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Lui & Lei

Il fascino magnetico del pendolare


di Membro VIP di Annunci69.it Dinoi
05.03.2026    |    2.100    |    5 9.8
"Che emozione! Il solito saluto, poche parole, ma lo scambio di sguardi sembra corrente ad alta tensione..."
​Tocca lavorare, eh sì! Ma qualche aspetto positivo ogni tanto si trova... eccome. Faccio la pendolare e spesso utilizzo i mezzi pubblici. Percorro quasi ogni giorno una distanza per cui, in pullman, occorrono almeno 45 minuti. È comodissimo farsi trasportare e il tempo trascorso non è mai perso: o si dorme (alle 6 del mattino è molto facile), o si guarda il telefono, si ascolta musica o un podcast, oppure si fa conoscenza con qualche mattiniero come me.
​È successo proprio questo: ho fatto una conoscenza un po' particolare che voglio raccontarvi. Durante questi brevi viaggi vedi più o meno le stesse persone, ma una mattina sale un volto nuovo: un bell'uomo dai capelli ricci, con qualche filo bianco e una valigetta da impiegato. È vestito bene e non posso fare a meno di notarlo. Qualcosa attira i nostri sguardi; ci osserviamo mentre attraversa il corridoio tra i sedili e passa oltre per sedersi in fondo. Il pensiero del suo sguardo magnetico mi rimane impresso per tutto il giorno. Chissà se sarebbe risalito il giorno dopo o se fosse anche lui un pendolare...
​Ebbene sì, da quel giorno saliva sempre alla solita fermata e scendevamo insieme. Tuttavia, nulla sembrava scattare, almeno per parecchio tempo, tant'è che si sedeva sempre altrove. Poi un giorno, finalmente, mi chiede di sedersi nel posto libero vicino a me; non aspettavo altro. Ci presentiamo, facciamo due chiacchiere formali, ma ogni tanto i nostri occhi si incontrano e si vede un po' di malizia attraversare i nostri sguardi. Si va avanti così per qualche giorno.
​Finché una mattina, dopo essersi seduto nel posto che ormai tenevo occupato per lui, senza dire una parola mi prende la mano e la porta sulla sua coscia. La fa scorrere sotto la valigetta che tiene sopra le sue gambe, portandola fino all'inguine e... sento la forma del suo membro sotto le dita. Imbarazzata, ma eccitata, allungo la mano e sento il turgore aumentare; era una bella taglia. Tutto questo in un pullman pieno di passeggeri seduti nei sedili a fianco. Il timore di essere visti era forte, ma rendeva tutto troppo eccitante.
​Lo tocco, lo tasto, cresce sempre di più al di sotto dei pantaloni. Mi guardo attorno cercando di capire se qualcuno ci stia osservando, ma sembrano tutti presi dai loro pensieri: chi legge, chi ha le cuffiette, chi dorme. Questo mi dà il coraggio per infilare la mano dentro la cintura e sentire la pelle calda e tesa. Arrivo con le dita a toccare la punta: era bagnatissima, stava già schiumando.. che meraviglia! Riesco a slacciargli il pantalone, lo tiro fuori e comincio a segarlo. Lo so, sono una pazza lì in mezzo alla gente.
​Era eccitatissimo e allo stesso tempo intimorito per la situazione assurda e pericolosa, ma non mi ferma. Io continuo finché... un istante dopo lo sento pulsare fra le dita e la sua sborra calda bagna completamente la mia mano! Devo mettere l'altra mano sopra per non farlo schizzare chissà dove. In qualche modo cerco un fazzoletto nella borsa, lui lo prende, e in tutta fretta rimette tutto nei pantaloni.
Rimane con lo sguardo soddisfatto e sornione. Devo asciugare anche la mia mano, ma mi rimane sulle dita il suo umore; l'istinto è quello di infilarmele in bocca. Che gusto. Faccio scivolare un dito sulla lingua; lui spalanca gli occhi sbalordito, ma compiaciuto.
