QUANDO IL DESIDERIO DIVENTA PROIBITO
Arrivai con un quarto d'ora di anticipo. La porta dell'agenzia era socchiusa, uno spiraglio di pochi centimetri che lasciava filtrare l'aria condizionata e il profumo di detersivo per pavimenti. La spinsi con la mano, sentendo il peso del legno massiccio che cedeva con un cigolio sommesso, ed entrai. La riportai alla posizione originale, come l'avevo trovata, lasciandola appena socchiusa. La sala d'attesa era piccola: due file di sedie imbottite di finta pelle nera, un tavolino basso con riviste spiegazzate, una piantana in un angolo. Mi accomodai su una sedia di fronte a un ufficio con la porta spalancata.
Dentro, scorgevo un uomo. Oltre i trenta, capelli corti scuri con qualche filo grigio alle tempie, mascella squadrata, una camicia azzurra con le maniche arrotolate sugli avambracci. Era assorto davanti al monitor, il volto illuminato dal bagliore azzurrino dello schermo. Le dita della mano destra scorrevano sul mouse con un ritmo lento, quasi ipnotico. Non si era accorto di me, e nessun saluto, nessun cenno. Era così immerso in quello che stava guardando che il mondo oltre il suo schermo sembrava non esistere.
Fu allora che notai qualcosa. Un movimento impercettibile del busto, un ondeggiare appena accennato della spalla destra. Il suo respiro era cambiato: più profondo, più lento, con una nota roca che non apparteneva a un normale pomeriggio d'ufficio. Incuriosita, lasciai scivolare lo sguardo lungo il profilo della scrivania, fino allo spazio vuoto sotto il piano di legno. E lo vidi. La sua mano sinistra era abbassata, chiusa attorno a qualcosa che muoveva su e giù con un ritmo costante. Il polso ruotava leggermente a ogni passaggio, le dita stringevano. Stava masturbando il suo cazzo, lentamente, mentre lo schermo davanti a lui proiettava immagini che non potevo vedere ma che immaginai con chiarezza. Un video erotico. Non c'era altra spiegazione per quell'eccitazione, per quel respiro affannato, per quella mano che non si fermava.
Il sangue mi salì alle guance. Un calore improvviso, denso, mi attraversò il basso ventre e si concentrò tra le cosce. Sentii le labbra della mia fica che si inturgidivano sotto il tessuto delle mutandine, un pulsare sordo che non potevo ignorare. La vista di quell'uomo che si toccava in ufficio, convinto di essere solo, con la porta socchiusa e il rischio costante di essere scoperto, mi fece bagnare. La voglia di assaggiarlo mi montò dentro come un'onda che non potevo arginare. Volevo sentire il sapore della sua eccitazione, volevo prenderlo in bocca e sentirlo pulsare sulla mia lingua.
Mi alzai dalla sedia senza fare rumore. Mi tolsi i tacchi, li lasciai accanto alla sedia, e mi mossi a quattro zampe sul pavimento freddo, come una gattina che si avvicinava alla sua preda. Il linoleum era fresco sotto le mie ginocchia, l'odore del detersivo si mescolava a quello della sua colonia, un aroma legnoso che diventava più forte a ogni passo che mi avvicinava. Raggiunsi la scrivania e mi intrufolai sotto, nello spazio tra le sue gambe divaricate.
Da lì sotto, la vista era diversa. Le sue cosce erano tese sotto il tessuto dei pantaloni scuri, le ginocchia puntate all'esterno. E tra esse, la sua mano stringeva un cazzo grosso e venoso, le vene in rilievo pulsavano sotto la pelle tesa. La cappella era gonfia, lucida di liquido preseminale che colava dalla punta, rossa e liscia come frutta matura. La mano saliva e scendeva con un ritmo lento, quasi religioso, stringendo alla base e allentando la presa verso la punta. Rimasi un attimo a guardare, ipnotizzata da quel movimento, dal modo in cui il prepuzio scivolava scoprendo e ricoprendo la cappella a ogni passaggio.
Poi mi avvicinai. Posai la punta della mia lingua e l'appoggiai proprio sul prepuzio, nel punto dove la sua mano stringeva meno. Cominciai a salire e scendere seguendo il suo stesso ritmo, leccando la pelle calda e tesa mentre la sua mano continuava a muoversi. Il sapore era salato, leggermente acre, mescolato al sapore della sua pelle. Lui non reagì. Non si accorse di me. Era così immerso nel suo mondo erotico che quella sensazione nuova doveva sembrargli parte della sua fantasia, un'illusione generata dal video che stava guardando.
Scesi più in basso, verso i suoi testicoli. Erano pesanti, tesi nello scroto, e li presi in bocca uno alla volta, succhiandoli con delicatezza mentre la sua mano continuava a muoversi sopra di me. Sentivo la loro consistenza sulla lingua, la pelle rugosa che si tendeva sotto le mie labbra. Il suo respiro si era fatto più pesante, un ansimare sommesso che mi arrivava attutito attraverso il piano della scrivania.
Non indugiai oltre. La sua eccitazione era palpabile, il suo cazzo pulsava nella sua mano, e io non volevo aspettare. Aprì la bocca e lo presi tutto, facendo sprofondare la cappella fino in fondo alla gola. Il suo membro mi riempì completamente, la grossa punta che premeva contro il palato e poi scivolava più giù, verso la gola, finché non sentii i suoi peli pubici contro le mie labbra. Cominciai a muovermi, su e giù, con un ritmo che partiva lento e si faceva via via più incalzante. La mia bocca era calda e bagnata, la saliva colava lungo l'asta e si mescolava al liquido preseminale. Lo sentivo duro come ferro, pulsante, vivo sulla mia lingua.
Fu allora che lui sentì la calura della mia bocca, una sensazione troppo reale per essere fantasia. Abbassò lo sguardo sotto la scrivania e mi vide. I suoi occhi si spalancarono, le pupille dilatate dall'eccitazione e dalla sorpresa. Per un istante rimase immobile, come se non riuscisse a elaborare quello che stava vedendo: una ragazza sconosciuta, in ginocchio sotto la sua scrivania, con il suo cazzo affondato fino in gola. Poi la sua mano si posò sulla mia testa. Le dita si chiusero tra i miei capelli, stringendo, e cominciarono a spingere. Mi spinse la testa verso di lui con forza, facendomi quasi soffocare, la cappella che mi riempiva la gola fino a togliermi il respiro. Io non mi tirai indietro. Ero eccitatissima, la mia fica gocciolava sotto la gonna, e andavo sempre più forte, sentendo la sua cappella tutta in gola, il suo cazzo che scivolava dentro e fuori dalla mia bocca con un ritmo forsennato.
Lui ansimava forte ormai, la mano che mi teneva la testa con una presa salda. Sapevo che stava per venire. Lo sentivo dal modo in cui il suo cazzo si irrigidiva ancora di più, dalle pulsazioni accelerate che sentivo sulle labbra, dal suo respiro che si era fatto corto e rotto. Affondai la bocca su di lui fino a farlo sparire completamente, il naso schiacciato contro il suo basso ventre, e lui mi tenne la testa pressata con la mano, immobilizzandomi. Non voleva che mi muovessi. Voleva venire così, in fondo alla mia gola.
E venne. Un'esplosione calda e densa che mi riempì la bocca. La sua sborra schizzò con forza, ondata dopo ondata, e io ingoiai subito una buona parte, sentendola scendere lungo la gola come un rivolo bollente. Un po' mi rimase nella bocca, sulla lingua, e mi colava ai lati delle labbra, scivolando lungo il mento. Lui gemette, un suono gutturale che gli uscì dal profondo, e il suo cazzo continuò a pulsare, svuotandosi dentro di me.
Quando finalmente allentò la presa sulla mia testa, mi tirai indietro piano. Raccolsi con le dita la sborra che mi era colata sulle labbra e sul mento, e la riportai in bocca, ingoiandola. Poi mi dedicai al resto: le ultime gocce che sgorgavano lente dalla sua cappella, ancora turgida e sensibile. Le ripulii con la lingua, leccando con cura la punta, il prepuzio, ogni residuo del suo piacere. Lui era rimasto senza parole. Mi guardava con gli occhi sbarrati, la bocca leggermente aperta, come se non riuscisse a formulare una sola frase coerente.
Mi rialzai da sotto la scrivania, mi lisciai la gonna, mi passai il dorso della mano sulle labbra per asciugarle. Lo guardai dritto negli occhi. «Scusami per l'iniziativa», dissi, con una voce che suonò più calma di quanto mi sentissi dentro. «Ma vedendoti in quello stato di eccitazione, non ho resistito.» Lui continuava a guardarmi senza dire nulla, le mani ancora posate sulla scrivania, il respiro che stava tornando normale. Il suo sguardo era indecifrabile: non capivo se fosse arrabbiato, imbarazzato, o qualcos'altro che non osavo ancora nominare.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per QUANDO IL DESIDERIO DIVENTA PROIBITO:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
