Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > Lui & Lei > Il Motociclista, il Supereroe e il Mago dello
Lui & Lei

Il Motociclista, il Supereroe e il Mago dello


di Membro VIP di Annunci69.it SpiritoRibelle2punt0
29.07.2026    |    95    |    1 9.3
"Matteo che le chiedeva "Hai dormito?" Mezz’ora prima di masturbarla in un parcheggio deserto e quasi buio, e lei che aveva ceduto..."
NOTA DELL’AUTRICE
Nella dimensione in cui la mente regna davvero sovrana, il punto NON è arrivare. È come ci arrivi.

Se cerchi velocità, questo non è il racconto giusto.
Se cerchi sguardi, silenzi, profumo sulla pelle e stelle addosso... resta.

IL Motociclista , il Supereroe e il Mago dello Shopping. Parte 1

Barbara non era tipo da "ci vediamo stasera e vediamo".
Aveva 45 anni, un lavoro che iniziava alle 17 e zero voglia di perdere tempo con le mezze misure. Dopo una vita a capire a suon di “ lezione appresa“ cosa le interessava davvero di un’uomo, Si era iscritta a quel sito di incontri per adulti due settimane prima. Non per una botta e via. Non per una relazione.
Cercava intimità. Quella che nasce quando ti guardi negli occhi e ridi della stessa cazzata. Quando ti ricordi cosa ha detto l’altro tre giorni prima. Quella che arriva assieme alla curiosità; quella che ti spinge a pensare questo lo devo conoscere sì o sì.
Aveva chattato. Tanto. A volte sporadicamente, a volte per più tempo di quanto avesse, rubandolo ad altre cose. Quasi come se quella costanza proporzionasse; mano a mano la necessità in sé stessa di vedere con i suoi stessi occhi chi c’era davvero dall’altra parte.
Vocali la sera, foto del caffè la mattina, domande inutili a mezzanotte. Confessioni , argomenti scomodi. E alla fine ne erano rimasti tre.
Roadman. Un vocale al giorno. Sempre di sera. Voce bassa, parole poche: "Com’è andata oggi?". E poi raccontava la sua libertà, i suoi viaggi più disparati, sembrava avere sempre fretta, non di conoscersi ; ma più come se vivesse; di fatto; più velocemente degli altri. Lui aveva parlato un’avventura per incontrarsi.

SuperHero. Le chiedeva come stava. E aspettava la risposta. Si ricordava i nomi delle sue colleghe. E raccontava la vita con una naturalezza calma che dava quasi sollievo, con lui parlare delle cose banali aveva un sapore diverso, mai noioso; piuttosto “sicuro” . Quando sarà ci incontreremo a cena, aveva detto lui.

FashionKing. Le mandava foto di vetrine alle 2 di notte: "Questo è da te". Non sbagliava mai una scelta di buon gusto. I suoi complimenti erano sobri ed eleganti, sempre composto, mai una parola fuori luogo. Lui le aveva proposto un incontro per fare shopping, per lasciare un ricordo della sua impronta aveva detto, senza pretese.

Finalmente Barbara aveva un giorno libero. Venerdì. E decise di vederli tutti. Uno dopo l’altro.
Mattina, pomeriggio, sera. Solo per capire se dietro la chat c’era qualcosa di vero. Poi avrebbe scelto con chi stare il giorno dopo.
O almeno così pensava…

