Lui & Lei
La mia signora (1)
di
fantasymg
25.02.2016 |
2.746 |
0
"Senza dire una parola, inizia a sfilarsi le mutandine, ma le scosta solo di qualche centimetro, per poi fermarsi..."
Il cellulare vibra, è un suo messaggio. Facendo attenzione che nessuno dei miei colleghi mi guardi, lo apro: è una foto. Le sue gambe, velate da sensuali calze nere, scorrono all'interno dello scatto, dall'alto in basso, fino ai suoi piedi infilati in un paio di décolleté rosse dal tacco molto alto. Le guardo meglio: sono proprio quelle scarpe rosse. Le rispondo:"Sono in ufficio ora..."
Quasi immediata, arriva la sua lapidaria risposta:
"Non è un problema mio. Ho già perso troppo tempo a risponderti. Hai anche una lista delle cose che mi servono. Passa a comprarle e vedi di non farmi aspettare ancora"
Devo andare da lei, assolutamente ed al più presto.
Non avrà quella bellezza esplosiva che attira gli sguardi di tutti gli uomini, ma non posso resisterle. Sarà che il suo fascino è più sottile della semplice bellezza fisica e si è insinuato nella mia mente così a fondo che non riesco più a fare a meno di lei. Il solo pensare di fare a meno della possibilità di sfiorare la sua pelle mi distrugge. Lei sa benissimo che il suo fascino ha questo effetto su di me, lei è perfettamente consapevole che non potrà mai ottenere un rifiuto da me, soprattutto se mi si avvicina per farmi sentire l'odore estatico della sua pelle. Soprattutto se indossa quelle scarpe rosse. Gliele regalai io, tempo fa. Lei le trovò bellissime quando le vedemmo nella vetrina del negozio, ma dopo averle provate si accorse che erano anche molto scomode. Quella sera, però, lei aveva voglia di un regalo e me le fece acquistare lo stesso. Uscendo dal negozio, mi sussurrò in un orecchio:
"Indosserò queste scarpe quando avrò il desiderio di essere presa. Ogni volta che le avrò addosso, avrai un unico pensiero: soddisfare il mio desiderio. E dovrai farlo il prima possibile, dato che queste scarpe sono scomodissime e tu non vuoi che io soffra inutilmente, vero?"
Non ho nessuna scelta: invento una scusa con il mio capo, prendo una giornata di permesso e mi fiondo ad eseguire i suoi desideri. Arrivo a casa sua, dopo circa un'ora. Apro la porta e la trovo seduta sul divano, a gambe incrociate e con ai piedi quelle scarpe rosso fuoco.
"Scusami per il ritardo", inizio ad accennare, "ma al supermercato c'era fila alle casse ed ho perso molto tempo"
Lei si alza ed inizia ad avanzare verso di me: lunghi capelli ricci le incorniciano il volto, gli occhi scuri e profondi mi guardano fissi. Una guepiere avvolge il suo busto, stringe il suo seno, che appare ancora più tondo e pieno del solito, e sorregge le calze che indossava anche nella foto. Arriva accanto a me senza dire una parola, avvicina la bocca all'orecchio:
"Tutte scuse, ora poggia quelle buste e seguimi"
Si gira senza darmi nemmeno il tempo di ribattere e si incammina verso il letto. Posso così ammirare le sue stupende mutandine, che in un trionfo di pizzi, incorniciano il suo morbido sedere. Non resistito, la segue ed allungo una mano per accarezzarglielo. Scuote leggermente la testa, e so che sulle sue labbra è stampato un sorrisetto sornione. Sento i suoi glutei che si contraggono sotto le mie dita mentre muovono le sue gambe. Il ticchettio dei tacchi sul pavimento è ipnotico. Ha di nuovo lanciato il suo incantesimo ammaliatore su di me, sono nella sua rete ancora una volta.
Arrivati sul bordo del letto, mi accosto a lei, le cingo i fianchi con le braccia ed inizio a baciarle il collo, così come so che le piace. Lei china leggermente la testa, invitandomi silenziosamente a continuare. Salgo con i baci verso il lobo dell'orecchio, lo accarezzo con la lingua. Lei, lentamente, si gira tra le mie braccia, poggia la mia sue labbra sulle mie, morde rapida la mia bocca. Tira indietro la testa, mentre le sue mani spingono la mia verso il suo seno. Io ubbidisco volentieri e mi lascio guidare verso quel caldo e morbido angolo di paradiso, mentre le mie mani afferrano strettamente il suo sedere. Le bacio i seni, così succosi e profumati. Senza dire una parola, inizia a sfilarsi le mutandine, ma le scosta solo di qualche centimetro, per poi fermarsi. Poggia le mani sul mio petto, mi spinge leggermente indietro, lasciandosi cadere sul letto. I suoi occhi sono fissi nei miei mentre cade sulle coperte. Solleva le gambe, puntando i tacchi contro il mio petto, invitandomi con gli occhi a finire di sfilarle le mutandine. Le mie mani scorrono sulle sue gambe, guidate dalla sua e non dalla mia volontà. Mi inginocchio davanti a lei, inizio a baciarle una coscia, salendo lentamente verso il suo sesso. Sento il suo odore, ormai, ed è un richiamo irresistibile, avvicino le mie labbra al suo fiore, mi immergo nel calore delle sue labbra. Le sue cosce si stringono leggermente attorno alla mia testa mentre la mia lingua inizia ad accarezzare il suo clitoride. I mugolii di piacere non si fanno attendere ma so che sono solo un piccolo antipasto di quello che deve arrivare. Continuo a baciarla e leccarla e con le mani risalgo il suo ventre per arrivare ad afferrare il suo seno. Il suo ventre si contrae e si rilassa ed i mugolii aumentano mentre la marea inizia a salire dentro di lei. Non riesco a fermarmi devo continuare a muovere la lingua, anche se comincia a dolere, devo seguire i suoi movimenti e far crescere ad ogni colpo il suo piacere. Eccolo, sento il suo orgasmo affiorare da quei flutti, risale fino alle sue labbra, il suo respiro si ferma per un attimo, il suo petto si gonfia di aria.
La sua bocca finalmente esplode in urla di godimento che riempiono l'aria e rimbalzano sulle pareti della stanza, si infilano nelle mie orecchie e martellano il mio cervello con il suo piacere, le contrazioni del suo ventre la schiacciano contro il mio viso, rubandomi il respiro. Non ho più pensieri miei, non ho neppure più la mia aria, ma non importa. Lei sta godendo ed è l'unica cosa che importa. Continuo a leccarla ancora, ma più dolcemente, così come so che le piace e le sue urla non accennano ad affievolirsi. Il suo orgasmo è ogni volta così intenso da pervadere anche me, è una cascata di piacere che si riversa su entrambi e ci travolge.
Lentamente, la marea si ritrae, il suo respiro rallenta e le urla si spengono. Una sua mano spinge via la mia testa quando le carezze della mia lingua cominciano ad non esserle più così piacevoli. Alzo lo sguardo per ammirarla, rilassata e soddisfatta, con gli occhi socchiusi ed il petto che dondola seguendo il so respiro. Sento sul mio viso i suoi umori. Non mi è permesso pulirmi, lei vuole che io rimanga con il suo marchio sul mio volto, ma in fondo io non ho mai desiderato null'altro che averla sempre con me.
Apre gli occhi, mi guarda:
" Spogliati e prendimi. Sei stato bravo e se continuerai ad esserlo, potrei anche lasciarti venire dentro di me..."
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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