​La fermata arriva troppo presto. Scendiamo e ci salutiamo con un cenno della mano. Rimango tutto il giorno con il pensiero fisso al suo gesto azzardato e al mio, ancora più folle, di averlo fatto in pubblico. Il suo sapore mi accompagna ancora. Così, appena resto sola in ufficio, infilo la mano sotto la scrivania, mi tocco e assaporo di nuovo quelle dita. Un ditalino fugace ma intenso, perché il ricordo è vivo. Anche adesso che scrivo sento sensazioni forti, eccitanti, bagnate.
​Non vedo l'ora che arrivi domani per riprendere il pullman. La mattina dopo, però, non lo vedo salire. Che delusione, ed è venerdì. Dovrò aspettare tutto il fine settimana; sarà lunga, ma almeno saprò a cosa pensare per eccitarmi con i miei toys. Finalmente è lunedì. Ora svegliarsi prima dell'alba non è pesante, anzi: volo fuori dal letto, mi preparo con cura e indosso una gonna e le calze autoreggenti. Spero proprio che oggi ci sia.
​Infatti eccolo, lo vedo alla fermata. Sale e si siede vicino a me. Che emozione! Il solito saluto, poche parole, ma lo scambio di sguardi sembra corrente ad alta tensione. Oggi prendo io la sua mano e l'appoggio sulla mia coscia. Vedo i suoi occhi spalancarsi quando sente l'elastico delle calze e poi, poco più su, la pelle nuda. Le sue dita sfiorano le mutandine e io sussulto; sento la vagina vibrare. Arriva a spostare il tessuto di lato e toccarmi le labbra già umide e vogliose... quanto vorrei che mi penetrasse con le dita.
​Invece le ritrae: stanno salendo delle persone che rimangono in piedi vicino a noi. Questi attimi rubati sono strepitosi ma devastanti. Ci guardiamo, leggendo il desiderio reciproco. Abbasso lo sguardo sul suo pacco ormai gonfissimo: niente, dobbiamo fermarci. Avevamo acceso un fuoco che non potevamo ignorare, ma sul pullman non potevamo più rischiare. Proprio quando le persone iniziano a scendere alla fermata principale, lui non si allontana. Invece di un semplice cenno, mi sussurra all'orecchio con voce roca: "Vieni con me". Mi prende per mano e mi guida verso un vicolo riparato, proprio dietro la stazione. Non appena siamo lontani da sguardi indiscreti, mi spinge dolcemente contro il muro di mattoni caldi.
​Senza dire una parola, le sue mani tornano a scorrere sotto la mia gonna, ma questa volta non c'è tessuto che tenga. Sente la mia umidità che ha bagnato le autoreggenti e, con un movimento deciso, mi solleva una gamba per agganciarla al suo fianco. Sento il metallo della sua cintura che preme contro il mio addome mentre lui mi bacia con un'intensità che sa di fame arretrata.
​"Ti ho sognata tutto il weekend," ammette, mentre le sue dita lavorano con maestria per aprirmi completamente. La penetrazione avviene lì, all'aperto, un incastro perfetto e urgente che mette fine a giorni di tensione accumulata. Ogni spinta è accompagnata dal rumore dei miei tacchi che battono contro il muro e dal respiro affannato di entrambi, finché l'orgasmo non ci travolge come un'onda, lasciandoci tremanti e finalmente sazi.

Avrei voluto chiedergli il numero, ma aspettavo che fosse stato lui a farlo, invece, un po' imbarazzati, ci ricomponiamo e, con un bacio sfuggente, ci salutiamo e ognuno riprende la sua strada.
​Rimango inebetita tutto il giorno ripensando al suo tocco. Vado avanti a fatica con il lavoro, consolata dal pensiero di rivederlo l'indomani.
Non sapevo che non l'avrei più rivisto. Sono passati mesi ormai, ma non sono triste.
Il ricordo di questa avventura hot è ancora viva in me!
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