FASHIONKING

Ore 10:30 , mostrava il verde quadrante digitale della farmacia di fianco.
Barbara spinse la porta del negozio e l’aria condizionata le colpì la nuca.
Lui era lì. In piedi davanti a un espositore di camicie azzurre. Mani in tasca. Camicia bianca semplice, jeans, sneakers pulite. Viso rilassato da chi non aveva fretta, e quella comodità che sembrava dire “sono nel mio elemento naturale”
"Luca?" Si girò.
Occhi grigio-verdi, barba di tre giorni. Sorriso piccolo, quello vero.
"Ciao Barbara." La guardò. Tutta. Dai sandali ai capelli. Piano. Delicatamente ma in modo deciso:
"Stavi bene in foto. Dal vivo di più."
Camminarono.
"Tra un paio d’ore ho da fare" le disse lui, fermandosi davanti a una giacca, come se gli piacesse
"Quindi prendiamocela comoda ora."
“Un po’ insolito come appuntamento”- disse lei - “credevo scherzassi”
Lui si limitò a fare un piccolo sorriso, appena accennato prima di dire “ lo so; mi piace credere di essere insolito”
Camminarono, lui non la trascinava. Andava al suo passo. Si fermava davanti a un vestito, sentiva il tessuto con le dita, poi lo lasciava.
"Questo no" disse a un certo punto. Tirò giù un abito fiorato. "Questo ti nasconderebbe."
"Come fai a saperlo?"
"Mi hai mandato la foto col top bianco due settimane fa. Avevi le spalle scoperte. Ti stavano bene."
Barbara sentì le guance scaldarsi. Non se lo ricordava nemmeno lei quel top.
Arrivarono ai camerini.
Lui prese due appendini.
"Prova questi. Una camicia trasparente nera e una verde bosco." Glieli porse senza guardarla troppo. "Dimmi se ti servono le taglie. Ho visto che hanno anche delle sciarpe carine."
Poi si sedette sulla poltroncina fuori. Schiena dritta. Telefono in mano, ma non lo guardava.
Dentro, Barbara si spogliò.
Fuori, silenzio. Solo il rumore delle grucce e la sua voce bassa: "Tutto ok?"
"Sì" rispose lei. "Un attimo."
Uscì prima con quella verde.
Lui alzò gli occhi. La guardò. Poi guardò il pavimento.
"È bello" disse. "Ti illumina."
Nient’altro.
Poi uscì con quella nera. Questa volta Luca non parlò subito. Deglutì. Si passò una mano sul collo.
La guardò allo specchio, poi guardò lei negli occhi luminosi.
"Bella" disse piano. "Molto bella."
E in quel "molto" ci mise un secondo di troppo.
Barbara lo vide. E capì.
Non era il tipo che ti dice "sei da urlo".
Era il tipo a cui piace vedere. Vedere come ti muovi nel tessuto, come ti sistemi una spallina, come ti giri di lato per controllarti.
A lui piaceva il prima. Il durante.

"La prendo" disse Barbara indicando la camicia nera, molto più semplice.
"Ottima scelta" rispose lui.
Alla cassa Luca prese il bancomat prima di lei.
"Offro io. Ti ho invitata io."
Barbara aprì la bocca per protestare.
Lui la bloccò con un’occhiata. "Sorpresa, lo so. Non eri obbligata ad accettare."
E pagò. Girandosi appena un secondo dopo sussurrò “ mi piacerebbe vedertela indossare sopra a quel fantastico corsetto della settima foto se vorrai, anzi; disse avvicinandosi ancora con un sussurro ancora più intimo “mi piacerebbe vedertela indossare sopra quel corsetto... e poi strapparla via coi denti, bottone per bottone, mentre ti tengo le mani dietro la schiena"
Poi tornò a distanza normale e salutò con un cenno il cassiere.
Non era costoso. Era un pensiero. E fu proprio per quello che a Barbara rimase addosso tutto il giorno. Il gesto; e quella frase.
Uscirono col sacchetto in mano a lei.
Davanti al negozio c’era sole.
"Grazie per stamattina" disse Barbara.
"Grazie a te" rispose Luca. "È stata la parte più bella della mia settimana. Guardarti scegliere."
Lo disse semplice. Stavolta senza doppi sensi.
Quella sera, Luca tornò a casa.
Appoggiò le chiavi. Si sedette sul divano.
E si ritrovò a ripensare ai bottoni della camicia nera. Al modo in cui Barbara si era girata. Al silenzio tra una taglia e l’altra. Ai messaggi che le aveva mandato durante la pausa quel pomeriggio.
E capì una cosa nuova di sé.
Gli piaceva guardare.
Gli piaceva tantissimo.

