Lui & Lei
Il primo giorno
24.02.2026 |
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"Quando ci separammo, respirando ancora vicini, entrambi sapevano che nulla sarebbe stato più esattamente come prima..."
Quando Chiara entrò per la prima volta nell’ufficio, l’aria sembrò cambiare. Non era solo per il suo tailleur chiaro perfettamente stirato o per il profumo leggero che lasciava una scia discreta mentre attraversava il corridoio. Era il modo in cui osservava tutto: attenta, curiosa, con un filo di sicurezza che tradiva l’emozione del primo giorno.La notai subito.
Non ero il tipo da distrarsi facilmente, ma quella nuova segretaria aveva qualcosa che rompeva la routine fatta di email, riunioni e telefoni che squillavano senza sosta. Quando lei bussò alla porta del mio ufficio per presentarsi ufficialmente, il sorriso che mi rivolse fu professionale… eppure carico di una scintilla difficile da ignorare.
«Se ha bisogno di qualcosa, sono alla scrivania fuori,» disse lei.
Annuii, ma si accorse che stavo trattenendo il respiro.
I giorni passarono tra pratiche da sistemare e agende da coordinare. Ogni tanto le nostre mani si sfioravano passando dei documenti. Ogni volta era una scossa silenziosa. Uno sguardo di troppo. Un mezzo sorriso trattenuto.
Una sera rimanebbo entrambi fino a tardi. L’ufficio era immerso in un silenzio diverso, più intimo. Le luci soffuse trasformavano lo spazio in qualcosa di meno formale, quasi sospeso.
«Non pensavo che il primo giorno sarebbe finito così tardi,» disse Chiara, ridendo piano.
Mi avvicinai, senza fretta. «Nemmeno io.»
Il silenzio che seguì non era imbarazzato. Era carico. Lei non si tirò indietro quando le sfiorai una ciocca di capelli, né quando le distanze si annullarono. Il primo bacio fu lento, esplorativo, come una domanda sussurrata.
Non c’era fretta, solo il piacere di scoprirsi. Le mani cercavano, trovavano, imparavano. Le barriere professionali si sciolsero lasciando spazio a un desiderio trattenuto troppo a lungo in pochi giorni intensi.
Quando ci separammo, respirando ancora vicini, entrambi sapevano che nulla sarebbe stato più esattamente come prima.
«Domani sarà… interessante,» mormorò lei.
Mentre sfiorandole ancora le labbra le sussurrai «Domani è un altro giorno. Stanotte no.»
E forse era proprio questo il bello.
La baciai di nuovo, questa volta senza trattenere quello che avevo cercato di controllare per giorni. Sentivo il suo corpo contro il mio, il modo in cui rispondeva ai miei movimenti, come se stessimo seguendo una musica che solo noi potevamo sentire. Le mie mani esploravano con sicurezza, lentamente, assaporando ogni reazione, ogni piccolo brivido che riuscivo a provocarle.
Non ero più il capo dietro una scrivania. E lei non era più solo la nuova segretaria. Eravamo due persone che avevano smesso di fingere di non volersi.
Più tardi, il silenzio dell’ufficio tornò, ma era cambiato. Lei era seduta sul bordo della scrivania, i capelli leggermente scompigliati, le guance arrossate. Io ero davanti a lei, le mani che scorrevano lentamente sulle sue braccia, senza fretta di lasciarla andare.
«Non era esattamente nel contratto,» disse con un mezzo sorriso.
Risi piano. «Forse dovremo rivedere alcune clausole.»
Scese dalla scrivania e si sistemò con calma. Poi mi afferrò per la cravatta e mi attirò a sé per un ultimo bacio, più lento, più consapevole. Un bacio che sapeva di promessa.
«Domani in ufficio… professionalità assoluta,» sussurrò contro le mie labbra.
«Naturalmente,» risposi. Ma dentro di me sapevo che niente sarebbe stato davvero come prima.
Quando uscì, rimasi solo nel mio ufficio, con il suo profumo ancora addosso e la sensazione di aver appena oltrepassato una linea da cui non avevo alcuna intenzione di tornare indietro.
E, per la prima volta dopo tanto tempo, non vedevo l’ora che fosse già domani.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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