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Lui & Lei

La settantenne (storia vera): primo incontro


di Loknar75
11.04.2026    |    3.342    |    2 9.3
"Nel farlo le prendo la vita e me la avvicino, e in quel momento attraverso la stoffa il mio cazzo ben eretto le si appoggia sul pube: non possiamo più far finta di niente entrambi..."
Ho sempre provato una grande attrazione fisica verso le donne avanti con l’età. Mi piace che siano curate, vezzose nell’abbigliamento senza essere volgari, ma quando si scatenano spesso mostrano di avere una fame di sesso che le giovani non hanno. Sarà l’astinenza, la coscienza del fatto che le occasioni di godere stanno diventando sempre più rade, fatto sta che quando si arriva al dunque sono insaziabili.
Personalmente non mi tiro mai indietro, anzi, cerco in tutti i modi di conoscere e frequentarne quante più possibili. Da parte mia so essere molto porco, sempre nel rispetto dei limiti della persona che ho di fronte, ma se mi si lascia mano libera arrivo a pratiche molto spinte, unico limite le più estreme.
Qualche tempo fa ho iniziato a chattare con una mia concittadina, di più di settanta anni, da poco separata, ancora molto piacente, spiritosa, molto magra ma con una grande vitalità.
Dopo alcuni scambi, anche piccanti, di messaggi e confidenze, si arriva a fissare un primo appuntamento.
La invito da me per un caffè e due chiacchiere in amicizia, giusto per conoscersi, anche se nella mia testa era ben chiaro che volessi scoparla per bene.
Arrivata al cancello citofona e la faccio entrare: mentre sale le scale del giardino fino alla porta di casa le vado incontro e noto con piacere che è vestita con una camicetta leggera con un motivo floreale, minigonna con calze a rete e tacchi. Niente di volgare, sia chiaro, ma il mio sguardo si attarda su quelle belle gambe tornite anche se mature, immaginandole avvinghiate a me mentre la penetro a fondo.
Cancello il pensiero per non avere lo sguardo da allupato, le rivolgo un sorriso e le porgo la mano “benvenuta, finalmente ci incontriamo di persona, entra pure”.
Mentre ci stringiamo la mano sento che la sua presa è ferma, prolungata e lasciandola mi sfiora in modo stranamente sensuale ed eccitante, mentre mi sorride e mi guarda, non certo dispiaciuta da quel che vede.
La indirizzo verso la porta aperta lasciando che mi preceda: mentre sale gli ultimi gradini non posso evitare di notare quanto il suo fondoschiena, maturo ma ancora sodo, piccolo e invitante, sia ben delineato dalla minigonna che indossa. La tentazione di appoggiare una mano per sentire la consistenza di quel bel culo da signora è forte, ma mi contengo. Devo comportarmi da signore, quasi che non mi interessi minimamente che lei sia una bella femmina matura, e aspettare pazientemente che lei faccia la prima mossa: per esperienza so che è una strategia spesso in questi casi.
Certo non è facile, con il cazzo che mi pulsa nelle mutande diventando già semieretto e la voglia di dare una bella palpata al suo bel culo.
Entrati le porgo una sedia e per distrarmi dall’eccitazione rampante mi metto a preparare il caffè, cominciando a farle qualche domanda sulla sua situazione attuale di separata in casa e tutti cambiamenti che sta attraversando in questo periodo.
Lo faccio non solo perché sinceramente interessato, ma anche perché questo mi consente di girarmi a preparare la caffettiera, accompagnando il suo discorso con le giuste interiezioni ed assensi, mentre lascio che l’erezione incombente rientri un poco e sia meno vistosa: indosso una maglietta e i pantaloni della tuta, e il mio cazzo ha ben pensato di sporgere la sua testolina come a chiedermi quand’è che mi decido a farlo intervenire.
Mentre aspettiamo che il caffè salga lascio che parli a fiume, intervenendo di rado, cosa della quale ha evidentemente bisogno, ma onestamente anche questo fa parte della tattica per farla sentire a suo agio, in confidenza e ben disposta verso di me.