ROADMAN

Lei era a casa , che si preparava per l’appuntamento del pomeriggio quando il telefono squillò più volte.
Nel primo messaggio aveva scritto … “ Ho da fare, ma non riesco ad evitare di mandarti queste cose”
Il primo messaggio era la foto di un paio di scarpe dal tacco altissimo e in didascalia ; “ Queste te le toglierei sbavando, e adorerei leccando una per una le dita di quei bellissimi piedi “
La seconda foto era della camicia nera, proprio quella che avevano comprato la mattina; e in didascalia diceva: “ Questa la farei scivolare molto dolcemente sulle tue spalle , fermandomi un secondo , il tempo di un morso delicato sul collo e poi la farei cadere a terra, stringendoti le braccia mentre mi avvicino di più, per fartelo sentire “
Poi una terza foto; quest’ultima di un completo, corsetto e mutande con la didascalia “ Il corsetto per un po’ lo lascerei al suo posto, ma quel bel tanga lo strapperei, un momento prima di infilare la testa fra le tue gambe mentre sei ancora in piedi davanti a me, finché non ti sentirei esplodere nella mia bocca”
Barbara sussultò , era palesemente eccitata da tutto ciò , e nella mente viveva fantasiosamente ogni attimo descritto finché alle ore 15:40 un’altra notifica la fece ricomporre.
Barbara ricevette la posizione in chat. Nessun testo. Solo un pin e la foto di una moto nera.
Sotto, un vocale di 4 secondi. Voce bassa.
"Se vuoi arrivare, devi venire con me. È un posto magico.”
La aspettava sotto casa.
Casco nero opaco in una mano, giubbotto di pelle nell’altra. Moto scura, lucida. Silenziosa.
"Sei pronta vero?" disse lui, togliendosi gli occhiali da sole, sembrava un cliché; la classica scena di un film, ma lui la fece sembrare naturale. Occhi scuri, sorriso che non arrivava. "Salta su."
Non chiese se aveva paura. Non spiegò dove andavano. Scese dalla moto , prese il secondo casco e glielo mise in testa lui stesso. Le sistemò la cinghia sotto al mento, le dita le sfiorarono il collo un secondo di troppo.
"Stretto?" ; "Giusto." "È Perfetto."
E poi partirono.
Città, tangenziale, poi su. Strada che saliva a tornanti. Vento.
Barbara si tenne prima alla cintura, poi, dopo due curve, gli mise le mani sui fianchi. Lui non disse niente. Accelerò appena. Quel tanto che bastava per sentirsi sicuri , ma anche provocare che lei si aggrappasse più forte.
20 minuti dopo si fermarono.
Cancello di ferro, citofono, un "sono io".
Salirono una rampa stretta e sbucarono in un posto che sembrava una cartolina.
Rooftop.
Tavoli di legno, luci basse, vista su tutta il panorama e le colline dietro.
Profumo di gin e basilico. Musica che non copriva il silenzio.
Presero un tavolo . Due gin tonic.
Lui si tolse il giubbotto. Sotto indossava una maglietta nera. Avambracci tatuati.
"Bel posto" disse Barbara per dire qualcosa.
"Si arriva solo in moto" rispose lui. Bevve. La guardò sopra al bicchiere. "Volevo vedere se venivi."
Il sole accarezzava ogni cosa con una luce magica e decisa. Mentre lui, con il suo modo che sembrava un po’ veloce ma anche curatamente ponderato, mandava avanti la loro ultima conversazione rimasta in sospeso , per lo più facendo domande. Parlarono ne troppo ne poco. Di lavoro. Di musica. Di niente.
Ma lui la provocava, palesemente.
Le sfiorava il bicchiere col suo quando brindavano. "Non hai freddo?" le chiese, anche se c’erano 28 gradi.
Le spostò una ciocca di capelli dietro l’orecchio. "Ti dava fastidio, lo so”
Le ginocchia sotto al tavolo si toccavano. E non le spostava. Rimaneva lì , a lanciare quel tipo di sguardi che ti spogliano senza chiedere il permesso, e ogni tanto faceva in modo di sfiorarsi le braccia o le mani, provocando brividi estremamente consapevoli. Il pomeriggio era quasi finito; senza accorgersene.
Lui appoggiò i soldi sul tavolo. "Andiamo?"
Barbara annuì. Il cuore le batteva forte e non era per la moto. Lei voleva quell’uomo e lo voleva in un modo preciso, dannatamente selvaggio.
Scendendo le scale, il corridoio era stretto e buio. Lui camminava davanti. Si fermò. Si voltò.
Erano a 20 centimetri. Si sentiva il respiro. Lui la guardò alla bocca. Poi agli occhi. Poi di nuovo alla bocca.
Alzò una mano. Le tolse un capello dalla guancia. Lentissimo.
Barbara chiuse gli occhi mezzo secondo.
Lui fece un passo indietro.
"Sotto c’è la moto" disse. Voce più bassa. "Andiamo, altrimenti farai tardi per cena." E scese.
In moto, sulla via del ritorno, Barbara aveva le mani strette a lui.
E in testa una sola frase: perché non l’ha fatto?
Quella sera, mentre si preparava per il terzo appuntamento, capì una cosa.
Di Luca le piaceva essere guardata.
Di Roadman le piaceva l’adrenalina, e quel modo sublime di saperla lasciare a metà di un desiderio. Arrivò un messaggio mentre era assorta in quel pensiero- “ la prossima volta forse non mi fermerò “ poi un secondo messaggio ;un video di lui , in cui passeggiava, completamente nudo in giro per casa, facendo cose diverse, e toccandosi di tanto in tanto; non una parola, solo una musica di sottofondo e lui che sfoggiava una erezione invitante, quasi provocatoria, poi un messaggio con scritto : “ Quando vieni?” Poi il solito breve messaggio vocale in cui diceva: “ conta fino a 10. Se non sei qui prima di 10, vengo da solo e poi vengo su di te quando arrivi"
Erano arrivate le 21:00.
"Da Nonna Pina" la serata andava avanti da sola com’è sempre. Tavoli di legno, tovaglie a quadri, odore di ragù e vino della casa.
Rumore di piatti, gente che parla forte, bambini che correvano in giro. Guardando in tutte le direzioni possibili lo trovò, nel tavolino all’angolo . Camicia celeste, maniche arrotolate. Niente giacca. Niente posa. Lui si alzò quando la vide andarci in contro sfoggiando un grande sorriso.
"Ciao Barbara" disse. E le diede un bacio leggero sulla guancia. Uno solo.
"Stavi bene nelle foto" aggiunse. "Ma dal vivo di più."
"SuperHero" aveva scelto sul sito come nick . Qui era Matteo.
Si sedettero. Lui le versò l’acqua. "Come è andata la giornata?"
E lo chiese davvero.
Barbara raccontò. Del negozio la mattina. Della moto il pomeriggio.
Lui annuiva. Non interrompeva. Ogni tanto rideva con gli occhi.
"Quindi il motociclista non ti ha baciata" disse a un certo punto; e appoggiando il gomito sul tavolino e il proprio pugno sotto il mento , si lasciò sfuggire un mezzo sbuffetto seguito da un mezzo sorriso.
Barbara arrossì. "Come fai a..."
"Ti si legge in faccia. E ci sta. Fa parte del gioco, no?"
Non era geloso. Era... curioso. Di lei.
Ordinarono. Tagliere, risotto allo zafferano, costata. Vino rosso.
Matteo parlava piano. Si ricordava cose. "Due settimane fa mi hai detto di aver sostituito Elisa perché stava male. Come sta?"
"Mi hai detto che non dormivi bene per il caldo. Stanotte come è andata?dormito?"
Barbara lo guardava e pensava: cavolo, questo ascolta davvero. Forse anche più di me.
A metà cena lui le raccontò di sé. Del cane. Della madre. Del fatto che odiava il mare d’agosto. Niente frasi fatte. Niente fretta di piacere.
Solo: "Io sono così". E il suo “sono questo” funzionava alla grande.
Verso le 23 uscirono. L’aria era calda. La città più silenziosa.
Camminarono 5 minuti fino alla sua macchina. Una berlina nera, pulita, e si fermarono, la luce del lampione era flebile, come fosse indecisa sé illuminare davvero o fare soltanto finta. In strada non c’era nessuno.
"Grazie per la cena" disse Barbara.
"Grazie a te per avermi raccontato la tua giornata" rispose lui aggiungendo subito dopo “ oggi sarai stanchissima”.
La guardò. A lungo. Senza fretta.
Poi le prese la mano. Gliela strinse.
"Posso?" chiese, prima di avvicinarsi.
Barbara annuì.
Il bacio arrivò. Lento. Caldo. Sicuro.
Niente denti, niente furia. Solo lui che c’era. Tutto lui. La spinse delicatamente e facendola appoggiare alla berlina nera continuò a baciarla, si stacco soltanto un attimo, guardò veloce ma minuziosamente in ogni direzione possibile e poi tornò a baciarla, il suo braccio sinistro poggiava sulla carrozzeria mentre con l’altro alzò il vestito, spostò le mutande e si mise a masturbarla ; finché non la sentì venire, solo allora si staccò dalle sue labbra , si guardò di nuovo intorno ; e con un’espressione sollevata e soddisfatta infine le accarezzò la guancia col pollice. Si avvicinò di nuovo al suo orecchio e disse "ora sei bagnata. Tutta colpa mia. Se vuoi andiamo da me e ti pulisco personalmente " azzardò quasi ridendo, a mò di battuta. Poi si ricompose e disse "Ti riaccompagno"
In macchina non parlarono. Lei con la mente stava ancora in quel parcheggio, nelle sue mutande bagnate e quel bacio infinito in cui era stato difficoltoso respirare.
Davanti a casa sua, Barbara scese.
"Buonanotte, SuperHero" disse, sorridendo. "Buonanotte, Barbara" rispose lui. "Domani mi racconti cosa hai deciso” con un ghigno che quasi urlava, senza voler essere arrogante, quanto fosse certo che l’avrebbe rivista ancora.
Lei chiuse la porta e rimase lì sul marciapiede un secondo.
In testa aveva tre immagini.
La camicia nera sopra il corsetto, quei messaggi. Il casco e quella indisciplinatissima ciocca di capelli, quel video. Il bacio sotto al lampione e le mutande bagnate. Non aveva scelto niente. Anzi. Aveva voglia di vederli tutti e tre; ancora.


