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Lui & Lei

8 Lcfd - Accesso consentito solo al personale


di Ombralimite
27.07.2026    |    161    |    1 8.0
"“Che vinca la migliore” “Che vinca la più troia” “In bocca al lupo” “Ancora meglio se qualcos’altro!” I minuti scorrevano..."
CAPITOLO VIII

Accesso consentito solo al personale autorizzato



“Lasciate qui la borsa e il portafoglio. Nessuna regola, nessuna limitazione. Solo voi e la vostra capacità di persuasione per ottenere ciò che vi farà guadagnare punti.”
Dylan appoggiò sul tavolo due piccoli oggetti tondi.
“Queste spille vi daranno libero accesso all’ambiente celato dalla porta di servizio in penombra, presidiata dal grosso energumeno vestito di scuro con auricolare all’orecchio. Un’ora di tempo, la sfida inizia in questo momento.”
Non c’era più tempo per realizzare cosa stava per succedere e come far si che succedesse; la sfida era già in corso. Poche chiare regole e nessun’altra indicazione se non che quelle spille avrebbero probabilmente influito, in qualche modo, nel fare sbottonare quanti più pantaloni possibili.
Lo sguardo di Dylan non lasciava spazio ad ulteriori spiegazioni o domande ed entrambe le ragazze ne furono immediatamente consapevoli, anche senza confrontarsi tra loro. Decisero quindi di non perdere neanche un minuto del prezioso tempo concesso dal regista di questo gioco perverso e, all’apparenza in vesti di prede, iniziarono a scendere la scalinata che la avrebbe riportate in mezzo alla massa. Ma predatrici, spietate predatrici da lì a poco.
Non avevano ancora appoggiato il tacco sull’ultimo gradino che iniziarono a sentirsi gli occhi addosso, provenienti da ogni direzione.
D’altra parte attirare l’attenzione era esattamente la prima arma silenziosa adottata da Perla e, anche da Amanda per gentile concessione da parte della rivale di un corto vestitino nero semitrasparente che metteva parzialmente in mostra l’intimo ricamato.
Il vestito di Perla, nero anch’esso e lungo, non aveva come punto di forza la trasparenza ma uno spacco sulla coscia e una scollatura talmente ampia da mettere in mostra il piercing all’ombelico.
Le ragazze decisero di utilizzare i primi minuti ad armi pari, perlustrando insieme il locale e scambiando nel frattempo sguardi casuali che ovviamente venivano ricambiati comunicando, con linguaggio non verbale, intenzioni sessuali rassicurando le concorrenti. Ma il confine tra prede e predatrici è molto più sottile di quanto tutti gli ignari ragazzi che avrebbero partecipato a questa challenge potessero immaginare.
Appena alle rivali fu chiaro come muoversi nella pista da ballo, nei bagni e nell’area bar, decisero fosse arrivato il momento di scoprire cosa quella porta di servizio celasse al proprio interno.
Non con poco timore Perla ed Amanda si recarono in direzione del buttafuori solitario il quale, alla vista delle spille e senza proferire alcuna parola, procedette ad aprire la porta semi nascosta per consentirne l’attraversamento, richiudendo immediatamente dopo. Gesto che nei successivi cinquanta minuti avrebbe dovuto ripetere altre dodici volte.
L’ambiente si presentava particolarmente cupo. Una lunga e stretta stanza in penombra, il tutto accentuato dal soffitto nero e da un pavimento di un indefinito colore scuro. Ma la caratteristica principale di questo luogo era la presenza di infinite mezze pareti in cartongesso, rigorosamente nere, ove vi erano appesi quadri e dipinti. Il motivo ovvio delle tante mezze pareti era una maggiore superficie dove esporre le decine di opere d’arte. Il motivo vero invece era creare una sorta di labirinto pieno di brevi cunicoli dove all’interno, e con la penombra di supporto, poteva accadere quasi qualsiasi cosa.
Il “quasi” è dovuto al fatto che il Luxury non è, e non vuole essere, uno squallido club libertino, ma punta piuttosto a restare sul filo del rasoio fra ciò che è consentito e ciò che non lo è, mantenendo alto il fascino del proibito rispetto ad una ridicola, ostentata trasgressione ed è proprio questa la caratteristica che il proprietario rivelava ai clienti di un certo tipo, o persone di fiducia come nel caso di Dylan.
Violare le regole non scritte di questa lunga e articolata stanza esclusiva del Luxury significava ottenere l’esilio a vita oltre, probabilmente, a dover tentare ridicolmente di convincere due buttafuori, all’interno di una piccola stanza di cemento grezzo illuminata a luce fredda, sulla propria buona fede.