Mentre parla il mio sguardo fugacemente si appunta sui suoi capezzoli che delicatamente risaltano in controluce (mi accorgo con piacere che non indossa il reggiseno), sulle sue cosce accavallate con quella fossetta longitudinale che a noi uomini piace tanto, e soprattutto sulle sue mani, certo un po’ rugose, ma dalle dita affusolate e dalle unghie smaltate e curate, che si muovono aggraziate mentre parla.
Me le immagino accarezzarmi il petto e la pancia, scendere a stringermi il cazzo per poi portarselo alla bocca aperta e umida.
Fortunatamente i miei pensieri sono interrotti dal suono del caffè che sale. Alzandomi e girandomi verso il fornello mi accorgo di quanto sia visibile ormai la mia eccitazione, e anche se mi giro molto velocemente per non darla a vedere vedo perfettamente lo sguardo di lei in direzione del mio cazzo e l’espressione nei suoi occhi.
Leggermente imbarazzato, mentre di spalle preparo le tazzine, sento i suoi occhi soppesare le mie spalle e i miei glutei, e sento la sua voce farsi più sommessa, quasi roca, mentre parla di come ultimamente a volte si senta sola e di come le faccia piacere poter scambiare due chiacchiere con un amico come me.
Mentre pronuncia la parola “amico” ha una lieve incertezza, ma forse è solo una mia impressione.
Recuperato il controllo, porto il caffè al tavolo e mentre lo beviamo continuiamo a parlare della sua ricerca di una casa nuova, del mio lavoro (che lei trova molto affascinante), di qualche piccolo acciacco dovuto all’età. Ho la sensazione di conversare amabilmente con una zia un po’ strana ma simpatica, quella che gli altri parenti non vedono troppo di buon occhio, ma che sa ravvivare anche le tavolate più funeree.
Sorrido, intervengo educatamente, faccio domande, ma continuo a pensare quanto mi piacerebbe portarla in camera da letto, spogliarla e lasciare che faccia tutto quello che vuole al mio cazzo, che intanto si è rimesso a farsi sentire prepotentemente, tendendo i pantaloni della tuta fortunatamente in modo non visibile grazie al tavolo.
Eppure vedo che i suoi movimenti sono sempre più allusivi, felini, e mi rendo conto che ovviamente è ben conscia del fatto che sono eccitato dalla sua presenza e che me la sbatterei a gambe aperte sul tavolo della cucina come se non ci fosse un domani.
Continuiamo a chiacchierare, poi lei mi ricorda che ha un impegno e che deve andare.
Ci alziamo e lei inizialmente mi dà la mano per salutarci, ma poi ci troviamo a darci due fugaci bacetti sulle guance per salutarci.
Nel farlo le prendo la vita e me la avvicino, e in quel momento attraverso la stoffa il mio cazzo ben eretto le si appoggia sul pube: non possiamo più far finta di niente entrambi.
Invece di allontanarmi lei se lo preme contro con una luce maliziosa negli occhi e un sorriso dicendomi “e questo cos’è?”. Io farfuglio qualcosa di incomprensibile, eccitato e imbarazzato allo steso tempo.
Lei mi avvicina le labbra all’orecchio e mi dice “ci risentiamo per stasera, se vuoi torno volentieri a trovarti e ripartiamo da qua”.
Dopodiché se ne va: mentre si allontana sfiora volutamente il mio cazzo in rilievo sui pantaloni della tuta, e io rimango così, con un’ultima occhiata al suo culetto, un appuntamento per la sera, il cazzo di marmo e una faccia da pirla.
D’altronde è sempre così: per quanto ci possiamo illudere di guidare il gioco, noi uomini siamo sempre in pugno alle donne, che con il potere della figa ci usano come marionette facendoci credere di essere al comando.

Questa la cronaca del nostro primo incontro: nei racconti successivi ripercorrerò le tappe di quella che sarebbe diventata una relazione sempre più votata al sesso e al godimento, fino a raggiungere il suo giusto epilogo.

(CONTINUA)
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