Lui & Lei
La nuova collega
26.04.2020 |
9.743 |
5
"Rimaniamo così, nudi e abbracciati per alcuni minuti, fino a quando lei si alza e, prendendomi per mano, mi guida fino alla camera da letto..."
Anna è una ragazza molto dolce, una nuova collega arrivata da poco sul posto di lavoro. Si rivolge spesso a me, per chiedere un consiglio, o semplicemente per scambiare due chiacchiere mentre ci fumiamo una sigaretta durante la pausa, bevendo il caffè. Io lavoro lì da parecchi anni, e conosco tutti i “segreti” della ditta, così, visto che mi è simpatica, l’aiuto quanto posso dandole suggerimenti e dritte. A volte, con quella sua aria da ingenua e il sorriso sempre sulle labbra, mi sembre indifesa, e mi viene voglia di abbracciarla.A dire il vero non è una gran bellezza: magrolina, veste poco femminile. Sempre rigorosamente senza trucco, ma … con quel sorriso ammaliatore. Potrebbe essere mia figlia per età, ma … che differenza fa?
In autunno in ditta c’è l’abitudine di uscire tutti insieme a cena per gustare la selvaggina: di solito una serata priva di storia, ma questa volta Anna mi ha chiesto se ci sarò anch’io …
Arriva il giorno … mi preparo mettendomi “in tiro”, ma senza rinunciare ai jeans che non riesco a fare a meno di portare. Sopra una camicia nuova, appena comprata, blu elettrico e una giacca di pelle nera.
Il ritrovo è in ditta, o meglio, nel posteggio antistante. È un venerdì sera: il sabato non si lavora, e ci si può permettere di fare tardi. Arrivo con un attimo di ritardo. Diversi colleghi sono già lì, lei compresa. Posteggio, scendo dalla macchina e vado a salutarli. Lei si fa avanti col suo sorriso smagliante, mi tira un po’ in disparte e mi chiede:
“Vero che posso salire in macchina con te?” con uno sguardo che è tutto un programma.
Io le sorrido…
“Non hai paura del lupo cattivo? Avrai sentito che ho la fama del donnaiolo qui in ditta…”
Lei mi sorride di rimando.
“No, non ho paura.
Allora vengo con te?”
“Ok … se non hai paura …”
La mia auto è una due posti, così, ovvio, c’è posto solo per noi due. Oltretutto ai colleghi e alla colleghe non piace salire sulla mia macchina, perché dicono che è come sedersi per terra. Meglio così.
Arriva il momento di partire. Il ristorante è a qualche chilometro, io e Anna abbiamo il tempo di parlare. Lei è vestita come al solito, ma c’è qualcosa di diverso in lei. Parliamo, scherziamo, ridiamo … a un certo punto mi mette una mano sulla gamba, un tocco gentile. Io mi giro un attimo a guardarla. Lei sorride: sembra felice.
Il nostro idillio viene interrotto dall’arrivo al posteggio del ristorante. Fermo la macchina, scendiamo e ci avviamo verso l’entrata.Senza nemmeno dirlo, prendiamo due posti vicini, in fondo al tavolo.
I piatti sono gustosi, tutto a base di selvaggina. Il buon vino ci rende più allegri. Io e lei parlaimo per tutta la sera, come se gli altri non ci fossero. Non mi ero sentito così bene da tanto tempo, soprattutto alle cene della ditta.
Verso mezzanotte ce ne andiamo. Anna è con me, non mi molla più. Saliamo in macchina. Mi chiede:
“Hai voglia di andare ad ascoltare un po’ di musica Paolo?” E mi fa il nome di un locale che pure io conosco.
Tanto domani si dorme, penso …
“Certo … sai cosa c’è stasera?”
“Credo ci sia un gruppo rock … ti piace?”
Manco a dirlo, il rock è la mia musica preferita. Accendo la macchina e via .. abbassiamo i finestrini e, sulla radio, metto un pezzo degli ZZ Top a tutto volume. Anna pare gradire, mi urla nelle orecchie che non si aspettava questo da me. Io rido …
Fuori dal locale ci sono parecchi auto posteggiate, dentro deve essere gremito, come al solito. Entriamo, ci beviamo una birra, poi mi trascina letteralmente sulla pista da ballo. È scatenata … beata gioventù, penso … mentre anch’io mi do il mio bel daffare.
La musica cambia: adesso c’è un lento. Il gruppo ha cominciato a suonare Europa, dei mitici Santana. Mi giro un attimo a guardare i musicisti, davvero bravissimi e, senza nemmeno accorgermene, mi ritrovo Anna appiccicata addosso, come una calamita. Mi abbraccia stretto. Sento il suo corpo aderire al mio e cominciare a muoversi al ritmo della musica. Mi appoggia la testa sulla spalla e, muovendosi, fa ruotare il bacino. Mi provoca un’erezione istantanea, che sente anche lei. Comincia a premere il suo sesso contro il mio e mi carezza la schiena… Mi ritrovo da un momento all’altro tra le braccia quella ragazza così, a prima vista, ingenua … ma sarà davvero così ingenua…?
La assecondo … la abbraccio a me ancora più stretta e prem il mio cazzo contro di lei. Sento distintamente un mugolio uscire dalla sua bocca …
La bacio appena sotto un orecchio e le dico…
“Stai attenta bambina … al lupetto sta venendo fame …”
“È da tutta la sera che la mia micina vuole sfamarlo … è già tutta bagnata al solo pensiero…”
le nostre lingue si intrecciano in un bacio profondo. Per fortuna c’è molta gente, e i nostri vicini sembrano altrettanto indaffarati.
