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Lui & Lei

La Signora delle poste


di Membro VIP di Annunci69.it Lone_wolf76
26.09.2025    |    6.443    |    5 9.9
"Intanto la mia mano tornava a frugare tra le sue cosce, due dita che scivolavano nella sua figa calda e fradicia..."
Ero in trasferta di lavoro in Piemonte, pochi giorni lontano da casa. Una mattina entrai all’ufficio postale: avevo bisogno di fare una PostePay per ricevere un bonifico dalla ditta.
Allo sportello trovai una signora dal fisico mediterraneo, mora, con un sorriso gentile. La lessi subito come una di quelle donne dal fascino semplice e naturale, più autentico di qualunque posa forzata.

«Buongiorno, mi dica pure» mi accolse con voce dolce.

Il suo cartellino diceva Pina. Parlava con calma, con quella disponibilità che mette a proprio agio. Nonostante la fila alle spalle, si prese il tempo per spiegarmi bene tutto, senza fretta. Quando uscii, pensai tra me e me: che donna distinta…

Nel pomeriggio, la rividi al supermercato. Stava cercando di sollevare due casse d’acqua dal carrello e non ci riusciva senza sforzo.
«Permette? Le do una mano» dissi, prendendo le casse con naturalezza.
Lei arrossì leggermente. «Grazie… ma non voglio disturbarla.»
«Nessun disturbo. È il minimo dopo la pazienza di stamattina allo sportello.»
Sorrise. «Allora accetto volentieri.»

La seguii fino al parcheggio e misi le casse nella sua macchina. Lì, quasi imbarazzata, mi confessò: «È che oggi mio figlio e mia nuora non possono passare… e con la schiena che ho, portare su questa roba non è facile.»

Non ci pensai due volte: «Se vuole, l’accompagno fino a casa. Le do una mano.»
Lei esitò un attimo, poi accettò con un cenno. Mi fece strada con la sua utilitaria, io la seguii con la mia.

Abitava in un appartamento al piano terra, con un piccolo giardino ben curato. Scaricammo insieme le casse e, quasi per ricambiare, mi disse: «Se ha tempo… gradirebbe un caffè?»
«Volentieri» risposi, entrando.

La casa era semplice, ordinata, profumava di pulito. Mi invitò a sedermi in salotto. Si tolse il soprabito e vidi meglio le sue forme generose: fianchi pieni, un seno prosperoso che nessuna camicetta poteva davvero nascondere.
Mentre preparava il caffè, con voce più bassa mi confidò: «Sa… sono vedova da qualche anno. Ho l’affetto di mio figlio, certo… ma la sera il silenzio pesa.»

Dentro di me sorrisi: è proprio il periodo delle vedove…

Quando tornò col vassoio, i nostri sguardi si incrociarono. C’era qualcosa di sospeso nell’aria, come un invito che non osavo formulare. Fu naturale chinarmi e baciarla. Non oppose resistenza: tremava un po’, ma ricambiò. Un bacio dolce, timido, che presto si fece più intenso.

La mia mano si posò sul suo ginocchio, poi risalì lungo la coscia. Lei sospirò e allargò appena le gambe, come a darmi il permesso. Sotto le dita sentii lo spessore dello slip, lo scostai piano e trovai il calore umido della sua intimità, folta e nera.
«Oddio…» sussurrò, con un filo di voce. «È da tanto che nessuno mi tocca lì…»

Scivolai in ginocchio davanti a lei, le gambe aperte sulla poltrona. La mia bocca si posò tra i suoi peli morbidi, e iniziai a leccarla lenta e decisa. Si abbandonò subito, le mani che mi premevano la testa contro di lei, il respiro che si faceva irregolare. Allargò ancora di più le cosce, quasi a offrirmi tutto.
Gemette, si contorse, poi con voce rotta disse: «Voglio vederlo…»

Alzai la testa: era arrossita, quasi vergognosa di quello che aveva appena chiesto. Ma ormai era detta. Le presi la mano e la portai sulla mia patta.
All’inizio rigida, poi si sciolse e iniziò ad accarezzarmi da sopra i jeans. Io la provocai: «Se vuoi, puoi aprire. Non morde.»
Lei mi guardò negli occhi, timida. «Ma… che sto facendo?»
«Però ti piace» risposi.
Abbassò lo sguardo e mormorò: «Sì… mi piace.»

Con un gesto incerto mi slacciò i pantaloni. Non portavo boxer, e il mio sesso già duro le balzò davanti al viso.
«Si merita un bacino» le dissi piano.
Lei arrossì ancora. «L’ho fatto… ma non sono brava.»
Le sorrisi: «Tranquilla. Ti guido io.»

Iniziò a succhiarlo con timidezza, lenta, lasciandosi accompagnare. Intanto la mia mano tornava a frugare tra le sue cosce, due dita che scivolavano nella sua figa calda e fradicia. Lei apriva le gambe in modo osceno, accogliendomi sempre più audace, mentre mi succhiava guardandomi dal basso.

Quando il desiderio salì oltre la soglia, la fermai. «Adesso ti voglio dentro.»
Lei tremò, ma annuì: «Sì… però sul letto. Sono anni che non lo faccio… voglio stare comoda.»

La seguii in camera da letto. Si spogliò piano, e finalmente vidi le sue mammelle piene, con capezzoli grandi e scuri che mi fecero impazzire. Si sdraiò al centro del letto, le gambe leggermente aperte, lo sguardo che mi diceva tutto.
Mi misi accanto a lei, baciando i seni pesanti, mentre la sua mano, quasi inconsciamente, tornava ad afferrarmi il cazzo e a segarlo piano.

«Sei pronta ad accogliermi?» le sussurrai.
Lei mi guardò, arrossita ma decisa: «Io lo voglio. Fammi sentire che sono ancora donna.»

Mi posizionai tra le sue gambe. Strusciai la cappella sui suoi peli umidi, lei già grondava. Entrai piano. Mugolò, gemette, il suo corpo si mosse sotto i miei colpi leggeri. Poco dopo il suo respiro diventò più veloce, sempre più irregolare.
«Stai godendo?» le chiesi.
«Sì… sto godendo…» ansimò, persa nel piacere.
«Stai godendo come una vacca» le sussurrai all’orecchio.
«Sì… sono una vacca» mi gemette addosso, graffiandomi la schiena. «Non avrei dovuto cedere… ma mi piace come mi stai scopando!»

Aumentai il ritmo, colpi decisi e profondi, fino a farla tremare in un orgasmo che le fece urlare. Poi uscii di colpo e le venni addosso, spruzzandole la pancia e i seni.

Rimase sdraiata, esausta, ma con un sorriso nuovo, diverso. Un sorriso che prima non aveva.
Allungò la mano e mi accarezzò il viso. «Non pensavo… di potermi sentire ancora così viva.»

Le baciai la fronte. «Non hai perso nulla, Pina. Sei splendida.»
Abbassò gli occhi, timida come all’inizio. «Forse… avevo solo bisogno che qualcuno me lo ricordasse.»

Restammo così, l’uno accanto all’altra, in un silenzio dolce, senza più domande.
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