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Lui & Lei

La vedova della porta accanto


di Membro VIP di Annunci69.it Lone_wolf76
16.09.2025    |    11.265    |    9 9.8
"Fino a che il suo corpo non esplose in un orgasmo che la fece gridare, mentre le contrazioni del suo sesso serravano il mio membro con forza..."
La vedova della porta accanto

Mi ero trasferito da poco. Finalmente avevo trovato la casa dei miei sogni: piano terra con giardino, spaziosa e luminosa. Forse un po’ troppo grande per me solo, ma la immaginavo già come un rifugio perfetto.

Le giornate scorrevano tra il lavoro e i piccoli lavori di sistemazione. Nei fine settimana mi dedicavo al giardino, cercando di riportarlo in ordine dopo anni di abbandono.

I vicini non li conoscevo bene, ma tutti sembravano cordiali, sempre pronti a rispondere alle mie domande: dal funzionamento della raccolta differenziata alla tranquillità del quartiere.

Ma fu in particolare la mia dirimpettaia ad attirare la mia attenzione. Una donna non bellissima, ma con un fascino naturale che la rendeva difficile da ignorare. Pensai avesse sui cinquantacinque anni, poi scoprii che in realtà ne aveva sessantadue. Era vedova, senza figli, e viveva da sola. Si mostrò da subito gentile, con quell’eleganza semplice di chi sa prendersi il proprio spazio.



Fu durante un pomeriggio di giardinaggio che mi parlò per la prima volta. Ero chino a strappare erbacce, quando la sua voce calma mi sorprese.

«Buon lavoro… quel giardino sembra una sfida bella grossa.»

Mi alzai in fretta, asciugandomi la fronte. Era appoggiata al cancello, con un sorriso discreto.
«Già, non so se ho sottovalutato la cosa.»

Lei rise piano. «Ci vuole pazienza… e qualche attrezzo giusto. Se vuole, ho delle cesoie che non uso mai.»

«Grazie, sarebbe davvero utile» risposi, andando verso di lei.

Me le porse, e nell’attimo in cui allungai la mano, le sue dita sfiorarono le mie. Un contatto minimo, ma sufficiente a farmi alzare lo sguardo. I suoi occhi lo sostennero, timidi e gentili, come se fosse sorpresa dalla propria audacia.

«Si è trasferito da poco, vero?»
«Sì, da qualche settimana.»
«Da solo?» chiese, con una pausa che sembrava pesare più della domanda.
«Sì.»

Lei abbassò lo sguardo, quasi imbarazzata. «Una casa grande per viverci da soli…»

«A volte sì» ammisi, con un sorriso.

Si congedò presto, con un cenno di testa e quel suo modo educato e un po’ distaccato.



Dopo qualche giorno le riportai le cesoie. Bussai al cancello e lei comparve come sempre composta.

«Grazie ancora, mi sono state davvero utili» dissi.

Lei sorrise piano. «Sono contenta… il giardino sta già cambiando aspetto.»

«Ho cercato di fare del mio meglio. Ma volevo ringraziarla anche in un altro modo: ho appena comprato un salottino da esterno… se le va, potremmo inaugurarlo stasera con un bicchiere di vino.»

Lei abbassò gli occhi, quasi per nascondere un sorriso. «Oh… non vorrei disturbare.»

«Non sarebbe un disturbo. Anzi, mi farebbe piacere.»

Dopo un attimo di esitazione, annuì piano. «Va bene. Ma solo un bicchiere.»



All’orario stabilito bussò piano al cancello. Indossava un vestito estivo semplice, le spalle appena scoperte, i capelli sciolti. Sembrava quasi che si fosse preparata più del solito, pur mantenendo la sua naturale riservatezza.

Ci sedemmo sotto il pergolato, due calici di vino e una candela accesa sul tavolino.

«Alla nuova casa» disse sollevando il bicchiere con un filo di voce.
«Alla nuova vicina» replicai.

La conversazione fu leggera, ma a poco a poco il vino sciolse le esitazioni. Lei parlò della solitudine, di quanto fosse raro avere compagnia. «È piacevole avere qualcuno con cui parlare» confessò. «Non mi capita spesso.»

Quelle parole bastarono. Mi alzai, mi avvicinai e le presi piano la mano. Lei non si ritrasse. Le nostre dita si intrecciarono, e mi chinai a sfiorarle le labbra.

Non rispose, ma il suo respiro accelerato fu un invito. La baciai. All’inizio esitante, poi via via più sicura, come se dentro di lei qualcosa si fosse finalmente sciolto.

La guidai con dolcezza, portando la sua mano al mio inguine. Lei sospirò, e subito dopo la strinse con decisione.
«Oh… è da tanto che non sento un uomo così» mormorò, con un lampo nuovo negli occhi.

Le mie mani scivolarono sotto il vestito, scoprendo con sorpresa che non portava biancheria. Era liscia, completamente depilata. «Non porti nulla sotto…» sussurrai.
«Ti aspettavo» rispose, arrossendo, ma già accesa dal desiderio.

La accarezzai, sentendola dapprima asciutta, quasi trattenuta. Ma bastarono pochi sfioramenti, pochi cerchi lenti con le dita, perché iniziasse a bagnarsi, aprendosi lentamente al mio tocco.

Intanto lei slacciò i miei pantaloni e liberò il mio membro, stringendolo tra le mani con una fame improvvisa. Poi lo prese in bocca, avvolgendolo con labbra morbide e lingua esperta.

«Ti piace?» chiese, liberandomi un attimo solo per guardarmi negli occhi.
«Sì… Dio, sì…»

Non era più la vedova timida e riservata: era un vulcano di passione.

Si rialzò, si voltò e si piegò con naturalezza sul tavolino. «Prendimi così… da dietro. Voglio sentirti dentro.»

Le sollevai il vestito e la penetrai piano. All’inizio la sentii stretta, come se il suo corpo dovesse ricordarsi come accogliere un uomo.
«Piano…» gemette, stringendomi forte.

Ma con ogni spinta lenta e profonda si bagnava di più, aprendosi, accogliendomi sempre meglio. Fino a che il suo corpo non esplose in un orgasmo che la fece gridare, mentre le contrazioni del suo sesso serravano il mio membro con forza.

Si rialzò, tremante, e si inginocchiò davanti a me. «Ora voglio sentirti qui…» disse con voce roca. E tornò a succhiarmi, più veloce, più profonda, finché non la avvertii pronta ad accogliere il mio piacere.

«Sto per venire…» ansimai.
«Sì… vieni nella mia bocca» mi sussurrò, senza fermarsi.

Un’ondata potente mi scosse, e venni con forza, sentendola deglutire e continuare a succhiarmi piano finché non rimasi esausto.



Restammo in silenzio. Solo i grilli e l’odore del vino rimasto nei bicchieri riempivano l’aria. Un silenzio quasi assordante, come se lei fosse tornata di colpo alla sua vita di sempre.

Si sistemò il vestito con calma, tornò a sedersi composta sul divanetto e mi regalò un sorriso fragile, quasi timido.

Era di nuovo lei, la vedova della porta accanto.
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