La porto di fuori, in giardino. Ci appartiamo dietro un albero. La bacio, facendole scorrere le mani su tutto il corpo. Lei fa altrettanto. Sento le sue mani avvicinarsi al baricentro. Comincia ad accarezzarmi il cazzo da sopra i pantaloni, mentre io le infilo una mano in mezzo alle gambe, che lei prontamente apre per facilitarmi. Ha la figa bollente … riesco a sentirlo anche da sopra la stoffa dei pantaloni. Vorrei spogliarla e cominciare subito quel lago di piacere, ma siamo in un luogo pubblico …
“Andiamo Anna … casa mia o casa tua? Scegli tu…”
“Casa mia?” chiede lei …
“Ok… fammi strada”
Casa sua è poco distante … per fortuna, perché durante il tragitto lei continua a toccarmi torturandomi di piacere e io rischio un paio di volte di andare fuori strada. Nell’ascensore non riesco a trattenermi: le slaccio i jeans, infilo una mano sotto le minuscole mutandine e trovo la sua figa completamente fradicia. Le mie dita si insinuano con facilità nella sua calda fessura, strappandole un mugolio che sembra un rantolo. Siamo arrivati: Anna si ricompone. Usciamo dall’ascensore piano piano, entriamo in casa sua. Una volta chiusa la porta, con solo il chiaro di luna ad illuminare i nostri corpi, siamo di nuovo abbracciati e le nostre mani esplorano dappertutto.
Ci togliamo i vestiti di dosso come due assetati, fino a rimanere interamente nudi. Anna si china e mi prende in bocca il cazzo iniziando un magnifico pompino. Io sento salire il sangue al cervello e la sborra ai coglioni. Sono eccitatissimo ma non voglio venire subito. La prendo e la tiro su, e mentre i miei occhi si adattano all’oscurità, vado verso il divano e la faccio sedere. Le apro le gambe, mi inginocchio davanti a lei e me le metto sulle spalle. Mi immergo in quella fontana di miele e inizio a leccarla, bevendo i suoi umori che sgorgano bagnando la mia faccia e le sue cosce.
Lei sta urlando il suo piacere, e viene scuotendosi tutta, mentre mi prende la testa e me la preme contro il suo sesso.
“Mettilo dentro … dammelo tutto … fammelo sentire…”
Mi avvicino a lei, dirigendo il mio cazzo all’entrata di quella caverna calda. Appoggio la cappella alle grandi labbra. Lei si allarga la figa con le mani e mi dice di metterglielo tutto … io allora non mi faccio più pregare e con un colpo deciso entro in lei fino alla radice. È un godimento infinito. Inizia a muoversi, mentre con una mano si tocca il clitoride. In poco giunge di nuovo all’apice. Io mi muovo sempre più velocemente e poco dopo le inondo la figa di sborra.
Tanto intenso è stato l’orgasmo che mi gira la testa. Mi sfilo dolcemente da lei e mi adagio sul divano, cingendola con le mie braccia.
Rimaniamo così, nudi e abbracciati per alcuni minuti, fino a quando lei si alza e, prendendomi per mano, mi guida fino alla camera da letto. Accende una piccola luce soffusa, mette un bastoncino di incenso, si mette sul letto e con gesto invitante mi chiama sopra di sé. Io mi metto sopra di lei adagio, il cazzo mi sta ritornando duro, lei preme la figa contro la mia asta e inizia a muoversi ritmicamente mentre le nostre lingue si intrecciano. Poi stacca la sua bocca, si ferma …
“Leccami ancora” mi dice e io scendo a leccarle di nuovo la figa, ancora bagnatissima. Lei viene quasi subito, premendomi ancora la faccia contro il suo sesso. Si scuote tutta, ha gli occhi chiusi , urla e geme.
Ho voglia di metterlo ancora dentro di lei, avvicino il cazzo alla sua figa ma lei mi ferma.
“Lo voglio nel culo … voglio regalarti il mio culo…”
si divincola, prende un tubetto di crema. Ne spalma un po’ sul buchetto e un po’ sul mio cazzo. Il suo tocco mi fa impazzire … Si gira a pecorina, offrendomi una visione celestiale. Io appoggio la cappella al suo forellino. Spingo piano… la cappella ormai è entrata: la crema sta facendo il suo dovere. Lei sembra non respirare per un attimo. Poi spinge all’indietro impalandosi sul mi cazzo, fermandosi solo quando è tutto dentro. Mi sento avvolgere dal calore del suo intestino e comincio a muovermi avanti e indietro, con lei che asseconda i miei movimenti, sempre più veloci.
“Inculami tutta … dammi la tua sborra nel culo … la voglio tutta … sono la tua puttana … siiii”
e intanto che urla, si sta sditalinando come una forsennata. La sto inculando quasi con rabbia, sento salire la sborra dai coglioni ancora una volta. Lei viene urlando, contraendo le pareti dell’intestino. Io le schizzo abbondantemente dentro l’intestino. Poi, esausti, ci accasciamo sul letto. Il cazzo mi si ammoscia mentre è ancora dentro il suo culo. Lo tolgo piano. Un rivolo di sborra esce dal suo buco, oscenamente aperto. Lei si incolla ancora di più a me, con la sua schiena attaccata al mio ventre. Ci mettiamo sotto la coperta e ci addormentiamo abbracciati, come due amanti di vecchia data.
Ps se vi è piaciuto è gradito un commento in modo che sia stimolato a farne altri :)
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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