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Lui & Lei

Magalì, la fattucchiera del Bosco


di Portia
02.09.2026    |    150    |    3 9.0
"Così corro a casa e lo trovo nudo con ogni lembo del suo corpo pronto per l’amplesso..."
Diario di Magalì - Trieste, 16 gennaio 2027

Nella città di Trieste, tra Bora e mare, si vocifera che in certe notti giri una lupa argentata tra le rive. Non è un cane randagio. Se la guardi bene, ha gli occhi grigi di una donna. I miei.

Il Bosco di Biancospino non c'è più. Ora c’è solo la giungla urbana. Palazzi, centri commerciali, strade e parcheggi.

Io nel 2027 vivo in 45 metri quadri al terzo piano senza ascensore, in via del Veltro, con 7 chili di gatta Silver che mi giudica costantemente.

Sono sempre io. Treccia lunga fino al culo, argento vero, non tinta, ma nessuno ha mai visto i miei capelli sciolti.
Il mio stile Boho, lino stropicciato, anelli d'ottone, orecchìni vistosi, ho una collana di granì di melograno che ha oltre 700 anni, che porto a più giri intorno al collo. Ogni anno aggiungo un seme.
Sto sempre a piedi nudi in casa anche quando fuori c'è la bora e muori di freddo, sono pur sempre una fattucchiera. Non porto le mutandine e ho la fica alla moda di secoli e secoli fa: con il pelo. Morbido, profumato.


Che lavoro può fare una strega oggi? Sarai curioso di saperlo, no?

Faccio la farmacista galenista ed erborista nella vecchia Erboristeria del Corso.

Non vendo solo integratori. Faccio ancora i filtri. Solo che ora hanno l'etichetta ministeriale.

La Tintura madre di biancospino per cuori spezzati: 30 gocce prima di pensare a lui.
La Crema alla calendula per chi si è scottata con un amore tossico.
La Tisana "Dimentica Elio":ortica, melissa e un pelo di Silver che ci cade sempre dentro.
L’”Elisir della felicità”: serve per farti addrizzare il cazzo quando lo stress e la vita sedentaria ti hanno fatto diventare impotente. Col cavolo che ti dico quello che ci metto dentro, però. È la preparazione che vendo di più, dopo l’Unguento del l’estasi” che si usa insieme al vibratore o quando devi scopare con tuo marito che non ti soddisfa più. Anzi non ti ha mai soddisfato. In questo c’è una punta di artiglio del diavolo e altri ingredienti che non svelerò mai. Antiche ricette del mio grimorio che custodisco dalla notte dei tempi.

La gente viene e mi dice "dottoressa, ho l'ansia." Io non do il Serenil. Faccio annusare l”estratto di rosmarino e gelsomino e dico "è perché non respiri più nel tuo bosco." Non capiscono. Poi tornano.
Ma l’ansia la sconfiggono anche con l’elisir della felicità e l’Unguento dell’estasi. Per Natale faccio sempre un’offerta di una confezione “per lei & per lui”.




L'incontro dei Lupi

Da un anno c'è un cantiere davanti alla mia erboristeria. Stanno costruendo il nuovo dipartimento di Scienze Naturali.

E ogni mattina passa LUI.

Barba con fili bianchi, giacca di velluto a coste con le toppe, occhiali sempre sporchi, una borsa di tela piena di sassi.
I suoi occhi color corteccia sempre gli stessi. Ha i capelli legati in una crocchia (mi piacerebbe scoprire quanto sono lunghi e metterci le mani dentro e vederli ondeggiare mentre mi scopa).
Sulla targhetta c'è scritto Prof. Brenno Rinaldi - Botanica Sistematica e Geobotanica. Ma io lo so chi è. È Brennor. Druido dentro, anche se lui non lo sa ancora. O meglio, non se lo ricorda.
Quello che ho bramato per la mia intera esistenza. Quello che mi ha guarita e mi ha fatto ammalare di nuovo.

Mi odia da quando mi ha (ri)vista.

Entrò l'altro giorno e mi fa, con quella vocina da professore: "Signorina Magalì, le sue tinture non hanno validazione scientifica. Il biancospino non cura il crepacuore, abbassa solo la pressione ed elisir e unguenti non risolvono i problemi della sessualità, serve la terapia di coppia!”

L'ho guardato e ho ringhiato: "Dottoressa, non signorina!
E suoi sassi curano qualcosa, Professore?"

Ieri notte Bora fortissima. Di quelle che ti portano via la testa.

Quella stronza di Silver è scappata dalla finestra aperta. E saltando da un balcone e l’altro è sparita chissà dove.
Sono corsa in zoccoli di legno per le rive, con una camicia di mussola trasparente lunga fino ai piedi. Un tessuto così leggero che non nasconde la mia fica pelosa, il mio seno con i capezzoli che sembrano bacche di rosa selvatica.
Praticamente nuda.

