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Lui & Lei

2 La truffa delle figurine - La sentenza


di Ombralimite
27.07.2026    |    145    |    1 8.0
"“A quanto pare, ho un urgente e importante compito per recuperare al danno arrecato..."
CAPITOLO II

La sentenza




Le due coppie si presentarono all’appuntamento. La tensione era percepibile nell’aria.
Perla: sorridente, ma visibilmente preoccupata. Aaron: ansioso e con aria rassegnata. Dylan: teso, ma consapevole delle proprie abilità nello svincolarsi dalle situazioni difficili (non tutti sanno che a Dylan, addirittura, piace ritrovarsi in situazioni intricate). E Amanda: incazzata e con sguardo agguerrito.
“Ordiniamo qualcosa?” Ruppe il ghiaccio Dylan.
“Certo, prendete quello che volete. Offro io.” Rispose Amanda, con tono di sfida.
Non si erano ancora seduti, che Dylan si stava già arrapando. L’incazzoso modo di fare di Amanda lo eccitava e, a differenza di tutti gli altri, iniziò a pensare che ci sarebbe stato parecchio da divertirsi.
I ragazzi si sedettero al tavolo e poco dopo la cameriera portò quanto ordinato, allontanandosi con passo svelto e sculettante che richiamava le attenzioni sul bel culetto sodo coperto, a stento, da pantaloncini corti di jeans che lasciavano in mostra una porzione delle natiche.
Davvero un bel culo a parere di Dylan, che seguì con gli occhi senza cercare minimamente di nascondere il gesto ai restanti presenti al tavolo.
Lo sguardo venne quindi dirottato in direzione dei tre. Dylan stava studiando la situazione, sondando gli umori.
Perla, restando composta ma infastidita, pensava gelosamente “ma cosa guardi?! Ti sembra il modo e soprattutto il momento?”
Aaron che cercava, con occhi sgranati, di trasmettere telepaticamente a Dylan “non è il caso” a cui Dylan avrebbe risposto “fidati Aaron, è il caso. Oggi sarà una giornata intensa.”
E Amanda, la principale cavia di questo esperimento, che cercò di restare indifferente quando, in realtà, traspariva palesemente che il proprio pensiero era molto simile a: “sbagliato Dylan, le tue attenzioni devono essere solo su di me. Mi spettano di diritto.”
Provocazione perfettamente riuscita e intuizione di Dylan confermata.
“Non c’è bisogno di tirarla per le lunghe.” Prese la parola Amanda.
“Sapete il motivo per cui siamo qui.” Proseguì, schiettamente, Amanda.
“Queste sono le mie figurine.” Disse, appoggiando il proprio smartphone sul tavolo. “Conta, Aaron. Scorri le foto e dicci quanti uccelli vedi.”
“Sono…sette in totale. Sei foto, ma in una di queste hai due…peni in mano.”
“Cazzi Aaron, si chiamano CAZZI quelli che tenevo in mano.” Fu la precisazione tagliente di Amanda. “Avanti Perla, vogliamo adesso contare le tue?”
“Ehm, si. Va bene.” Rispose con un pò di disagio e preoccupazione, Perla.
“Dai Aaron, sei tu il contabile ufficiale. Fai il tuo lavoro.” Ordinò, Amanda.
“Sono sette foto e sette… avete capito cosa.” Rispose intimorito, Aaron.
“Sempre CAZZI Aaron, anche in questo caso sono indubbiamente CAZZI.”
“Quindi io ho perso la sfida. È corretto così.” Continuò Amanda. “Giustamente sei foto sono meno di sette, indipendentemente dal numero di uccelli. E qui non discuto. Ma, davvero non ci siete ancora arrivati o state facendo finta di non capire?” Insistette la ragazza, innervosita. “Aaron, approfittatore che non sei altro, scorri nuovamente le figurine di Perla.”
Solo Dylan a questo punto riuscì a capire il madornale errore nella conta effettuata quella sera e si preparò, sempre più eccitato, alla sentenza finale di Amanda, inviperita per l’ingiustizia subita, a cui non aveva alcuna intenzione di passare sopra.
“Fermati su questa.” Ordinò Amanda, con tono di voce più alto. “In questo stupendo scatto potete ammirare il bel piedino di Perla affossato nelle palle del malcapitato di turno.” Proseguì, incurante di eventuali ascoltatori ai tavoli vicino.
“Non manca niente? In questa foto io non vedo il viso di Perla, voi lo vedete? Questo punto non è valido. La regola era precisa: viso-cazzo. Cazzi con il viso di Amanda: sette, cazzi con il viso di Perla: sei.”
Gelo.
Perla non potè controbattere, Aaron optò per la tecnica del “non dire nulla”, sollevato dal fatto che non avesse responsabilità dirette nella scomoda situazione.
“Hai perfettamente ragione, Amanda.” Intervenne Dylan. “Abbiamo commesso tutti un errore imperdonabile, che ti ha privato del premio che ti spettava. A questo punto non possiamo fare altro che tentare di rimediare. Ormai è andata così. Hai carta bianca, immagino tu abbia già in mente qualcosa. Ti ascoltiamo.”
Un ghigno di soddisfazione si disegnò sul volto di Amanda.
“Perla deve pagare. Oggi mi ubbidirà e verrà umiliata come peggio riterrò opportuno.”
“Spiegati meglio, così potremo valutare.” Continuò Dylan.
“Con te i conti li facciamo dopo Dylan. Sarai introverso, ma anche molto abile nel parlare quando è totalmente inutile. Non devo spiegarti niente. Perla oggi sarà la mia bambola sessuale e mi farà divertire in ogni modo che mi verrà in mente. Tu e Aaron, nel frattempo, fate quello che vi pare. Succhiatevi il cazzo se volete, ma questa sera, ti avviso già, sarai tu al mio servizio.”
Dylan fece un cenno con il capo e un mezzo sorriso trattenuto per quanto possibile, consapevole che non vi era il minimo spiraglio per possibili trattative. “Mi sa che non hai alternative, Perla. Accetta il tuo destino” disse, trasmettendo a Perla il messaggio “divertiti”. Messaggio che la ragazza colse nitidamente, sentendosi totalmente autorizzata ad assecondare Amanda e le sue perversioni.
“A quanto pare, ho un urgente e importante compito per recuperare al danno arrecato.” Intervenne Perla. “E, nel caso le richieste di Amanda necessitassero di abbondante lubrificazione, vi immaginerò a sessantanove!”
“A più tardi, cari ragazzi!” Salutò Amanda, con aria decisamente maliziosa mentre si allontanava con Perla, dopo averle preso la mano.
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