Lui & Lei
Passione Tropicale
Gentilex
09.05.2026 |
1.199 |
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"— Kevin… sei sicuro? Per la differenza d’età…
Lui la zittì con un altro bacio..."
Laura spense il monitor del computer e rimase qualche secondo immobile davanti alla scrivania vuota.Le 18:03.
L’ufficio si stava lentamente svuotando.
Dal corridoio arrivavano le ultime voci dei colleghi pronti a iniziare il weekend, qualcuno rideva parlando di aperitivi, altri correvano verso casa.
Lei invece si sentiva solo stanca.
Si tolse gli occhiali e si massaggiò gli occhi con le dita.
Era stata una giornata lunga, pesante, piena di telefonate inutili, riunioni stressanti e problemi da risolvere.
Negli ultimi anni la sua vita sembrava tutta così.
Precisa. Ordinata. Fredda.
Da quando aveva divorziato, tre anni prima, Laura aveva smesso lentamente di pensare a sé stessa.
All’inizio perché doveva rialzarsi. Poi perché il lavoro era diventato il modo più semplice per non sentire il vuoto.
Aveva una figlia meravigliosa, Martina, ormai ventenne, ma anche lei ormai aveva la sua vita, i suoi amici, l’università.
E Laura?
Laura esisteva soprattutto per lavorare.
Uscì dall’edificio e respirò l’aria fresca della sera milanese.
Le luci del weekend illuminavano le strade umide di una città viva, rumorosa, piena di gente che sembrava avere sempre un posto dove andare.
Lei salì in macchina e tornò a casa.
Quando aprì la porta del suo appartamento fu accolta dal solito silenzio.
Posò la borsa sul tavolo della cucina e si tolse le scarpe con un sospiro stanco.
Martina quel fine settimana era fuori con amici.
La casa sembrava enorme e vuota.
Laura aprì il frigorifero senza avere davvero fame, poi lo richiuse quasi subito.
Andò in camera e si fermò davanti allo specchio.
Tailleur elegante.
Capelli leggermente spettinati dalla giornata.
Occhiaie leggere nascoste dal trucco.
Cinquantatré anni.
Per qualche secondo rimase semplicemente a guardarsi.
Non si sentiva brutta.
Solo spenta.
Come se da troppo tempo stesse sopravvivendo invece di vivere davvero.
Si tolse lentamente la giacca e aprì l’armadio.
Quella sera non voleva restare in casa.
Non sapeva nemmeno bene perché.
Scelse un maglioncino nero morbido che lasciava scoperta una spalla, un paio di jeans scuri aderenti e degli stivaletti col tacco basso.
Qualcosa di semplice.
Ma femminile.
Si sistemò i capelli, mise un filo di rossetto e tornò davanti allo specchio.
Per la prima volta dopo tanto tempo non vedeva solo una donna stanca.
Vedeva ancora Laura.
Prese la borsa ed uscì di nuovo.
Camminò senza una meta precisa tra le strade illuminate del centro.
Sentiva il bisogno di fare qualcosa di diverso. Respirare. Sentire musica, persone, energia.
Fu così che notò quel cocktail bar.
L’insegna illuminava la strada con colori caldi tra l’arancio e il rosa.
Dal locale uscivano musica latina, risate e il rumore allegro dei bicchieri.
Laura esitò qualche secondo davanti alla porta.
— Un drink e torno a casa — mormorò a sé stessa.
Entrò.
Il locale era pieno di vita.
Luci soffuse, musica coinvolgente, coppie che ridevano e gruppi di amici già allegri per il weekend.
Per un attimo si sentì fuori posto.
Poi si sedette al bancone.
— Buonasera.
Laura alzò lo sguardo.
Dietro il bancone c’era un ragazzo giovane. Molto giovane.
Capelli scuri leggermente spettinati, sorriso luminoso, occhi pieni di energia positiva.
Aveva qualcosa di incredibilmente spontaneo.
— Cosa posso prepararti? — chiese con un leggero accento sudamericano.
Laura sorrise appena.
— Qualsiasi cosa… basta che serva a tirarmi su il morale.
Il ragazzo rise piano.
— Allora sei in buone mani. Ci penso io. Da buon latino è mio dovere prepararti un drink capace di farti sorridere… magari anche venire voglia di ballare.
Laura rise sinceramente per la prima volta quella giornata.
— Va bene. Mi fido.
Lui iniziò a preparare il cocktail con movimenti fluidi e sicuri.
Prese uno shaker, aggiunse ghiaccio, poi una polpa arancione intensa.
— Maracuja — spiegò sorridendo. — Frutto della passione.
Aggiunse lime fresco, zucchero di canna, qualche goccia di ribes che colorò il mix di sfumature rosse e rosa, e infine il gin.
— Cinque centilitri di Gin Etsu — disse. — Intenso all’inizio… ma poi morbido e floreale.
Laura lo osservava quasi incantata mentre si muoveva al ritmo della musica.
Dopo qualche minuto lui tornò da lei con il bicchiere.
Il cocktail era bellissimo.
Arancio intenso con sfumature rosate che brillavano sotto le luci del locale.
Laura assaggiò.
Chiuse gli occhi un secondo.
— È buonissimo…
Lui sorrise soddisfatto.
— Lo sapevo.
— Adesso però voglio sapere esattamente cosa c’è dentro.
Il ragazzo si appoggiò al bancone.
— Te lo dico… ma solo se prima mi dici il tuo nome.
Laura scoppiò a ridere.
— Laura.
— Piacere Laura.
Lei inclinò la testa divertita.
— E tu?
— Ancora no. Prima assaggia meglio il cocktail.
Laura sorrise scuotendo la testa.
— Furbo.
Lui si avvicinò leggermente.
— Maracuja, lime, zucchero di canna, ribes… e Gin Etsu.
— E come si chiama?
Il ragazzo la guardò negli occhi per un secondo.
Poi sorrise lentamente.
— “Laura”.
Lei rimase immobile.
— Sul serio?
Lui fece spallucce sorridendo.
— Mi sembrava il nome perfetto.
Poi le fece l’occhiolino e si allontanò.
Laura abbassò lo sguardo verso il bicchiere sorridendo da sola.
Per qualche minuto si sentì giovane.
Leggera.
Desiderata.
Sensazioni che non provava da anni.
Durante la serata continuarono a scambiarsi battute tra un cliente e l’altro.
Lui aveva sempre il sorriso sulle labbra, quell’energia positiva quasi contagiosa.
Laura si ritrovò a ridere molto più del previsto.
Quando guardò il telefono erano ormai le 23:30.
Pagò il conto lasciando una mancia generosa.
— Cercavi Kevin? — chiese il proprietario vedendola guardarsi intorno.
— Kevin?
— Il ragazzo del bar.
Laura sorrise senza accorgersene.
— Ah… sì. Volevo salutarlo.
— È andato a cambiarsi. In teoria oggi non doveva nemmeno lavorare, ma mancava una persona e ci ha dato una mano.
Laura annuì sorridendo.
“Un bravo ragazzo”, pensò.
Aspettò vicino all’uscita.
All’improvviso qualcuno le toccò la spalla destra.
Lei si girò immediatamente da quella parte.
— Eccomi. Mi stavi cercando?
La voce arrivò dalla sinistra.
Laura si voltò e vide Kevin ridere divertito.
Lei rise insieme a lui.
— Hai dodici anni?
— Solo nel weekend.
L’atmosfera tra loro era incredibilmente naturale.
— Volevo ringraziarti — disse Laura. — Mi hai migliorato davvero la serata.
Kevin sorrise sinceramente.
— Sono contento. Quando sei entrata sembravi triste.
Laura abbassò appena lo sguardo.
— Forse lo ero.
Rimasero qualche secondo in silenzio.
— E adesso cosa fai? — chiese lui.
— Vado a casa.
Kevin sembrò davvero stupito.
— A casa? Con una serata così bella?
Laura rise.
— Kevin… ormai sono troppo vecchia per certe cose.
Lui la guardò serio.
— Vecchia? Io pensavo avessi quarant’anni.
Laura spalancò leggermente gli occhi.
— Ne ho cinquantatré.
Kevin rimase sinceramente sorpreso.
— Non ci credo.
Lei rise.
— È vero.
— Allora li porti da dio.
Quelle parole la colpirono più del previsto.
Da anni nessuno la guardava in quel modo.
— Grazie…
Kevin infilò le mani nelle tasche della giacca.
— Io dovevo andare a ballare con due amici… ma mi hanno dato buca all’ultimo.
— Davvero?
— Sì. E avevo troppa voglia di uscire stasera.
Laura sorrise.
— Dove volevi andare?
— In una discoteca latina.
Lei rise piano.
— Non sono mai stata in una discoteca latina.
Kevin la guardò qualche secondo.
Poi sorrise lentamente.
— Allora vieni con me.
Laura sentì il cuore accelerare.
Era assurdo.
Improvviso.
Totalmente fuori dalla sua comfort zone.
— Kevin io…
— Dai. Una sera diversa. Senza pensare troppo.
Laura esitò ancora qualche secondo.
Poi sorrise.
— Va bene.
Il sorriso di Kevin si illuminò immediatamente.
— Perfetto. Andiamo.
Durante il tragitto parlarono tantissimo.
Di musica, viaggi, lavoro, passioni dimenticate.
Laura si accorse di sentirsi incredibilmente bene con lui.
Leggera.
La discoteca latina era piena di luci calde e musica coinvolgente.
All’inizio Laura era rigida, quasi imbarazzata.
Kevin prese delicatamente le sue mani.
— Non devi essere perfetta. Devi solo divertirti.
Poco alla volta si lasciò guidare.
La bachata era lenta, sensuale, ipnotica.
I loro corpi iniziarono a muoversi sempre più vicini.
Laura sentiva il profumo della sua pelle, le mani di Kevin sui suoi fianchi, il calore del suo corpo.
Il cuore le batteva fortissimo.
Durante un movimento le loro labbra si sfiorarono appena.
Entrambi si fermarono.
Silenzio.
Adrenalina.
Fu Laura a baciarlo davvero.
E in quell’istante si lasciò andare completamente.
Ballarono, risero, si baciarono ancora.
Laura si sentiva viva come non accadeva da anni.
Quando uscirono dal locale erano quasi le cinque del mattino.
— Ti accompagno a casa — disse Kevin.
Laura protestò appena dicendo che avrebbe preso un taxi, ma lui insistette.
— Non è un problema.
Durante il tragitto nessuno parlò molto.
C’era quella tensione dolce e intensa che nasce quando due persone sanno già cosa desiderano.
Arrivati sotto casa, Laura esitò.
Poi trovò il coraggio.
— Se vuoi… puoi salire un po’. Così ti riposi prima di tornare.
Kevin la guardò negli occhi.
— Volentieri.
Entrarono in casa in silenzio.
Laura preparò il divano letto mentre Kevin andava in bagno a sistemarsi.
Quando uscì, lei stava prendendo una coperta.
— Laura?
Lei si voltò.
Nel fare un passo inciampò leggermente sul tappeto e finì contro il petto di Kevin.
Per un istante rimasero immobili.
Occhi negli occhi.
Respiri vicini.
Poi lui le sfiorò il viso lentamente.
Il bacio arrivò naturale.
Dolce all’inizio.
Poi sempre più intenso.
Laura sentiva ancora una piccola voce dentro di sé.
— Kevin… sei sicuro? Per la differenza d’età…
Lui la zittì con un altro bacio.
Uno di quelli pieni di desiderio e certezza.
Le mani iniziarono a cercarsi lentamente.
Baci.
Carezze.
Pelle contro pelle.
Laura era sconvolta da quanto desiderasse quel momento.
Da quanto si sentisse viva.
Non c’era giudizio.
Non c’era paura.
Solo due persone che per una notte smisero di sentirsi sole.
Fecero l’amore lentamente, con desiderio, complicità e quella passione improvvisa che arriva quando meno te lo aspetti.
Per Laura fu qualcosa di travolgente.
Non solo fisicamente.
Era il sentirsi desiderata.
Vista.
Donna.
Quando finalmente si addormentarono, stanchi e intrecciati sotto la stessa coperta, fuori iniziava già ad albeggiare.
E per la prima volta dopo tanti anni, Laura non aveva paura del giorno dopo.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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