L'ho trovata in un vicolo buio, dietro i cassonetti. Davanti a lei un cane enorme. Un molossoide, forse un dogo.
Famelico e feroce.
Affamato. Ma non di carne. Di magia. Sentivo che voleva la sua luce. La voleva mangiare perché brilla. Silver scintilla.

Non ho urlato. È successa la cosa antica.

Mi si è rizzata la schiena. Le unghie sono diventate artigli. La treccia si è sciolta da sola. Non mi sono trasformata. Lo sono sempre stata una lupa. Sono solo me stessa.

Ci siamo azzannati tra i motorini parcheggiati. Io e il grosso cane.

E dall'altro lato del vicolo è sbucato Brennor, che tornava da una lezione serale. Ha visto e, senza pensare, si è trasformato anche lui. Sempre lui. Perché i druidi non cambiano mai. Lupo grigio era e lupo grigio è ancora.

Il dogo è riuscito a scappare, ha visto la mal parata. L’istinto l’ha messo in salvo. I guaiti si sentivano da lontano.

Un attimo dopo, nel vicolo, non c'erano più due lupi. C'eravamo noi due a terra, graffiati, in mezzo alla spazzatura. Nudi. Gli stessi di tanto tanto tempo fa.

Aveva un taglio sul labbro e i capelli pieni di foglie di platano e fango della strada. Anche io ero sporca e malconcia.

Silver ci guardava schifata e si leccava una zampa.

Lui mi ha guardata e ha capito tutto. Si è ricordato tutto.

"Sei tu. Lo sentivo. Da un anno il quartiere puzza di amore costretto. Che filtri hai fatto?"

"E tu sei il cane che voleva mangiarsi la mia famiglia" gli ho ringhiato, ancora con la voce di lupa.

Poi Silver si è messa in mezzo e ha leccato la mano di lui e il ginocchio mio. È stata lei a fare pace. Grazie a lei.

Lui si è alzato, ha raccolto la sua giacca di velluto un po’ a brandelli e me l'ha messa sulle spalle.


Ci siamo avviati nudi, col il freddo tagliente verso casa mia. Lui teneva Silver in Braccio.

L’ho guardato mente si faceva la doccia. Lo stesso torace, le stesse gambe muscolose e lo stesso meraviglioso cazzo che mi ha lasciato un ricordo indelebile. Una nostalgia inconsolabile.
Poi si è messo nel mio letto. Mi sono lavata anche io e l’ho raggiunto.
La stanza si è trasformata nel Bosco di Biancospino. Il materasso è il prato di violette che stava in riva al fiume. I nostri corpi avvinghiati, come se non si fossero mai sciolti. Io godo per un tempo eterno. Lui sborra e il suo ululato avrà messo in allarme i vicini. Ma chi se ne frega.

Brennor è tornato ogni giorno in erboristeria. Non per comprare. Mi ha insegnato a chiedere il permesso all'acqua, alla pianta, a Silver.
Io gli ho insegnato come arrivare a casa mia, per scopare, per continuare da dove ci eravamo interrotti. A farmelo sapere senza usare il cellulare. Così corro a casa e lo trovo nudo con ogni lembo del suo corpo pronto per l’amplesso.

Lento, lentissimo. Il suo modo di scopare come allora. Usa la vista per guardarmi nuda ed eccitarsi e avere il cazzo duro come la pietra.
Usa il gusto per leccare e assaporare la mia fica calda e gocciolante. Usa il tatto per giocare col mio clitoride. Usa l’udito per sentirmi mugolare e gemere. La magia, i filtri non servono.

Fino a oggi pomeriggio, nell'Orto Botanico, dietro la serra delle felci, dove lui, che da lupo mi era venuto in soccorso. da uomo mi ha chiesto piano:

"Posso amarti? Senza filtro, senza tisana. Non voglio solo scoparti. Voglio averti.”

E io, che ero stata lupa d’argento, la megera che seminò una maledizione nefasta tanto tanto tempo fa, quando mi aveva abbandonata, per vendicarmi di lui, ho detto sì.

Ora dicono che a Trieste, se c'è Bora e luna piena, vedrai due lupi correre sulle rive: uno grigio con e una bianca argento.

Da un appartamentino di via del Veltro sentirai degli ululati, ma li non c’è nessun cane lupo. Ci abita solo una dottoressa zitella un po’ stramba con la sua gatta Silver

E se li vedi, non avere paura.
Siamo solo io e Brennor che abbiamo imparato ad amarci senza filtri.

Non smetterei mai di mettere le dita tra i capelli che ora so che gli arrivano sotto le natiche.
Quando dorme mi piace infilargli il dito per stuzzicare il suo buco e con l’altra mano mungere il suo cazzo. Lui se lo fa fare, fingendo di continuare a dormire. E la sborra finisce nel prato di violette che è il nostro letto. Poco per compensare l’estasi alla quale mi porta ogni giorno lui.
Poi lo guardo quando dorme di schiena e si vedono ancora le cicatrici antiche che formano sei lettere:

M
A
G
A
L
Ì

Il sigillo della strega del Bosco di Biancospino.

Lunga la vita, stretta la via io vi racconto della passione mia.
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