Lui & Lei
Sotto il tavolino
04.02.2026 |
2.104 |
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"La mano di lui continuò a salire, ruvida e delicata insieme, esplorando l'interno coscia..."
L'aria condizionata della carrozza 3 non bastava a raffreddare il calore che le era salito al viso, e non solo lì. Elena sentiva la seta delle mutandine farsi umida contro la pelle, una reazione chimica immediata, quasi violenta, scatenata dall’uomo seduto di fronte a lei.Non fingevano più di ignorarsi. Lui aveva abbandonato il libro aperto sul tavolino da venti minuti. La guardava con una sfacciataggine che le toglieva il fiato, i suoi occhi scuri fissi sulla scollatura della sua camicetta, che si alzava e abbassava a un ritmo troppo veloce per essere normale.
Elena allargò impercettibilmente le gambe sotto il tavolino.
Indossava una gonna stretta, ma lo spacco posteriore le permetteva quel minimo gioco. Sapeva che lui stava guardando lì sotto, nel buio parziale creato dal tavolino che li divideva dal resto del vagone.
Lui capì l'invito.
Non usò più solo la scarpa. Fece scivolare il piede destro tra le caviglie di lei, risalendo lungo il polpaccio fasciato dalla calza nera. Il contrasto tra la pelle dura della scarpa di cuoio e la sua gamba sensibile le strappò un sussulto visibile.
«Tutto bene?» le chiese lui. La voce era bassa, roca, carica di un doppio senso che vibrava nell'aria.
«Ho solo... un po' caldo» rispose lei, sostenendo il suo sguardo con sfida.
Lui sorrise, un ghigno da predatore. Si tolse la giacca, appoggiandola sulle gambe. Un gesto apparentemente innocuo, ma che creava una tenda perfetta, un nascondiglio per quello che stava per succedere.
Si sporse in avanti, fingendo di cercare qualcosa nella borsa ai suoi piedi.
La mano di lui non andò alla borsa.
Elena sentì le dita calde e grandi di lui afferrarle la caviglia. La presa fu salda, possessiva. Non chiese permesso, se lo prese. La mano risalì lenta, inesorabile, lungo lo stinco, superò il ginocchio, arrivando alla pelle nuda, bollente, appena sopra l'orlo della calza autoreggente.
Elena morse il labbro inferiore per soffocare un gemito.
Il cuore le martellava nelle orecchie. Era folle. Il controllore poteva passare, un passeggero poteva alzarsi. Ma il rischio rendeva tutto dannatamente più eccitante.
La mano di lui continuò a salire, ruvida e delicata insieme, esplorando l'interno coscia. I polpastrelli sfiorarono il bordo di pizzo delle mutandine. Lui la guardava dritta negli occhi, immobile col busto, mentre sotto il tavolo la sua mano la possedeva.
Elena non riuscì a trattenersi: inarcò la schiena contro il sedile, le unghie che graffiavano i braccioli di pelle.
«Ti piace viaggiare in treno?» sussurrò lui, le dita che ora premevano con decisione proprio lì, nel punto dove lei pulsava di più, bagnata e gonfia di desiderio.
Elena chiuse gli occhi per un secondo, la testa che girava. Il tocco era esperto, ritmico, circolare. Lui sapeva esattamente cosa stava facendo. La strofinava attraverso la seta sottile, facendole perdere il contatto con la realtà.
«Guardami» ordinò lui, sottovoce.
Lei riaprì gli occhi, lucidi, dilatati.
«Voglio vedere come godi mentre nessuno se ne accorge» mormorò lui, accelerando il movimento della mano.
Elena dovette portarsi una mano alla bocca. Le vibrazioni del treno si sommavano ai movimenti delle dita di lui, portandola rapidamente sull'orlo del precipizio. Era una tortura deliziosa: non poteva muoversi, non poteva gridare, poteva solo subire quel piacere clandestino mentre il paesaggio scorreva fuori a trecento all'ora.
Lui spinse un dito sotto l'elastico, toccando la carne viva, scivolando nel suo bagnato.
Elena ebbe uno spasmo violento. Le gambe si irrigidirono sotto il tavolo, intrappolando la mano di lui tra le cosce mentre un orgasmo silenzioso e devastante la travolgeva.
Rimase senza fiato, il petto che sussultava, le guance in fiamme.
Lui ritrasse la mano lentamente, godendosi il tremore residuo del corpo di lei.
Si pulì discretamente le dita sul tessuto dei propri pantaloni scuri, un gesto intimo e volgare che fece impazzire Elena ancora di più.
Poi, con la calma di chi ha appena concluso un affare, si raddrizzò, riprendendo il libro.
«Siamo quasi arrivati» disse, senza guardarla, ma con un sorriso soddisfatto che gli increspava le labbra.
Elena rimase lì, scossa, devastata, con l'odore del sesso e del suo stesso desiderio che aleggiava tra loro, invisibile a tutti, tranne che a lui.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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