Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > Lui & Lei > L'uscita di sicurezza
Lui & Lei

L'uscita di sicurezza


di Membro VIP di Annunci69.it IntesaRara
11.05.2026    |    71    |    2 8.0
"Il suo respiro accelerava contro la mia bocca mentre la mia mano continuava a salire, sempre più vicina al bordo del pizzo nero..."
È successo a Roma, in una di quelle trasferte che fai senza voglia.
Lavoro, ritmi stretti, hotel tutti uguali e quella sensazione di essere lì… ma con la testa altrove.
Lei non era una sconosciuta.
Era una presenza già vista, più volte.
Di quelle che noti senza soffermarti… finché un giorno qualcosa cambia prospettiva.
Capelli corti, neri, tagliati con precisione, come se ogni dettaglio fosse sotto controllo.
Il viso pulito, deciso.
Ed erano i suoi occhi a fermarti: scuri, profondi… attraversati da piccoli riflessi che si accendevano quando osservava qualcosa che le interessava.
Non guardava mai a caso.
Indossava un tailleur che le cadeva addosso con naturalezza, linee essenziali che non cercavano attenzione… ma la ottenevano comunque.
I tacchi accompagnavano il suo passo con un ritmo sicuro, misurato, come se ogni movimento fosse già previsto.
Non era il tipo di donna che riempie lo spazio parlando.
Era il tipo che lo domina in silenzio.
Si fermò un attimo, lasciando che lo sguardo scorresse intorno.
Mi fermai al bancone.
Il barman mi osservò senza fare domande, come se avesse già capito.
Annuii appena.
“Dammi due calici di vino.”
Arrivarono pochi secondi dopo.
Li presi e il mio sguardo si perse nella sala.
Ed è lì che la vidi.
Lì, leggermente in ombra.
Non so cosa fosse esattamente.
Forse il modo in cui mi osservava.
Ma c’era qualcosa che mi catturava.
Non era ostentazione.
Era controllo.
Consapevolezza.
E soprattutto interesse.
Perché mi stava guardando.
Sentii un sorriso nascere lentamente sulle labbra.
Il cuore accelerò appena, ma non mi fermai.
Stasera no.
Mi avvicinai senza fretta, lasciando che ogni passo costruisse quella tensione sottile che riempiva l’aria tra noi.
Quando finalmente le fui davanti, abbastanza vicino da sentire il suo profumo, mi concessi un istante.
Uno solo.
Le porsi il suo calice e, senza dire una parola, brindammo.
Poi parlai a bassa voce.
“Spero che mi stessi guardando per un buon motivo.”
Lei sorrise.
Abbassò lo sguardo, poi lo rialzò su di me con calma, come se scegliesse con precisione ogni gesto.
“Dipende…” rispose, sfiorando il bordo del bicchiere.
“Tu ce l’hai, un buon motivo?”
La guardai negli occhi.
Questa volta senza esitazioni.
“Sono qui perché ne avevo bisogno.”
Silenzio.
Un silenzio vivo, carico, che diceva molto più di qualsiasi parola.
Lei si avvicinò appena.
Non abbastanza da toccarmi, ma abbastanza da farmi percepire il calore del suo corpo.
A volte bastano due bicchieri di rosso…
e uno sguardo tenuto mezzo secondo più del necessario per capire che non è più solo una coincidenza.
Non c’era spazio per la comodità.
Solo per l’istinto.
Fu lei a non pensarci troppo.
E mi seguì.
Le presi la mano senza dire niente.
Un gesto semplice… ma già fuori contesto.
La porta d’emergenza era in fondo al corridoio.
Quella che nessuno guarda davvero.
Poi fuori.
Freddo.
Quello che ti entra sotto la pelle.
Chiusi la porta alle nostre spalle.
Il suono fu definitivo.
Il resto del mondo rimase fuori.
Lei si voltò verso di me, con la città sotto di noi, distante, quasi irreale.
Le luci sparse, i rumori ovattati.
E noi lì… sospesi sulle scale antincendio.
Senza parole.
Senza niente di programmato.
Solo quella tensione che, quando arriva, non si gestisce.
Si asseconda.
Il contrasto era tutto lì: il gelo sulla pelle… e qualcosa dentro che andava nella direzione opposta.
Lei non si tratteneva.
Lo si capiva da come restava lì, senza fare un passo indietro.
E io non ero lì per rallentare.
Le posai una mano sul fianco, attirandola contro di me.
Con l’altra le sfiorai la guancia, poi il collo, sentendo il battito accelerato sotto le dita.
Il bacio arrivò senza più distanza tra noi.
Profondo, intenso, inevitabile.
Le sue mani si strinsero alle mie spalle mentre il mondo attorno sembrava dissolversi lentamente.
Senza più barriere tra noi, il desiderio diventava più crudo, più reale.
Il bacio era profondo, affamato.
Le sue unghie affondavano appena attraverso la camicia.
Sentivo il suo corpo premere contro il mio, il calore che irradiava attraverso i suoi vestiti.
Mentre ci baciavamo, le mie dita trovarono la cerniera dei suoi pantaloni.
L’abbassai lentamente, accarezzando ogni centimetro di pelle che veniva rivelata.
I pantaloni scivolarono giù lungo le sue gambe, cadendo ai suoi piedi.
Sotto portava solo un completino di pizzo nero, elegante e provocante.
Lei respirava più velocemente, le labbra socchiuse, gli occhi che brillavano di puro desiderio.
Restò in piedi davanti a me, quasi senza sapere cosa fare.
Mi avvicinai fino a premere il mio corpo contro il suo.
Senza dire una parola, le posai una mano sul fianco e l’altra dietro la schiena, stringendola a me.
La baciai di nuovo, un bacio profondo e lento.
Le nostre lingue si intrecciavano, i respiri si mescolavano.
Sentii un piccolo gemito vibrare in gola quando le morsi piano il labbro inferiore.
Mentre la baciavo, la mia mano iniziò a scorrere sul suo corpo.
Scesi dal fianco alla coscia liscia e calda, accarezzando con calma.
Il suo respiro accelerava contro la mia bocca mentre la mia mano continuava a salire, sempre più vicina al bordo del pizzo nero.
Quando arrivai finalmente a sfiorare la sua figa attraverso il tessuto sottile, lei sussultò. Era già calda, già bagnata.
Il pizzo era umido sotto le mie dita.
Invece di premere forte, continuai a stuzzicare: sfioravo appena, con tocchi leggerissimi, tracciando la forma delle sue labbra.
Lei spinse i fianchi verso la mia mano, cercando un contatto più deciso.
Un gemito basso le sfuggì mentre premeva di più contro le mie dita, avida di maggiore pressione.
Poi, improvvisamente, le sue mani si mossero.
Non erano più passive.
Una scivolò sul mio petto, sopra la camicia, mentre l’altra scese con decisione lungo il mio addome.
Le dita raggiunsero la cintura dei pantaloni e, senza esitare, si posarono sul rigonfiamento che si era formato tra le mie gambe.
Sentii il suo tocco attraverso il tessuto.
Non era timido.
Era curioso, avido.
Le sue dita tracciavano lentamente i contorni del mio cazzo ancora imprigionato nei pantaloni, seguendo la lunghezza e la grossezza con una pressione leggera ma decisa.
Lo strinse appena, come per valutarne la forma, e un piccolo suono di approvazione le sfuggì dalle labbra.
Si staccò dal bacio quel tanto che bastava per guardarmi negli occhi.
Il suo respiro era accelerato, le guance arrossate.
Premetti i fianchi contro il suo palmo, lasciando che sentisse meglio quanto fossi già duro per lei.
La mia mano tra le sue gambe aumentò leggermente la pressione: ora sfioravo il clitoride attraverso il pizzo con movimenti circolari più decisi, stuzzicando mentre lei continuava a esplorare il mio cazzo con le dita.
Ansìmò più forte, le gambe che si aprivano un po’ di più per me.
Le sue dita stringevano e accarezzavano il contorno della mia erezione, come se stesse immaginando di sentirlo senza barriere.
“È davvero grosso”, sussurrò contro le mie labbra, la voce tremante di eccitazione. “Voglio che mi riempi…”
Il suo tocco diventò più insistente, quasi disperato, mentre il suo corpo continuava a reagire al mio.
Le sue anche spingevano ritmicamente contro la mia mano, cercando di più, mentre le sue dita non smettevano di palpeggiare e tracciare ogni centimetro del mio cazzo ancora nascosto.
L’aria sembrava più calda, più densa.
Il desiderio era ormai palpabile, quasi insopportabile.
Le sue dita continuavano a stringere e accarezzare il mio cazzo attraverso i pantaloni, con un’avidità che cresceva di secondo in secondo.
Seni pieni che si alzavano e abbassavano al ritmo del suo respiro accelerato, la figa già lucida di eccitazione.
La vista mi tolse il fiato per un istante.
Con un movimento deciso la girai su se stessa, lei afferrò il passamano della scala.
Le mie mani afferrarono i bordi delle mutandine di pizzo nero.
Il mio cazzo era enorme e premeva contro la sua figa già fradicia e gonfia.
La cappella dilatava le labbra, con i suoi mugolii di dolore e di piacere estremo e depravato urlava con la voce rotta, e con il corpo spingeva indietro, implorando di prenderlo tutto.
Voleva essere riempita senza limiti.
Glielo spingevo centimetro dopo centimetro, vene spesse che sfregavano le pareti interne della figa stretta, palle pesanti che sbattevano ritmicamente contro il clitoride gonfio e pulsante.
I suoi orgasmi erano bagnati e sentivo le mie cosce completamente umide. Schizzi ripetuti, abbondanti, che non riusciva a fermare.
La prendevo con violenza, sempre più veloce, la sua figa ormai adattata al mio cazzo, risucchiando con schiocchi osceni. Il suo corpo, scosso da spasmi, capezzoli duri come pietre, urlava, ma non troppo forte per non farsi sentire.
Mentre il clitoride sfregava sul mio cazzo.
Alla fine esplosi dentro di lei, sperma caldo, abbondante che le inondava la figa, riempiendola fino a farla traboccare.
Lo sperma bianco e cremoso colava fuori in quantità impressionante.
Il tempo… si era perso.
Non saprei dire quanto fosse durato.
So solo che, a un certo punto, non esisteva più niente.
Non Roma, non il lavoro, non il giorno dopo.
Solo quella linea sottile tra controllo e perdita.
Quella che attraversi senza accorgertene… e quando succede, è già troppo tardi per tornare indietro.
Quando tutto si fermò…
il freddo tornò di colpo.
Quasi violento.
Ci rimettemmo in ordine senza dire molto.
Come se le parole non servissero davvero.
Solo uno sguardo.
Appena accennato… ma pieno.
Il giorno dopo, persone normali.
Seduti a pochi metri, in mezzo agli altri.
Conversazioni neutre, sguardi che si sfioravano e poi si allontanavano.
Ma certe cose non spariscono.
Restano sotto pelle.
E a volte ritornano.
Pensavo fosse rimasto lì.
Un episodio chiuso, fermo nel tempo.
Invece certi incontri non finiscono. Si spostano.
Qualche anno dopo, Bruxelles.
Un’altra città, un altro contesto… ma lo stesso sguardo.
Ci siamo incrociati per caso in un corridoio.
Uno di quei momenti che sembrano normali…
finché non succede qualcosa negli occhi.
Un attimo in più.
Ancora.
Ed è lì che ho capito che non era passato niente.
Questa volta non c’era il freddo.
C’era solo meno spazio.
Uno sgabuzzino delle pulizie, trovato quasi per caso.
Una porta chiusa alle spalle, il silenzio immediato.
Stretto.
Essenziale.
Fuori dal mondo.
Ci siamo guardati per un secondo…
e non c’era bisogno di ripartire da zero.
Era già tutto lì.
Come se il tempo si fosse solo fermato…
in attesa di continuare.
E forse non è dove succede.
Ma con chi…
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
8.0
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per L'uscita di sicurezza :

Altri Racconti Erotici in Lui & Lei:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni