Di Magalì questa è la storia vera
La Strega del Bosco di Biancospino, sono io Magalì.
C’erano una volta tanti secoli fa.
E ci sono io, Magalì. Mi conoscete già.
Ho più anni delle querce. Ho visto nascere e morire regni e tutti i vostri avi. Ma il tempo, su di me si è dimenticato di lavorare. Ho il viso senza età, gli occhi grigi come la nebbia del mattino, e capelli lunghissimi, bianchi come la prima neve. Li porto sciolti fino ai piedi e ci nascondo dentro rametti di rosmarino, bacche di ginepro e segreti. Sono una strega, ma ho le voglie di una donna. Sono trecento anni che non trovo un uomo. Il prossimo sarà speciale.
Adesso vivo in una casetta di legno e muschio, nel cuore del Bosco di Biancospino. Con me c’è solo Berta.
Berta non è una pecorella normale. È bianca come latte di luna, ha le corna sottili d’argento e quando bela, i fiori selvatici sbocciano un attimo prima. È magica. Mi protegge, mi scalda i piedi d’inverno, e mi dice con gli occhi quando un’erba è pronta da cogliere. O se sta passando qualche giovane da ammaliare.
Ogni alba esco a raccogliere bacche e foglie.
So dove cresce la digitale che cura il cuore e l’aconito che lo spezza. So le parole per far tacere il vento e il trucco per diventare invisibile: basta sussurrare il mio nome al contrario e il bosco mi avvolge So come curare le piaghe della pelle e come addrizzare i cetrioli.
Non voglio molto dal mondo degli uomini. Ma ogni tanto voglio un uomo.
L’incontro.
Nel villaggio a valle si preparavano le nozze. Il promesso sposo della figlia del Barone si chiamava Dorian.
Aveva 20 anni, capelli neri e sorriso meraviglioso, e non solo.
Dorian si perse nel bosco mentre cercava delle orchidee per la sua sposa nobile, Lady Isotta.
Magalì lo vide da dietro un cespuglio. Era invisibile.
Non aveva mai visto qualcuno guardare il bosco con quello stupore. Non con avidità. Con meraviglia. Come faceva lei guardando lui.
Dorian cadde, si tagliò all’altezza dell’inguine con un ramo spezzato. Magalì uscì dall’invisibilità per soccorrerlo.
“Debbo toccare la ferita per guarirla, posso?”
Per fasciare la ferita con foglie di piantaggine gli tolse i pantaloni e le braghe che aveva sotto.
Lui se lo fece fare.
Lui la guardò e balbettò: "Sei... sei una fata?"
Lei pensò “Dopo trecento anni ho trovato qualcuno che mi eccita”.
Intanto il suo cazzo al tocco delle mani della strega divenne turgido e duro. Nessuna donna gli era mai stata così vicino quando era nudo, e nessuna donna aveva visto il suo cazzo in erezione. Dritto, lungo, duro, pulsante. Con la cappella lucida che puntava verso il cielo.
"Ero solo di passaggio" mentì lei, e sparì di nuovo dopo averlo medicato.
Per sette notti Magalì non dormì era eccitata al pensiero di Dorian. Lo voleva, doveva scoparlo.
L’ottava notte preparò il filtro. Non era un veleno. Era fatto di rugiada, petali di rosa selvatica, una lacrima sua e una radice di mandragora coltivata per 100 anni.
Un filtro d’amore. Antico. Irresistibile.
Il giorno dopo “casualmente” incontrò Dorian al ruscello, stava facendo il bagno. Nudo.
Senza pudore quando la vide uscì dall’acqua e Magalì rimase estasiata. La ferita all’inguine era già guarita. Il cazzo esattamente come se lo ricordava, un virgulto giovane e duro.
Lui voleva ringraziarla. L’abbracciò, la baciò e le si strusciò con il cazzo. Le tirò su la tunica e glielo mise vicino alla fica.
E tutti e due capitolarono.
La guardò con desiderio e passione.
"Dimentica il castello" gli sussurrò lei. "Resta con me nel bosco. Ti insegnerò i nomi delle stelle."
In un attimo fu in ginocchio davanti a lui e prese in mano il suo cazzo. Lo celebrò con la sua bocca. Dorian era giovane, vergine, non poteva resistere a quello che la strega faceva con la bocca, aiutandosi anche con le mani e sborrò subito. La bocca di Magalì si riempì di ambrosia.
Un fuoco lo percorreva e lo fece ardere di piacere.
La spogliò. Le prese con la lingua i capezzoli rosa, come bacche, sul seno bianco. Leccò ogni centimetro del suo corpo. Magalì si stupì di come lui sapesse farla godere, di come sapesse giocare con il suo clitoride e farla urlare di piacere per un tempo infinito.
Quando la penetrò non sembrava più un verginello, ma un uomo che sapeva essere tale. Questa volta non sborrò subito, ma si godette gli amplessi di lei
Alla fine urlò e le riempì la fica con il suo nettare. E si addormentò,
Sono Dorian, il giovane permesso di Lady Isotta.
Mi sono svegliato tutto nudo sulla riva del ruscello, in un’amaca tra gli alberi fatta di liane.
Ho fatto un sogno stupendo, che non può essere vero.
Ho la bocca arsa, e accanto a me trovo un’ampollina. Ne bevo il contenuto. Mi sento bene e felice, oggi mi sposo, ma la situazione di benessere mi sembra che sia per il sogno che ho fatto. E soprattutto ho il cazzo duro e pulsante dentro le braghe.
La prima notte di nozze.
Isotta entrò nel tempio con un vestito di fili d’oro e un velo lungo fino a terra. Era bellissima. Tutti lo dicevano.
Ma quando Dorian le sollevò il velo per il bacio, il cuore gli mancò.
Vide Magalì.
Non i capelli neri di Isotta. Vide i capelli bianchi, lunghissimi, che scendevano come neve.
Non gli occhi scuri e profondi di Isotta. Vide gli occhi grigi-nebbia che lo guardavano tra le foglie al ruscello.
Sentì l’odore di rosmarino e miele selvatico, non di rose di serra. E il cazzo sempre duro.
Ci fu la celebrazione, la festa, il banchetto, la musica e le danze.
Fino al momento in cui Dorian e Isotta si trovarono da soli per la prima notte di nozze.
Dorian mi deflora.
Sono sola con il mio sposo. Non so molto di ciò che mi capiterà, ma sono emozionata e spaventata.
La mia cameriera mi ha preparato per la notte. Mi spazzola i capelli, mi fa infilare un camicione di seta e non mi fa indossare niente sotto. Lo trovo già tutto nudo sul letto, coperta solo da un lenzuolo, che fa un capannello all’altezza dell’inguine. Io non ho mai visto un uomo senza vestiti. Lui è bello veramente e mi piace, non so se lo amo, ma sono felice che sia mio marito.
Mi sdraio vicino a lui.
Mi bacia e mi alza subito la tunica.
Mi accarezza la fica con un dito, poi due. Fa passare la mano sui riccioli neri che la incorniciano.
Poi con un dito, o forse due, gioca in un punto che conosco anche io, che mi sono sempre toccata da sola e che tintinnandolo mi fa arrivare ad uno stato di estasi. Ma Dorian questa cosa come fa a saperla? In realtà io non so come prendere lui, ma lo lascio fare. Godo.
Poi ad un certo punto vedo il suo cazzo e capisco che le dita sono solo un preludio. La mia fica è bagnata, con la punta del cazxo lui gioca a intingerlo nel mio fiore.
Gli chiedo di essere delicato. Ma lui lo infila tutto dentro e spinge. Urlo. Ma non certo di piacere. Piango. Ma lui continua a sbattere il suo cazzo grosso e duro dentro di me.
Soffro e spero finisca presto. Credo di infilargli le unghie nella schiena.
Guardo fuori dalla finestra e vedo un lupo d’argento che ci sta guardando. E mentre Dorian sborra dentro di me inondandomi sento degli ululati. E urla anche lui. Ha goduto nella mia fica stretta e bagnata.
Mi ha devastata, ma ha goduto. Ero una ragazzina e ora sono una donna.
Credo che un giorno impareremo a godere insieme.
Rimango con il suo sperma che mi è colato fuori e che ha sporcato tutte le lenzuola e mi addormento. La mattina mi sveglio prima di Dorian che sta girato.
Ha dei graffi sulla schiena, che formano sei lettere:
M A G A L Ì.
Quando nel bosco vedrai una lupa d’argento insieme ad una pecorella bianca come il latte di luna stai attento. Ora lo sai.
Lunga la strada, stretta la via, troverai Magali dove l'ombra si fa magia.
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