la mia mente vagasse dietro al pensiero di quanto avrei voluto davvero che accadesse...

"Non ci siamo così. Per questo brutto voto meriti una bella punizione" mi disse serio, seppur la voce era ancora gentile. Lo guardai titubante. Una parte di me preoccupata per averlo deluso e le conseguenze che ne sarebbero arrivate. Una parte invece curiosa di scoprire cosa aveva in mente. "sai cosa faccio alle studentesse svogliate? Le sculaccio per bene. Così magari gli viene un po’ di voglia" aggiunge, facendomi deglutire rumorosamente. Le mie gote probabilmente avvamparono per l'imbarazzo, ma i primi segnali di eccitazione iniziarono già a farsi strada tra le mie cosce.
Con un lento movimento della mano raggiunge il mio polso, lo afferrò con una presa salda e mi guido fino alla scrivania. Senza dire una parola, mi accompagnò nei movimenti, facendomi appoggiare con i palmi delle mani alla scrivania, incurvare appena la schiena e dar lui le spalle. Quel giorno portavo un vestito nero con motivi floreali, lungo fino alle caviglie, comodo e morbido. Si abbassò per afferrarne il bordo, sollevandolo per scoprirmi le intere gambe e il tanga nero che indossavo, troppo misero per celare il mio sedere magro. Prese tempo per qualche minuto, forse nel contemplarmi o solo per riflettere sul da farsi. E poi arrivò la prima sculacciata. Non particolarmente forte. Non voleva farmi male, o almeno è quel che la mia immaginazione suggeriva. L'intento era più terapeutico. Mirato a ricordarmi che ero là per studiare e non dovevo distrarmi. Oppure ci avrebbe pensato lui a farmi tornare la voglia. Ma quella che mi scatenava era ben altro genere di voglia. Il palmo delle sue mani grandi colpì prima i miei glutei. Alternando destro e sinistro e procurando ogni volta un rumore sonoro. Poi la mano andò ad accentrarsi, facendosi più delicata, ma continuando a dare piccoli schiaffetti nella parte centrare, stimolando così l'altezza del mio ano. E poi la mano scese, così che le dita arrivarono a schiaffeggiare con poca energia, seppure ottima precisione, anche la mia passerina. E a quel punto non riuscii più a trattenermi. Un gemito mi venne strappato dalle labbra ad ogni tocco. Un sospiro voglioso, mentre allargai maggiormente le gambe per dar lui un migliore accesso alla mia intimità. E quel trattamento, inevitabilmente, iniziò a farmi bagnare. "Credo proprio di essere riuscito nell'intento, la voglia mi sembra che ti sia tornata" mormorò il professore, sentendo inevitabilmente i miei umori fuoriusciti che inumidivano il tanga.
"Può bastare dunque" disse con tono che non lasciava trapelare se dicesse il vero o mentisse. Mi voltai di scatto, in un gesto spontaneo, diretto e coi miei occhi cercai i suoi, implorante. Non poteva lasciarmi così. Non poteva portarmi sul baratro dell'eccitazione, per poi abbandonarmi sulla sua scrivania in quel modo, bagnata e desiderosa di continuare.
"Che c'è? Non ti basta?" mi chiese con un sorriso divertito sulle labbra che spuntavano tra la sua barba scura e curata. Scossi appena la testa, speranzosa. E allora si avvicinò a me. Poso le mani sui miei fianchi e mi raggiunge, fino ad aderire col suo corpo virile contro la mia schiena. La sua bocca arrivò al mio orecchio, mentre io già socchiudendo le palpebre sospirando. Inarcai la schiena appena per sentire la sua erezione che nei pantaloni premeva contro i miei glutei "Hai ragione, per una studentessa svogliata come te occorre una punizione che vada più dura" mi sussurrò all'orecchio. Non chiedevo di meglio. Mi afferrò nuovamente il vestito, per sollevarlo, fino a scoprire il mio tanga umido per l'eccitazione. Con l'altra mano, accompagnò la mia testa fino a piegarmi sulla scrivania, completamente distasa col petto contro di essa. Divaricai meglio le gambe, mentre sentivo dei rumori dietro di me. Immaginai che stesse armeggiando coi proprio pantaloni ed infatti presto mi sentii sfiorare tra le cosce da qualcosa di caldo e carnale. Inizio a strofinare la cappella contro il mio tanga, senza ancora concedersi, ma aumentando ulteriormente il mio desiderio. Senza rendermene conto, mi trovai presto anche io ad oscillare il bacino, nel tentativo di farlo aderire ancora di più contro di me, di invogliarlo a prendermi. Scostò allora la stoffa che separava i nostri sessi, senza neppur sfilarmi le mutandine. Ero così bagnata che non ebbe difficoltà a far entrare la punta tra le mie labbra carnali. Non mi penetrò subito a fondo. Si lasciò desiderare, spingendomi a muovere il bacino nel tentativo di averlo dentro. Ma quando decise che era il momento, affondò senza indugio, strappandomi un urlo di piacere e dolore. La circonferenza del suo membro era decisamente notevole. I movimenti che ne susseguirono erano inizialmente lenti, ma profondi. Ero distesa sulla scrivania, senza poterlo vedere, ma lo sentivo. Sentivo le sue mani stringermi i fianchi, il suo respiro spezzato e soprattutto sentivo il suo membro duro violarmi, sbattermi con prepotenza, desideroso di procurarmi piacere.
Accelerò presto il movimento, andando avanti e dietro col bacino, prendendomi con forza e trasformando presto i miei sospiri in veri e propri gemiti di piacere.
Raggiunsi l'orgasmo con un'insolita velocità. Un orgasmo potente, irruento, che mi fece urlare di piacere e allagare tra le cosce, per poi lasciarmi senza fiato. Lui continuò ancora per un po’ a scoparmi, a violarmi, a prendermi e farmi sua, infilando il suo largo membro tra le mie labbra carnose, allargandomi più di quanto non avesse già fatto. E quando era ormai al limite, pronto a godere, lo sfilò dalle mie cosce, bagnato dei miei umori e tenendo ancora la mia gonna sollevata, schizzò sulle mie gambe e sui miei glutei. Degli schizzi potenti copiosi, che mi lasciarono le gambe bagnate del suo seme. Raddrizzai la schiena mentre sentivo le sue gocce scendere lungo le mie gambe.

Se davvero fosse stata questa la punizione che mi spettava ad ogni brutto voto, credo che mi sarei fatta bocciare quell'anno. Ma invece niente di tutto ciò avvenne. Riprese solo a spiegarmi i teoremi e non presi più brutti voti.
Ma sicuramente pensai a lui una volta tornata a casa.
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