Ma il Luxury è un locale notturno e difficilmente l’alcool che si assume in contesti del genere può risultare utile nell’ottenere credibilità sulla propria buona fede.
Il proprietario del locale, sadicamente divertito, raccontava spesso a Dylan quanti ospiti del suo locale fossero stati rieducati (poco) gentilmente dai suoi cari buttafuori pagati a dovere. Dylan ascoltava divertito, come suo solito senza mostrare giudizi.
Per dovere di cronaca è corretto specificare che Dylan era arrivato ad essere dove era arrivato anche grazie ad una morale ed etica di larghe vedute.
Le ragazze percorsero la stanza misteriosa per tutta la sua lunghezza, notando di tanto in tanto persone singole o coppie, per lo più con abiti ricercati, intente ad ammirare ciò che era esposto sulle pareti. Arrivate sul lato opposto rispetto all’ingresso notarono un corridoio sulla destra che portava ad un ulteriore ambiente, ancora più cupo, a tratti inquietante.
Le ragazze percorsero il lungo e stretto corridoio di pareti nere con un certo timore ma allo stesso tempo sentendo il brivido del proibito percorrere le loro schiene.
Ciò che videro fece pensare loro che il locale potesse essere stato convertito da una ex palestra in quanto davanti ai loro occhi apparvero docce comuni e spogliatoi, le classiche cabine con ante per garantire privacy ma totalmente aperte nella parte bassa.
A rendere questo ambiente ancora più inquietante, oltre alle pareti nere, agli arredi di stessa tonalità spezzata solo da piastrelle bianco lucido nella zona delle doccia era, a differenza di ogni altro ambiente del Luxury, l’assenza di musica. Scelta voluta per uno scopo ben preciso: percepire tutti i suoni che dalle cabine nere uscivano. Le cabine occupate infatti mostravano nella parte bassa aperta, gambe coperte da pantaloni dietro a gambe scoperte o gambe coperte da calze. In certi casi le gambe coperte da calze erano rannicchiate a terra e i gemiti che provenienti da quella cabina non davano spazio a troppe interpretazioni. In certi casi l’apertura bassa della cabina rivelava che all’interno della stessa fosse rimasto davvero poco spazio.
Finita la perlustrazione e oltrepassata nuovamente la porta presidiata dal buttafuori, Perla e Amanda, prima di dividersi si scambiarono un ultimo sguardo di intesa.
“Che vinca la migliore”
“Che vinca la più troia”
“In bocca al lupo”
“Ancora meglio se qualcos’altro!”
I minuti scorrevano. Dylan e Aaron continuarono a sorseggiare la bottiglia offerta pianificando minuziosamente il prosieguo della serata e, ignari di chi avrebbe raccolto più figurine, scambiarono tutte le informazioni in ambito sessuale delle proprie compagne in modo da poter attuare il meglio per ognuna, scoprendo che, in fatto di perversioni, Perla e Amanda sembravano estremamente simili, seppur con alcune differenze.
Perla è molto più disinibita in certe cose e Amanda su altre. Il punto fermo che emerse senza alcun dubbio è che entrambe le ragazze sanno godere, sanno come farlo e difficilmente dicono di no. Anzi, mai.
Tra un discorso e l’altro l’occhio attento dei ragazzi attraversava la vetrata scorgendo un certo movimento e notando spesso il buttafuori sporgersi verso la pista per verificare eventuali occhiate indiscrete in direzione dell’area da lui protetta. Non era stato però possibile scorgere nitidamente chi si avvicinava con più frequenza a quella porta di “servizio”.
Il tempo prestabilito era terminato da oltre quindici minuti quando entrambe le ragazze raggiunsero i propri compagni.
“Avete sforato il tempo a vostra disposizione. Però siete tornate insieme non potremo dare alcuna penalità a nessuna delle due. Siete furbe.” Disse Dylan.
Difatti le ragazze, pur in competizione tra loro, concordarono preventivamente di ritrovarsi alla base della scalinata che riconduceva al soppalco per poi salire insieme proprio per impedire a Dylan e Aaron di attuare eventuali penalità che avrebbero influenzato il risultato.
Le ragazze apparvero entrambe provate dalla sfida, ma gli occhi trasmettevano un desiderio intenso che da lì a poco sarebbe stato saziato. Per una delle due.
Non seguirono commenti da parte di Dylan e Aaron ma si poteva scorgere bene il ghigno di soddisfazione sul viso di entrambi.
Oltrepassato il cancello della villa di Perla l’aria iniziò a farsi più tesa. D’altra parte la situazione creatasi, e soprattutto ciò che prometteva, rappresentava un’esperienza nuova per i quattro.
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