Lui & Lei
La vedova della porta accanto – Capitolo 2
Lone_wolf76
21.09.2025 |
6.898 |
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"«Dio… così… non sai quanto lo desideravo…» riuscì a dire, con la voce incrinata..."
Nei giorni successivi ci ignorammo. Non fu imbarazzo, piuttosto un tacito accordo: lei tornata alla sua compostezza, io con il pensiero ancora inchiodato a quella notte inattesa.Eppure, ogni volta che la incrociavo nel giardino, nei suoi occhi mi sembrava di cogliere una scintilla che si affrettava a spegnere.
Fu lei, una sera, a rompere il silenzio. Bussò piano al mio cancello, quasi con timore di essere sorpresa. Indossava un vestito semplice, di lino chiaro, che lasciava trasparire la linea del corpo sotto la stoffa. I capelli sciolti, lo sguardo esitante.
«Disturbo?» chiese, con un filo di voce che tradiva emozione.
«Ti stavo aspettando» risposi, e non era una frase di cortesia.
Rimase un attimo immobile, come se volesse tornare indietro. Poi entrò. La chiusura del cancello alle nostre spalle sembrò sancire qualcosa di inevitabile.
Non servivano parole: bastava il modo in cui i suoi occhi cercavano i miei, pieni di una tensione che non sapeva più nascondere. Le presi il volto tra le mani e la baciai con decisione. Sentii il suo corpo arrendersi, e nello stesso tempo accendersi. Le mie dita scivolarono sotto il vestito: non portava nulla. Ancora una volta, nuda sotto la stoffa.
«Sai che così mi fai impazzire?» le sussurrai.
Abbassò gli occhi, come sorpresa di sé stessa, poi mormorò: «E tu non immagini quanto mi eccita sapere che lo scopri ogni volta.»
La sollevai e la adagiai sul tavolo della cucina. Il legno freddo le strappò un brivido, ma non fece alcun gesto per coprirsi: allargò le gambe, docile e già pronta.
Mi chinai su di lei, lasciando che la lingua esplorasse la sua intimità. I suoi gemiti si fecero profondi, le mani mi afferrarono i capelli.
«Dio… così… non sai quanto lo desideravo…» riuscì a dire, con la voce incrinata.
Le sue cosce mi stringevano il volto, e ogni piccolo movimento le strappava un nuovo sospiro. Sembrava sorpresa da sé stessa, incapace di trattenersi. Quando sollevò il viso verso il mio, gli occhi le bruciavano di un fuoco nuovo.
«Voglio il tuo cazzo in bocca» disse piano, quasi stupita delle sue stesse parole.
Scivolò a terra, mi prese tra le labbra e iniziò a succhiarmi con una fame che non avrei mai immaginato in lei. Guardandomi negli occhi, si muoveva lenta e profonda, senza pudore. Ogni tanto si fermava per leccarmi lungo tutto il sesso, come se volesse memorizzare ogni dettaglio del mio corpo.
La tirai su, incapace di trattenermi oltre, e la penetrai in un solo colpo. Le sue gambe mi avvolsero con forza, le mani affondarono nei miei glutei, le unghie si piantarono nei muscoli per spingermi ancora più dentro.
«Sì… non fermarti… voglio sentirti tutto» ansimava, stringendomi a sé come se volesse trattenermi dentro per sempre.
Il suo volto si avvicinava al mio, ma non per baciarmi: mi leccava le guance, annusava la barba, come se volesse sentirci il profumo del suo stesso piacere. Era una donna nuova, quasi selvaggia. Ogni suo gesto era un invito ad abbandonarmi completamente.
Il suo corpo si tese, attraversato da un orgasmo che la fece urlare e stringermi con una forza quasi dolorosa. Io la seguii poco dopo, pronto a lasciarmi andare dentro di lei, ma lei mi respinse dolcemente, scivolando in ginocchio davanti a me.
«Voglio che mi vieni in faccia» disse con voce roca, senza esitazione.
Mi prese di nuovo tra le labbra, succhiandomi con fame, finché l’ondata mi travolse. La spruzzai sul viso, sulle labbra, sul collo. Lei sorrise, sporca e bellissima, raccolse con un dito una goccia calda e se la portò lentamente in bocca.
Poi restò in silenzio, respirando a fondo, come se stesse tornando a sé. Solo dopo, con un filo di voce, disse:
«Adesso sì che sei mio.»
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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