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Lui & Lei

Magalì e il Druido di Pietra


di Portia
01.09.2026    |    75    |    3 6.0
"E Berta che per per più di 100 anni aveva amato Magalì come una madre, guardò Magalì e disse solo: "Mi dispiace..."


L'incontro dei Lupi

Passò un secolo o forse più da quando Dorian si era sposato e nonostante il filtro d’amore trascorse tutta la sua vita con Lady Isotta. Mai tornò nel bosco da solo.
Ora è morto.
Il bosco intorno alla capanna di Magalì era diventato silenzioso. Troppo silenzioso. Il filtro aveva lasciato una macchia che gli anni non avevano potuto cancellare. Dare una pozione d’amore significa poi pagarne le conseguenze: ci si condanna alla solitudine. Magalì non era rimasta sola perché Dorian se n'era andato, scegliendo un’altra.
Era rimasta sola perché, aveva confuso l'amore con il possesso.
Una pozione non crea amore.
Crea un debito. E ogni debito, nel Bosco, va pagato con la stessa moneta in cui l'hai contratto.
Lei aveva rubato una volontà. Il Bosco le ha tolto la sua.
Finché il filtro non svanisce non puoi essere raggiunta, non puoi avere un altro uomo. Perché in fondo non vuoi essere amata. Vuoi essere sicura. E chi vuole essere sicura, non lascia spazio a nessuno per entrare. Neppure per scopare e basta.

Una mattina di bruma, Berta uscì da sola a brucare muschio di pietra, il Bosco di Biancospino era casa.

Ma quel giorno non lo era.

Dalla nebbia uscì un Lupo Grigio. Enorme. Non era un lupo normale. Aveva gli occhi color corteccia e intorno al collo una corona di vischio selvatico. Era affamato, ma non di carne. Era affamato di magia. Sentiva l'odore di Berta latte di luna, lana d'argento e la voleva. La bramava.
La caricò. Berta belò, un belato acuto che non faceva sbocciare fiori, ma li faceva appassire dalla paura.

Magalì sentì il belato e corse.

Una Lupa d’Argento, più grande del lupo grigio, con gli occhi grigi come la nebbia del mattino. Identici a quelli di Magalì, si mise davanti a Berta per difenderla.

Emise un ringhio che fece tremare le querce. Volare tutti gli uccelli del bosco, scappare tutti gli animali.

I due lupi lottarono e si azzannarono. Rotolarono nei cespugli, tra rovi e radici. La lupa d’argento era ferita a una zampa ma non mollava. Il grigio era più forte ma disordinato, rabbioso, selvatico.


Berta belò e creò un vortice.
I due lupi furono avvolti da un lampo di foglie secche.

Al posto del Lupo Grigio c'era un uomo a terra, col petto muscoloso nudo, con la barba piena di fili grigi, una treccia di capelli che gli arrivava fin oltre alle natiche , il fiato grosso, un taglio sul labbro. Al collo il vischio. Era Brennor, il Druido del Cerchio di Pietra. Colui che da secoli custodiva il nord del bosco e che sapeva trasformarsi.

Magalì era stesa sulle foglie. Nuda, graffiata, con i suoi capelli lunghissimi bianchi pieni di rami e di foglie ansimante .

Brennor la guardò e capì tutto.

"Sei tu la strega del filtro" disse, sputando sangue. "L'ho sentito. Il bosco puzza di amore costretto da quasi un secolo, ti stavo cercando. Un’antica profezia me lo chiede”. Era venuto a rompere l’incantesimo, a farla smettere di soffrire, a farla sentire una donna e non solo una strega in astinenza.

"E tu sei il cane grigio che voleva mangiarsi la mia famiglia" ringhiò lei, ancora con voce di lupa

Brennor si alzò, si tolse il suo gonnellino di lana e lo mise sulle spalle di Magalì.
Non aveva 20 anni. Ne aveva 40, forse 300, forse più di mille.
Non si capiva: mani grandi sporche di terra, occhi color corteccia. Vestiva di lana grezza, ma adesso era nudo. Con le natiche solide e il bel cazzo che gli penzolava in mezzo alle gambe.

"Perdonami. In forma di lupo ho fame di ciò che brilla. E la tua pecora brilla troppo. Ma non l'avrei uccisa. Volevo solo la sua magia." E forse ora che aveva Magalì davanti voleva qualcos’altro da lei.

"Si chiede per favore” disse Magalì, e per la prima volta in secoli le venne da ridere.

Lui la guardò, davvero, per la prima volta umana: "Hai avvelenato il bosco con quel filtro. Sono venuto per possederti senza magia.”


Brennor è tornato ogni giorno. Le ha insegnato a chiedere il permesso all’acqua, alla mandragora, a Berta.
Le ha insegnato a vomitare i petali neri del filtro vecchio, per guarirla.
Lei ha insegnato a lui a non cacciare ciò che ama solo perché luccica. Lei ha imparato che fare l’amore è un gesto quotidiano, non da fare ogni secolo. Che il piacere dei sensi serve alle streghe dei boschi e che è possibile senza filtri e pozioni.

La possedeva tutti i giorni, lento lentissimo. Fino a quel pomeriggio al cerchio di pietre, dove lui che da lupo l'aveva quasi azzannata, da uomo le ha chiesto piano: "Posso amarti oltre a scoparti?”

E lei, che era stata la lupa d’argento per salvarsi da lui, ha detto sì.
Lui la scopava come nessuno nel corso dei secoli. La penetrava e la sbatteva per un tempo indefinito. Lei godeva e lo stringeva con le gambe a sè. Non avrebbe mai voluto che smettesse. Ma anche i druidi dopo un po’ sborrano. Brennor quando lo faceva ululava, esattamente come quando era un lupo grigio.

Ora nel Bosco di Biancospino a volte, se c'è luna piena, vedrai due lupi correre insieme: uno grigio e una bianca. Vanno fino al cerchio di pietre per fare l’amore tutta la notte. Li senti gemere, godere e alla fine ululare.
Dietro di loro, una pecora d'argento che li guarda e li sorveglia. E rumina.

E se li vedi, non avere paura. Sono solo Magalì e Brennor che hanno imparato ad amarsi senza filtri.

Per cento anni, il Bosco di Biancospino fu leggenda.

Non c'era luna piena in cui non si vedessero correre due lupi, uno grigio con una corona di vischio e una argentata con gli occhi di nebbia che correvano e una volta tornati umani andavano a scopare sugli alberi, sui prati di viole, sulla riva del fiume. E dietro, sempre, una pecora d'argento con il suo campanellino d'ottone.

Finché Berta non smise di seguirli.

Una primavera, nel punto più a nord del Cerchio di Pietre, dove nemmeno Brennor entrava, sbocciarono delle erbe che nessuno aveva mai visto. Nere alla radice, bianche in punta. L’erba Luce di luna, Le chiamavano anche l’erba del Ricordo Vero.

Berta le annusò. E per la prima volta in 100 anni, Magalì le disse di no.

"Non toccare, amore. Quella non è per te.”

Ma Berta aveva più di 1000 anni anche lei. E 100 anni li aveva passatoi a guardare loro due scopare. 100 anni a essere la terza. L'animale. La testimone.

E mangiò.

Non un morso. Tutto il prato.

Un lampo bianco inghiottì la pecora. Il campanellino esplose. E al suo posto, in ginocchio sul muschio, non c'era più Berta.

C'era una ragazza.

Alta come Magalì. Capelli ricci bianchi come lana d'argento, ma con due piccole corna d'oro che spuntavano dalla testa.
Occhi di ambra. Pelle di luna. Nuda, seni grandi e prosperosi capezzoli grossi e duri come le ghiande, un culo che sembrava scolpito, con la fighetta coperta da una pelliccetta argentata.
Bella da togliere il fiato. Più bella di Magalì. Perché non era mai stata una pecora vera e non aveva bisogno di filtri e raggiri.

Era la figlia della Regina d'Inverno, maledetta 1200 anni prima a vivere come pecora finché qualcuno non l'avesse amata senza voler nulla in cambio. Magalì l'aveva salvata senza saperlo, perché l’aveva amata e condotta fino a Brenner.
E l'incantesimo si era rotto solo ora. E Magalì comprese quel sentimento mai provato prima che si chiama invidia.

Brennor la vide e cadde in ginocchio. La voleva possedere.

Non per amore. Per riconoscimento. Perché lui, da druido, sentì subito cos'era. Sentì il potere antico. Un potere che Magalì, per quanto forte, non aveva. Un potere della sua stessa razza. Di prima degli uomini. La doveva possedere perché era scritto così.

"Sei tu" sussurrò lui. E la sua voce non era più quella del Brennor di Magalì. Era quella del lupo grigio affamato di 100 anni prima.

Magalì lo capì prima che lui parlasse. Lo vide negli occhi. Quella fame era voglia di possesso. Non per magia, questa volta. Non per lei, ma per una creatura più pura e più bella di lei.

Magalì non esisteva più.

Lui non riuscì a guardarla. Prese la mano di Berta. E Berta che per per più di 100 anni aveva amato Magalì come una madre, guardò Magalì e disse solo: "Mi dispiace. Ma io lo aspettavo da prima di te."

E scapparono.

Si trasformarono, lupo grigio e cerbiatta bianca dalle corna brillanti, sparirono oltre il Cerchio di Pietre, dove finisce il Bosco di Biancospino e inizia il Regno da dove non si torna.

Lui la fece appoggiare al tronco di una betulla e si inginocchiò davanti a Berta. Le leccò la fichetta coperta dalla pelliccetta d’argento.
La lingua le solleticava il clitoride e poi scivolava più giù nella cavità. Berta scoprì perché Magalì ululava dal piacere. Si ritrovò con il suo nettare che le scendeva tra le cosce.
Lui si spogliò e la girò e la penetrò con il suo cazzo grosso e potente. Era come se facesse sesso per la prima volta anche lui.
La fica era stretta, fradicia, stretta e odorava di mirto e violetta. La inondò di sperma. Non domo prima che l’erezione lo abbandonasse la penetrò anche nel culo. Beh, questo Berta non se lo aspettava e urlò, ma di dolore.
Un grido che rimbombò fino alla casetta di legno e muschio.

Magalì era rimasta sola. Con la sua treccia bianca sporca di fango. Con il cuore vuoto. Si sentiva vecchia, anche se era la stessa di 1000 anni prima.

E per la prima volta in 100 anni, la lupa d’argento urlò. Non un ululato d'amore. Un ululato di guerra.

Ora nel Bosco di Biancospino, se c'è luna nera, vedrai una sola lupa correre, con una cicatrice nuova sul muso. Non sta più proteggendo nessuno. Sta cacciando. Forse sta cercando proprio te.

Cerca l'odore di vischio e lana d'argento. Perché alcune storie d'amore non finiscono con un bacio. Finiscono quando la pecora diventa più bella della strega.

Ecco la maledizione. Quella che Magalì non ha mai scritto nel suo grimorio, quella che si dice solo una volta, a piedi nudi sulla terra smossa dove dormiva Berta.

L'ha urlata guardando le impronte di lupo e cerbiatta che scappavano.

La Maledizione della Lana d'Argento.

Magalì si strappò una ciocca dei suoi capelli bianchi lunghi fino a terra e la gettò nel cerchio di pietre. Poi prese il campanellino rotto di Nuvola e lo pestò con una pietra. Poi aggiunse una foglia di ruscus e 10 lacrime versate per amore, un pezzo del suo vestito, un fiore velenoso e tre spine di rosa selvatica.

“Per la lana che ho lavato, per il latte che ho bevuto, per i cento anni che ti ho tenuto al caldo sotto il mio tetto e nel mio letto.
Io, Magalì Biancospino, lupa d’argento , sciolgo il patto.
Brennor del Vischio Druido di Pietra, tu che eri amore e ora sei fuga.
Che ogni bacio che le dai sappia di lana bruciata.
Che le tue mani, che mi hanno toccata, non possano più curare lei.
Che quando la lecchi , senti il mio odore e non il suo.
E tu Berta che eri figlia mia.
Che la tua bellezza sia la tua prigione.
Che ogni specchio ti mostri una pecora.
Che ogni uomo che ti ama voglia solo possederti e tu non possa mai guardarlo negli occhi quando scopate.
Che tu non possa mai avere un amore vero, né un branco, né una casa. Solo un bosco pieno di lupi feroci.
E a voi due insieme:
Che non possiate mai dormire nello stesso cerchio.
Se dormi tu, veglia l'altro. Se sogni tu, l'altra dimentica.
Non possiate mai godere quando scopate.
Che corriate per cento anni ancora, ma mai nella stessa direzione.
Finché non tornerete da me a piedi nudi a chiedere il permesso di amarvi.

Quando ha finito, il muschio sotto i suoi piedi è diventato nero, la luna si è oscurata.

La maledizione è partita. Non come un fulmine. Come un seme. Silenziosa. E sta crescendo nel Regno da dove non si torna proprio ora. Anche se il pegno da pagare per Magalì sarà oneroso e serviranno secoli e secoli prima che svanisca e servirà tanto amore a compensare. È come un nodo che non si scioglie.

Brenner torna nudo dopo essersi fatto un bagno nel fiume. E sulla schiena ha dei graffi che formano sei lettere:
M
A
G
A
L
Ì
Berta le legge e ha paura.
E chiede: “Ma chi c’era con te al fiume?
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