Era la 1:17.
Barbara fissava il soffitto e il ventilatore girava lento, come se l’aria fosse pesante quanto la scelta da fare.
Aveva ancora addosso tre odori diversi. Il cotone pulito di Luca. Il cuoio e il vento di Roadman. Il sugo e il vino di Matteo.
Tre immagini. In loop.
Luca che guardava il riflesso della camicia nera nello specchio e deglutiva. Roadman che le toglieva quel capello dalla guancia e poi faceva un passo indietro.
Matteo che le chiedeva "Hai dormito?" Mezz’ora prima di masturbarla in un parcheggio deserto e quasi buio, e lei che aveva ceduto.
Una giornata tanto intensa quanto scorrevole piena di mille emozioni e desideri; che aveva prodotto una corrente di eccitazione davvero difficile da spegnere, Ebbe il pensiero di toccarsi, il corpo glielo chiedeva, ma la mente, diventata stranamente incontentabile; aveva decretato senza mezzi termini … di volere di più.
Scegliere uno di loro era come scegliere quale polmone tenere.
E lei voleva respirare con tutti e tre, e a polmoni pieni.

"Ma che cazzo fai Barbara, hai 45 anni" Disse a se stessa. Forte. A voce alta.
E poi si rispose mentalmente : "Proprio per questo. A 25 avrei scelto. Per paura. Per limiti imposti, per pregiudizio. Ora no. Ora so cosa voglio."
Voglio essere guardata. Voglio essere lasciata a metà e desiderare di più. Voglio essere ascoltata e provocata in un parcheggio. E dovette ammettere che le piacevano tutti.
Non era avidità. Era completezza.
Prese il telefono. Le mani le tremavano un po’. Non per la paura. Quanto per l’adrenalina di dire la verità. Di dirla a se stessa.
Aprì la chat con Matteo. L’ultima scritta era la sua: "Buonanotte, Barbara. Domani mi racconti cosa hai deciso"
Quel ghigno sicuro. Quel "ti rivedrò".
e scrisse…

Venerdì, a cena da te. Per 4.
Ti spiego dopo. Ti Fidi?

Passarono 40 secondi. Un’eternità.
Lei guardava i puntini. Il cuore le batteva nelle orecchie.
E lesse la sua risposta; non aspettandosi meno dal suo superhero

Mi Fido.
Faccio il risotto .
Quello che ti piace.
A che ora?
Barbara chiuse gli occhi. Espirò.
Non aveva esitato. Non era scappato.
Alle 20:30. Ah!, e... grazie, per non fare domande.
Ci vediamo domani sera , concluse lui , ora riposati.
Lei appoggiò il telefono. Guardò di nuovo il soffitto. Ora in testa c’era solo la pressante voglia di vedere arrivare il giorno dopo e di dirlo a tutti.
Aprì la chat con Luca.
L’ultima foto che le aveva mandato era quella del completo, con quella didascalia che l’aveva messa un po’ in difficoltà. Niente "buonanotte". Lui non era da buonanotte.
Luca.
Stasera. Cena a casa di un amico.
Ci sei anche tu. Dimmi se vieni.
Puntini. Subito. Poi sparirono. Poi tornarono.
Quando arrivò la risposta lesse 3 volte.
Vengo.
Porto una bottiglia. E gli occhi per guardarti. Non ti deludo.
Barbara sorrise.
"Gli occhi per guardarti". Ovvio. Era troppo lui.
Respirò. Mancava solo Roadman. Il più difficile. Aprì la chat. L’ultimo vocale era ancora lì: "la prossima volta forse non mi fermerò" risuonava nella sua testa.
Fece un profondo respiro e scrisse:
Stasera alle 20 mi vieni a prendere? Andiamo ad una cena alle 20:30.
Siamo in 4. Vieni o scappi?
Inviò. E si pentì subito. "Scappi" era da ragazzina. Troppo tardi.
Passò 1 minuto. 2.
Poi: Messaggio vocale di appena 3 secondi.
Premette play. E alzò il volume.
La sua voce. Bassa. Come sempre. Con quel mezzo sorriso che si sentiva.
"Scappare?
Andiamo, poi Vediamo chi si ferma per primo."
Quella frase per lei non ebbe molto senso, ma era molto da lui , lasciava sempre intuire più di quanto dicesse in realtà , lei si chiese se lui avesse capito, e non riusciva ad immaginare come fosse possibile, ma non ne era certa, e questo rendeva il gioco ancora più interessante.
Barbara lasciò cadere il telefono sul materasso. Chiuse gli occhi e finalmente pronta per dormire si concesse l’ultimo pensiero della giornata. Tre sì. Tre uomini. Tre modi diversi di dire "ci sto".
Non aveva scelto. Aveva deciso.

E di li alla sera li avrebbe guardati tutti e tre allo stesso tavolo.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
9.3
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per Il Motociclista, il Supereroe e il Mago dello:

Altri Racconti Erotici in Lui & Lei:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni